Testimonianza su Medjugorje di Angelino Tedde

Sia i veggenti sia gli studiosi di questa località dell’Erzegovina, nel meridione della vecchia Jugoslavia, testimoniano e raccontano del fenomeno delle apparazioni di Maria Vergine, madre di Gesù, a  partire dal 24 giugno 1981, esattamente trent’anni fa. Di apparizioni della Vergine si parla spesso nella Chiesa cattolica, ma non essendo dogmi di fede ognuno è libero di crederci o di non crederci. In verità chi come me, si è formato in vari seminari nel corso degli otto anni di studi classici, medie-ginnasio-liceo, è stato educato alla verità dei dogmi e alla diffidenza di tutti i devozionismi possibili. Con questo non voglio dire che non abbia ricevuto un’educazione alla venerazione per la Vergine Maria, ma altrettanto alla diffidenza per le apparizioni, forse un pò temerariamente anche a quelle riconosciute dalla Chiesa quali le apparizioni a Santa Caterina Labouré, quelle a Santa Bernadetta Soubirus e quelle  ai tre pastorelli di Fatima. Dai  seminari in cui sono stato, a parte la particolare devozione alla Madonna delle Grazie di Sassari, non sono stati mai organizzati pellegrinaggi a Rue du Bac a Parigi, a Lourdes e a Fatima. Forse farà parte anche della mia personalità quella di non dare troppo peso ai luoghi delle apparizioni e a vivere la fede, forse più che col cuore, con l’intelletto e la volontà di adesione alla Bibbia, alla Tradizione, agl’insegnamenti della Chiesa. Quest’atteggiamento l’ho avuto anche nella devozione ai santi, a parte qualche infatuzione giovanile per la devozione a Santa Teresina del Bambino Gesù, dopo aver letto La storia di un’anima. Influenzato dalla rivoluzione culturale del Sessantotto e del dopo Concilio Vaticano II, ho lasciato perdere anche la devozione alla recita del Rosario quotidiano, limitandomi, forse con l’atteggiamento di un fariseo, alla frequenza della S. Messa domenicale, alle altre feste comandate, e alle preghiere consuete del mattino e della sera anche se non troppo assiduamente.

Ho recuperato qualche devozione dopo l’esperienza del piccolo corso di esercizi spirituali chiamati Cursillos de Cristiandad, istituiti in Spagna dal noto Edoardo Bonin. Nella vita però succede a tutti che in momenti particolarmente difficili si senta il bisogno di un maggior avvicinamento al sacro e così, per accondiscendere ai consigli di un’amico , mi sono deciso  anch’io a compiere un pellegrinaggio verso la località di Medjugorje nell’allora Jugoslavia (1985).  Si  trattò di un pellegrinaggio assai faticoso in pullman e l’arrivo a questo paesello suddiviso in tre frazioni vicine mi fece constatare da subito quanto queste zone conquistate al verbo comunista fossero povere e indietro di almeno 50 anni rispetto  all’Italia e alla mia Isola. Fummo alloggiata in una casa modestissima, con un solo lenzuolo nel letto, qualche coperta e brodo di grasso di maiale a  pranzo. C’era da scappare. Ogni famiglia aveva nel cortile qualche capretta o un certo numero di pecore  per la produzione del latte ai componenti della famiglia.  Non parlo dei bagni e tanto meno dell’arredamento quasi inesistente. Ciò che mi colpì dal punto di vista della fede fu un ‘atmosfera di speciale silenzio, di preghiera continuata per ore, di paesaggio aspro e per tanti versi brullo e pietroso.  Insomma una desolazione. Un’economia del maiale, della pecora, della capra e una povertà visibile. L’unica cosa che rallegrava l’animo erano i melograni in fiore sparsi un pò ovunaue lungo le sterrate dove passavano macchine degli anni Cinquanta. L’incontro col sacro fu nella bella parrocchia intorno a cui, all’esterno,  stavano numerosi sacerdoti, confessando i pellegrini  giunti da ogni dove sia del mondo occidentale sia del mondo comunista. La Madonna era apparsa nella collina del Podbro dove si arrivava a fatica tra sassi acuminati. La gente che ci aveva preceduto stava in silenzio , seduta sulle pietre o in ginocchio su piccoli spazi liberi dai sassi: l’atmosfera che si respirava era di evidente misticismo. Mi commossi e mi sedetti come potei anch’io per chiedere alla Vergine che lì era apparsa la grazia che mi stava a cuore. Dopo un pò si levò un canto sommesso d’invocazione: Siam venuti o Madre cara/da  ogni parte della terra/ ti portiam le nostre pene/con le gioie e le speranze / O Regina della pace rendi puri i nostri cuori (…). Il canto sembrava levarsi all’unisono da tutti i cuori e le lacrime rigavano molti volti. Alla discesa dalla collina facemmo sosta davanti alla modesta casa di una delle veggenti che seppe dirci pur in un italiano scorretto i momenti più salienti delle apparizioni e l’essenzialità del messaggio della Vergine: preghiera, penitenza e conversione del cuore, confessione e comunione.

E per quel primo giorno le emozioni  ravvivate dall’atmosfera agreste e fiorita dimenticammo gl’incoveniente di quell’immersione nella povertà che era stata della nostra infanzia, ma che non era più. Seguimmo in parrocchia le sante messe, il rosario e poi nel secondo pomeriggio potemmo ascoltare dai veggenti, in ginocchio nella cantoria, il messaggio della Vergine. Per me, abituato alle considerazioni tutte intellettuali della fede avvenne un avvicinamento al sacro finalmente anche col cuore. Tornato in patria si risolse come neve al sole il grosso problema che mi aveva angustiato e che cento soluzioni umane avevano soltanto esacerbato e non risolto. A poco a poco entrai nell’ordine delle idee di smettere di intellettualizzare tutto e di accogliere questi fatti con l’atteggiamento del bambino: semplicità e stupore. Tornai altre volte a Medjiugorje non per chiedere, ma per ringraziare, ma il mio intellettualismo spuntò ancora, di fronte al sole che brillava e che all’improvviso  divenne osservabile come fosse la luna: pensai subito a qualche fenomeno  di rifrazione della luce, anzi di opacizzazione dei raggi, mentre le donne e gli uomini accanto a me, pregavano di fronte al fenomeno eccezionale inspiegabile. I limiti del mio intellettualismo ricomparvero. Appena me ne accorsi e il sole ritorno a splendere inguardabile, mi resi conto d’essermi comportato come un incredulo: avevo visto e non avevo creduto. E’ probabile che se vedessi la Vergine,   penserei ad un’allucinazione, che nella mia vita  non ho mai avuto.

C’è forse da  meravigliarsi delle perplessità dell’episcopato locale, formato nei seminari cattolici al razionalismo che a tratti sconfina nell’incredulità dei fenomini religiosi?

Due milioni di pellegrini l’anno, che si avvicinano alla fede iniziando una via di conversione per questi successori degli apostoli non bastano è evidente che hanno scelto la via di San Tommaso dopo la resurrezione di Cristo: ‘Se non vedo e non tocco le sue piaghe non credo!’  Invidia dei veggenti da  da  parte di questi prelati? Domande alle quali è difficile dare risposte. Gli atei del resto non credono nemmeno ai miracoli, credono però  a tutte le panzane che piccoli ricercatori raccontano, salvo poi il rossore delle smentite.  Viviamo tutti i giorni di fede, visti i nostri limiti, ma disgraziatamente rifiutiamo la fede in Dio e nella sua Madre Santissima che ci parla da trent’anni a Medjugoije e ci ha parlato infinite volte in tante parti del mondo. Per me, uomo di poca fede, la Vergine è apparsa e continua a parlarci da 30 anni a Medjugorje.

Olbia. 24 giugno 2011

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