1 Giugno 2016 - Categoria: cahiers de doléances

“Stato, Regioni, Comuni, strozzini e criminali” di Angelino Tedde

images-7Alla notizia che non avremmo pagato più l’IMU per la prima casa mi ero sentito sollevato e in cuor mio dicevo che la tassa semestrale per la seconda casa sarebbe stata più leggera. Che cosa sia la seconda casa ve lo dirò brevmente perché non pensiate che si tratti di una casa al mare o in alta montagna. Si tratta di una modesta casetta che mi son costruita con i modesti risparmi dopo anni di lavoro indefesso: il ricupero della memoria nel mio paese natale che è un borgo tardomedievale assai modesto e scalcino, a parte la vista.

Non ci crederete senza l’IMU sulla prima casa la tassa è aumentata di cento e più euro, oltre seicento euro. Il criminale comune di Sassari ha rivalutato alla grande gli alloggi e vuole ingrassarsi su case, tra l’altro di edilizia popolare cooperativa. In parole povere ora ogni sei mesi pagherò più di quanto non mi costasse il mutuo venticinquennale agevolato (tasso 13%).  Se dipendesse da me venderei tutto e andrei in casa d’affitto dove peraltro si paga il 20% dell’IMU che paga la proprietaria. Di questi onerosi balzelli statali su tutto non ne posso più. La casa sta diventando un punto forza di questa nostra repubblica ladra e assassina. Non si uccide solo con la spada, ma anche tassandoti senza ritegno su tutto. Ormai la pensione serve in primo luogo a pagare le onerose bollette della luce, quelle ancor più onerose di Abbanoa, l’Irpef sugl’immobili, quindi ancora sulla casa. Uno stato del genere non può che essere definito criminale. Si vive con quanto avanza dai pagamenti delle saanguisughe istituzionali: regioni, comuni e stato centrale e meno male hanno abolito le province, ma non preoccupatevi che tra poco ci tasseranno anche sull’aria che respiriamo, con tanto a metro cubo. Come fa a vivere un cittadino angariato da questa continua e persistente tassazione che serve a far ingrassare la casta dei parlamentari, dei magistrati, dei professori universitari di III fascia, degli alti burocrati, dei medici ospedalieri e di gangli di cento altri servizi inservibili. Di uno stato che non offre lavoro ai nostri figli che non godranno mai di nessuna pensione e che oggi gravano in modo grave o meno grave sulle pensioni dei genitori!

Si tratta della più iniqua nazione sulla faccia della terra che sottrae ai meno fortunati il lavoro, la dignità e il pane. I ladri dell’Enel, di Abbanoa, della Telecom,  dello Stato, delle Regioni, dei Comuni continuano a rubare e a campare sul sangue dei cittadini. Peccato che la vecchiaia incomba inesorabilmente, altrimenti sarei emigrato in terre lontane, povere, ma non col primato di latrocinio e di assassinio morale dei propri cittadini com’è l’Italia che è una repubblica basata sullo strozzinaggio dei cittadini e non sul lavoro che non c’é! E adesso denunciatemi pure per vilipendio alla repubblica blasonata ladra!

 

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1 Giugno 2016 - Categoria: versos in limba

“Desizu” de Teresa Serra de Tzaramonte

images-5Teresa Serra -Nata a Chiaramonti nel 1939, s’est fata connoscher pro poeta a femina manna, mancari sa poesia l’esseret apida in coro, creo , da-e sempre e tenet remonida una cantidade manna de poesias chi at iscritu. Est de su parentadu de Bainzu Cossiga, duncas bena poetica chi ‘enit da-e tesu. In custos ultimos annos at partetzipadu a rassegnas e ateras manifestatziones poeticas in diversas biddas e at retzidu diversos riconnoschimentos.

Sa poetessa, abbaidende sa variedade de su mundu criadu dae Deus
sentit chi issa est impotente a lu dipinghere comente apparit a sos ojos. S’avreschida o s’aurora, sos montes e sos prados cun sos fiores, totu issa diat cherrer pintare, ma ischit gia chi no bi la podet fagher e tando forsis faghet bene a s’accuntentare comente ant fatu santu Franziscu e medas poetas a lodare Deus pro su c’at fattu (Anghelu de sa Niéra)

Desizu

Cherio esser deo unu pintore
pro pintare su chelu e-i su mare
sas alvures sos montes e-i sos fiores
pro a tie Signore a ti lodare.

 

No b’at cosa pius bella de s’aurora
ca su colore faghet su signale,
parent   fiamas de amore
currede sa  notte cun sa die  a s’abratzare.

 

No b’at pinzellu chi fetat furore
pro leare su colore a pintare
ca est sa manu de su Creadore
chi resessidi a ti fagher gosare.

 

Copiare a Deus? Ma tue ses minore
puru si ti cheres impignare
ca chelu e mare cambian colore
ogni mamentu; custu no si podet aer.

 

Est inutile gai troppu amore
a ti sighire no bi la podet fagher,
a sa meraviglia de su Criadore
mancu si est Giotto a si bi proare.

 

Custu disizu meu no at  solte,
su criadu  no lu poto pintare.
gia so sigura e lu chelzo   folte
de  de cumpeter cun tegus Segnore,
non b’at de inghiriare,.

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13 Maggio 2016 - Categoria: versos in limba

S’avvicinat Nadale de Farica Gallu

Poetesse a Chiaramonti

Poetesse a Chiaramonti

Ha scritto Letizia Villa il 15 dicembre 2015, la corrispondente della “Nuova” da Chiaramonti:
“Poetesse oggi di scena a Chiaramonti per celebrare la donna, la poesia e il bel canto. Si chiama «Fèminas tra cantigu e poesia» («Donne tra canto e poesia») l’appuntamento, quasi tutto
al femminile, organizzato dal Coro Doria alle ore 18 nella chiesa di San Matteo.
Protagoniste saranno le poetesse che reciteranno i loro versi. Ci saranno Peppa Truddaiu di Chiaramonti, Giuseppina Schirru di Sassari, Maria Pileri di Chiaramonti, Tetta Becciu di Ozieri, Teresa Serra di Chiaramonti, Vittoria Calzaghe di Laerru, Carla Casula di Sassari, Doloretta Angioni di Chiaramonti, Giovanna Maria Lai di Ozieri, Farica Gallu di Chiaramonti, Maddalena Spano Sartor di Sassari e Maria Sale di Chiaramonti. Ospite della serata la cantante Janara Reyes McDonald che si esibirà assieme al Coro Tzaramonte e al Coro Doria diretti entrambi dal maestro Salvatore Moraccini.
A presentare sarà Domitilla Mannu, presidente dell’associazione sassarese “Pro no ismentigare”. Il Coro Doria, promotore dell’iniziativa, è nato nel 2005 dall’esperienza maturata per tanti anni nella chiesa parrocchiale e dall’iniziativa di un gruppo di amiche con la passione per il canto sardo. Visto il crescente entusiasmo ha deciso di intraprendere ulteriori percorsi ampliando la propria attività. È un coro tutto al femminile composto da quindici elementi e diretto dal maestro Salvatore Moraccini. Nel 2011 si è costituito come “Associazione culturale femminile”, è iscritto alla Federazione tradizioni popolari e ha partecipato a manifestazioni locali, regionali e internazionali. Il suo repertorio abbraccia canti della tradizione sarda, ma anche canti inediti musicati dal direttore del coro. Organizza manifestazioni culturali, tra le quali la mostra “Fainas e trastos” e la festa dei bisnonni.”

Il nostro blog, anche se con ritardo, non vuole trascurare detta manifestazione culturale a cui non abbiamo potuto partecipare per motivi di salute. Perciò procederemo a pubblicare una per una le poesie composte dalle poetesse chiaramontesi, sovente ignote, mentre le altre si possono rintracciare nel blog di Luigi Ladu, vero emporio di poeti, poetesse, scrittori e scrittrici in sardo e in italiano con note biografiche.

Vogliamo cominciare da Farica Gallu, la più anziana cultrice, solitaria e silenziosa, che compone da 40 anni.
Ringraziamo Maria Sale che ci ha fornito i dattiloscritti e le note biografiche delle partecipanti chiaramontesi.

Farica Gallu è nata a Chiaramonti il 6 aprile 1930, vedova di Giovanni Antonio Moretti dal quale  ha avuto 3 figli: una femmina e due maschi. Costretta alla carrozzella da circa 30 anni per la degenerazione della poliomelite infantile che l’ha colpita a 3 anni di vita. Compone versi in sardo, per suo gusto e diletto,  da circa 40 anni senza mai partecipare a nessun concorso dialettale. Non ha mai pensato alla pubblicazione di una raccolta tra le tante poesie che ha composto. In tempi recenti, il figlio Carlo Moretti, chitarrista cantautore, attingendo dai suoi quaderni, ne ha messo in musica una, mentre si propone di curarne una raccolta. Altre poesie sono in elaborazione per una composizione.

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12 Maggio 2016 - Categoria: cristianesimo, memoria e storia

“Padre Luigi Soletta, missionario florinese del PIME in Giappone, scompare a 87 anni e torna a riposare nel suo paese natale” di Padre Giuseppe Buono

Padre SolettaHo appreso con dispiacere la notizia della morte di Padre Soletta che scherzosamente chiamavo il missionario cattolico-buddista.
Per me era di famiglia dal momento che anch’io ho cercato per tre anni di seguire la sua strada frequentando dal 1955 al 1959 il corso liceale-filosofico di Aversa (Caserta). Anzi c’incontrammo a Roma, subito dopo la sua prima messa, ed egli fu così gentile da accompagnarmi a visitare chiese, monumenti e musei dedicandomi un’intera mattinata. Lasciai Aversa ed ebbi modo di salutarlo brevemente in uno dei suoi rientri dal Giappone. Lo ascoltai in varie conferenze che svolse presso l’Università di Sassari con l’altro missionario tiesino Padre Manca, il missionario cattolico-mussulmano, sempre per celia. 
Padre Soletta è il terzo missionario che torna a casa dopo la morte. Prima di lui sono tornati alla casa del Padre Luigi Chessa, di Bessude, missionario in Cina per 25 anni; Padre Serra, comboniano in Africa, compagno di studi medi e ginnasiali a Sassari, di Mores; infine Padre Soletta. Possiamo ben dire missionari sardi nel mondo: Africa, Cina e Giappone. Con tutti abbiamo avuto in comune l’orizzonte missionario, per me interrottosi nei primi vent’anni. Nonostante ciò sento ancora oggi un forte attaccamento ai Preti della Missione che ebbi educatori e formatori nelle medie enl ginnasio, ai Padri del Pime che furono formatori nei tre anni del liceo.  La loro morte mi tocca da vicino e spero di dedicare a ciascuno di questi benemeriti missionari un ricordo speciale su accademiasarda.it. (Angelino Tedde)

Dal blog del Pime ho ripreso l’articolo dedicato a Padre Soletta dall’indimenticabile Padre Giuseppe Buono, apparso anche su Libertà.

“Giovedì 7 aprile scorso la salma di P. Luigi Soletta, missionario del PIME in Giappone, morto a Lecco IL 4 aprile nella Casa del PIME per missionari anziani e ammalati, atterrava all’aeroporto di Alghero per raggiungere Florinas (Sassari), dove era nato l’11 agosto 1929.

Compiuti gli studi elementari nella scuola del paese P. Soletta si sentì chiamato al sacerdozio e raggiunse così il Seminario di Sassari.

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6 Maggio 2016 - Categoria: versi in gallurese, versi in italiano

“Faiddhesi cussì lu Prufeta” di Maria Teresa Inzaina

 

Maria Teresa Inzaina

Maria Teresa Inzaina

Khalil Gibran (1883-1931) fu un poeta cristiano maronita libanese, cattolico, emigrato negli  Stati Uniti dove cerco di chiamare a raccoltà i poeti di origine e lingua araba. La sua opera più conosciuta è il Profeta, un poema di canti ispirati sulle più varie tematiche. La traduzione della nostra poetessa italiana e gallurese è ben riuscita e mantiene l’ispirazione dell’originale poesia rivolta ai figli. Qui, in Sardegna, spesso si dice o si diceva in momenti d’ira verso i figli:-Deo t’apo fatu e deo ti destruo” una posizione nettamente contraria al poeta libanese-statunitense.  Abbiamo preso altrove la versione italiana. (A.d.C.)

Parlando di figli.. dedico a tutti i genitori e i figli questa mia poesia:

Faiddhesi…
Faiddhesi cussì lu Prufeta*
mutti di meli rancicu li soi:
“ Li to’ fiddholi no sò fiddholi toi.
Tu sei l’alcu chi saldu si manteni
candu più allonga ci scuti la friccia .
Ma iddhi so la friccia e lu tempu chi veni.”
L’ agghju lestra cumpresu
chi cu la ’ita la libbaltai si dà
chissa chi ancor’eu
pal me agghju pratesu.
Lu celu di dumani
a iddhi abà appalteni.
Un nodu in gula strintu
e lu surrisu sghintu
l’agghju mirati andà
siguri, l’occhj accesi
middhi cosi di fà.
A tremula di cori
cu ‘nchiettu timori
palchì lu socu ghjà
chi lu caminu
sutt’ a li luccicori
li spantosi prumissi
li lisinghi più dulci e liccarissi
a cuatura vi spagli li so’ proi
trappuli falti tramoj.
Datu l’agghju a cunfoltu
una bisaccia d’allutti culori
fatta a tilagghju cun trami d’amori
e postu indrentu un pani di pazenzia
sali di fantasia e spicchj d’alligria
una punga di sonnii
un pugnu di curagghju
pa cuntrastà la solti
candu nimmica ‘nfolti.
E inn ‘un sacchittu in fundu
dui ramitti di spicu pa sintì
candu ti felma solu la spiranza
lu fiacu scalmintosu di la ita
chi mai si felma e undi dé iscansa.

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5 Maggio 2016 - Categoria: versos in limba

Rundine di Anna Maria Sechi

Anna Maria Sechi

Anna Maria Sechi

Anna Maria Sechi est emigrada i Belgiu e pro a issa s’emigratzione est istadu unu fatu traumaticu puru si s’est isposada cun d’unu paesanu. Non b’at nudda ite faghere si unu s’emigratzione la leat male ti sinnat pro tota vida. Est che chie est istadu orfaneddu dae minore chi pinaghet sempre su babbu e sa mama. Deo chi puru so istadu orfanu chena istare a pianghere meda (non chi non senta s’orfanidade) apo puntadu a s’istudiu e sa missiones, sa segunda m’est andada male, ma pro sa prima non mi poto lamentare. E pensare chi s’istudiu est bennidu cun sa vocatzione daepoi chi sa mastra de iscola nos at leggidu sa vida de unu missioneri belga Santu Damianu de Veuster, fiammingu, chi at passadu sa vida cun sos lebrosos de s’insula de Molokai, inue est mortu a chimbant’annos diventadu lebbrosu issu puru. Sa cheja giustamente l’at fatu santu. Ma sa poetessa nostra at leadu a su “passeso solitario” de Leopardi chi istat pibiende tota vida cuntemplende sa campagna, gai faghet Anna Maria chi prpriu pro custu sentimentu nos dat poesias e contos bellos meda.

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3 Maggio 2016 - Categoria: cristianesimo, eventi straordinari, memoria e storia

Una Madre che dal 25 giugno del 1981 continua a inviarci per mezzo dei veggenti i suoi messaggi

L'ascensioneLa Vergine Maria, madre di Gesù e Madre di tutti gli uomini continua da 34 anni ad inviarci i messaggi d’amore, di pace, di catechesi per mezzo dei veggenti di Medjugorie, villaggio della Bosnia Erzegovina. Milioni di pellegrini si recano nel villaggio ormai diventata una cittadina vivace. I pellegrini arrivano da tutte le parti del mondo a chiedere grazie, ad offrire le proprie sofferenze. Molti giovani ivi recatisi son diventati sacerdoti e molte ragazze suore, molti altri sono usciti dalla dipendenza di droga, di alcol e di sesso. Alcuni personaggi li conosciamo. Noi siamo stati a Medjugorir con tutta la famiglia negli anni ottanta e abbiamo ricevuto grazie abbondanti. Abbiamo assistito al fenomeno del sole ridotto ad Ostia, ma siamo rimasti increduli, per razionalismo e chissà per quanti altri pregiudizi. Ce ne siamo pentiti. Leggiamo sia il 2, sia il 25 di ogni mese i messaggi della Vergine e cerchiamo di rifletterci sopra anche se non riusciamo a migliorarci come vorremmo specie nei riguardi del prossimo variegato e talvolta urticante, tuttavia crediamo alla veridicità dei messaggi e almeno nella preghiera cerchiamo di seguirne le indicazione, pur conoscendo la sordità di molti vescovi e amici sacerdoti troppo intelligenti e troppo razionalisti. Santa Madre Chiesa ha tempi lunghi per riconoscere i segni del Cielo e ha impiegato secoli prima di proclamare sia il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria (1854) sia la sua Assunzione al Cielo in anima e corpo (1950). Tempi lunghi e lunghissimi. Noi rispettiamo le scelte dei Santi Padri, ma nessuno c’impedisce di credere in tante cose e in tanti eventi che Dio effettua senza il permesso ufficiale dei discendenti degli apostoli. Il Signore del Mondo è lui che opera con  umiltà per sfamare i piccoli: bambini, ignoranti, poveri di mezzi umani e culturali. Abbiamo cercato di dare una sistemazione da versi sciolti alla traduzione dal croato, lingua che la Vergine adopera per inviare i messaggi. Molti figli  si scandalizzano oggi dei consigli delle madri, ma sono consigli che partono dal cuore. Noi riteniamo che questi consigli ci riguardino e non c’importa degl’insulti che riceviamo dai benpensanti. (Ange de Clermont).

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21 Aprile 2016 - Categoria: versos in limba

François de Malherbe — Stances Consolation à M. du Périer sur la mort de sa fille e in sardo di Anna Maria Sechi

Anna Maria Sechi

Anna Maria Sechi

Anna Maria Sechi è trilingue: sardo, italiano e francese. Si è cimentata egregiamente in questa interpretazion del poeta Malherbe in lingua sarda. Il gioco del Mac mi ha impedito di posizionare i versi come quelli in francese, ma li sistemerò a poco a poco.

Ta douleur, Du Périer, sera donc éternelle,
Et les tristes discours
Que te met en l’esprit l’amitié paternelle
L’augmenteront toujours !

Le malheur de ta fille au tombeau descendue
Par un commun trépas,
Est-ce quelque dédale où ta raison perdue
Ne se retrouve pas ?

Je sais de quels appas son enfance était pleine,
Et n’ai pas entrepris,
Injurieux ami, de soulager ta peine
Avecque son mépris.

Mais elle était du monde, où les plus belles choses
Ont le pire destin,
Et rose elle a vécu ce que vivent les roses,
L’espace d’un matin.

Puis, quand ainsi serait que, selon ta prière,
Elle aurait obtenu
D’avoir en cheveux blancs terminé sa carrière,
Qu’en fût-il advenu ?

Penses-tu que, plus vieille, en la maison céleste
Elle eut plus d’accueil ?
Ou qu’elle eut moins senti la poussière funeste
Et les vers du cercueil ?

Non, non, mon Du Périer, aussitôt que la Parque
Ôte l’âme du corps,
L’âge s’évanouit au-deçà de la barque,
Et ne suit point les morts.

Tithon n’a plus les ans qui le firent cigale ;
Et Pluton, aujourd’hui,
Sans égard du passé, les mérites égale
D’Archémore et de lui.

Ne te lasse donc plus d’inutiles complaintes ;
Mais, sage à l’avenir,
Aime une ombre comme ombre, et des cendres éteintes
Éteins le souvenir.

C’est bien, je le confesse, une juste coutume
Que le cœur affligé,
Par le canal des yeux vidant son amertume,
Cherche d’être allégé.

Même quand il advient que la tombe sépare
Ce que nature a joint,
Celui qui ne s’émeut a l’âme d’un barbare,
Ou n’en a du tout point.

Mais d’être inconsolable, et dedans sa mémoire
Enfermer un ennui,
N’est ce pas se haïr pour acquérir la gloire
De bien aimer autrui ?

Priam qui vit ses fils abattus par Achille,
Dénué de support,
Et hors de tout espoir du salut de sa ville,
Reçut du réconfort.

François, quand la Castille, inégale à ses armes,
Lui vola son dauphin,
Sembla d’un si grand coup devoir jeter des larmes,
Qui n’eussent point de fin.

Il les sécha pourtant, et comme un autre Alcide,
Contre fortune instruit,
Fit qu’à ses ennemis d’un acte si perfide
La honte fut le fruit.

Leur camp, qui la Durance avoit presque tarie
De bataillons épais,
Entendant sa constance, eut peur de sa furie,
Et demanda la paix.

De moi, déjà deux fois d’une pareille foudre
Je me suis vu perclus ;
Et deux fois la raison m’a si bien fait résoudre,
Qu’il ne m’en souvient plus.

Non qu’il ne me soit grief que la tombe possède
Ce qui me fut si cher ;
Mais en un accident qui n’a point de remède
Il n’en faut point chercher.

La Mort a des rigueurs à nulle autre pareilles :
On a beau la prier,
La cruelle qu’elle est se bouche les oreilles
Et nous laisse crier.

Le pauvre en sa cabane, où le chaume le couvre
Est sujet à ses lois,
Et la garde qui veille aux barrières du Louvre
N’en défend point nos rois.

De murmurer contre elle, et perdre patience,
Il est mal à propos ;
Vouloir ce que Dieu veut, est la seule science
Qui nous met en repos.

Cunfortu a  segnor de Pèrrier pro sa morte de sa fiza

Su dolore tou, de Pèrier, at a durare in eternu?
Sos pensamentos malos
chi ti ponent in coro s’amore de babbu
ant a durare pro sempre?
Su digrascia de fiza tua in sa losa falada
Pro  natura cumprida,
Nd’as sa conca in sas nues,sa mente perdida
No arresonas prus ?
l’isco ch’in pizinnia fiat prena ‘e carignos,
No apo cominzadu,
che fastitzosu amigu,
a t’allebiare sa pena
Cun s’ismentigu sou,
Issa fiat de su mundu,ue sas prus bellas cosas
Ant su peus distinu ;
che rosa at fioridu,
cantu fiorint sas rosas,
Su tempus de un’avreschida.
Puru si essèret chi, pro pregadoria tua
Diat àere sa gràtzia
De cumprire s’esistentzia cun pilos canos
Ite nde fiat avennidu?
Pensas chi, prus betza,
essèret retzida mezus in su cèleste chelu?
O forsis no aiat àpidu seriadu su pruere de sa terra
E sos bermes de su baule ?
Nono, Pèrrier meu no,
no apena sa Morte
Nde leat s’anima dae su corpus,
S’edade isvanit a in cudd’ala ‘e sa terra,
Non sighit sos mortos….
Sa Morte at rigores chi nudd’ àteru at;
Nd’amus de aiu de prègare,
Issa est crùdele, si tapat sas origas,
Nos lassat in prantu,
Su pòberu in su barracu,
cun s’istup’a cobertura
Est sugetu a sas leges suas ;
Sa guàrdia chi vigilat sas inferriadas de  Louvre
Non dìfendet sos res chi amus
Essere contr’a issa, a nde perdere sa fide
Est a pensare male,
Chèrrere su chi Deus cheret,
est s’unica issièntzia
Chi nos d’at su rèposu.

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