28 Marzo 2017 - Categoria: cultura

Àndalas de prendas in camineras de ainaltu Solchi di preziosi in sentieri che corrono verso l’alto di Giovanna Elies

“ Che cos’è un’isola in una vastità di mare?

Ė qualcosa che sotto certe prospettive o angolature, da un continente, per esempio, non può essere precisamente fissata.

Che non si può vedere in orizzonte quando i cieli sono sereni.

E immaginate se è possibile quando i cieli si incupiscono”. ( Enzo Espa)

Isole si nasce. Doppiamente isole si diventa, nel corso dei secoli: “ in sos temporios”.

Quanto più il cielo si oscura, si assestano e restano vane le possibilità di vedere, di percepire, di pensare, di capire e sentire la terraferma.

L’isola è -dunque- un segno, un punto solitario nell’orizzonte ma è anche un sogno dove riposano le nostre malinconie.

L’isola, spesso lontana dalle vicende del mondo, è per natura una terra dove meno che in altre si avverte la contaminazione, dove tutto sembra destinato a rimanere immobile, sotto il sole incalzante che feconda e brucia, ama e distrugge…

Il mare, dunque, rappresenta l’orlo “s’orìzu”, la materia prima che presiede alla parte più delicata , di un abito o di un territorio ed ha il compito di contenere e salvaguardare tutto ciò che all’interno vi sta e vive.

Ed è ancora il mare ad occuparsi di quell’isolamento geografico che rende ancora più complessa e quindi più accattivante e stimolante la storia geologica dell’isola .

Anche il mare, ha origini lontane, lontanissime, forse paleozoiche e da allora custodisce tutto ciò che tra capovolgimenti, eruzioni, erosioni, si è prodotto all’interno: pianure, valli, avvallamenti, colline, montagne, boschi e tutto quel paesaggio vegetale che, dopo milioni di anni, è arrivato intatto fino ad oggi, fino a noi.

Non sembra, eppure è una bella responsabilità vivere in una terra così antica e forse così unica: sicuramente la più antica del Mediterraneo e fra le più antiche d’Europa.

“ Sardegna, quasi un Continente” ebbe a dire Marcello Serra e fino ad oggi non esiste una voce che possa smentire questa affermazione.

“Melchiorre Carta saliva la montagna, ritornando al suo ovile. (…) Il cavallino saliva con prudente lentezza, scuotendo la testa tenuta alta dal freno. Dopo le falde sassose, olezzanti di cespugli aromatici, dalle quali si scorgeva Nuoro e un panorama di valli selvagge e di montagne lontane, il pastore s’inoltrò nei boschi d’elci. (…) Il cavallo riprese a salire (…) su per le chine rocciose, dalle quali il vento aveva spazzato le foglie e denudato le grandi radici degli elci, rossastre, contorte e avviluppate come serpenti(…). Dopo le chine s’aprivano silenziose radure (…) Qua e là rocce accavalcate parevano enormi sfingi; alcuni blocchi servivano da piedistalli a strani colossi, a statue mostruose, abbozzate da artisti giganti.(…) Dopo le radure, di nuovo il bosco: sentieri umidi, piccoli corsi d’acqua, profumo di giunco, erbe calpestate da greggi e armenti e sempre ombra” ( Il vecchio della montagna, G. Deledda)”.

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23 Marzo 2017 - Categoria: cultura, storia

Bachisio Mastinu, eroe finanziere di Bolotana opera del Magg. Gerardo Severino

Gerardo Severino , La vita per l’Italia, Bachisio Mastinu .Carlo Delfino editore, Sassari 2017

Sarà presentato a Bolòtana, sabato 8 aprile 2017 nell’Ayula Consiliare alle ore 18

 Maggiore Gerardo SEVERINO “Benemerito della Scuola, della Cultura e dell’Arte” (D.P.R. in data 25 febbraio 2000) Il Capitano della Guardia di Finanza Gerardo SEVERINO è nato a Castellabate (Salerno) il 26 ottobre del 1961. Arruolatosi nel Corpo della Guardia di Finanza il 1° ottobre del 1981, vi ha percorso una brillante carriera operativa che, fra l’altro, lo ha visto impegnato anche presso il Tribunale di Palermo alle dirette dipendenze del compianto Giudice Giovanni Falcone. Promosso ufficiale per meriti eccezionali nel 2003, dopo aver prestato lungamente servizio presso il Gruppo d’Investigazione sulla Criminalità Organizzata (GICO) di Roma, è stato posto alla direzione del Museo Storico del Corpo, nonché a capo di due Sezioni dell’Ufficio Storico del Comando Generale della Guardia di Finanza. Il Maggiore SEVERINO è autore di numerosi libri, saggi ed articoli di storia militare e locale, molti dei quali pubblicati dalle principali riviste italiane ed internazionali.

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21 Marzo 2017 - Categoria: cultura, eventi luttuosi, memoria e storia

Mario Cicogna, professore di armonia e di pianoforte ci ha lasciati di Lionello Bionda

Mario Cicogna era nato a Milano nel 1920. Diplomato in pianoforte, aveva studiato composizione con i Maestri Bettinelli e Donatoni. È stato insegnante di Teoria e Solfeggio al Conservatorio “G. Verdi” di Milano e di Armonia alla Scuola Civica di Milano, nonché alla Scuola Musicale di Milano di Foro Bonaparte.
Ha fondato la Scuola Musicale di Cernusco sul Naviglio e la Scuola
di Danza classica con i primi ballerini del Teatro alla Scala Telloli
e Fascilla. La Scuola Musicale da lui fondata ha diplomato nel corso degli anni numerosi artisti e musicisti, tra i quali un diret- tore di Conservatorio, qualche compositore di musica anche d’avanguardia, un direttore d’orchestra, alcuni direttori di banda e di coro e una ballerina della Scala.
Il prof. Cicogna ha pubblicato Dieci studi poliritmici a due e tre
voci per la Casa Editrice Carisch e il Compito di Armonia in due
volumi per la Casa Editrice Curci.
Per tutto quanto fatto e realizzato, il prof. Cicogna deve ringraziare
anche la moglie Iole – all’anagrafe Iolanda Vischi – che ha lasciato
il suo lavoro di assistente sociale per permettere al marito di
dedicarsi completamente all’insegnamento della Musica.

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16 Marzo 2017 - Categoria: lingua/limba

Si Ditzionariu Universale de sa Limba Sarda de Antoninu Rubattu Piga

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14 Marzo 2017 - Categoria: educazione, eventi culturali, lingua/limba

La lingua sarda nelle scuole dell’infanzia e dell’obbligo a Quartucciu (Cagliari)

Accademiasarda.it è un blog biulingue pertanto pubblichiamo sia in italiano sia in lingua sarda. Ben volentieri pubblichiamo quanto ci è stato inviato dalla scrittrice e cultrice di lingua sarda Giovanna Elies di Osilo.
Quartucciu, 18 febbraio 2017

2 ASSOCIAZIONE CULTURALE “Impari po imparai” Via Guspini, 44 – 09044 Quartucciu ( CA )C.F. 92195540924Tel. 3807155295 email: angelo.spiga47@gmail.com
PRESENTAZIONE La nostra Associazione, che opera a Quartucciu da dieci anni, staorganizzando un Convegno sull’insegnamento della lingua sarda nelleScuole dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado.L’obiettivo è far conoscere le pratiche didattiche realizzate in questiultimi anni e favorire la loro circolazione nelle scuole.Ciò al fine di creare le condizioni per accrescere la professionalitàdocente in merito a questo insegnamento favorendo lo sviluppodelle conoscenze e delle competenze che rendano più efficace egratificante il loro lavoro. e, nel contempo, sensibilizzareulteriormente le scuole ad attivare progetti che rendano più capillarel’insegnamento della nostra lingua.Il convegno proposto vuole essere anche un’occasione di discussionee di approfondimento – tra i vari attori interessati – su questo tema.Consideriamo fondamentale il ruolo che la Regione e le scuole
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3devono svolgere nell’affrontare questo importantissimo problemaper la sopravvivenza della nostra lingua e della nostra cultura pressole future generazioni.Il PresidenteAngelo Spiga
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4Indice degli interventi:Angelo Spiga – Apertura dei lavori Andreina Catte (Ass. P. I. Quartucciu) – SalutiRelatori:Francu Pilloni – Lingua sarda: cincu pregontas facilis facilisGiovanni Casciu – Sa situazioni di hoiMichele Podda – Quale scuola per la lingua sardaRosaria Floris – La lingua sarda nella scuola Francesco Casula – Sa limba sarda in is scolasFernando Pisu – Su sardu in iscolaEsperienze professionali:Ins. Giovanna Maria Ledda (Florinas)Ins. Vittoria Campus (Codrongianus)Ins. Claudia Melis (Villa San Pietro, Selargius)Ins. Carla Asunis (Selargius)Ins. Greca Secci (Quartu S. Elena)Ins. Maria Assunta Flauto (Quartu S. Elena)Ins. Rita Setzu (Villasor)Ins. Maria Grazia Chirigu ( Villasor)Ins. Ignazio Murru (Sestu)Coordina i lavori Angelo Spiga
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5SA LINGUA SARDA IN IS ISCOLAS DE SA PICINNIA E DE S’OBBLIGU Angelo Spiga Presidenti de s’Associazioni “Impari po imparai”Beni benius a cust’atopu. Su dibattitu asuba de sa lingua sarda est becciu, si ndi chistionat deassumancu 50 annus.Seus passaus de una situazioni in sa cali sa lingua sarda fiat ancora salingua mamma de sa parti manna de is sardus ( chistionu de is annus50 de su seculu passau) po poi dd’abbandonai a pagu a pagu innomini de una malintendia modernidadi.Siant cumbintus e medas fiant abarraus cumbintus ca sa dominanzade sa lingua italiana iat essi donau possibilidadis verdaderas a don-niunu de arziai de gradu economicamenti, podendi tenni unu bonupostu e unu bonu riconoscimentu sociali, passendi de fillu de pobu-rus , messaius, operaius o pastoris, assumancu a impiegaus e mancaia maistus, e poita no, a abogau o inginnieri..E custu si podiat fai sceti, narànta, si no si praticat prus su sardu, lin-gua rozza, de poburus e de ignorantis. E pagu genti boliat chi is fillus abarressint aici.In Iscola de sa Sardinnia, de sa storia e de sa cultura nosta,ggg no sindi chistionàda po nudda. Po maistus e professoris , sardus, sa Sardinnia no esistiat e no fiatmai esistia. Fiat sceti unu logu for’e storia.Dopus est cumentzàda a nasci, cun prepotenzia, s’esigenzia de sarvaisa lingua nosta e de connosci, arrispettai sa storia e sa cultura nosta. Mentris medas intellettualis sodigànt a dibatti si ndi balessit sa pena de castiai a s’aredeu,a su passau, invecis de castai a su tempus benidori, e si susardu fessit unu dialettu o una lingua, is atrus si fiant sa gherra dibat-tendi asuba de cali lingua sarda tenessidi sa dignidadi de essiri cunsi-

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7 Marzo 2017 - Categoria: cahiers de doléances

Schiavismo cinese: morire di buona economia – Li Chunmei, operaia cinese che lo sfruttamento ha assassinato


Durante le elezioni comunali tenutesi recentemente in diverse città italiane, poteva capitare di sentir dire da qualche politicante che voleva assicurare i cittadini sulla propria intelligente moderazione, che la strada migliore da percorrere nell’affrontare i problemi del mondo del lavoro, è quella che sa trovare un giusto equilibrio fra diritti sociali e… buona economia.

Ora, se evidentemente per diritti sociali si intendono quei diritti che dovrebbero tutelare gli interessi dei lavoratori, allora per buona economia si deve intendere una politica economica che consente a chi investe i capitali di perseguire il profitto senza essere troppo ostacolato da leggi e vincoli che hanno a che fare, appunto, con la tutela sociale degli sfruttati.

Ahimè. Per il momento, dunque, agli occhi del sensibile ma intelligente moderato, bisognerà accontentarsi di una discreta economia, giacché la buona economia è ancora costretta a trovare un compromesso con i diritti sociali. Magari però, un domani, venendo meno il bisogno di questo palloso equilibrio, potrà finalmente dispiegarsi in tutta la sua rigogliosa… bontà!

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2 Marzo 2017 - Categoria: cahiers de doléances, memoria e storia

I. Lo schiavismo in Italia: Prato, i cinesi e lo schiavismo del XXI secolo di Elisabetta Cianfanelli

Diamo inizio ad alcuni servizi e interviste sullo schiavismo cinese in Italia e naturalmente in Sardegna, Sassari in primo luogo. Una realtà poco conosciuta e poco frequentata. Quello che i cinesi forse non fanno i patria si permettono di farlo impunemente in Italia.
Gl’ispettori del lavoro dove vanno? A fare ginnastica artistica?

Prato

La storia e la relazione che unisce la città di Prato ai cinesi è per molti nota. Cittadini, politici e forze dell’ordine della città, della provincia e della regione: tutti conoscono bene questa realtà. Non comprendo questo stupore nell’apprendere che di domenica mattina un’azienda prende fuoco. Tutti sanno che i cinesi lavorano 7 giorni su 7 e con turni di 24 ore su 24. In queste aree di Prato chiamate Macrolotto e Macrolotto 2, pensate e realizzate come aree di sviluppo del sistema tessile pratese, molto estese, con un numero immenso di capannoni industriali dove un tempo c’era il cuore imprenditoriale di Prato, oggi sono il centro dove i cinesi vivono e lavorano.

Quando si arriva al Macrolotto vediamo una serie infinita di capannoni in cui la vista si perde. All’esterno di questo insediamento industriale troviamo gli abiti dei cinesi stesi ad asciugare insieme a scatole di cavoli, sacchi di riso e pesci appesi ad essiccare. Al piano terra di questi capannoni si lavora: si taglia, si cuce e si incolla a seconda se ci troviamo in una azienda di abbigliamento o di pelletteria e tra queste montagne di materiale semilavorato e finito troviamo i bambini che giocano, mangiano e dormono in luoghi di fortuna come le scatole e sui prodotti in lavorazione. Questi capannoni sono spazi in molti casi impenetrabili in cui si produce per brand sconosciuti, ma anche per quelli molto famosi. Quei brand italiani, che non desiderano un prodotto tracciato e ritengono che qualunque operazione si possa fare per la certificazione del prodotto italiano sia inutile.

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25 Febbraio 2017 - Categoria: storia

Settecento di Sardegna: i viceré dal 1720 al 1799 di curatore Anonimo

La Sardegna passò ai Principi sabaudi nel 1720. Con questo passaggio i Principi assunsero anche il titolo di Re di Sardegna. I loro domini, dopo la Rivoluzione Francese  e l’inizio della Restaurazione (1815) comprendevano oltre al Principato di Piemonte, al Ducato  di Savoia, al Genovesato, alla Contea di Nizza, il Regno di Sardegna. Il Settecento sardo, studiato per alcune istituzioni: riordino dell’amministrazione, restauro delle due università sarde (1763-173) [Emanuela Verzella, L’Università di Sassari nell’età delle riforme(1762-1773), CISUS, Chiarella, Sassari 1992] con l’arrivo di celebri scienziati, l’istituzione delle Comuni o Comunità (1771, 1775) , il tentativo d’introdurre l’Italiano negli uffici e come lingua curricolare nei collegi gesuitici e scolopici, osteggiato, e rinviato ad un’applicazione graduale, la lotta al banditismo “ai bandeados” coloro che per qualsiasi motivo erano stati oggetto di bandi, più tardi l’istituzione del catalogo dei banditi, l’abolizione dell’asilo per i banditi nelle chiese diroccate, l’introduzione dei primi pesi e misure, della notifica degli ospiti (un’anticipazione di quella che più in là sarà la segnalazione della residenza, il passaggio dal metodo del trivio e quadrivio  a quello gesuitico, alle sette classi boginiane (dalla VII alla I) e l’introduzione nella VII classe dell’italiano. Il più grande riformatore fu certamente il Bogino che fu licenziato con la salita al trono di Carlo Emanuele III (1730-1773) dopo Amedeo II, (forse il più grande principe dei Savoia (1666-1732) e primo ad assumere il titolo regale con il possesso del Regno di Sicilia prima e di Sardegna poi. Un secolo, a  mio avviso, da ulteriormente approfondire nonostante la numerosa bibliografia.  Interessantissimo a riguardo il lavoro di A. Mattone e di Piero Sanna, Settecento sardo e cultura europea. Lumi, società, istituzioni nella crisi dell’Antico Regime, FrancoAngeli, Milano 2oo7 pp. 380 €, 30. Vedi anche Catalogo storico ragionato degli scrittori sardi del Settecento nei link di internet, la collana Einudi,

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