Uno studioso scopre a 1800 metri sulle Alpi un museo etnografico risalente al 1918 di Ange de Clermont

Paolo intervallando camminate montane d’obbligo, visto che frequenta da tempo la figlia d’un alpino, è più attratto da eventi culturali e soprattutto da musei di vario genere in Italia e all’estero o da biblioteche acarose (meno male che non soffre come me di allergie) dove ti va a cercare pezzi di epoca moderna, per intenderci dal 1500 al 1800. E’ arrivato al punto di andare a scovare ovunque essi fossero i libri amicorum degli studenti universitari europei e la sua università che, per fortuna è una piccola università di provincia, lo ha messo letteralmente in croce per mettere su un museo dello studente europeo. D’altra parte quest’antico ateneo ha pure il difetto d’essere il più acaroso d’Europa, per cui lo ha costretto a cercare i pezzi con maggior grado di acarosità di questo vecchio e ormai declinante continente. Pensate, i vari rettori che si succedono, fanno affinare un apparecchietto che misuri il grado d’anzianità degli acari e ogni pezzo prima d’essere acquisito o donato o comprato, a vil prezzo, è sottoposto all’acarometro.

Un giorno però l’amico se l’è vista brutta perché ha comprato un oggetto che sottoposto all’acarometro ne ha rivelato un tal numero che per poco non ci mette la pelle lui, il rettore e tutto il senato accademico. Dopo l’attenta osservazione e il tocco  da parte di tutti gli annosi professori ha avuto inizio una serie di starnuti che per bloccarli hanno dovuto mettere in funzione l’antidoto, già studiato precedentemente, diversamente in quella infausta circostanza l’intero corpo accademico con funerali solenni sarebbe finito a San Luca presso la Certosa per estinzione precoce da acaro. Che dirvi degli starnuti dei visitatori allorché è stato inaugurato il museo dello studente europe0. Quando i locali erano al pienone i custodi in divisa hanno dovuto chiamare gli agenti tecnici segreti per spruzzare nell’aria dei saloni  bombolette spray antiacaro.

Queste cose ve le racconto come potete vedere con molta circospezione: a parte l’amico e solo il rettore dell’ateneo in carica sa di questa tragica situazione, oh, tragica fino a un certo punto perché siccome da cosa nasce cosa, l’ateneo segretamente ha messo a punto un robotino mangia acaro che a quanto pare solo in casi di grave necessità verrà immesso sul mercato per risollevare le eventuali esauste finanze dell’ateneo che, grazie a Dio, nonostante la crisi se la passa mica male.

Veniamo alle ultime scoperte di cui vi debbo riferire con scrupolo, ma con segretezza. Paolo, uno studioso che rasenta la follia, (spero non prodotta dagli acari), se ne stava tranquillo in una vecchia soffitta popolata da cinquecentine che andava sfogliando tra uno starnuto e l’altro, avendo a portata di mano una bomboletta e solo in caso estremo avrebbe usato il robotino ivi segretato, ecco che all’improvviso mentre leggeva una paginetta di quelle lasciate da Copernico in quell’ateneo, riceve una telefonata dall’amica figlia dell’alpino che con parole mielose come quelle della maga Circe, lo convince a lasciare per qualche giorno il suo acaroso tugurio e a precipitarsi con tutti i mezzi a fare delle passeggiate montane, quasi al confine della Nazione. Il poveretto, ancora imbevuto letteralmente di acari, prende il treno e viaggia che ti viaggia raggiunge una piccola stazione di montagna dove la bella già attrezzata di tutto punto lo conduce cammina che ti cammina in una baita a 1800 metri. L’uomo era sfinito mentre l’ancora aitante figlia dell’alpino lo esortava a raggiungere una baita abbandonata, immersa in bosco di castagni fronzuti. Paolo pensava già a qualche lieta avventura e fa l’ultimo sforzo per sollevarsi il corpo e lo spirito. La donna toglie di tasca una grossa chiave, apre la vecchia casetta montana,  lo studioso entra e oh sorpresa! La casa, chiusa nel 1918, veniva aperta…(non posso dire la data per motivi di sicurezza).

Avanza, spalanca gli occhi a lume di una candela, e oh meraviglia si trattava di un museo etnografico rimasto intatto da quella data secolare . Annusa gli acari, si, la data era autentica. Fuggono dal suo quoziente emozionale tutte le possibili attrazioni verso la bell’alpina, fruga nello zaino, toglie la sua potente macchina digitale e comincia a sparare flash su flash mentre si mette in moto al massimo grado il suo quoziente intellettivo.  La sua gioia è incontenibile, bacia castamente la bell’alpina che esclama: – Questa è la casa dei miei bisnonni materni quando il venerabile Carlo d’Asburgo dovette recarsi in Ungheria per salvare qualcosa che restava dell’Impero Austro-Ungarico. E’ rimasta intatta come essi l’hanno lasciata nella fuga verso Budapest!- L’euforia dell’amico fu tale che restò con la candela accesa ad osservare una per una le immagini e i mobili. L’acarometro che s’era portato dietro registrava la veridicità della bella alpina che guardò appassionatamente e quasi spinto dalla riconoscenza gli scappò una mezza promessa di matrimonio.

Conoscendo l’amico che ha passato l’età sinodale da un decennio credo che non manterrà la parola, altrimenti ad oggi avrebbe figli sparsi per l’intero continente europeo. Credo che non si sposerà lo ha giurato davanti a mille libri amicorum in una vecchia biblioteca non distante dal ponte sul Tamigi, testimoni un miliardo di acari che lo seguono come pecore il pastore e non lo abbandoneranno finché avrà respiro. D’altra parte la figlia dell’alpino ha giurato sulle vette più alte che solo i sentieri montani costuiranno l’unico amore della sua vita.

I lettori di questa umile e segreta cronaca non facciano girare la voce della scoperta, perché un miliardo di acari potrebbe porre fine alla loro mediocre  esistenza, così come quella del peccatore impenitente che può vedere in questa tela conturbante. Chi può si salvi e chi non può…si dan…ni!

Non arrivate mai a qest’ultimo stadio perché poi non c’è più speranza tante son le bestie che stanno intorno.

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