Categoria : letteratura sarda

Giuseppe Campi Bazan prefetto e senatore (1817-1885) di Donato D’Urso

 

Giuseppe Campi Bazan fu alto funzionario dello Stato e senatore del regno d’Italia. Nacque a Cagliari il 6 novembre 1817, figlio di Angelo Campi e Rita Saenz de Bazan di famiglia nobile originaria della penisola iberica. Giuseppe aggiunse al cognome paterno quello materno. Nel 1843 sposò Carolina Paglietti e ne ebbe il figlio Luigi. La stirpe dei Paglietti era torinese ma un ramo s’era stabilito a Cagliari.

Conclusi nel 1836 gli studi di giurisprudenza nella città nativa, Giuseppe Campi Bazan intraprese la carriera nel ministero per gli affari interni e, tra l’altro, fu intendente a Isili. La sua carriera ebbe ulteriore sviluppo quando il regno di Sardegna s’ingrandì nel biennio 1859-1860 sino a diventare regno d’Italia nel marzo 1861.

Nel 1859 Campi Bazan fu commissario governativo, poi intendente generale a Reggio Emilia, dopo la partenza del duca Francesco V di Modena. Nel novembre di quell’anno fu vicegovernatore a Cagliari.

Nel 1860 l’esercito piemontese entrò con la forza negli stati della Chiesa e vennero annessi i territori delle Marche aventi per capoluoghi Fermo e Ascoli [1]. Con decreto del 22 dicembre 1860 essi furono riuniti nell’unica provincia di Ascoli [2], della quale Campi Bazan fu nominato intendente generale. Nell’ottobre 1861, a seguito della riforma voluta da Bettino Ricasoli, il rappresentante del governo in periferia assunse il nome di prefetto.

Ad Ascoli, secondo le regole del tempo, il funzionario inaugurò con un discorso la sessione ordinaria del Consiglio provinciale, lamentando che nei comuni rurali ci fosse «una ignoranza classicamente profonda ed una perniciosa quanto estesa influenza del partito ostile alle pubbliche libertà, di quegli uomini che ignoranti pur essi, od illusi o corrotti, pretendono ancora d’aver tanta potenza da risospingere i popoli indietro, in braccio al dispotismo, da cui l’aurora della libertà miracolosamente li trasse. Nessuna meraviglia pertanto se ivi gli elementi tutti di cui si compone il corpo elettorale e da cui deve uscire il consiglio comunale, siano inetti e recisamente insufficienti al

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disimpegno del proprio ufficio. Per costoro è assoluto bisogno di farsi guidare come prima, nel trattamento della cosa pubblica, da persona estranea alla rappresentanza municipale, dal parroco cioè o dal segretario, forse i solo alfabeti del paese» [3].
La fase iniziale dell’unificazione fu resa complicata da contrasti e tensioni. Tra gli oppositori dell’Unità nazionale si trovarono mescolati nostalgici dei vecchi governi, il clero generalmente ostile al nuovo Stato connotato da spiccata laicità, gli irriducibili repubblicani e internazionalisti. Le oligarchie locali, anche se politicamente vicine al governo di Torino, si lamentavano di “leggi alpestri” e di “proconsoli burbanzosi”, nel contempo coloro che rappresentavano il potere centrale avvertivano talvolta un senso di isolamento ma «lo vivevano, quasi orgogliosamente, come soldati in una fortezza chiusa e assediata, ma dominante» [4].

La carriera di Campi Bazan continuò a Macerata (giugno 1862-giugno 1863) e, per un periodo più lungo, a Forlì (giugno 1863-aprile 1866), dove promosse una corposa monografia sulla provincia in tre volumi, per complessive 1000 pagine, ricca di dati statistici. Si ricordano di lui le osservazioni particolarmente critiche sull’ordinamento della guardia nazionale [5].

Trasferito a Bari nell’aprile 1866, Campi Bazan vi rimase sino al novembre 1867. Risalgono a quel tempo voci poco amichevoli che lo accusavano di “favorire i preti”, comportamento che, se vero, non poteva essere ben giudicato dal governo [6]. Fatto sta che Campi Bazan fu collocato in aspettativa, rimanendo in tale condizione sino al maggio 1868, quando fu destinato a Pavia.

Lì il 24 marzo 1870 fu colto di sorpresa da un moto repubblicano a cui parteciparono anche militari, tra cui il caporale Pietro Barsanti che fu condannato a morte e fucilato [7]. Nei decenni seguenti al nome del Barsanti furono intitolati circoli e associazioni repubblicane e la figura di lui divenne iconica. Il governo Lanza, che s’oppose alla concessione della grazia sovrana al condannato, a seguito di un’inchiesta amministrativa giudicò che il prefetto Campi Bazan nell’esercizio delle sue funzioni non fosse stato abbastanza previdente e avveduto e lo dispensò dal servizio pur ammettendolo a pensione.

Trovatosi di colpo disoccupato, a 53 anni, Campi Bazan s’impegnò nella Società di colonizzazione per la Sardegna, nata nel 1868 con lo scopo di incoraggiare l’emigrazione verso l’isola da altre parti d’Italia, recuperare le terre incolte, favorire

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l’insediamento di stabilimenti industriali, promuovere il commercio di prodotti dell’isola [8]. In quegli anni Campi Bazan pubblicò pure uno studio sull’imposizione fiscale [9], argomento sempre di attualità.
Nel 1876 quando andò al governo la Sinistra storica, il governo di Agostino Depretis e Giovanni Nicotera richiamò in servizio Campi Bazan destinandolo in aprile alla prefettura di Verona, dove ebbe nuove vicissitudini per avere aperto i lavori del Consiglio provinciale non in nome di S.M. il re ma del “re cittadino” [10].

Trasferito a Parma nell’ottobre 1877 [11], fu definitivamente collocato a riposo nel dicembre 1880, a 63 anni [12].
Nel giugno 1881, nonostante i segnalati inciampi di carriera, ottenne la nomina a senatore che era l’aspirazione di tutti i prefetti, diplomatici, alti ufficiali, magistrati. Campi Bazan partecipò attivamente ai lavori della Camera Alta e morì a Roma il 20 gennaio 1885. Egli soggiornava abitualmente Genova e stava raggiungendo in treno la capitale, dovendo partecipare ai lavori parlamentari come relatore del disegno di legge sulle ferrovie secondarie sarde. Durante il lungo viaggio fu colto da malore, si disse a causa del clima terribilmente freddo. Ricoverato in ospedale all’arrivo, si spense poco dopo [13].

Il presidente del senato Giacomo Durando ricordò tale circostanza, commemorando l’estinto nella seduta del 28 gennaio 1885. Affermò che «di lui si può dire a ragione che con animo di adempiere scrupolosamente al proprio dovere cadde come soldato

sulla breccia» [14].

Note

[1]

[2] [3] [4] [5]

[6]

Gli archivi dei governi provvisori e straordinari 1859-1861: Toscana, Umbria, Marche, Roma, Pubblicazioni degli Archivi di Stato, 1962.
Il capoluogo assunse la denominazione di Ascoli Piceno nel 1862.
«Rivista amministrativa del regno», XII (1861), pp. 858-859.

F. Bartoccini, Roma nell’Ottocento, Bologna, Cappelli, 1985, p. 465.

E. Francia, Le baionette intelligenti: la guardia nazionale nell’Italia liberale 1848-1876, Bologna, il Mulino, p. 152.

F. De Sanctis, Epistolario 1863-1869, Torino, Einaudi, 1993, pp. 526-527.

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[7] C. Montini, Evocazioni patriottiche. Pagine di storia pavese, Pavia Tipografia popolare, 1912, pp. 66-115; M. Milani, Il patatrac del 24 marzo 1870 in Pavia, in «Bollettino della Società pavese di storia patria», CXIV (2014), pp. 173-188.

  1. [8]  Statuto della Società di colonizzazione per la Sardegna, Foligno, Tip. Tomassini, 1870; Assemblea generale degli azionisti della Società di colonizzazione per la Sardegna del 27 dicembre 1873, relazione del comm. Giuseppe Campi Bazan, Genova, Tip. Faziola e Papini, 1874.
  2. [9]  L’abolizione del dazio consumo: memoria, Genova, Scotti, 1873.

[10] Discorso pronunciato dal R. Prefetto Comm. avv. Giuseppe Campi Bazan all’apertura della

sessione ordinaria del Consiglio provinciale, Verona, Civelli, 1876.
[11] Relazione del prefetto comm. Giuseppe Campi Bazan al Consiglio provinciale di Parma nella

sessione ordinaria del 1880, Parma, Tip. Ferrari e figli, 1880.
[12] Sugli sviluppi di carriera: M. Missori, Governi, alte cariche dello Stato, alti magistrati e prefetti

[13]

[14]

del regno d’Italia, Roma, Ministero per i beni culturali e ambientali, 1989, ad indicem.
Annuario biografico universale: raccolta delle biografie dei più illustri contemporanei, a cura di A. Brunialti, I (1884-1885), Roma-Napoli, Utet, 1885, pp. 380-381; T. Sarti, Il Parlamento Subalpino e Nazionale. Profili e cenni biografici, Terni, Tipografia dell’industria, 1890, pp. 211- 212; Dizionario del Risorgimento nazionale dalle origini a Roma capitale, a cura di M. Rosi, II, Milano, Vallardi, 1930, p. 504; N. Raponi, Tra Stato e società, Il prefetto nella storia e nelle

istituzioni, a cura di P. G. Marcellino e R. Martucci, Macerata, Quodlibet, 2003, pp. 106-107, 128. http://notes9.senato.it consultato il 7 luglio 2023.

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