In mezzo alla crisi: sagre, canti, balli, jazz, rally e letteratura con pifferi – di Ange de Clermont

L’Anglona, in questa bella Sardegna, sembra trasformarsi in Sodoma e Gomorra. Da Chiaramonti a Martis, da Nulvi a Laerru, da Sedini a Bulzi e a Perfugas c’è una frenesia di sagre pregne di afrori locali, di canti a tutta canna  dei duole-Denanni e Maludrottu alla chitarra, altri forestieri,  il top  del jazz, incredibile, pure un rally.

Da Spurulò, abbeveratoio fascista sopravissuto con tanto di fascio dell’era di Mussolini, sfrecceranno bolidi che a velocità da rompicollo (auguriamoci che qualcuna precipitando nella valle non  rovini qualche vigneto) sfrecceranno fino a Piazza San Giovanni (questo il nome storico, lasciamo le repubbliche  a quella giunta comunista-socialista ammazza-storia, che stravolse  le vie storiche del paese, repubblicanizzandole senza alcun pudore per l’imbarazzo della I, della II o della III repubblica), e faranno sobbalzare la mia serena casetta con vista Anglona. Ha già l’aspetto di una casa che voglia buttarsi nella valle, col frastuono di domani (gli spari burraiani contro le volpi sono finiti), la nostra esistenza beata è messa a repentaglio. Peggio per noi che mai abbiamo assistito ad un rally e allora questo ci entra in casa come sciagurata nemesi. Auguriamoci che qualche bolide non ci distrugga lo scivolo che già un maleodorante camion dell’immondezza unioncomunale ogni mattina ci sta distruggendo, al punto che finiremo per segarlo e per entrare in casa in deltaplano, planando dal secondo tetto. Quando si dice vivere pericolosamente!

E così in questa bell’Anglona, dove mucche allattano cinghiali e volpi allattano conigli, si mangia carne arrosto e gnocchetti sardi, almeno quelli, ravioli e crepe di ricotta, si balla da soli come atleti da circo, si corre da matti, (a volte dentro i sacchi) vorrei dire da matte, perché l’Anglona é l’impero delle donne valchirie, un tempo a cavallo ora in macchina.  Guai agli uomini che osano mettersi alla guida, a Chiaramonti rischiano d’esser gettati dal Monte di Chiesa, nella zona ovest, quella che ti dà la morte garantita.

E poi, finalmente, in mezzo a tanto mangia mangia e bevi bevi ecco la storia e la letteratura sbucare a destra e a manca, con tanto di pifferai che tra una locuzione e l’altra ti sparano vecchi motivetti da strappacuore, mancava Lili Marlé di uno sconosciuto romanziere di  non si sa dove, dal nome Bernardo; a Perfugas spunta l’ignoto Gavino Maria Cossiga,  che ci diletta con versi tradotti in sardo dai versi romaneschi di Cesare  Pascarella.

Signori qui, in mezzo ad una crisi che batterà in breccia quella famigerata del ’29, l’unica soluzione è Sodoma e Gomorra: mangiare, magari carne abigeatata, (Tzaramonte ladru!), sbevazzare, Nulvi insegna, fare pompa magna, Laerru in testa, cascettare alle forze dell’ordine illegalità nascoste, Martis traitore, e dulcis in fundo, panza e nebbia a Perfugas. Prima che agosto se ne vada e chiuda i battenti con un caldo infernale gli abitanti dell’Anglona vogliono rassomigliare ai famigerati cittadini di Sodoma e Gomorra. Scenderà fuoco e zolfo dal cielo? Non ve lo assicuro a meno che i sindaci non diano la stura a balli lascivi, a colossali sbronze, ad approcci innominabili e diano la stura al mercato delle anime a Satana che già per conto suo fa vittime tra gli anglonesi sul fiume Stige. Increduli cocciuti che finalmente credono abbandonandosi ad un orgia di bestemmie e pentendosi d’esser stati generati. Ahi, increduli anglonesi, peccatori incalliti, trasgressori della domenica, vi preparate ad essere un buon arrosto per i satanassi. A questo punto vi meravigliate se fuoco e zolfo colando dal cielo annienterà l’Anglona e i suoi abitanti presi ormai dall’ebbrezza dei festini che mi rubano la pace e la serenità datami dai paesaggi e dallo scampanellio delle greggi pascenti!

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