Categoria : storia

Antonio Giagu noto Nino di Angelino Tedde

I

nino-gagu-demartini-2Contesti familiari e associazioni cattoliche durante il fascismo in Sassari La formazione dei giovani cattolici durante il fascismo. Durante il fascismo (1922-1943) andò formandosi anche in Sardegna sia nelle parrocchie sia nelle varie istituzioni cattoliche, permesse dal regime, quella folta schiera di giovani, appartenenti alla borghesia cittadina e rurale, ma in parte anche ai ceti popolari, che, caduto il fascismo, diventò classe dirigente[1]. In provincia di Sassari offrono dei modelli formativi interessanti La Maddalena con i giovani della Schola Cantorum istituita dal parroco Don Salvatore Capula[2]; Tempio con il circolo Contardo Ferrini promosso dal canonico Francesco Doranti[3]; mentre l’azione cattolica fu animata a tempi alterni da don Luigi Grimaldi e da don Domenico Mureddu[4]; Pozzomaggiore con l’Azione Cattolica diretta dal parroco don Angelico Fadda[5]; Sassari soprattutto con i Circoli Silvio Pellico, Robur et Virtus e con i vari rami dell’Azione Cattolica animati dai parroci delle singole parrocchie cittadine e puntigliosamente schedate coi loro aderenti dal regime[6]. Tanto le scuole classiche quanto quelle tecniche e i seminari avrebbero preparato per la Repubblica quegli operatori economici, politici e religiosi che avrebbero dato un contributo fondamentale allo sviluppo della democrazia in Italia[7]. Le due Università dell’isola concorsero a costituire il nerbo della futura classe dirigente. Basterebbe il confronto dei repertori dei laureati, dei diplomati, dei seminaristi con le biografie dei senatori, dei deputati, dei consiglieri regionali, degli amministratori locali per rendersene conto[8]. E’ indubbio che man mano che la fascistizzazione dello Stato veniva portata avanti, dall’asilo all’università, quasi tutti dovevano per forza di cose aderire almeno formalmente al fascismo, partecipare alle liturgie del calendario dello stesso regime, iscriversi alle graduate associazioni fasciste a seconda dell’età, vestire le divise o quanto meno fregiarsi dei gagliardetti, ma non tutti, giovani, adulti o anziani, in Sardegna, erano fascisti convinti: ci furono molti giovani e adulti che si mantennero “afascisti” al di là dell’ossequio formale e dell’osservanza delle liturgie fasciste. Basti leggere molte cronache delle maestre delle scuole elementari per rendersi conto che spesso trascuravano quasi del tutto di illustrare le festività del calendario di regime[9], o addirittura di maestre come Maria Pigliaru Murgia esercitante a Orune le cui critiche sul manuale di Stato costituiscono una contestazione all’interno dello stesso regime[10]. Per non parlare poi degli antifascisti inviati in isolamento quando avvenivano manifestazione di una certa solennità[11]. A Ploaghe, poi, è documentato che la compagnia dei cacciatori fascisti organizzava le cacce grosse con quella degli antifascisti sentendosi più cacciatori che fascisti o antifascisti. L’adesione dei sardi al fascismo fu più che altro un’operazione burocratica, di cui non molti usufruirono per ottenere i conseguenti vantaggi politici[12]. L’iscrizione dei giovani universitari al G.U.F. era particolarmente curata: a questo proposito dichiara Angelo Giagu Demartini: «L’ingresso nel GUF dava il diritto di indossare la Sahariana, con lo scudetto sul petto, e primi stivaloni. Un abbigliamento che era motivo di orgoglio, per noi ragazzi vittime di solenni infatuazioni per i personaggi dell’epoca, particolarmente per le figure politiche come quella di Mussolina e letterarie come quella di D’Annunzio[13]». La caduta del fascismo e la guerra fecero prendere coscienza ai più che tutta l’impostazione ideologica e culturale promossa dal fascismo, non poteva reggere con l’essenza della democrazia alla quale la stessa resistenza passiva, attiva, il mondo cattolico e laico seppero dare un forte impulso[14]. Alle elezioni del ’48 la contrapposizione tra fronte popolare (P.C.I. e P.S.I.) e democrazia cristiana (D.C.) aveva tanti tratti comuni negli obiettivi sociali che, a lungo andare, dati gli accordi di Yalta, non ressero nella pratica della politica italiana governativa [15]. Nelle tornate elettorali più importanti pastori e agricoltori, le donne e la borghesia agraria, e parte di quella professionale, costituirono un blocco sotto il vessillo della D.C.; il mondo operaio e molti ex combattenti, indottrinati dall’élite marxista degli ufficiali durante la guerra, molti intellettuali costituirono la massa degli elettori del Fronte Popolare costituito dal PCI e PSI[16]. In Sardegna la Chiesa, gli ex-popolari e in parte la borghesia agraria, almeno fino al ’53, anno della riforma agraria varata da Segni, promossero con tempestività la costituzione della D.C. impegnando nell’attività politica i vecchi popolari, ma anche i giovani più orientati verso un totale rinnovamento della classe dirigente[17]. In questo quadro, trascorsi i primi dieci anni dal referendum su Monarchia o Repubblica (1946-1956), vanno collocati i giovani sassaresi, formatisi nelle parrocchie, nei circoli cattolici della Silvio Pellico e della Robur et Virtus, nella stessa Azione Cattolica. Questi con votazioni democratiche al Congresso Provinciale della democrazia cristiana sassarese riuscirono a scalare i vertici locali del partito e a ridurre in minoranza la vecchia classe dirigente sotto l’abile regia dell’avv. Battista Falchi[18], di don Enea Selis[19] e lo stesso Arcivescovo Arcangelo Mazzotti[20], preoccupati per certe personalità di discutibile moralità che dirigevano il partito dei cattolici in provincia. Si trattava di giovani che si erano nutriti del cattolicesimo sociale francese: Mounier[21], Maritain[22], Sertillanges[23] che avevano praticato le dinamiche democratiche nei circoli cattolici e avevano una visione ideale, anche se non sempre chiara, della società democratica, che intendevano promuovere così come avveniva a livello nazionale con le cui figure più eminenti avevano frequenti contatti[24]. Parte della loro formazione religiosa si era svolta tra la parrocchia di San Giuseppe, l’attiguo circolo cattolico Robur et Virtus[25], quello più distante della Silvio Pellico[26] e successivamente la FUCI. La parrocchia di San Giuseppe vide la frequentazione dei Segni, dei Cossiga, dei Giagu Demartini, dei Falchi, dei Desole per citare i più conosciuti e di numerosi altri protagonisti della storia della Repubblica e della stessa Chiesa diocesana. D’altra parte le famiglie di questi protagonisti erano imparentate con i Campus, coi Berlinguer, coi Satta Branca, esponenti che militavano su altri fronti politici, per cui si può dire che questa variegata miscela politico-culturale contribuì notevolmente a formare giovani politici fermi nei propri ideali, ma anche aperti alle istanze ideologiche altrui[27]. Di questi ambienti bisogna tener conto se si vuole capire a pieno la forza dirompente di questi giovani tra i venticinque e trent’anni che nel ‘56 seppero assurgere a protagonisti non solo della vita politica sarda, ma nei suoi epigoni anche di quella nazionale[28]. Accanto ai giovani sassaresi vanno a collocarsi il fior fiore dei giovani provenienti dai centri rurali e dalle piccole città della provincia, trasferitisi a Sassari per gli studi e poi fermatisi definitivamente in città, impegnandosi nella vita politica attiva come i fratelli tempiesi Paolo e Francesco Dettori e Pietro Pala, il goceanino di Benettuti Pietro Soddu[29], il giavese Michelino Corda, l’ittirese Antonio Are[30]. Alle opportunità di formazione cattolica offerta ai giovani dalle strutture parrocchiali e associazionistiche occorre aggiungere le famiglie i cui genitori erano impegnati nella vita politica amministrativa, economica e sociale. Le loro stesse madri, aristocratiche o borghesi, fortemente impegnate nella Compagnia delle Dame della Carità, come socie attive o onorarie, promuovevano asili infantili per la seconda infanzia sia dei rioni borghesi come di quelli popolari, gestivano numerose opere caritative per gli orfani di entrambi i sessi, per gli esposti ed illegittimi[31]. Queste madri si erano formate presso l’Educandato delle Figlie della Carità dell’Orfanotrofio delle Figlie di Maria Addolorata[32]: un istituto fondato per le orfane nel 1832 presso l’ex convento dei Domenicani nel cuore del centro storico, poi successivamente (1912) trasferito in via Muroni. Dal 1856 fu diretto educativamente dalle Figlie della Carità influenzate dagli orientamenti pedagogici francesi culla della loro formazione e dalla pratica educativa del Nord Italia. In questa istituzione, oltre alla formazione religiosa, venivano insegnate le buone maniere, il cucito, il ricamo, la musica, il canto, il disegno, il teatro e numerose altre discipline che dovevano costituire le basi di ottime madri di famiglia e di consorti di uomini in vista nella vita cittadina. L’educandato dell’Orfanotrofio è da considerarsi una fucina fondamentale per la formazione delle donne che in Sassari seppero promuovere, dirigere e orientare non solo le istituzioni assistenziali educative, ma l’intera classe “dirigente femminile” con numerose eminenti personalità[33]. Promotori e direttori della formazione e della direzione delle Dame erano i Preti della Missione, in particolar modo il servo di Dio padre Giovanni Battista Manzella, vissuto a Sassari tra il 1900 e il 1937 e altri suoi numerosi confratelli[34]. Non mancò però l’influenza degli altri ordini religiosi maschili e di numerose altre congregazioni religiose femminili sulla formazione delle adolescenti di qualsiasi ceto sociale. I vari asili infantili, una volta concluse le ore per l’infanzia, si trasformavano in veri e propri educandati per le adolescenti[35]. La partecipazione alle conferenze settimanali delle Dame, altri incontri di gruppo per la gestione delle opere, faceva sì che queste donne, senza distinzione di colore politico così come contrariamente avveniva per i loro consorti, potessero gestire concordemente le loro opere che furono non solo utili nei risvolti socio-educativi e assistenziali, ma anche economicamente rilevanti se si bada al patrimonio immobiliare costituito[36]. Le loro riunioni conviviali (riunioni ristrette, incontri per il tè nei salotti familiari) erano spesso ravvivate dai figli che avevano modo di conoscersi fin dall’infanzia anche se poi, cresciuti, avrebbero seguito orientamenti ideali e politici diversi. Questa educazione però li orientava alla tolleranza e alle relazioni politiche corrette e sostanzialmente alla democrazia nonostante il rispetto formale verso il fascismo. [1] N. Moretti, (a cura di) Popolari e Democratici cristiani in Sardegna, Il Torchietto, Ozieri 1991; Id., Cattolici democratici cristiani nel Logudoro, Il Torchietto, Ozieri 1993. [2] A. Tedde, Brevi note biografiche su Donato Pedroni, in A. Tedde (a cura di) Cattolici in Sardegna tra l’Otto e Novecento, atti del convegno sull’attività politica e sindacale di Donato Pedroni (1920-1992), Il Torchietto, Ozieri 1993; G. Tusceri, Il Governatore. Storia di mons. Salvatore Capula e della sua “Isola”, Paolo Sorba Editore, La Maddalena 2000. [3] Francesco Doranti, sacerdote della diocesi di Tempio Ampurias, (1886-1973), organizzatore della GCI nel 1914. Medaglia d’argento nella prima guerra mondiale. Segretario del PPI di Tempio, antifascista della prima ora, tenuto d’occhio dal regime. Nel secondo dopoguerra fu vicino ai gruppi giovanili dell’AC e della DC. A. Tedde, Protagonisti sardi del movimento cattolico, Editrice Diesse, Sassari 1984, p. 11. [4] T. Panu (a cura di) Diocesi di Tempio Ampurias, in I 120 anni dell’azione cattolica in Sardegna, A.V.E., Roma 1993, pp. 229-239. [5] Angelico Fadda, sacerdote della diocesi di Alghero (1900-1974). Ordinato sacerdote il 25 aprile 1924, nel 1927 divenne parroco del suo paese natale. Iniziò il suo apostolato tra il popolo e per il popolo. Teologo, grande predicatore sacro e conferenziere erudito, nonché ardente propugnatore di idee e di rinnovamento morale, civile, religioso e sociale. Fece per lunghi anni di Pozzomaggiore un centro propulsore dell’Azione Cattolica e delle idee sociali cristiane più avanzate. Curò le “Conferenze di San Vincenzo” per il soccorso ai più poveri, le colonie marine e montane. Diede vita in Pozzomaggiore alla prima scuola media privata. Raccolse bambini abbandonati da tutta l’Isola e fondò ad Alghero una “Casa del fanciullo”. [6] F. Ledda, (a cura di) Azione cattolica 1923-1943: gli anni della repressione fascista la provincia sassarese nei documenti dell’Archivio di Stato di Sassari, Il Torchietto, Sassari 1996. [7] D. Quaranta, Il seminario tridentino di Sassari nel secolo XIX. Catalogo degli alunni dal 1823 al 1905, Tesi di laurea, Università degli studi di Sassari, Facoltà di Magistero, Corso di Laurea in Pedagogia, a.a. 1994-1995; A. Celestini, Catalogo degli alunni del regio ginnasio “Giuseppe Manno” di Alghero dal 1912 al 1945, Tesi di Laurea, Università degli studi di Sassari, Facoltà di Magistero, Corso di Laurea in Pedagogia, a.a. 1998-1999; M. Spaglo, Catalogo degli studenti del liceo Azuni “D. A. Azuni” di Sassari dal 1888 al 1923, Tesi di laurea, Università degli Studi di Sassari, Facoltà di Magistero, Corso di Laurea in Pedagogia, a.a. 2003-2004; F. Fancello, Pubblica Istruzione e cultura nel periodo fascista, Il liceo classico di Nuoro dal 1927 al 1943, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Sassari, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Laurea in Pedagogia, a.a. 1998-1999. [8] F. Obinu, I Laureati dell’Università di Sassari, Carocci, Roma 2002. [9] P. Pintus, Le cronache dei maestri a Ploaghe. Identità dei maestri in epoca fascista (1922-1943), Tesi di laurea, Università degli Studi di Sassari, Facoltà di Lettere e Filosofia, a.a. 2002-2003. [10] A. Massaiu, Scuola elementare a Orune dal 1915 al 1930, insegnanti, alunni, edilizia, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Sassari, Facoltà di Magistero, Corso di Laurea in Pedagogia, a.a. 1993-1994; M. P. Chessa, La scuola elementare a Orune dal 1898 al 1915. Insegnanti, alunni edilizia, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Sassari, Facoltà di Magistero, Corso di Laurea in Pedagogia, a.a. 1993-1994; M. L. Gattu, La scuola elementare ad Orune, dal 1930- al 1943, dalle cronache delle maestre, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Sassari, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Laurea in Scienze dell’Educazione 2002-2003. [11] A. Tedde, I protagonisti sardi del movimento cattolico, A. Biddau (1897-1922), S. Daddi (1862-1913), L. Desole (1904-1979), F. Doranti (1886-1973), Carlo Rugiu (1827-1912), Estratto dal Dizionario Storico del Movimento Cattolico in Italia 1860-1880, (a cura di) F. Traniello-G. Campanini, Marietti, Casale Monferrato 1984. E’ memoria storica comune a Tempio che il “prete rosso” can. Francesco Doranti durante le visite dei gerarchi nazionali fosse condotto ad ossigenarsi sul Limbara. [12] S. Sechi, Dopoguerra e fascismo, Einaudi, Torino 1969. [13] S. Usai, Angelo Giagu Demartini e la terza pagina della Nuova Sardegna, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Sassari, Facoltà di Magistero, Corso di Laurea in Materie Letterarie, a.a. 1998-1999. [14] G. Sotgiu, Storia della Sardegna dalla grande guerra al fascismo, Laterza, Roma-Bari 1990; L. Nieddu, Dal combattentismo al fascismo in Sardegna, Vangelista, Milano 1979. [15] C. Pinzani, Da Roosevelt a Gorbaciov, Storia delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica nel dopoguerra, Ponte alle Grazie, Firenze 1992. [16] V. Castronovo e altri, L’Italia contemporanea 1945-1975, Einaudi, Torino 1976; M. Legnani, Restaurazione padronale e lotta politica in Italia 1945-1948, “Rivista di storia contemporanea”, 1, (1974). [17] P. Bellu, Le origini della Democrazia Cristiana in Sardegna 1943-1944, Società Editrice Internazionale, Torino 1996. F. Fresu, La DC in sardegna dalla caduta del fascismo all’autonomia regionale, Edizioni della Torre, Cagliari 1991. [18] Battista Falchi nacque a Sassari il 16 agosto 1904 da Francesco, ordinario presso la clinica oculistica dell’Università di Sassari, qui frequentò il corso degli studi e si laureò in Giurisprudenza. Trasferitosi a Pavia, divenne dal 1923 al 1927 dirigente diocesano dell’Azione Cattolica. Presiedette il Circolo universitario “Severino Boezio” della FUCI di Pavia dal ’26 al ’27 ed organizzò dal 5 al 7 aprile del ’26 il Convegno dell’Italia Nord occidentale sotto la presidenza nazionale di Gino Righetti e l’Assistente ecclesiastico mons. Montini. Con la fondazione del movimento laureati in Cagliari nel ’32 ne divenne prima delegato diocesano (1938-1946) poi delegato centrale (1950-1956). Fu per tanti anni dirigente diocesano dell’Azione Cattolica. Il 2 giugno 1946 fu eletto deputato all’assemblea costituente e si dimise il 4 marzo del 1947 per motivi di salute. Fu in corrispondenza con gli uomini di spicco del mondo cattolico ecclesiastico e laico. Fu giudicato uomo integro e profondamente cristiano, in amicizia con mons. Arcangelo Mazzotti e mons. Enea Selis. Il suo appoggio disinteressato ai giovani Fucini della rivoluzione bianca fu determinante. Cfr. E. Selis, La Chiesa turritana del Novecento. Avvenimenti e personaggi, A. V. E., Roma 1991, pp.165-172. [19] Enea Selis, laureato in Filosofia all’Università del Sacro Cuore di Milano, conseguì gli studi teologici nell’Università di Friburgo in Svizzera. Ordinato sacerdote nella diocesi di Sassari nel settembre 1938 fu nominato assistente ecclesiastico della FUCI e segretario dell’arcivescovo Arcangelo Mazzotti. Consacrato vescovo titolare di cesare in Mauritania e nominato ausiliare della diocesi d’Iglesias, della quale fu amministrazione apostolico nel 1965. Dal 1968 al 1971 assistente ecclesiastico generale dell’Università Ecclesiastica del Sacro Cuore. Dal 1971 al 1979 fu arcivescovo di Cosenza. Gli ultimi vent’anni li visse a Roma come canonico del Capitolo Vaticano. Cfr., Guido Rombi, Don Enea Selis un protagonista sardo del Novecento, Carlo Delfino editore, Sassari 2002. [20] Arcangelo Mazzotti (1931-1961), di Cologne, Brescia. Appartenente all’ordine dei Frati Minori. Formulò il Voto alla Madonna delle Grazie nel 1943 per la salvaguardare la città di Sassari dai bombardamenti. Celebrò il Sinodo diocesano nel 1947 e il Congresso eucaristico regionale nel 1948. Istituì diverse parrocchie nella città e nell’agro. Promosse l’Azione Cattolica e fondò il Collegium Mazzotti. Riaperse al culto la cattedrale restaurata nel 1951. Durante il suo episcopato sorsero a Sassari le famiglie religiose femminili delle Pie Sorelle Educatrici e delle Figlie di Mater Purissima. Prima di giungere a Sassari aveva partecipato alla guerra mondiale durante la quale stimolò la conversione del medico socialista Agostino Gemelli che convertitosi divenne frate francescano e fondò l’Università cattolica del sacro Cuore di Milano; mantenne con lui buoni e stretti rapporti anche da vescovo. Cfr. G. Rombi, Chiesa e società a Sassari dal 1931 al 1961: l’episcopato di Arcangelo Mazzoli, Vita e pensiero, Milano 2000; E. Selis, La Chiesa turritana nel Novecento, A.V.E., Roma 1991, pp. 99-151. [21] Emmanuel Mounier (Grenoble 1905-Parigi 1950) Filosofo francese. Nel 1932 interruppe l’insegnamento della filosofia per recarsi a Parigi, dove fondò la rivista “Esprit”, intorno alla quale si raccolse un movimento di intellettuali cattolici che ebbe notevole influenza sul pensiero contemporaneo. Nel tentativo di promuovere un’aggiornata ripresa dei valori fondamentali del cattolicesimo. Mounier elaborò una visione filosofica in cui rivendicava il primato della persona umana, nel suo contesto storico e comunitario. Questa visione filosofica mira alla liberazione dell’uomo dalle alienazioni del nostro tempo, che Mounier individua nell’antropologia esistenzialista e in quella marxista in quanto riduttiva del destino dell’uomo a quello del suo corpo. In campo politico propose di superare la concezione individualista dello Stato propria delle democrazie formali dell’età moderna in favore di una società comunitaria realmente interamente democratica. Tale società è l’obiettivo di una rivoluzione permanente che M. riccollega alla coscienza sproanata dalla legge evangelica di perfezione e dalla continua “violenza” che patisce il regno di Dio. Alla lotta senza tregua contro la pigrizia, contro l’assopimento dello spirito incarnato e contro le reificazioni quotidiane. La coscienza rivoluzionaria deve aggiungere la rivoluzione delle strutture. Fine dell’azione rivoluzionaria prospettata dal M. non sono né il benessere né la sicurezza né la felicità, ma la creazione di una comunità in cui ogni persona sia al servizio dell’altra e ogni cosa al servizio delle persone. Tra le sue opera: Rivoluzione personalistica e comunitaria (1935); Dalla proprietà capitalistica alla proprietà umana (1936); Libertà sotto condizioni (1946); Che cos’è il personalismo? (1947); Il personalismo (1949) In “Enciclopedia Europea” VII, Garzanti, Cernusco (Milano) 1981 p. 844 [22]Jacques Maritain, filosofo francese (Parigi 1882-Tolosa 1973). Dopo aver aderito in gioventù al socialismo rivoluzionario, si convertì al cattolicesimo sulla spinta del pensiero di Léon Bloy. Insegnò filosofia all’Institut Catholique di Parigi e venne poi chiamato in varie università americane. Dal 1945 al 1948 fu ambasciatore di Francia presso la Santa Sede. Una delle massime autorità del neotomismo, Maritain dedicò la sua attività di filosofo serio e attento a chiarire il destino della filosofia occidentale, che fino a San Tommaso cresce nella sintesi e si compie, mentre dopo di lui si profanizza ed è di volta in volta sempre più mera espressione dell’uomo abbandonato alla sua mondanità (Humanisme intégral, 1936). Nel voler rinnovare quanto dell’antica Scolastica era rimasto vivo perché più aderente alle esigenze inderogabili dell’uomo e della società, egli non si schierò con quanti, nella stessa trincea, si atteggiavano a difensori del pensiero medievale e a negatori del moderno, concepito come una “patologia dell’umana ragione”, ma con quanti nel movimento neoscolastico erano assertori della perennità della verità e della sua apertura ai vari problemi del pensiero moderno, in continuo arricchimento per il contatto dialettico con tutte le altre forme di pensiero: egli apriva così le verità filosofiche della Scolastica ai contatti non sempre benevoli del pensiero moderno, perché cadesse quanto in essa era ormai ramo sterile di un vecchio albero glorioso e proprio da questo nuovo pensiero ricevesse nuova linfa per continuare il suo cammino su strade più moderne. Una posizione che egli sostenne con l’umiltà e il coraggio che contraddistinsero in ogni momento anche il Maritain uomo. Altre opere: La philosophie bergsonienne (1914), Art et scolastique (1920), Distinguer pour unir, ou les degrés du savoir (1932), Le songe de Descartes (1932), De Bergson à Thomas d’Aquin (1944), La personne et le bien comun (1947), Approches de Dieu (1953). [23]Sertillanges, Antonin-Dalmace filosofo francese (Clermont-Ferrand 1863-Sallanches 1948). Domenicano, insegnò filosofia morale all’Institut Catholique. Dedicò tutta la vita allo studio e alla divulgazione del pensiero di San Tommaso, anche quando gli fu proibito dai superiori l’insegnamento. Ai suoi scritti Sertillanges fece seguire una discussione costante dei principi delle varie prospettive filosofiche, al fine di mostrare come solo il cristianesimo sia in grado di rispondere agli interrogativi da esse posti. Le sue opere più importanti sono i due volumi Thomas d’Aquin (1910), in cui affronta con originalità sul piano speculativo alcune tematiche che saranno oggetto di acceso dibattito, e Le christianisme et les philosophies (1939-41). [24] N. Moretti (a cura di), Cattolici e democratici cristiani nel logudoro, Il Torchietto, Ozieri 1993; G. Garrucciu, La cooperazione bianca nella provincia di Sassari, Il Torchietto, Ozieri 1995. [25] [26] G. Zichi, Il circolo Silvio Pellico dal 1905 al 1930. Istituzione cattolica di intellettuali sassaresi a scopo intellettuale e sociale, Il Torchietto, Ozieri 1996; A. Tedde (a cura di) Lo scoutismo cattolico in Sardegna 1919-1928, Il Torchietto, Ozieri 2000; A. Tedde, La carità (1923-1934) di G. B. Manzella, in P. Bellu et alii, Cattolici in Sardegna nel primo Novecento, Il Torchietto, Ozieri 1989, pp. 51-102. [27] G. Fiori, Vita di Enrico Berlinguer, Laterza, Roma-Bari 2004. [28] F. Obinu, Li chiamavano i Giovani turchi: la rivoluzione bianca nella D. C. di Sassari, Villanova Monteleone, Soter 1996. [29] Pietro Soddu era stato convittore presso i salesiani di Lanusei; cfr. M. A. Migali, Il collegio ginnasiale salesiano sant’Eusebio a Lanusei dal 1898 al 1935, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Sassari, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Laurea in Scienze dell’Educazione, a.a. 2002-2003. [30] F. Obinu, La rivoluzione bianca, cit. . P. Soddu, (a cura di) Paolo Dettori, Scritti politici e discorsi autonomistici, Soter, Sassari 1991. [31] A. Tedde, L’attività sociale delle Dame della Carità nel primo Novecento a Sassari. La Casa Divina Provvidenza 1910-1967, Il Torchietto, Ozieri 1994; ID., (a cura di) Iniziative sociali di G. B. Manzella e delle Congregazioni religiose in Sardegna nel Novecento, Il Torchietto, Ozieri 1996; Id., (a cura di) Cattolici per l’infanzia in Sardegna tra Otto e Novecento, Il Torchietto, Ozieri 1997; Id., Iniziative assistenziali e educative per l’infanzia in Sardegna tra Otto e Novecento in L. Caimi (a cura di) Infanzia, educazione e società in Italia tra Otto e Novecento. Interpretazioni, prospettive di ricerca, esperienze in Sardegna, Edes, Sassari 1997, pp. 71-91; A. Tedde, Protagoniste cattoliche di azione sociale in Sardegna tra Otto e Novecento, Il Torchietto, Ozieri 1998; A. Tedde-V. Onida, La diffusione degli asili in Sardegna, Stampacolor, Muros 2003; A. Tedde, Il diritto all’infanzia e la conquista dell’alfabeto, in R. Sani-A.Tedde, Maestri e istruzione popolare tra Otto e Novecento. Interpretazioni, prospettive di ricerca, esperienze in Sardegna. Vita e Pensiero, Cinisello Balsamo 2003 pp. 347-379. [32] Ubicato fino al 1912 presso l’ex convento domenicano (le attuali poste centrali) quasi nel cuore della città e da quella data presso l’ex Casa dei Preti della Missione in via Muroni. [33] A. Tedde, Protagoniste cattoliche, cit.. [34] Ibidem; A. Tedde, (a cura di) Iniziative sociali di G. B. Manzella, cit.. [35] A. Tedde, Le congregazioni religiose femminili in Sardegna nell’Otto e nel Novecento in T. Cabizzosu, (a cura di), L’opera di Padre Salvatore Vico, Rubettino, Cosenza, 1998. A. Tedde, Pie sorelle educatrici di S. Giovanni l’Evangelista in F. Atzeni, T. Cabizzosu (a cura di) Congregazioni religiose e istituti secolari sorti in Sardegna negli ultimi cento anni, CUEC, Cagliari 2000 pp. 233-249. [36] A. Tedde, (a cura di) Cattolici per l’infanzia in Sardegna tra Otto e Novecento, Il Torchietto, Ozieri 1997.  

II

I Giagu di Pattada e i Demartini di Thiesi.

 

La famiglia Giagu Demartini attraversa da protagonista parte del Novecento sassarese e sardo per via di due rampolli illustri: Angelo dal 1956 al 1991 direttore generale del Banco di Sardegna, Antonio, meglio noto come Nino, dal 1961 al 1987 uno dei consiglieri regionali più noti della Regione Sarda e successivamente senatore nella X legislatura repubblicana (1987-1992).

I fratelli Giagu nel tempo aggiunsero al cognome paterno anche quello materno dei Demartini per distinguersi dagli altri cugini Giagu Deroma.

 

paolo-antonio-giaguI Giagu di Pattada

Il padre dei Giagu, Paolo Antonio, era originario di Pattada, in cui, la borghesia agraria molto simile a quella degli altri centri rurali isolani diede e continuò a dare il suo contributo di uomini nelle carriere civili ed ecclesiastiche alla società nazionale.

Nei centri rurali sardi presso le famiglie della piccola borghesia agraria o mercantile era consuetudine avviare agli studi universitari uno o due figli, magari attraverso un breve o lungo periodo di permanenza nei seminari diocesani o regolari. La carriera ecclesiastica era particolarmente ambita in quelle parrocchie in cui era presente la collegiata dei canonici come le sedi diocesane, ma anche quelle parrocchie i cui cospicui lasciti potevano favorire l’istituzione delle collegiate.

Pattada, pur non essendo sede di collegiata, risulta al secondo posto nella diocesi di Ozieri per numero di seminaristi e presso l’Università di Sassari tra Otto e Novecento per un buon numero di graduati. Nel repertorio del seminaristi di Sassari figurano tra il 1823 e il 1905 circa 38 pattadesi: i più numerosi appartengono alle famiglie Campus (13), seguono Carta, Chessa, Delogu, Falconi, Luridiana (4), Secchi, Virdis (3), Demontis, Spano.

Tra le famiglie con più graduati, presso l’Università di Sassari, tra il 1760 e il 1860, risultano quelle degli Arcadu, dei Campus, dei Virdis, dei Chessa, dei Sanna. Ascendenze familiari hanno in Pattada anche i Berlinguer con gli Spano-Satta e i Segni con i Campus, per citare ascendenti di politici che si sono particolarmente distinti nel Novecento. D’altra parte, dopo Ozieri, sede della diocesi, il centro che ha dato un maggior numero di ecclesiastici graduati, compreso il Vescovo Filippo Campus Chessa, tra il 1766 e 1900, figura Pattada.

 L’elevazione economica del paese passa, tra gli ultimi decenni dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, attraverso un proficuo periodo di ammodernamento e di modernizzazione. Pattada non dista molto dalla cittadina di Ozieri punto forte di un comprensorio economico dove i pattadesi, con i loro prodotti, potevano realizzare buoni affari.

I Giagu non figurano tra le famiglie più abbienti né tra le più numerose ai primi del Novecento tanto che nemmeno oggi sulla guida telefonica nazionale superano le 25 unità. La stessa emigrazione negli Usa tra Otto e Novecento non supera le 16 famiglie.

Essi, a fine Ottocento, figurano quasi tutti attivi nei commerci e nell’artigianato calazaturiero, in particolare Francesco Giagu si occupava di commercio di bestiame. Aveva contratto matrimonio con Maria Antonia Pizzidili dando alla luce Paolo Antonio. Avevano indirizzato questo loro figlio agli studi medi superiori e successivamente lo avevano iscritto all’Università di  Pisa per il conseguimento della laurea in Scienze Agrarie, la più antica e prestigiosa facoltà in quelle discipline in Italia. Durante gli studi medi superiori Paolo Antonio Giagu era entrato in contatto con la miglior borghesia della provincia di Sassari.

 

I Demartini di Thiesi

maria-antonietta-demartini-nuoro-19151La famiglia Demartini di Thiesi, traeva origine da un certo Stefano Demartini, originario di Milano e giunto a Thiesi alla fine del Settecento come imprenditore edile, si legò col matrimonio a una famiglia borghese del centro e generò molti figli che esercitarono l’arte muraria e che si portarono dietro il soprannome sardo “Su Milanesu”, da questa famiglia imparentatasi con le più abbienti famiglie di Thiesi, uscirono medici, magistrati, notai e funzionari dello Stato e come ceto sociale risulta più prestigioso di quello dei Giagu di Pattada.

Anche Thiesi del resto ha fama di essere stato il centro più attivo del Meilogu sia nel settore agropastorale sia in quello della trasformazione e commercializzazione dei prodotti.

Le presenze di seminaristi thiesini nel seminario turritano di Sassari tra il 1823 e il 1905 risultano 66, tra i quali figurano i Carta (2), i Dedola, Delogu (3) e Demartini (3), i Fiori (2), i Flores (4), i Garau (3), i Peddi, i Pinna (3) i Piredda (5), i Porqueddu (7) i Serra (5) i Siglienti (3).

Le famiglie che tra il 1760 e il 1860 inviarono i loro figli a frequentare l’Università di Sassari furono una trentina e tra queste spiccano i Delogu, i Siglienti, i Serra, i Tanca con più graduati, ma sono presenti anche i Fancello, i Gambella, i Pinna e i Piredda, mancano i Demartini che pure figurano in Seminario, segno evidente che la crescita sociale di questa famiglia in ordine agli studi avvenne sicuramente nello scorcio che va dall’Unità d’Italia a tutto il Novecento, infatti il primo laureato con questo nome, nella Facoltà medico-chirurgica è Antonio Demartini, laureatosi nel luglio del 1883, (figlio dell’imprenditore edile Gian Giacomo), nonno dei  fratelli Giagu, per un anno convittore e per quattro anni seminarista presso il seminario tridentino di Sassari; seguono ugualmente medici-chirurghi Giangiacomo di Antonio nel 1907, Giovanni Battista di Giovanni Nicolò nel 1925, quindi Antonio Vincenzo Demartini di Giangiacomo nel 1934; Mario Demartini di Giangiacomo cugino dei Giagu, si laurea in giurisprudenza nel 1940 ed eserciterà la professione di notaio in Sassari.

Demetrio Demartini, zio dei Giagu, si laurea in Giurisprudenza a Napoli e divenne avvocato generale della Cassazione e Presidente del Tribunale Consolare di Rodi, quando il Dodecanneso era governato da Cesare Maria De Vecchi.

  Tanto la famiglia Giagu di Pattada quanto quella dei Demartini di Thiesi appartenevano a quella borghesia dei due centri rurali che nel corso dell’Ottocento andò formandosi in tutta l’Isola imparentandosi per di più con famiglie di cospicui patrimoni agrari.

  II

  La famiglia dei Giagu Demartini Paolo Antonio Giagu, laureatosi a Pisa in Scienze Agrarie, svolto il servizio militare, conobbe Antonietta Demartini, figlia del medico condotto di Thiesi, che in Sassari, risiedendo nel collegio femminile delle Figlie di Maria, aveva avuto modo di frequentare la scuola normale anche se non si dedicò mai all’insegnamento dopo il matrimonio. Si trattava di una giovane distinta e graziosa, molto affabile, estremamente volitiva[12]. I due contrassero matrimonio a Thiesi e subito si trasferirono a Oristano per motivi di lavoro. I coniugi Giagu Demartini ebbero tre figli: Angelo, Antonio (noto Nino), Mario. Angelo, nacque il 24 febbraio del 1921 ad Oristano dove la neonata famiglia si era trasferita per l’incarico avuto dal padre come ispettore della cattedra ambulante di agricoltura[13]. Dopo un breve periodo, Paolo Antonio era rientrato a Sassari, avendo vinto un concorso presso l’Istituto di Credito Agrario Sardo (ICAS) di cui divenne più tardi direttore tecnico[14]. I Giagu abitarono in un primo tempo nel rione Cappuccini, successivamente nei dintorni della parrocchia di San Giuseppe, prima in via Enrico Costa, poi in via Diaz e infine in viale Dante. Furono anni turbolenti per la società sarda e sassarese, anni che videro la rapida e rumorosa ascesa del fascismo che s’impose nell’isola più burocraticamente che per una vera passione dei sardi, entusiasti del sardismo più che dei partiti di massa nazionali.[15] Angelo frequentò le scuole elementari tra il ’26 e il ’31: il primo anno scolastico lo seguì privatamente sotto la guida della maestra Duce Cocco, dal secondo anno frequentò le scuole pubbliche nel plesso di via Arborea. Dopo l’esame d’ammissione s’iscrisse al Regio Ginnasio Liceo, ubicato presso il Regio Convitto Nazionale Canopoleno di piazza Santa Caterina, dove lo frequentò tra il ‘31 e il ’33, successivamente frequentò lo stesso istituto in via Rolando, (un fabbricato realizzato dal regime con tante altre opere pubbliche); mentre Angelo, più espansivo, ma con qualche difficoltà di eloquio, attendeva con maggiore impegno e successo agli studi, Nino, più piccolo di lui di quattro anni, era schivo, ai limiti della timidezza, ma diligente messo materno per le incombenze più urgenti. Angelo, conseguita brillantemente la maturità classica, si laureò in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Sassari nel novembre del 1943, a 22 anni, con una tesi di laurea su La comunione nel diritto di autore con particolare riguardo all’opera cinematografica, data la sua passione per il cinema che lo invogliò a scrivere delle recensioni tanto su L’Isola quanto su La Nuova Sardegna. Mentre dopo la laurea si preparava al concorso in magistratura gli morì il padre. I fratelli, Nino diciottenne e Mario quindicenne, erano ancora studenti ed occorreva contribuire al reddito familiare per cui fu quasi necessaria la partecipazione al concorso per un posto all’Istituto di Credito Agrario della Sardegna (ICAS). D’altra parte il giornalismo, che il giovane aveva iniziato a praticare con successo fin dal ginnasio, non garantiva in quei momenti critici sicurezza economica, inoltre all’ICAS aveva lavorato il padre e questo costituiva un motivo di affezione verso l’Istituto. Nel 1946 vinse il concorso e iniziò la brillante carriera di bancario dimostrando ottime qualità in tutti i ruoli ricoperti[16]. Angelo, tuttavia, continuò ad occuparsi della terza pagina de La Nuova Sardegna fino al 1956 quando divenne direttore generale del neonato (1953) Banco di Sardegna dalla trasformazione dell’ICAS. Antonio, noto Nino, era nato in Thiesi il 17 marzo del ‘25; frequentò le scuole elementari fra il ’31 e il ’36, sotto la guida della maestra Ottavia Mossa. Proseguì gli studi presso il Ginnasio Liceo Azuni tra il ‘36 e il ‘41, anni in cui l’istituto era retto dal preside prof. Bonivento prima e successivamente dal prof. Giuseppe Chiarini; tra i professori emergevano Giovanni Pittalis e Salvatore Ruiu, amici dei Giagu, che per tanti versi vigilavano sulla buona riuscita dei due giovani[17]. Gli studi liceali di Nino si svolsero tra il ’41-’44 un po’ all’Azuni e un po’ al Canopoleno: la maturità classica la conseguì nell’anno scolastico ’43-44 presso il Ginnasio Liceo Parificato annesso al Regio Convitto Nazionale Canopoleno in Sassari. S’iscrisse all’Università di Cagliari in Filosofia il 23 dicembre del ‘44, ma, dopo la morte del padre, già colpito da ictus due anni prima, nel maggio del 1945 si trasferì alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Ateneo sassarese, sostenendo il primo esame in Filosofia del diritto il 4 luglio dello stesso anno. Nell’anno accademico 1946-47, sostenne 6 esami, successivamente gl’impegni giornalistici e politici furono talmente intensi che trascurò gli studi, e salvo qualche esame l’anno, li sostenne in buon numero nell’ultimo anno accademico 1953-54 a conclusione del quale si laureò con un lusinghiero voto di diploma di laurea discutendo col professore Antonio Tomaso Castiglia la tesi dal titolo Premesse al diritto di proprietà[18]. Il terzogenito Mario, nato a Sassari nel ’29, seguì gli studi regolarmente, frequentò con successo gli studi classici all’Azuni, proseguì con altrettanto successo gli studi universitari conseguendo la laurea in Giurisprudenza, in cui si laureò brillantemente. Fu presidente della FUCI e impegnatosi in politica divenne consigliere comunale di Sassari e capogruppo della D.C. . Nel 1960, un incidente stradale, spense i sogni di un giovane, a detta di amici e avversari, dotato di una vivacissima intelligenza e avviato a una brillante carriera politica[19]. La formazione giornalistica di Angelo e di Nino “Le collaborazioni giornaliste per Angelo Giagu iniziano prestissimo nell’età dell’adolescenza, scrive i primi articoli a quattordici anni, e sono appunti di viaggio. Il padre si sposta per l’isola con frequenza per ragioni di lavoro e spesso lo porta con se. Il ragazzino è un attento e curioso osservatore e descrive con vivacità luoghi, persone e impressioni. I suoi appunti non restano in un cassetto, ma vengono pubblicati dall’allora quotidiano sassarese l’Isola. Intanto coltiva anche la passione per il cinema, che accomuna a quella crescente per il giornalismo dilettandosi nelle recensioni dei film che va a vedere”[20]. Anche queste recensioni sono puntualmente pubblicate sullo stesso giornale. Durante il periodo universitario fu anche vicedirettore dell’organo della Gioventù Universitaria Fascista (Guf) L’Intervento del quale curò soprattutto la parte culturale. Nel dopoguerra intensifica la collaborazione all’Isola e quando riprende la pubblicazione de La Nuova Sardegna, nell’aprile del ’47 ne diventa una delle colonne occupandosi di cronaca e di cultura; collaborando con la terza pagina ha modo di liberare il suo lato letterario, anche se per una sorta di pudore lo maschera attraverso l’uso di vari pseudonimi. La tessera di giornalista pubblicista reca la data del 3 luglio 1942 e ha il numero 1876[21]. Alla terza pagina de La Nuova Sardegna cercò di dare dignità pari a quella di tanti noti quotidiani nazionali, favorendo la collaborazione della maggior parte degl’intellettuali sardi che in essa trovarono una palestra nella quale farsi conoscere. Il sabato si trasformava nella pagina dell’economia sarda, col ’52 si diede spazio anche alla cinematografia e agli eventi televisivi[22]. Un angolo particolare venne riservato alla poesia sarda e sassarese. L’attività giornalistica di Nino Sull’esempio del fratello maggiore, Nino intraprese la carriera di giornalista e tra il 26 febbraio ’44 e il 3 dicembre del ’45 collaborò sul settimanale Riscossa[23]. Non mancarono agli inizi dei tentativi letterari in prosa e in poesia: nell’ agosto del ’45 in questo settimanale apparvero i pezzi desunti da un presunto Diario: ” Ogni volta che mi allontano dalla città lo faccio con la segreta speranza di sfuggire una situazione che mi costringe a vivere secondo un continuo processo di autocritica. Autocritica che mi chiude la bocca e mi costringe a un mutismo interrotto solo da brevi discorsi, a volte concreti e giusti a volte inopportuni e vaghi. Non so assuefarmi ad ambienti nuovi; nuove persone mi spaventano. Ciò di cui vorrei parlare con esse è troppo intimo: amo udire le confidenze e i segreti, e rispondere con i miei, in un tono di confessione reciproca, lontano dai rimproveri e in assoluta comprensione. Una recita. -Ho assistito a una commedia, che per la sua difficoltà potrebbe appartenere al repertorio delle migliori compagnie italiane, recitata da giovani che mai avevano messo piede su un palcoscenico. Un tentativo. Il pubblico li ha compensati con gli applausi. Ma io so la vera ragione del successo che la rappresentazione ha ottenuto qui. Nel primo atto è la novità della messinscena (scenografia, attori truccati etc.) e lo stupore che lascia a far tutto; nel secondo un caratteristico personaggio, un contadino che fa ridere per la sua rozzezza nel vestire e la grossolanità nel parlare; nel terzo la figura di un commissario di polizia millantatore, pancione in bombetta. Agli occhi del pubblico sono apparsi questi i pretesti della commedia forse fatta in funzione di questi. La speranza, che mi spinge qui, di liberarmi da un senso penoso, non è del tutto ingiustificata. Effettivamente riesco in certi momenti a parlare in piena sincerità. Ma è forse perché in questa data circostanza, parla il cuore od è il cuore che dirige il cervello. In questo diario paesano mi agito fra il desiderio di una notorietà mondana, tutta a fini sentimentali, e il desiderio di cogliere me stesso in sincerità. E’ frutto del primo la sua pubblicazione, del secondo il fatto che ho bisogno di confessare l’equivocità della pubblicazione”[24].nino-gagu-demartini  Nel settembre dello stesso anno apparvero questi versi: “Tu non sai che la mia ansia/cresce e diventa paura, /quando il riso s’affaccia/alla tua bocca e gli occhi/vedo perduti alla ventura/Ti perdo e ti ritrovo…/…La calante/notte agita fuochi assopiti/ Nel sonno ricompongo /i colloqui d’amore/nei lunghi sguardi, zitti/Le parole nel viale, i pacati/rumori della valle/i suoni, dolce tristezza/ sono l’eco sensibile/della nostra timida giovinezza[25]”. Senza voler entrare sul merito sul valore letterario dei due componimenti si può osservare la forte sensibilità del giovane, peraltro rimasto senza la guida paterna da poco tempo e alla ricerca di affetti propri di quell’età. I due componimenti rivelano l’animo di un ventenne sensibile e pensoso nel quale l’educazione all’autocritica, il “silenzio è d’oro”, facevano sentire il peso da cui il giovane cercava di liberarsi. Altri articoli sull’attività giornalistica di Nino Giagu Demartini si rilevano nello stesso settimanale sassarese. Si tratta di saggi sull’introduzione alla critica cinematografica, di appunti sulla storia del cinema francese Evoluzione di Renè Clair su Moupassant[26], sull’ Utile ritorno di Chaplin[27] su Predicatori francesi[28], su Cronache cinematografiche Carmen[29], sulla Bête humaine di Jan Renoir[30] e due recensioni La terra ai contadini[31] e Sette ragazze innamorate[32]. Questa sua passione per la critica cinematografica prosegue anche sul quotidiano democristiano Corriere dell’Isola, della cui redazione fa parte insieme con altri giovani cattolici. La sua prima recensione di film appare il 15 febbraio 1947 e perdura fino all’ 8 gennaio1948. Le prime riguardano Le vie del peccato, Le tenebre della metropoli, Non tradirmi con me, Un genio in famiglia, Il cavaliere mascherato e La casa nella scogliera, Lo difendo, I forzati del mare, Corregidor, Dieci piccoli indiani; proseguono i saggi sul cinema italiano e sulla stessa origine della cinematografia: Questo fu il cinema italiano, La rivincita dei demoni e dei folletti generò il cinema il 27 dicembre 1895. Dopo un periodo d’interruzione del Corriere riprende con tre saggi dal 4 gennaio al 4 febbraio ’48, sui personaggi di H. James, sul cinema francese prima della guerra e su varie ipotesi sull’uccisione di Gandhi. Dall’analisi fatta sulla programmazione di questi film dati a Sassari si ha il giudizio di un intenditore, il prof. Saglio “Dei 59 film programmati, che il giovane Giagu recensisce, 43 erano prodotti in America, con la prevalenza di film di buon livello, soprattutto di commedie e film drammatici, anche se occorre dire che l’edizione degli stessi andava dal 1935 al 1946, chiaro segno che i film, prodotti prima della liberazione, avevano subito la censura del regime che non permetteva l’importazione di film americani e preferiva far ricreare gl’italiani con film melodrammatici e dei telefoni bianchi. E’ naturale che con la fine della guerra gli americani tentassero l’inculturazione democratica attraverso i loro film”[33]. I film italiani recensiti furono solo 7, ma di buon livello e recenti. Giagu recensì altri nove film di cui 5 prodotti in Inghilterra, 2 in Svizzera, 1 in Messico, 1 in Francia. Insomma uno sguardo sul mondo per i giovani della borghesia sassarese amanti del cinema e desiderosi di conoscere che cosa si stesse muovendo fuori confine dopo un’adolescenza tutta concentrata sull’Italia vera e fantasiosa. [1] Pattada: centro montano della provincia di Sassari, a circa 800 metri sul livello del mare, situata nella regione storico culturale del Monte Acuto, a metà Ottocento contava circa 3362 abitanti molti dei quali si dedicavano alla pastorizia e all’agricoltura. Fiorente risultava anche il commercio del bestiame e dei prodotti lattiero caseari. L’economia per quanto di sussistenza permetteva agli individui più attivi di migliorare la propria condizione sociale. Discreta risulta dai repertori scolastici e universitari degli studenti e dei seminaristi anche la tradizione delle carriere civili ed ecclesiastiche pur non essendo un centro di particolare rilievo amministrativo civile o ecclesiastico. La tradizione orale contava numerosi poeti in lingua sarda, mentre quella ecclesiastica e civile poteva vantare carriere prestigiose; cfr., F. Amadu, Pattada dalla preistoria all’Ottocento, Il torchietto, Ozieri 1996. [2] D. Quaranta, Repertorio, cit. . [3] A. Tedde, Gli studenti della facoltà di Teologia dell’Università di Sassari (1766-1873) in G. Brizzi e J. Verger (a cura di) Le università minori in Europa XV- XIV, Rubbettino, Soteria Mannelli (Catanzaro) 1998, pp. 885-897. [4] Per ammodernamento intendiamo la graduale organizzazione civile del comune come istituzione e come promotore di opere infrastrutturali necessarie per favorire il processo di incivilimento della popolazione. Per modernizzazione intendiamo quel graduale rinnovamento tecnologico nei tre settori economici che favorirono lo sviluppo delle produzioni e conseguentemente il miglioramento del tenore di vita. Per maggior approfondimento su Pattada si veda: N. L. Sanna, L’istruzione primaria a Pattada, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Sassari, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di laurea in Pedagogia, a.a 1998-1999. [5] Amministrazione comunale di Ozieri, (a cura di), Ozieri. Storia di una città 1836-1986, Grafopres, Ozieri 1989. [6] www.gens. sul motore google. [7] Notizie attinte da Angelo Giagu Demartini; si veda anche l’Archivio dell’ex ICAS presso il Banco di Sardegna S.p.A. in Sassari. [8] G. Zichi, (a cura di) I Quinque Libri. Inventario. Parrocchie foranee della diocesi di Sassari, IV, Gallizzi, Sassari 1995. [9] Il centro posto a 461 metri sul livello del mare distava dal capoluogo sei ore a piedi e forse tre ore a cavallo e in carrozza, per cui, l’attività commerciale con Sassari era più favorita rispetto a Pattada che invece aveva come centro di attrazione Ozieri. Anche sul piano politico Thiesi, prima della caduta del feudalesimo, era stata centro di ribellioni al feudatario e mantenne sempre viva forse, rispetto agli altri centri del Meilogu, una particolare sensibilità e interesse per la politica. F. Francioni, Per una storia segreta della Sardegna tra Settecento e Ottocento, Condaghes, Sassari 1996; ID., 1793: I Franco-Corsi sbarcano in Sardegna, Condaghes, Sassari 1993. [10] F. Obinu, I Laureati, cit. . [11] Cesare Maria De Vecchi nacque nel 1884 a Casale Monferrato e morì a Roma nel 1959, laureato in giurisprudenza fu capitano nella I.a G.M. Al termine del conflitto si iscrisse ai fasci di combattimento e partecipò alla marcia su Roma. Nominato Conte Di Val Cismon dal Re (1925), fu Governatore della Somalia dal 1923 al 1929, primo ambasciatore presso la Santa Sede dopo la firma dei patti lateranensi, Ministro per l’Educazione Nazionale nel 1935-36, Governatore del Dodecaneso dal marzo 1936 al dicembre 1940, nella seduta del Gran Consiglio del Fascismo del 25 luglio 1943 votò l’ordine del giorno Grandi contro Mussolini S. L. Posadinu, I laureati all’Università di Sassari dal 1766 al 1825, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Sassari, Facoltà di Magistero, a. a. 1993-94; M. G. Acca, I laureati all’Università di Sassari dal 1826 al 1860, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Sassari, Facoltà di Magistero a. a. 1994-95; L. E. Pittorru, Gli iscritti alla Facoltà di Leggi dal 1849 al 1875, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Sassari, Facoltà di Magistero a. a. 1994-95; F. Obinu, I laureati, cit. [12] Intervista a Franca Casula Demartini, cugina dei Giagu; vedi fotografia di Antonietta del 1915. [13] Le cattedre ambulanti di agricoltura erano delle sezioni staccate delle scuole agrarie che operavano nei paesi della Sardegna allo scopo di portare d’insegnare i principali fondamenti di agricoltura razionale a coloro che erano interessati al mondo agricolo. Vedi P. Deriu, La scuola agraria G.A. Pischedda di Bosa: dalle origini 1880 alla trasformazione in Istituto nazionale di Stato per l’agricoltura (1954), Tesi di Laurea, Università degli Studi di Sassari, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Laurea in Scienze dell’Educazione, a.a. 2004-2005. [14] G. Toniolo, Storia del Banco di Sardegna. Credito, istituzioni, sviluppo dal XVIII al XX secolo, editori Laterza, Roma-Bari 1995. [15] S. Sechi, Dopoguerra e fascismo, cit. . [16] G. Toniolo, Storia del Banco di Sardegna, cit., pp. 108, 327, 339, 358-59, 372. [17] Notizie desunte dai colloqui con Angelo Giagu Demartini. [18] Archivio dell’Università di Sassari, fasc. XI, 2272. [19] Notizie avute dal senatore Nino Giagu Demartini. [20] S. Usai, Angelo Giagu e la terza pagina de La Nuova Sardegna, Università degli Studi di Sassari, Tesi di Laurea, Facoltà di Magistero, Corso di Laurea in Materie Letterarie, a.a. 1998-99, pp. 9-10. [21] Associazione stampa sarda, I giornali sardi 1900-1940, Almanacco della Sardegna 1976, Gallizzi, Sassari 1976. [22] Ibidem, pp.11-12. [23] Riscossa settimanale sassarese, fu fondato nel 1944 da Francesco Spano Satta come espressione delle molteplici correnti della risorta democrazia. Vi scrissero Emilio Lussu, Mario Berlinguer, Giovanni Battista Puggioni, Giuseppe Dessì. Gavino Alivia, Michele Saba, Nino Campus Mario Azzera, Antonio Segni, Domenico Zolesi Bartolomeo Sorgiu, Nino Giagu De Martini, Luca Pinna, Fiorenzo Serra, Mario Canepa, Piero Cau, Francesco Masala, Giuseppe Polo, Giuseppe Musio, Ugo Carcassi e numerosi altri chiamati ad esprimere liberamente le loro opinioni. Cfr. P. Marica, Stampa e politica in Sardegna 1793-1944, La Zattera editrice, Cagliari 1968. [24] Riscossa, 39 (1945) [25] Riscossa, 46 (1945). [26] Riscossa, 19 marzo ’45. [27] Riscossa, 2 aprile ’45. [28] Riscossa, 30 aprile ’45. [29] Riscossa, 11 giugno ’45. [30] Riscossa, 28 maggio ’45. [31] Riscossa, 18 dicembre ’44. [32] Riscossa, 18 giugno ’45. [33] S. Saglio, Appunti sulla programmazione dei film a Sassari nel dopoguerra, Sassari 2005.

III Amicizie e ambienti cattolici Sulla formazione cattolica dei giovani Giagu Demartini nell’infanzia e nell’adolescenza ebbe una forte influenza religiosa la nonna materna di Thiesi che durante le feste e i mesi estivi li richiamava alla recita del rosario e alla pratica religiosa. La madre continuerà con lo stesso impegno su questa linea nei mesi in cui i figli risiedevano a Sassari.  Tra gli amici più stretti di Nino figurava Francesco Cossiga . L’amicizia dei Giagu Demartini e dei Cossiga risaliva al nonno materno, Antonio Demartini, medico condotto a Thiesi, che aveva inserito nelle condotte mediche dei paesi del Meilogu, Francesco Maria Cossiga, medico chirurgo, esule da Chiaramonti, dopo il diniego di un notabile dal quale aveva cercato invano il consenso per sposarne la figlia . Più tardi, quest’ultimo, dopo aver contratto matrimonio a Siligo con la nobildonna Isabella Lado, ebbe da lei Giuseppe che, laureatosi in Giurisprudenza a Sassari, era entrato all’ICAS diventandone direttore generale. Allo stesso tempo il genero di Demartini, Paolo Antonio Giagu impiegato all’ICAS ne diventerà direttore tecnico, intensificando in tal modo l’amicizia tra le due famiglie. In seguito questa fu ulteriormente rafforzata dall’alleanza politica di Nino Giagu Demartini e di Francesco Cossiga.  In una biografia su Francesco Cossiga Nino Giagu Demartini ha scritto:  «Giocavamo alla guerra con soldatini di cartone: io comandavo l’esercito del nord, lui quello degli stati dell’est. Battaglie accese nel cortile della parrocchia. Eravamo stati tutti balilla, avevamo avuto entrambi la divisa di balilla moschettiere, lui anche il fucile vero che allora avevano in pochi perché costava troppo, cento lire mi pare» .  In Sassari frequentarono le stesse famiglie, le stesse associazioni, la stessa parrocchia, le stesse sale cinematografiche e si nutrirono delle stesse idee e degli stessi ideali.  I due genitori, Giuseppe Cossiga e Paolo Antonio Giagu, entrambi di forte orientamento laico, offrirono altri spunti educativi, ai due ragazzi che crebbero con ampie vedute politiche. Antonietta Demartini, con la sua affabilità e generosità, accoglieva spesso parenti di entrambe le famiglie e altre amiche a prendere il té e non disdegnava d’intrattenersi in lunghe conversazioni salottiere secondo l’uso del tempo.  Il suo atteggiamento schietto e le sue posizioni contrastanti su taluni problemi non furono di gradimento ai parenti pattadesi del marito, per cui, i rapporti dei nipoti con i nonni Giagu di Pattada, si interruppero mentre si accrebbero i rapporti dei piccoli con il nonno medico di Thiesi e con la nonna Maria Antonia Piredda e sovente in occasione delle feste e delle vacanze Angelo, Nino e Mario scorrazzavano per le vie di Thiesi legandosi fortemente ai cugini Demartini e Piredda che costituivano quasi un clan familiare aperto alle più eminenti famiglie del centro.  Nino era meno espansivo e quasi timido, Angelo, rivelava un’intelligenza molto acuta e un carattere espansivo tanto da organizzare feste e balli interfamiliari. Chi era costretto, e lo sarà per tanto tempo, a fare lu pizzinnu d’andéra per conto della madre, sarà Nino, che grazie a questa suo costante relazione con la gente svilupperà una capacità di mediazione e una facilità di rapporto con gli elettori da diventare indubbiamente il più “popolare” dei cosiddetti giovani turchi e la sua attività politica sarà contrassegnata da un rapporto costante con la provincia senza risparmio di energia, riducendo anche le ore del sonno: spesso rientrava dalla Gallura alle tre di notte e, dopo qualche ora di sonno, di primo mattino ripartiva per il Goceano .  Ottimo il rapporto col fratello Angelo, fortemente impegnato nel lavoro, al contrario di Nino, che era spesso distratto dall’interesse per la politica, dall’impegno giornalistico e dalla sua passione per il cinema. Il cinema, all’epoca, esercitò su Nino una particolare attrattiva e con Francesco Cossiga e Franca Bergamini e altri, tutti praticanti giornalisti e quindi con tessera gratuita, ne frequentavano assiduamente le proiezioni. Quest’assiduità non è certo da imputare ad un particolare benessere e disponibilità finanziaria di questi giovani spesso squattrinati al punto da dividersi un cono di gelato in due. Nino viene iscritto all’albo dei giornalisti professionisti della Sardegna nel giugno del ’52 al numero 13 dell’albo. Egli frequentava anche la parrocchia e il circolo cattolico Robur et Virtus mentre l’amico Francesco Cossiga era più assiduo alla frequenza del circolo cattolico studentesco Silvio Pellico. Nelle conversazioni dei circoli si discuteva di tematiche religiose, ma anche sociali, di tematiche politiche ed economiche, dei doveri dei sardi nei confronti della propria regione, ma anche nei confronti della nazione .  Il suo impegno giornalistico sul Corriere dell’Isola durò fino al suo passaggio ad addetto stampa dell’ETFAS dove subì gli orientamenti politici del presidente Pampaloni assai vicini alle posizioni dei cosiddetti professorini Fanfani e La Pira. Mentre si dedicava alla pratica giornalistica il giovane proseguiva la sua formazione nell’ambito della Federazione Universitaria Cattolici Italiani, di cui era assistente ecclesiastico don Enea Selis, segretario dell’arcivescovo di Sassari Arcangelo Mazzotti, legato all’Università Cattolica di Milano . Sulla sua formazione fucina si può affermare che beneficò, insieme a tutti gli altri giovani cattolici che divennero classe dirigente, di quella formazione dal forte impegno civile e religioso che seppe imprimergli don Enea Selis.  A parte gli incontri infrasettimanali di carattere formativo religioso furono molto frequentati e apprezzati i così detti incontri del “Venerdì della FUCI”.  Si trattava di una serie di conferenze settimanali, degne di un master in scienze umane, tenute da intellettuali regionali e nazionali, oltre a qualche incontro di carattere internazionale come quello con Ronald Stepley coordinatore dell’ERLAS, che s’intrattenne su L’eradicazione della malaria in Sardegna e Nicholas Ruggeri, addetto stampa USA, che trattò del Ruolo dei giornali nella società americana .  Quali conferenzieri di tematiche artistiche basti citare Pietro Antonio Manca affermato pittore del primo Novecento sassarese; Filippo Figari che si intrattenne sulle correnti pittoriche contemporanee ; Vico Mossa noto storico dell’arte ; oppure noti musicisti che tennero concerti come Virgilio Brun violinista, Teresa Zumaglini Polimeni pianista, Jörg Demus pianista ; cultori di discipline letterarie quali Giovanni Lamberti cultore di Dante ; Ettore Cozzani allievo di Pascoli, che si intrattenne sulle Figure di Michelangelo, Leonardo, Raffaello, Leopardi e Francesco d’Assisi ; Daria Brescianino che trattò il tema sui Chiaroscuri nell’arte di Paul Claudel ; Nicola Valle intellettuale cagliaritano che trattò di Paolo e Francesca in Dante ; il noto accademico Mario Apollonio che affrontò il tema su Libertà e laicato: Situazione della cultura italiana moderna e sua difesa e altri numerosi incontri sul teatro italiano ; Augusto Maddaleni si occupò dei Problemi umani nel pensiero di Manzoni ; l’accademico civilista sassarese Salvatore Piras che si intrattenne sul tema Piccolo mondo moderno raccontando l’ambiente sardo contemporaneo ; Nando Clemente, notissimo urbanista, trattò di tematiche urbanistiche ; Franco Dessì Fulgheri, letterato, trattò Voci e motivi d’oltretomba nella lirica antica e moderna .  Tematiche religiose affrontarono il gesuita Crescentino Greppi rettore della Pontificia Facoltà Teologica di Cuglieri che dissertò sulla Filosofia della religione ; Carlo Moro trattò di Cristianesimo e mondo contemporaneo. Esigenze e concetti di comunità del mondo contemporaneo ; il teologo domenicano Enrico di Rovasenda parlò della Figura di Gesù come figlio di Dio e figlio dell’uomo ; il professore salesiano dell’Università di Torino Giuseppe Gemellaro trattò della Crisi del mondo contemporaneo, del Come rifare una società cristiana e del Compito della chiesa oggi ; altre tematiche religiose furono trattate da Giuseppe Lazzati eminente professore della Cattolica di Milano che in una prima conferenza trattò del Rapporto tra scienza e religione , e in altre tre illustrò il tema Impegno e spiritualità del laico ; il domenicano padre Raffaele Cai illustrò la figura di Girolamo Savonarola nel quinto centenario dalla nascita ; Luigi Battista Puggioni, antifascista e sardista, parlò Dal diavolo a Dio nella vicenda spirituale di sant’Agostino ; lo storico e ecclesiastico monsignor Damiano Filia trattò del Concilio di Calcedonia ; Luigi Crespellani parlò dell’opera di Bernanos I dialoghi delle Carmelitane ; il teologo Gavino Spanedda parlò su Il volto di Gesù nella raffigurazione artistica ; monsignor Michele Pellegrino, professore dell’Ateneo torinese e futuro cardinale, parlò dell’Avventura spirituale di sant’Agostino ; Maria Maxia, insegnante di Filosofia a Cagliari, trattò de L’esperienza spirituale di Edith Stein ; l’avvocato Giuseppe Binna si intrattenne sul tema La preghiera nel canto . Altri docenti trattarono temi più propriamente storici economici e politici come Francesco Chieffi, deputato DC ex popolare, parlò sul Piano Marshall ; Mariano Pintus, futuro sottosegretario nei governi Moro e Leone, parlò delle Ragioni del comunismo ; il prof. Lamberti si intrattenne sul Pensiero sociale cristiano nella lettera pastorale del cardinal Shushester ; Luigi Crespellani e Giulio Andreotti parlarono dell’Università e della vita ; il professore della Cattolica Ezio Franceschini si intrattenne su Il sapere alla luce del cristianesimo ; il professor Fabio Magrassi della clinica medica trattò delle Conquiste e prospettive e limiti della scienza medica ; l’avvocato Giuseppe Binna parlò di Pace e ascesi nel suono ; l’onorevole Salvatore Mannironi trattò il tema Confidenze di un deputato ; Enzo Pampaloni, direttore dell’ETFAS e docente della neonata Facoltà di Agraria parlò degli Aspetti sociali economici e morali della riforma agraria ; l’avvocato Ugo Puggioni trattò de Il contadino Verdi critico politico e musico ; il direttore della rivista Vita Cristiana tenne tre conferenze sul Matrimonio dal punto di vista morale economico e religioso ; prof. Giuseppe Brotzu s’intrattenne su I microbi ; Gavino Gabriel parlò del Lavoro italiano in Africa , il prof. Charl Dupré si intrattenne sui Problemi di anatomia artistica nella iconografia del crocefisso ; il prof. Antonio Fabbris e Innocenzo Gasperini tennero un ciclo di conferenze sull’Economia agricola sarda ; Gian Maria Rolando trattò l’Essenza del Cristianesimo ; prof. Gasperini si intrattenne sul tema Dove va l’economia italiana ; il senatore Antonio Azara trattò della Comunità europea e dei suoi riflessi in politica interna ; il professor Romolo Deotto parlò delle Recenti vedute sul cancro ; Innocenzo Gorlani, docente della Cattolica, parlò dei Misteri del cristianesimo ; il sottosegretario alla Pubblica Istruzione Maria Jervolino tenne un discorso su Donna nell’Università ; monsignor Michele Pellegrino parlò dell’Avventura spirituale di sant’Agostino ; il prof. Cesare Ambroseto parlò della Natura umana in psichiatria ; il prof. Minos Martelli illustrò gli Insetti proletari ; Carlo Maxia parlò dell’Uomo primitivo in Sardegna ; prof. Branca presentò un film documentario sulle Origini degli Stati Uniti d’America ; l’avvocato Ivo Murgia parlò dei Cattolici e l’Europa ; il prof. Ugo Carcassi affrontò il tema Fattori ereditari e ambientali nelle malattie del sangue in Sardegna ; Valentino Morani e Raffaele Barbieri tennero un corso sull’agricoltura ; il padre Agostino Lanzani, parlò sul tema Alba di nuova civiltà rurale in Sardegna; Sergio Costa, prorettore dell’Università di Sassari, infine concluse le conferenze del 956 su Tradizione e modernità dell’amministrazione giudiziaria inglese .  Dai contenuti di queste conferenze si deduce che le opportunità di approfondimento settimanale offerto ai fucini e alle fucine dell’Università di Sassari si distinguevano per varietà, ricchezza e spessore. A tutto ciò occorre aggiungere i convegni, le conferenze e la partecipazione alla vita politica attiva a cui iniziò a partecipare il giovane Nino Giagu Demartini insieme agli altri esponenti della DC sassarese che come dirigenti di partito o come membri della minoranza politica nel comitato provinciale venivano iniziati al funzionamento di esso. E’ evidente che tutte queste attività accompagnate dall’impegno politico attivo a contatto con l’intera provincia se, per tanti versi, arricchivano la cultura del giovane Nino Giagu, per altri versi, ne ritardavano la conclusione degli studi.  Nino Giagu, in quegli anni, come del resto Francesco Cossiga e gli altri sa dividersi, tra la FUCI e l’Azione Cattolica, tra gli insegnamenti di don Enea e i consigli e gli ammonimenti di monsignor Masia e spesso nello studio di don Enea, insieme agli altri amici democristiani orientati verso le idee dossettiane, si riunivano per discutere le problematiche politiche più urgenti, prendendo coscienza come i cattolici dovessero sentire come un dovere che si attuasse lo sviluppo economico e sociale dell’isola, così da migliorare il benessere dei sardi, aumentando il reddito delle famiglie e accrescendo così la dignità di ciascuno, poiché il benessere non doveva appartenere soltanto a pochi privilegiati.  Il monito costante di don Enea e dei suoi collaboratori rivolto ai fucini era che essi dovessero prendere coscienza di essere classe dirigente del futuro per cui, dovevano avere una fede convinta, una moralità ineccepibile e una partecipazione attiva ad una società i cui valori dovevano essere umani e cristiani. Era indubbio che le simpatie di don Enea e dei suoi fucini fossero rivolte alle figure più eminenti della sinistra democristiana e particolarmente di Dossetti. Non mancarono a Nino Giagu le lunghe conversazioni e gli incontri in casa Segni col primogenito dell’uomo politico, Celestino, il quale, oltre ad informarli sulle dinamiche e sugli orientamenti del partito a livello nazionale, andava man mano fornendo ad essi un’idea sulla complessità dell’essere e dell’agire politico; d’altra parte il gruppo dei giovani democristiani sassaresi, che per l’età non avevano potuto partecipare alla fondazione del partito sotto la guida dei vescovi e dei protagonisti Antonio Segni, Lamberti, Salvatore Mannironi e il gruppo di don Angelico Fadda di Pozzomaggiore, non ignoravano gli echi dei contrasti generazionali che erano sorti fin dall’inizio tra gli ex popolari più moderati e i giovani più orientati verso mete che a volte potevano collimare con gli obiettivi socialcomunisti. E’ di quegli anni, infatti, il libro di Angelico Fadda, apparso sotto uno pseudonimo dal titolo La croce e il martello in cui si cerca una sintesi tra gli obiettivi dei cattolici e dei comunisti. D’altra parte in questi anni giovanili la vita di Nino Giagu procede parallela, salvo che per gli studi, a quella dell’amico fraterno Francesco Cossiga. L’altro luogo di formazione era l’associazione Robur et Virtus a quei tempi diretta e frequentata dai giovani di una varia borghesia figli di artigiani, di piccoli industriali, di commercianti, che amavano unire l’impegno sportivo alla formazione cattolica. In quel contesto il giovane Giagu ebbe modo di affinare la conoscenza di una classe sociale più contigua al mondo delle attività operative più che a quello studentesco della Silvio Pellico, prediletto dal suo amico fraterno Francesco Cossiga. D’altra parte vi è da considerare che il bisnonno Giangiacomo Demartini e i prozii erano stati muratori e imprenditori edili ed è indubbio che l’operatività e la realizzazione immediata di progetti concreti e visibili erano radicati quasi geneticamente nel giovane che divenuto, dopo Francesco Cossiga, il vero leader dei democratici Cristiani operanti in Sardegna e attivi nei comuni, nelle province e nella Regione Sarda, si adoperò alla risoluzione dei problemi con la massima concretezza, senza perdersi mai in troppe chiacchiere e in discussioni inutili che erano la caratteristica di molti suoi avversari politici dentro e fuori dalla D.C.  Altro ambiente di formazione fu certamente la parrocchia di San Giuseppe, diretta dal noto prelato mons. Giovanni Masia che si preoccupava che i giovani fossero coerenti e preparati a svolgere quei compiti ai quali la società li avrebbe chiamati. Occorrerebbe scrivere la storia di questa parrocchia nel primo novecento per capire più a fondo quale laboratorio di formazione giovanile essa fosse diventata con le sue branche associative.  Nino Giagìu Demartini conobbe all’interno della FUCI la sua stessa consorte Sebastiana Maieli nota Nella e con lei contrasse matrimonio nel ’55 un anno prima della vittoria politica dei cosiddetti Giovani turchi. Da quel matrimonio nacquero tre figli Paolo Antonio Giovanni e Antonietta. Giovanni, attuale consigliere regionale della Margherita avrebbe seguito la passione paterna dell’attività politica.

III Amicizie e ambienti cattolici Sulla formazione cattolica dei giovani Giagu Demartini nell’infanzia e nell’adolescenza ebbe una forte influenza religiosa la nonna materna di Thiesi che durante le feste e i mesi estivi li richiamava alla recita del rosario e alla pratica religiosa. La madre continuerà con lo stesso impegno su questa linea nei mesi in cui i figli risiedevano a Sassari.  Tra gli amici più stretti di Nino figurava Francesco Cossiga . L’amicizia dei Giagu Demartini e dei Cossiga risaliva al nonno materno, Antonio Demartini, medico condotto a Thiesi, che aveva inserito nelle condotte mediche dei paesi del Meilogu, Francesco Maria Cossiga, medico chirurgo, esule da Chiaramonti, dopo il diniego di un notabile dal quale aveva cercato invano il consenso per sposarne la figlia . Più tardi, quest’ultimo, dopo aver contratto matrimonio a Siligo con la nobildonna Isabella Lado, ebbe da lei Giuseppe che, laureatosi in Giurisprudenza a Sassari, era entrato all’ICAS diventandone direttore generale. Allo stesso tempo il genero di Demartini, Paolo Antonio Giagu impiegato all’ICAS ne diventerà direttore tecnico, intensificando in tal modo l’amicizia tra le due famiglie. In seguito questa fu ulteriormente rafforzata dall’alleanza politica di Nino Giagu Demartini e di Francesco Cossiga.  In una biografia su Francesco Cossiga Nino Giagu Demartini ha scritto:  «Giocavamo alla guerra con soldatini di cartone: io comandavo l’esercito del nord, lui quello degli stati dell’est. Battaglie accese nel cortile della parrocchia. Eravamo stati tutti balilla, avevamo avuto entrambi la divisa di balilla moschettiere, lui anche il fucile vero che allora avevano in pochi perché costava troppo, cento lire mi pare» .  In Sassari frequentarono le stesse famiglie, le stesse associazioni, la stessa parrocchia, le stesse sale cinematografiche e si nutrirono delle stesse idee e degli stessi ideali.  I due genitori, Giuseppe Cossiga e Paolo Antonio Giagu, entrambi di forte orientamento laico, offrirono altri spunti educativi, ai due ragazzi che crebbero con ampie vedute politiche. Antonietta Demartini, con la sua affabilità e generosità, accoglieva spesso parenti di entrambe le famiglie e altre amiche a prendere il té e non disdegnava d’intrattenersi in lunghe conversazioni salottiere secondo l’uso del tempo.  Il suo atteggiamento schietto e le sue posizioni contrastanti su taluni problemi non furono di gradimento ai parenti pattadesi del marito, per cui, i rapporti dei nipoti con i nonni Giagu di Pattada, si interruppero mentre si accrebbero i rapporti dei piccoli con il nonno medico di Thiesi e con la nonna Maria Antonia Piredda e sovente in occasione delle feste e delle vacanze Angelo, Nino e Mario scorrazzavano per le vie di Thiesi legandosi fortemente ai cugini Demartini e Piredda che costituivano quasi un clan familiare aperto alle più eminenti famiglie del centro.  Nino era meno espansivo e quasi timido, Angelo, rivelava un’intelligenza molto acuta e un carattere espansivo tanto da organizzare feste e balli interfamiliari. Chi era costretto, e lo sarà per tanto tempo, a fare lu pizzinnu d’andéra per conto della madre, sarà Nino, che grazie a questa suo costante relazione con la gente svilupperà una capacità di mediazione e una facilità di rapporto con gli elettori da diventare indubbiamente il più “popolare” dei cosiddetti giovani turchi e la sua attività politica sarà contrassegnata da un rapporto costante con la provincia senza risparmio di energia, riducendo anche le ore del sonno: spesso rientrava dalla Gallura alle tre di notte e, dopo qualche ora di sonno, di primo mattino ripartiva per il Goceano .  Ottimo il rapporto col fratello Angelo, fortemente impegnato nel lavoro, al contrario di Nino, che era spesso distratto dall’interesse per la politica, dall’impegno giornalistico e dalla sua passione per il cinema. Il cinema, all’epoca, esercitò su Nino una particolare attrattiva e con Francesco Cossiga e Franca Bergamini e altri, tutti praticanti giornalisti e quindi con tessera gratuita, ne frequentavano assiduamente le proiezioni. Quest’assiduità non è certo da imputare ad un particolare benessere e disponibilità finanziaria di questi giovani spesso squattrinati al punto da dividersi un cono di gelato in due. Nino viene iscritto all’albo dei giornalisti professionisti della Sardegna nel giugno del ’52 al numero 13 dell’albo. Egli frequentava anche la parrocchia e il circolo cattolico Robur et Virtus mentre l’amico Francesco Cossiga era più assiduo alla frequenza del circolo cattolico studentesco Silvio Pellico. Nelle conversazioni dei circoli si discuteva di tematiche religiose, ma anche sociali, di tematiche politiche ed economiche, dei doveri dei sardi nei confronti della propria regione, ma anche nei confronti della nazione .  Il suo impegno giornalistico sul Corriere dell’Isola durò fino al suo passaggio ad addetto stampa dell’ETFAS dove subì gli orientamenti politici del presidente Pampaloni assai vicini alle posizioni dei cosiddetti professorini Fanfani e La Pira. Mentre si dedicava alla pratica giornalistica il giovane proseguiva la sua formazione nell’ambito della Federazione Universitaria Cattolici Italiani, di cui era assistente ecclesiastico don Enea Selis, segretario dell’arcivescovo di Sassari Arcangelo Mazzotti, legato all’Università Cattolica di Milano . Sulla sua formazione fucina si può affermare che beneficò, insieme a tutti gli altri giovani cattolici che divennero classe dirigente, di quella formazione dal forte impegno civile e religioso che seppe imprimergli don Enea Selis.  A parte gli incontri infrasettimanali di carattere formativo religioso furono molto frequentati e apprezzati i così detti incontri del “Venerdì della FUCI”.  Si trattava di una serie di conferenze settimanali, degne di un master in scienze umane, tenute da intellettuali regionali e nazionali, oltre a qualche incontro di carattere internazionale come quello con Ronald Stepley coordinatore dell’ERLAS, che s’intrattenne su L’eradicazione della malaria in Sardegna e Nicholas Ruggeri, addetto stampa USA, che trattò del Ruolo dei giornali nella società americana .  Quali conferenzieri di tematiche artistiche basti citare Pietro Antonio Manca affermato pittore del primo Novecento sassarese; Filippo Figari che si intrattenne sulle correnti pittoriche contemporanee ; Vico Mossa noto storico dell’arte ; oppure noti musicisti che tennero concerti come Virgilio Brun violinista, Teresa Zumaglini Polimeni pianista, Jörg Demus pianista ; cultori di discipline letterarie quali Giovanni Lamberti cultore di Dante ; Ettore Cozzani allievo di Pascoli, che si intrattenne sulle Figure di Michelangelo, Leonardo, Raffaello, Leopardi e Francesco d’Assisi ; Daria Brescianino che trattò il tema sui Chiaroscuri nell’arte di Paul Claudel ; Nicola Valle intellettuale cagliaritano che trattò di Paolo e Francesca in Dante ; il noto accademico Mario Apollonio che affrontò il tema su Libertà e laicato: Situazione della cultura italiana moderna e sua difesa e altri numerosi incontri sul teatro italiano ; Augusto Maddaleni si occupò dei Problemi umani nel pensiero di Manzoni ; l’accademico civilista sassarese Salvatore Piras che si intrattenne sul tema Piccolo mondo moderno raccontando l’ambiente sardo contemporaneo ; Nando Clemente, notissimo urbanista, trattò di tematiche urbanistiche ; Franco Dessì Fulgheri, letterato, trattò Voci e motivi d’oltretomba nella lirica antica e moderna .  Tematiche religiose affrontarono il gesuita Crescentino Greppi rettore della Pontificia Facoltà Teologica di Cuglieri che dissertò sulla Filosofia della religione ; Carlo Moro trattò di Cristianesimo e mondo contemporaneo. Esigenze e concetti di comunità del mondo contemporaneo ; il teologo domenicano Enrico di Rovasenda parlò della Figura di Gesù come figlio di Dio e figlio dell’uomo ; il professore salesiano dell’Università di Torino Giuseppe Gemellaro trattò della Crisi del mondo contemporaneo, del Come rifare una società cristiana e del Compito della chiesa oggi ; altre tematiche religiose furono trattate da Giuseppe Lazzati eminente professore della Cattolica di Milano che in una prima conferenza trattò del Rapporto tra scienza e religione , e in altre tre illustrò il tema Impegno e spiritualità del laico ; il domenicano padre Raffaele Cai illustrò la figura di Girolamo Savonarola nel quinto centenario dalla nascita ; Luigi Battista Puggioni, antifascista e sardista, parlò Dal diavolo a Dio nella vicenda spirituale di sant’Agostino ; lo storico e ecclesiastico monsignor Damiano Filia trattò del Concilio di Calcedonia ; Luigi Crespellani parlò dell’opera di Bernanos I dialoghi delle Carmelitane ; il teologo Gavino Spanedda parlò su Il volto di Gesù nella raffigurazione artistica ; monsignor Michele Pellegrino, professore dell’Ateneo torinese e futuro cardinale, parlò dell’Avventura spirituale di sant’Agostino ; Maria Maxia, insegnante di Filosofia a Cagliari, trattò de L’esperienza spirituale di Edith Stein ; l’avvocato Giuseppe Binna si intrattenne sul tema La preghiera nel canto . Altri docenti trattarono temi più propriamente storici economici e politici come Francesco Chieffi, deputato DC ex popolare, parlò sul Piano Marshall ; Mariano Pintus, futuro sottosegretario nei governi Moro e Leone, parlò delle Ragioni del comunismo ; il prof. Lamberti si intrattenne sul Pensiero sociale cristiano nella lettera pastorale del cardinal Shushester ; Luigi Crespellani e Giulio Andreotti parlarono dell’Università e della vita ; il professore della Cattolica Ezio Franceschini si intrattenne su Il sapere alla luce del cristianesimo ; il professor Fabio Magrassi della clinica medica trattò delle Conquiste e prospettive e limiti della scienza medica ; l’avvocato Giuseppe Binna parlò di Pace e ascesi nel suono ; l’onorevole Salvatore Mannironi trattò il tema Confidenze di un deputato ; Enzo Pampaloni, direttore dell’ETFAS e docente della neonata Facoltà di Agraria parlò degli Aspetti sociali economici e morali della riforma agraria ; l’avvocato Ugo Puggioni trattò de Il contadino Verdi critico politico e musico ; il direttore della rivista Vita Cristiana tenne tre conferenze sul Matrimonio dal punto di vista morale economico e religioso ; prof. Giuseppe Brotzu s’intrattenne su I microbi ; Gavino Gabriel parlò del Lavoro italiano in Africa , il prof. Charl Dupré si intrattenne sui Problemi di anatomia artistica nella iconografia del crocefisso ; il prof. Antonio Fabbris e Innocenzo Gasperini tennero un ciclo di conferenze sull’Economia agricola sarda ; Gian Maria Rolando trattò l’Essenza del Cristianesimo ; prof. Gasperini si intrattenne sul tema Dove va l’economia italiana ; il senatore Antonio Azara trattò della Comunità europea e dei suoi riflessi in politica interna ; il professor Romolo Deotto parlò delle Recenti vedute sul cancro ; Innocenzo Gorlani, docente della Cattolica, parlò dei Misteri del cristianesimo ; il sottosegretario alla Pubblica Istruzione Maria Jervolino tenne un discorso su Donna nell’Università ; monsignor Michele Pellegrino parlò dell’Avventura spirituale di sant’Agostino ; il prof. Cesare Ambroseto parlò della Natura umana in psichiatria ; il prof. Minos Martelli illustrò gli Insetti proletari ; Carlo Maxia parlò dell’Uomo primitivo in Sardegna ; prof. Branca presentò un film documentario sulle Origini degli Stati Uniti d’America ; l’avvocato Ivo Murgia parlò dei Cattolici e l’Europa ; il prof. Ugo Carcassi affrontò il tema Fattori ereditari e ambientali nelle malattie del sangue in Sardegna ; Valentino Morani e Raffaele Barbieri tennero un corso sull’agricoltura ; il padre Agostino Lanzani, parlò sul tema Alba di nuova civiltà rurale in Sardegna; Sergio Costa, prorettore dell’Università di Sassari, infine concluse le conferenze del 956 su Tradizione e modernità dell’amministrazione giudiziaria inglese .  Dai contenuti di queste conferenze si deduce che le opportunità di approfondimento settimanale offerto ai fucini e alle fucine dell’Università di Sassari si distinguevano per varietà, ricchezza e spessore. A tutto ciò occorre aggiungere i convegni, le conferenze e la partecipazione alla vita politica attiva a cui iniziò a partecipare il giovane Nino Giagu Demartini insieme agli altri esponenti della DC sassarese che come dirigenti di partito o come membri della minoranza politica nel comitato provinciale venivano iniziati al funzionamento di esso. E’ evidente che tutte queste attività accompagnate dall’impegno politico attivo a contatto con l’intera provincia se, per tanti versi, arricchivano la cultura del giovane Nino Giagu, per altri versi, ne ritardavano la conclusione degli studi.  Nino Giagu, in quegli anni, come del resto Francesco Cossiga e gli altri sa dividersi, tra la FUCI e l’Azione Cattolica, tra gli insegnamenti di don Enea e i consigli e gli ammonimenti di monsignor Masia e spesso nello studio di don Enea, insieme agli altri amici democristiani orientati verso le idee dossettiane, si riunivano per discutere le problematiche politiche più urgenti, prendendo coscienza come i cattolici dovessero sentire come un dovere che si attuasse lo sviluppo economico e sociale dell’isola, così da migliorare il benessere dei sardi, aumentando il reddito delle famiglie e accrescendo così la dignità di ciascuno, poiché il benessere non doveva appartenere soltanto a pochi privilegiati.  Il monito costante di don Enea e dei suoi collaboratori rivolto ai fucini era che essi dovessero prendere coscienza di essere classe dirigente del futuro per cui, dovevano avere una fede convinta, una moralità ineccepibile e una partecipazione attiva ad una società i cui valori dovevano essere umani e cristiani. Era indubbio che le simpatie di don Enea e dei suoi fucini fossero rivolte alle figure più eminenti della sinistra democristiana e particolarmente di Dossetti. Non mancarono a Nino Giagu le lunghe conversazioni e gli incontri in casa Segni col primogenito dell’uomo politico, Celestino, il quale, oltre ad informarli sulle dinamiche e sugli orientamenti del partito a livello nazionale, andava man mano fornendo ad essi un’idea sulla complessità dell’essere e dell’agire politico; d’altra parte il gruppo dei giovani democristiani sassaresi, che per l’età non avevano potuto partecipare alla fondazione del partito sotto la guida dei vescovi e dei protagonisti Antonio Segni, Lamberti, Salvatore Mannironi e il gruppo di don Angelico Fadda di Pozzomaggiore, non ignoravano gli echi dei contrasti generazionali che erano sorti fin dall’inizio tra gli ex popolari più moderati e i giovani più orientati verso mete che a volte potevano collimare con gli obiettivi socialcomunisti. E’ di quegli anni, infatti, il libro di Angelico Fadda, apparso sotto uno pseudonimo dal titolo La croce e il martello in cui si cerca una sintesi tra gli obiettivi dei cattolici e dei comunisti. D’altra parte in questi anni giovanili la vita di Nino Giagu procede parallela, salvo che per gli studi, a quella dell’amico fraterno Francesco Cossiga. L’altro luogo di formazione era l’associazione Robur et Virtus a quei tempi diretta e frequentata dai giovani di una varia borghesia figli di artigiani, di piccoli industriali, di commercianti, che amavano unire l’impegno sportivo alla formazione cattolica. In quel contesto il giovane Giagu ebbe modo di affinare la conoscenza di una classe sociale più contigua al mondo delle attività operative più che a quello studentesco della Silvio Pellico, prediletto dal suo amico fraterno Francesco Cossiga. D’altra parte vi è da considerare che il bisnonno Giangiacomo Demartini e i prozii erano stati muratori e imprenditori edili ed è indubbio che l’operatività e la realizzazione immediata di progetti concreti e visibili erano radicati quasi geneticamente nel giovane che divenuto, dopo Francesco Cossiga, il vero leader dei democratici Cristiani operanti in Sardegna e attivi nei comuni, nelle province e nella Regione Sarda, si adoperò alla risoluzione dei problemi con la massima concretezza, senza perdersi mai in troppe chiacchiere e in discussioni inutili che erano la caratteristica di molti suoi avversari politici dentro e fuori dalla D.C.  Altro ambiente di formazione fu certamente la parrocchia di San Giuseppe, diretta dal noto prelato mons. Giovanni Masia che si preoccupava che i giovani fossero coerenti e preparati a svolgere quei compiti ai quali la società li avrebbe chiamati. Occorrerebbe scrivere la storia di questa parrocchia nel primo novecento per capire più a fondo quale laboratorio di formazione giovanile essa fosse diventata con le sue branche associative.  Nino Giagìu Demartini conobbe all’interno della FUCI la sua stessa consorte Sebastiana Maieli nota Nella e con lei contrasse matrimonio nel ’55 un anno prima della vittoria politica dei cosiddetti Giovani turchi. Da quel matrimonio nacquero tre figli Paolo Antonio Giovanni e Antonietta. Giovanni, attuale consigliere regionale della Margherita avrebbe seguito la passione paterna dell’attività politica.        

Commenti

  1. Gradirei conoscere che era Francesco Dessì, vissuto a Rodi negli anni dal 1935 al 1943 (circa). Mia madre, emigrata con la sua famiglia a Rodi dal 1935 al 1943, a Campochiaro e Monte Profeta Elia, lo nomina spesso. Grazie per l’eventuale gentile riscontro.

    Giampaolo
    gennaio 5th, 2009
  2. il nonno migliore di tutti.

    Carlotta Giagu
    maggio 25th, 2010
  3. Cara Carlotta, mi fa piacere che abbia letto questi primi 3 capitoli del libro su tuo nonno, Spero che tuo padre ti faccia leggere tutto il libro e che valorizzi quanto tuo nonno ha fatto anche per gli studi sul movimento cattolico. Io ho avuto modo di conoscerlo bene anche quando era ammalato. Si è dimostrato sempre un uomo preoccupato del benessere della gente. Avrai visto anche le foto di tua bisnonna Antonietta Demartini e di tuo bisnonno Paolo Antonio.
    Ciao
    PS Se hai qualche ricordo scrivimi così lo pubblicherò. Ciao Prof. Tedde

    scriptor
    maggio 26th, 2010
  4. Dove è possibile reperire il volume?
    Grazie Lorenzo Sanna

    Lorenzo Sanna
    giugno 18th, 2019
  5. Lo potrai stampare da accademiasarda.it dove è pubblicato, con copia e incolla!
    Dovrebbe averlo l’Associazione Alcide Degasperi via Galilei 11, oppure la Nuova Stampa Color che dovrebbe aver ereditato i libri della v vecchia Stmapacolor.

    Angelino
    giugno 27th, 2019

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