Categoria : storia

Giovanni Battista Manzella (1855-1937), V, di Baingia Bellu

In mezzo a tanta miseria cittadina operavano le Dame della Carità di San Vincenzo de Paoli fin dal 1856 con visite domiciliari, durante le quali, distribuivano “buoni viveri” alle famiglie povere, a vedove con figli, a bambine abbandonate, a vecchi soli e malati cronici.

Sembrava che oltre non si potesse andare.

Per i più poveri esisteva nel vecchio convento di San Pietro di Silki un istituto di mendicità.

Il ricovero, istituito nel 1848, fu eretto in ente morale. La sua sede fu stabilita presso il Convento dei Frati Minori, espropriato nel 1867 e passato al Comune di Sassari. Venne denominato Ricovero di Mendicità Margherita di Savoia e in seguito Regina Margherita. Nel 1862 furono ricoverati nel Pio Istituto 60 anziani di cui 40 uomini e 20 donne. L’assistenza fu garantita dalle Figlie della Carità e dai missioni vincenziani .

Questa istituzione tuttavia non rispose agl’impellenti bisogna della città in merito all’assistenza degli anziani cronici e derelitti.

Tutto cambiò appena giunse in città un prete della Missione lombardo: Giovanni Battista Manzella.

 Una vocazione adulta

 Giovanni Battista Manzella nasce a Soncino in provincia di Cremona il 21 Gennaio del 1855, sei anni prima della proclamazione del Regno d’Italia.

La sua era una modesta famiglia artigiana al pari di tante altre del cremonese: il padre Carlo e la madre Laura Zanardi esercitavano la professione di materassai, attività che permetteva loro di mandare avanti la famiglia costituita da tre figli.

Come avveniva in tutte le famiglie dell’Ottocento i ragazzi si formavano tanto al catechismo quanto frequentando le scuole elementari.

Il Manzella inizia a frequentare tale scuola proprio nel 1861, allorché le scuole del neonato Regno d’Italia dovranno unifor¬marsi alle disposizioni della legge Casati.

Successivamente, sempre a Soncino, frequenterà le scuole tecniche di primo e di secondo grado, ultimate le quali, si trasferisce con la famiglia a Castello sopra Lecco, dove a sedici anni inizia a lavorare come commesso in un negozio di ferra¬menta presso la ditta Cima.

Nove anni più tardi lo ritroviamo a Cremona, presso la ditta Vignolo Spreafico, dove la titolare gli aveva affidato per intero la gestione del proprio negozio di ferramenta che, per quattro anni, il giovane gestisce con perizia e scrupolo, meritandosi una grande stima.

Di quel periodo si ha notizia della sua assiduità alle confe¬renze maschili di Carità, (fondate a Parigi nel 1833 dal giovane storico francese Federico Ozanam e istituite a Livorno dallo stesso nel 1855), della sua capacità di animatore di gruppi giovanili, grazie alla sua abilità di prestigiatore.

A ventinove anni abbandona la sua attività di commesso per entrare a Monza nel seminario Villoresi per vocazioni adulte, dove inizia la sua formazione religiosa e umanistica secondo il cur¬riculum di studi dei seminari tridentini .

La Chiesa in quel delicato momento, in cui si inaspriva la questione romana e contemporaneamente si ponevano le basi della dottrina sociale cattolica, mirava con particolare atten¬zione, alla formazione umanistica, filosofica e teologica dei fu¬turi preti.

In pratica il prete dell’800 doveva conoscere il latino, il greco, la filosofia aristotelico-tomistica comunemente chiamata scolastica, e naturalmente la teologia .

Il Manzella nell’arco di nove anni, (1884-1893) dovrà studiare il latino e il greco, la filosofia, le argomentazioni e le tematiche teologiche cosa non facile vista l’età e la precedente preparazione scolastica ad orientamento tecnico.

Tre anni dopo entra nella Congregazione dei Preti della Missione della provincia vincenziana di Torino e venne accolto a Chieri, sede del noviziato e del liceo, e successivamente passa a Torino per portare a termine gli studi presso la facoltà teolo¬gica degli stessi Preti, sino alla conclusione, dove riceverà gli ordini minori (ostiariato, lettorato, esorcistato, accolitato) e gli ordini maggiori (suddiaconato, diaconato e presbiterato).

Esattamente a 37 anni viene ordinato sacerdote e comincia la sua attività di missionario vincenziano .

Lo ritroviamo, infatti, per pochi mesi direttore della Scuola Apostolica di Scarnafigi (Cuneo), dove venivano formati insie¬me agli apostolini dei convittori laici del corso ginnasiale.

Dopo questo breve periodo, fu mandato come direttore dei novizi a Chieri (Torino) e in quell’ufficio rimase circa cinque anni quasi a rivivere un’esperienza vincenziana che egli aveva dovuto abbreviare per via dell’età .

La permanenza così lunga alla guida umana e spirituale dei novizi dovette affinare sicuramente le sue capacità di direttore spirituale, di confessore e di formatore di aspiranti al sacerdo¬zio, compito che svolse poi frequentemente in Sardegna.

Manzella dimostrò una capacità deci¬sionale inconsueta quando si trattò di sconsigliare la via del sacerdozio a seminaristi sardi, particolarmente del seminario di Sassari, dal momento che in una particolare circostanza arrivò al punto di invitare apertamente alcuni a lasciare quella strada inadatta per loro.

Contemporaneamente a questa attività interna alla congre¬gazione della missione, come tutti i suoi confratelli, svolgeva attività pastorale in Chieri e dintorni, con predicazioni al popolo e al clero.

Nel 1898 ha inizio la sua attività missionaria nella Casa di Como, esperienza che dura non più di un anno.

Tale esperienza fu interrotta da una nuova destinazione, la Sardegna, che raggiunse nel novembre del 1900.

Quando padre Manzella arrivò nell’Isola aveva 45 anni d’età e sette anni di sacerdozio.

Gli venne subito affidato il compito della direzione spirituale del Seminario di Sassari che allora accoglieva oltre che il gin¬nasio-liceo anche la Pontificia Facoltà Teologica della Provincia ecclesia¬stica del Nord Sardegna: 68 alunni, 8 nel convitto della scuola elementare, 31 nel ginnasio 6 nel liceo e 23 in teologia .

Prese residenza coi confratelli nella nuova sede di via Muroni e quotidianamente si recò nel seminario per il suo deli¬cato compito di direttore spirituale di una struttura formativa in cui i chierici convivevano con i convittori.

Il nuovo direttore ottenne gradualmente dagli aspiranti al sacerdozio la comunione più frequente, il lindore della cappella e maggior frequenza alla pratica dell’adorazione eucaristica. Svolse questo compito dal 1900 al 1905: in questo periodo si recò anche a predicare le missioni al popolo con altri confratelli a Bono, a Benetutti, a Ozieri, a Buddusò, a Pattada, dove fondò anche le locali compagnie delle Dame di Carità .

 Un uomo d’azione

 La Sardegna godeva allora di una pessima notorietà sia per la malaria sia per l’arretratezza sia per la povertà dei suoi abitanti, per la maggior parte pastori e agricoltori .

Occorre ricordare in proposito che la prima esperienza dei vincenziani, tra il 1836 e il 1866 a Oristano, era stata dramma¬tica: erano morti quasi tutti giovanissimi di febbri malariche.

Il Manzella giungeva con un corredo di esperienza pratica di commerciante, capace di capire il valore del danaro, ma anche del modo migliore di investirlo, da autentico operatore econo¬mico. Ciò aveva appreso, infatti, dalla sua più che decennale esperienza di commesso e gestore di negozi di ferramenta nonché di figlio di genitori artigiani.

Contrariamente ai suoi confratelli, che, trovandosi in semi¬nario sin dai dieci undici anni, venivano educati lontano dagli affari, il Manzella aveva appreso, sia a Lecco sia a Cremona, l’arte del commercio, delle buone maniere con i clienti e della pubblicità per i prodotti da vendere alle varie categorie di arti¬giani.

D’altra parte, nella sua permanenza presso le strutture formative della sua Congregazione sia come studente sia come direttore e maestro aveva potuto far proprio e “incarnare” quello che viene definito lo “spirito vincenziano”, la piena disponibilità per gli strati più poveri ed emarginati della società così come richiedeva il metodo vincenziano.

Questo era impostato sui seguenti obiettivi: formazione educativa dei giovani destinati al sacerdozio; formazione del clero secolare; formazione delle varie filiazioni della numerosa famiglia vincenziana e infine, l’istruzione e l’educazione cristia¬na del popolo .

Al p. Manzella, al suo arrivo nella città di Sassari, fu affidato come primo campo d’azione la direzione spirituale del semi¬nario arcivescovile, che annoverava allora professori, prefetti, teologi, filosofi, alunni del ginnasio e della scuola elementari per un totale di circa settanta persone .

Da notare che non tutti gli aspiranti al sacerdozio risie¬devano nel seminario, molti chierici, infatti, alloggiavano presso famiglie a pensione perché in condizioni economiche piuttosto disagiate e non potevano pagarsi la retta richiesta dal seminario, ciò incideva negativamente nella formazione dei giovani al sacerdozio, esposti ai pericoli di una coabitazione promiscua.

Questo problema fu discusso nella Consulta del 26 ottobre 1901, e soltanto all’inizio del 1903 fu fondato e diretto dal p. Manzella il Convitto Ecclesiastico per chierici poveri .

P. Manzella oltre a prendere contatto coi suoi confratelli, ebbe modo di contattare anche i teologi, i giovani e non giovani del seminario, i componenti della famiglia vincenziana laica sassarese, e in particolare, in campo maschile il cav. Carlo Rugiu, fondatore, fin dal 1855 a Sassari delle Conferenze maschili di Carità in campo femminile le più ragguardevoli Dame della Carità tra le quali la Bellieni, la Pittalis Zirolia, donna Raimonda Usai e numerose altre.

Lo stesso Rugiu, infatti, fin dal 1864 con la collaborazione di altri sacerdoti e laici, aveva aperto sul colle dei Cappuccini, in una parte del convento concessagli dal Comune, un ospizio per trovatelli e sia da consigliere civico che da consigliere provinciale si era dato da fare per andare incontro ai poveri della città .

Tra i membri del clero, oltre al vecchio vescovo Marongiu Delrio, ebbe modo di conoscere e apprezzare i professori del seminario arcivescovile .

La città di Sassari coi suoi 36.000 abitanti già fiorente per l’economia, attraversava come si è già visto specificatamente nel capitolo precedente, un periodo di crisi economica che porterà dei mutamenti notevoli fra le diverse classi cittadine, con un conseguente arricchimento attraverso l’usura dei grandi deten¬tori della ricchezza mobiliare, (che a Sassari erano soprattutto i commercianti), che acquistarono una responsabilità ed un ruolo di detenzione del potere economico che fino ad allora non avevano mai avuto. Tutto ciò e’ visibile nella vita politica sas¬sarese dove si inserirono.

Sino ad allora infatti, il gruppo dei commercianti era isolato dalla vita amministrativa e politica della città, nella maggior parte non erano originari di Sassari e nell’opinione pubblica non era concepita una loro attività che uscisse dall’ambito mercantile .

La vita politica di Sassari era caratterizzata dalla presenza di due gruppi che emergevano su gli altri: quello politico antigo¬vernativo dei progressisti o repubblicani o mazziniani che era il più combattivo e quello dei conservatori filogovernativi.

Dopo Francesco Sulis, un professore universitario che aveva capeg¬giato il liberalismo sassarese sino all’Unità e quindi fino al 1860, il personaggio di maggior rilievo della vita politica cittadina era stato un fervente repubblicano di Sassari, Gavino Soro Pirino.

D’altra parte, la corrente dei giovani aveva già scelto il leader di ricambio, da sostituire al Pirino, nell’avv. Filippo Garavetti, il protagonista della più aperta opposizione nei suoi confronti, candidato al parlamento nel 1882 e nel 1887 deputato di Sassari.

Vi erano poi, i moderati capeggiati dal prof. Giommaria Devilla, dal cav. G. Pintus dall’avv. Segni e dal prof. Delitala. La minoranza progressista invece era guidata dall’avv. Enrico Berlinguer dall’avv. Pietro Satta Branca dall’avv. Pietro Moro ed aveva l’appoggio del consigliere provinciale Garavetti.

I liberali erano guidati dall’on. Michele Abozzi che aveva dato avvio ad un eterogeneo partito che raccoglieva le istanze dei liberali e dei conservatori.

Lo stesso Abozzi negli anni 1897 1902 avrebbe poi tolto il potere cittadino al gruppo radicale repubblicano .

All’arrivo del Manzella a Sassari si stavano verificando in seno alla vita politica una serie di assestamenti all’interno dei gruppi, con spostamenti di alcuni personaggi politici di rilievo dall’uno all’altro dei due maggiori schieramenti contrapposti che crearono un risveglio dell’attività politica locale assai vivace.

Il gruppo progressista aveva un organo di informazione molto influente nella città La Nuova Sardegna, sorto come set¬timanale nell’agosto del 1891, divenuto poi quotidiano l’anno successivo .

Diretto dall’avv. Satta Branca il foglio, era di chiara intonazione progressista repubblicana.

Accanto a La Nuova i cattolici di Sassari per iniziativa del sindaco di Gavoi. notaio ad Orani, Salvatore Daddi contrappo¬nevano il quotidiano cattolico L’Armonia Sarda.

Le polemiche sorte tra i due fogli, conseguenti alle diversità ideologiche, renderanno ancor più vivace la vita cittadina .

E’ intorno ai nomi di Garavetti ed Abozzi che si svolgerà la vita politica sassarese sino alla prima guerra mondiale –

Padre Manzella, venuto a contatto con gli ambienti cattolici della città, offrirà il suo apporto, insieme al noto avv. Zirolia, dap¬prima all’Armonia Sarda e, alla chiusura di questa, a La Libertà, primo periodico sardo di orientamento sturziano .

Per circa sei anni sarà impegnato nella direzione spirituale degli alunni del seminario arcivescovile, e contemporanea¬mente, inizia le missioni al popolo e i corsi di esercizi spirituali al clero e alle religiose; dirigendo anche il convitto ecclesiastico per chierici poveri, da lui promosso come già si è detto nella Casa della Missione, della quale sarà superiore dal 1906 al 1912.

E’ in questo periodo che p. Manzella avrà l’opportunità di iniziare le missioni nei centri del nord-Sardegna, così denomi¬nata secondo la divisione amministrativa, che allora abbracciava la provincia di Sassari e buona parte di quella di Nuoro .

Perciò, oltre che a provvedere alla formazione del Clero, del personale religioso femminile, prende contatto non solo col mondo degli emarginati della città di Sassari, con l’aristocrazia e borghesia cattolica, ma anche con la povertà delle svariate sot¬toregioni della Sardegna del Capo di sopra. In quei primi anni, infatti, predica oltre che a Sassari ad Alghero, a Ozieri, a Tempio, a Bosa, a Nuoro e talvolta anche a Cagliari, quasi sem¬pre accompagnato dai suoi confratelli presenti a Sassari o a Cagliari.

Nello stesso periodo Manzella sostituisce il suo confratello p. Genta come assistente del circolo giovanile cattolico Silvio Pellico, da cui uscirà parte della classe dirigente di matrice cat¬tolica della città di Sassari.

L’infaticabile prete della Missione si prende a cuore anche la formazione delle Dame della Carità, alla cui compagnia aderi¬scono circa una trentina di socie attive e oltre duecento onora¬rie, della migliore aristocrazia e borghesia sassarese.

Grazie alla numerosa schiera delle Dame di Carità comincerà a dotare Sassari di quelle strutture socio assistenziali di cui la città aveva bisogno, ma che non riusciva a realizzare.

Nel 1905 dà la sua collaborazione al decollo del Rifugio Gesù Bambino per le bambine abbandonate.

Nel 1910 promuove l’apertura della Casa Divina Provvidenza per Cronici e Derelitti.

Promuove anche la fondazione dell’istituto dei Ciechi e quello dei Sordomuti e, infine, durante le sue missioni nella provincia, promuove l’istituzione degli orfanotrofi di Bonorva, di Tempio, di Terranova e contemporaneamente in tutti i centri l’istituzione della compagnia delle Dame di Carità, che più tardi, nell’ultimo decennio della sua vita (1924-1934), riuscì a ravvi¬vare col bollettino La Carità, che diresse personalmente fino a qualche anno prima della sua morte e da cui si può attingere quanto di meglio si possa trovare per apprezzare il suo impe¬gno formativo a favore dei giovani e degli adulti .

Le sue lettere e il bollettino La Carità costituiscono impor¬tante fonte di informazione sul suo pensiero educativo nei con¬fronti dei minori e formativo nei confronti degli adulti.

La circolare Gasparri con la quale si imponeva al clero di te¬nersi lontano dalla politica offre al missionario vincenziano l’opportunità di curare maggiormente la formazione sia del personale religioso sia del personale laico impegnato nell’at¬tività assistenziale dei piccoli, dei bisognosi e dei vecchi cronici e derelitti.

Egli promuoverà, quindi, accanto agli ospizi a favore delle varie categorie di diseredati, anche l’apertura di oltre venti¬cinque asili, perché i piccoli, raccolti dalla strada, venissero ade¬guatamente nutriti e allevati .

Un asilo per i poveri abbandonati

Il Manzella durante i festeggiamenti per il 50° della istitu¬zione delle Dame della Carità a Sassari, dopo la rievocazione storica dello Zirolia, prese la parola per dire alle Dame testual¬mente:

“Una signora cagliaritana venuta a rappresentare alle no¬stre feste l’associazione della sua città, diceva:

– Il miglior ricordo del cinquantenario è un’opera di beneficenza.

Ed io ne propongo tre:

1. L’asilo degli abbandonati

2. La protezione della giovane.

3. Le case operaie.

L’istituzione d’un asilo dei poveri abbandonati, proposta anche dalla signora presidente, è di assoluta necessità.

Quanti sono infatti i bambini, gli adulti ed i vecchi che pas¬sano la notte dove il caso li conduce, perché non hanno un tetto, un misero tetto sotto cui rifugiarsi, trovare protezione dalle intemperie ed un freno che li trattenga dalla china rapida dell’immoralità?

E’ doloroso pensare che mentre tutti gli animali hanno un nido, un cespuglio od una tana, tanti poverelli non hanno dove passare la notte.

Mi si potrebbe obiettare che qualcosa si è fatto. Si! ma è troppo poco.-

Uguale discorso per le altre due istituzioni.

Questo il discorso fatto nel giugno del 1909. (continua)

Commenti

  1. Gentilissimi, chie efa questa Bellieni citata nel testo?

    “…. Manzella oltre a prendere contatto … fin dal 1855 a Sassari delle Conferenze maschili di Carità in campo femminile le più ragguardevoli Dame della Carità tra le quali la Bellieni, la Pittalis Zirolia, donna Raimonda Usai e numerose altre.”
    Grazie assai.
    Giuseppe Bellieni – Valdagno (Vicenza)
    p.s sono un lontano parente di Camillo, fondatore del PSd’Azione

    giuseppe bellieni
    Novembre 3rd, 2012
  2. Si tratta di Teresa Bellieni della quale si è parlato nel precedente capitolo IV di questo blog. Credo fosse una sorella o comunque una parente o addirittura la moglie dello stesso Camillo Bellieni.
    Angelino Tedde

    Angelino Tedde
    Novembre 5th, 2012

LASCIA UN COMMENTO

RSS Sottoscrivi.