Categoria : cultura

“Quando la narrativa attraversa i sentieri della Verità.” di Giovanna Elies


Don Ciotti, nella prefazione al testo “Il costo della verità” del giornalista Ottavio OIlita, cita il Vangelo di Giovanni “ la verità vi farà liberi”. No che,, per usare le parole di Montale  “siamo di quelli che restiamo a terra”, cercheremo di capire l’operazione dell’autore, a cui- evidentemente- non basta che la verità resti chiusa nei faldoni dei Tribunali  ma, con pazienza ed abnegazione, intende concorrere ad eliminare quegli strani archetipi che tendono a celare  la  verità, appiattendola a bene personale piuttosto che  considerarla   bene comune e di inestimabile valore.

Leggendo e rileggendo il testo, restammo quasi impressionati dalla sequenza degli avvenimenti, dal lessico, dalla temporalità della narrazione, tanto da non riuscire- se non a fatica, a separare la stessa dal contesto degli avvenimenti.

Un semplice e forse casuale ritrovamento di resti umani, un sigillo indelebile che riporta all’identità dei resti ed ecco un riemergere impetuoso di una verità , forse immaginata, ma non certa.

Il cammino delle indagini, rigorosamente riportato dall’autore, aggiunge dolore a dolore, meschinità a meschinità. Nulla viene taciuto,il mondo dei Media si impadronisce del caso e  un universo sepolto, nei cuori, nei pensieri, negli atteggiamenti, torna prepotentemente a galla, come i resti e con i resti.

Drammaticamente di grande effetto, nella pagina fui anele,  all’interno di un excursus crudo e difficile ma serio, il gesto di tia Assunta nell’apprendere dal figlio Pietro  che  dalla data della fissazione della udienza, nella quale i responsabili della morte del figlio Bachisio sarebbero stati condannati. “Lo abbracciò, poi si diresse verso la sua stanza, aprì il primo cassetto del comò e frugò sotto alcuni capi di biancheria. Ci impiegò pochi secondi  per trovare quel che cercava: la medaglietta d’oro ch’ella stessa aveva regalato al figlio. La strinse fra le mani e poi si diresse verso il resto della casa. Quasi con solennità, spalancò una per una le finestre. Ogni volta , concludeva l’azione baciando la medaglietta e dicendo in un sussurro:”ora che sei tornato, anche la luce può entrare qui dentro”

Parole forti, per una vecchia madre che attraversa un itinerario di conoscenza  oltre i confini della realtà reale, quella di tutti i giorni , nei quali la sacralità della vita non è da mettere in discussione.Eppure, quel ritorno della luce del sole nella propria casa segna  la fine di un lutto e l’inizio di una rinnovata speranza.

Il testo, riceve un riconoscimento speciale galla Giuria del Premio Osilo, apprezzato la intenditori e particolarmente dai lettori della Bibliotexca.

Ma, evidentemente, l’autore ha intrapreso un cammino nel quale verità e realtà corrono in binari paralleli.

Nella successiva Edizione del Premio Osilo, Olita si propone con un nuovo testo £ anime rubate”. La giuria ed i lettori della Biblioteca, prendono atto della partecipazione e si accingono alla lettura.

Ed ecco un altro percorso di verità aprirsi sotto i loro ed i nostri occhi.

Sembrerebbe ovvio, eppure quando l’essere umano viene a contatto con quella oscura realtà rappresentata dal senso di solpa, ogni atto, ogni ragionamento, ogni sequenza passano per quei misteriosi anfratti che, a sopresa, si impadroniscono dell’animo umano e  dominano. 

L’autore  dedica la narrazione “ A tutte le vittime dei sequestri persona e ai loro familiari, ed aggiunge un aforisma tratto da  “ Se questo è un uomo” di Primo Levi: “.. parte del nostro esistere ha sede nelle anime di chi ci accosta, ecco perché è non-umana  l’esperienza di chi ha vissuto giorni in cui l’uomo è stato una cosa agli occhi dell’uomo”

Si tratta pur sempre di un romanzo, eppure –da subito- emerge la ricerca di un qualcosa che alberga nell’uomo,  a cui   spesso si comanda di tacere.

 L’azione si svolge  a “Roma, nel quartiere Prati, Antonio Peddis ormai ottantasettenne non ce la fa più a tenersi dentro ciò che commise quando era ancora nella sua terra d’otiginr. E così svela alla nipote Bettina il segreto pesante della sua esistenza, chiedendole di eseguire, alla sua morte, le volontà scritte in una lettera nascosta dietro una libreria”

Il cambiamento radicale, per il vecchio Antonio, è avvenuto assistendo  da casa alla Via a Crucis del venerdì Santo condotta la Papa Francesco. L’espressione del volto del Papa lo colpisce intensamente tanto da annullare di colpo anni di segreti e omissioni.

Levi, non avrebbe certo immaginato che anche per i non-uomini, che considerano i propri simili alla stregua di oggetti, arrva il momento della verità.

Non personalmente il vecchio Peddis ma attraverso sua nipote ricollega i fili delle verità negate .Eomanzo-ricerca intenso, ricco di pathos e di quella umanità che per molto tempo Antonio ha negato a se stesso.

Il romanzo, come da copione, si aggiudicherà il riconoscimento più ambito “ il libro dekll’anno”

A tre anni di disranza da quell’interessantissimo incipit di  “Codice libellula” Ottavio Olita ritorna sui suoi passi “ su connotu” e riprende  i sentieri erbosi della Verità, quasi obbedendo al monito manzoniano:” … il santo Vero mai non tradir”.

“Codice Libellula,- Anime rubate, -l costo della verità”,   tre storie nella storia del malessere umano; tre vicende tenebrose che mettono in risalto quell’andante latino “ homo homini lupus, tre simboli, oggi sempre più di moda, in cui l’uomo –essere pensante per eccellenza- abbandona il trovo e si immerge nella “selva oscura” dell’animalità

Che la verità sia “ rivoluzionaria” ( Gramsci), è una realtà così come il suo costo elevato, intermini di vite umane e di travagli.

Che si tratti di realtà, di mezze verità, di finzione di narrazione, la ricerca della verità  ha un fascino particolare, partendo dalle  piccole esperienze personali fino ad arrivare  ai drammi sociali. 

Una trilogia, qu4ella di Olita, in cui l’anelito di giustizia prevale su la parte oscura dell’uomo; quella parte che negando l’anelito verso il vero ed il giusto interrompe bruscamente  quella attività tipicamente umana di cui parla Ovidio in Metamorfosi: “.. l’uomo è l0unico essere animale che ha la facoltà di volgere lo sguardo verso il cielo”.

Giovanna Elies

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