Pubblichiamo volentieri gli ” Appunti dell’intervento del prof. Tom Woodin Reader in Social History of Education presso l’UCL Institute of Education a Londra in occasione della presentazione del vol. di Fabio Pruneri, L’istruzione in Sardegna 172o-1848, il Mulino, Bologna 2011. Gli appunti non sono stati rivisti dall’autore.
Prima di iniziare vorrei ringraziare Fabio Pruneri e l’Università di Sassari, in generale, per avermi offerto questa posizione come visiting professor e per l’accoglienza qui in un clima di cultura, ricerca e insegnamento.
Devo anche chiedere scusa per la mia padronanza limitata della lingua italiana, anche se spero che migliorerà con la pratica e non da ultimo con il supporto di Fabio, le cui correzioni sono così numerose!
Il libro di Fabio, L’Istruzione in Sardegna, offre una buona opportunità per riflettere sulla nostra comprensione della pratica e la teoria di alfabetizzazione qui e all’estero.
Il libro offre la prima rassegna di questo argomento in Sardegna, basato su un caso di studio che parte dalle radici dello sviluppo della scolarizzazione e dell’ alfabetizzazione.
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Da anni andavo cercando uno studio sull’emigrazione sarda in Panama dal momento che dal nostro ameno paese nel 1907 ne partirono ben 130 come avvenne anche da Oschiri, da Ozieri, da Ittiri da Orotolli e sicuramente da altri paesi della Sardegna. Quest’emigrazione del periodo giolittiano, a leggere alcuni articoli della Nuova Sardegna, era contrastata probabilmente a causa dell’emorragia che avrebbe causato nel Nord Sardegna di manodopera utile per la produzione agraria. Del resto fu contrario anche il nostro annalista Giorgio Falchi. Indubbiamente le motivazioni non erano solo queste come vedremo, ma altre.
Chiaramonti non è registrato nello studio, ma cercheremo di aggiungerlo noi anche se abbiamo la difficoltà d’identificare i partenti dal momento che l’archivio comunale è da tempo inconsultabile in quanto ben conservato nelle casse che hanno fatto ritorno dall’ammasso degli archivi della zona industriale di Muros. La fonte che utilizziamo è pregna di notizie sull’emigrazione sarde dell’epoca. Vorremmo aggiungervi Chiaramonti anche se dobbiamo farlo servendoci soltanto della memoria annalistica e orale per quanto riguarda i nomi di alcuni partenti. Per i Tedde ci soccorre la memoria familiare, ugualmente per gli Unali come si può notare nel sito di Mario Unali, archeologosardos.it, mentre per gli altri dobbiamo accontentarci della memoria degli anziani, in particolare di qualche nonagenario. Non ci fermeremo qui e nel tempo continueremo a scavare per completare il discorso iniziato nella speranza di trovare prima o poi l’elenco dei partenti presso le carte comunali o i passaporti dell’archivio della Questura di Sassari dal momento che ci dicono che l’Archivio di Stato non li contiene.
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Abbiamo appreso soltanto qualche giorno prima dal manifesto di un noto blogger paesano che per ricordare l’eroe chiaramontese finanziere Giovanni Gavino Tolis è stato predisposto, su input del Comune e dell’editore, una commemorazione dell’eroe a cent’anni dalla nascita.
A ricordarlo sono stati chiamati oltre l’autore del libro anche Attilio Mastino, il cui prozio è stato ugualmente un eroe della Grande Guerra come finanziere e di cui si è occupato Gerardo Severino.
Preso da altri impegni non abbiamo potuto partecipare all’evento, tuttavia ci preme partecipare all’amarcord dell’eroe, cugino di tanti miei cugini Soddu-Tolis, riportando il contributo che stilammo alla presentazione del libro.
La memoria ci preme anche rievocarla in quanto nipote del nonno paterno Giovanni Matteo Tedde che fu regia guardia di finanza dal 1897 al 1900 e richiamato poi a partecipare alla Grande Guerra nell’ultimo anno del conflitto appena rientrato dal Panama dove partecipò alla costruzione del Canale. Insomma, possiamo dire che le guardie di finanza sono patrimonio di famiglia. Di mio nonno ho già scritto il primo contributo su accademiasarda.it, a tempo debito scriverò il secondo e se del caso il terzo contributo.
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La nostra poetessa di Chiaramonti, Maria Sale, continua a mietere allori e con questa lirica ha vinto il primo premio a Bonorva nella sezione versi sciolti dedicata a Paulicu Mossa nell’edizione del 2018. Oltre che in sardo la nostra poetessa cura la traduzione italiana con particolare maestria.
In manu tua
In manu tua
istringhes su cabu
de lòrumos fatos
dae s’atzola in chindalu,
e de su tessìnzu
chi est aballonàdu.
L’aias barminàdu,
e, sas manos tuas,
pùstis, l’an filadu,
cun pinnitzu ‘e dies
de istajonare
in tempos e tempòrios,
nòos e antigòrios
a pare intritzàdos.
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Riceviamo dalla prof.ssa Giovanna Elies questi appunti da lei stilati ascoltando una relazione del compianto prof. Tetti. La pubblichiamo volentieri. Chi vorrò intervenire sul tema potrà farlo.
Immacolata Concezione
Gli apostoli e i discepoli di Gesù non potevano non conservare e diffondere il culto della Vergine. Era un atto dovuto e forse necessario in un momento di grande difficoltà, nel quale gli apostoli e i seguaci del Cristo erano soggetti alle intemperanze romane, greche, farisaiche e degli stessi giudei.
Prepararsi a conquistare le genti in nome di Cristo crocifisso non doveva essere un’opera facile né scontata. Gesù stesso, sulla croce, l’aveva indicata come loro Madre e quindi del mondo cristiano. Il culto, e più tardi la memoria, di Maria potevano rappresentare per loro, senza ricchezza e potenza e malvisti da romani, greci e giudei, una sorta di consolazione.
Il culto di Maria ha avuto uno sviluppo molto articolato. Tra i vangeli apocrifi, il protovangelo di Giacomo sembra voler supplire con la fantasia popolare al silenzio dei Vangeli, che ricordano Maria nelle sue significanti parole del Magnificat; a proposito delle Nozze di Cana; ai piedi della croce e in preghiera con la prima comunità cristiana. Nei Vangeli di Marco e Luca la figura della Vergine si innalza con la sua specifica personalità e con i suoi tratti caratteristici: la scelta da parte di Dio; il concepimento verginale; l’atteggiamento di fede e la sua risposta umile e obbediente; l’ascolto della Parola di Dio e l’accettazione del Suo piano anche nel dolore, sono elementi che porteranno il popolo cristiano alla grande devozione per la Madre di Dio, Donna umile e obbediente.
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I germogli mi commuovono profondamente…
Lì a fare capolino fra la sabbia, in una crepa dell’asfalto o nel terreno morbido e grasso di un vasetto su un davanzale.
Tremolanti e splendidi nello scoprire dopo giorni, mesi o anni che non erano sassi tristi, ma solo semini non ancora pronti.
Ma a nascere quando si è già stati, è un nascere da vecchi ed è un’impresa non da poco.
Nel riscoprirti al mondo, ma già in una consapevolezza intensa della tua fragilità.
Del fatto che tutto possa chiudersi nel lento rosicchìo di una lumaca, nello strappo di un uccellino di passaggio o per una goccia di pioggia che decide di cadere rabbiosa e prepotente.
O nel curvarsi lentamente sotto il peso plumbeo delle proprie paure fino a sognare di tornare il sasso che non eri, farti trasparente e arreso fino a scomparire.
Nonostante tutto, quando nasci non c’è nulla che possa impedirlo, nemmeno il timore di un futuro sprecato o breve come un solo sospiro.
E allora nasci. Nasci.
Nell’eroismo struggente che ha ogni singola vita.
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Ghilarza, Abbasanta e Norbello in festa. I giovanissimi della leva di Ghilarza, Abbasanta e Norbello non vedevano l’ora che arrivasse il giorno in cui insieme a familiari a parenti ed amici, sarebbero dovuti andare a sradicare (Sa Tuva) l’albero da sacrificare a Sant’Antonio.
Per loro è un battesimo di fuoco, è una Prova dopo la quale, se riescono a superarla (e ci riescono), verranno considerati uomini. Caricare “Sa Tuva” sul carro richiede abilità, intelligenza pratica, ecco perché sono graditissimi padri, zii, fratelli maggiori e amici, i quali con una punta di orgoglio tengono simpaticamente a far capire che per loro è una strada che hanno già fatto. (Giovanna Elies)
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Grazie a Padre Erminio Antonello possiamo pubblicare questo breve florilegio tratto dagli scritti di Padre Manzella dal libro Erminio Antonello Maria Scalas (a cura di), Maestro di Carità, L’insegnamento di Padre Giovanni Battista Manzella sulla Carità,CLV Edizioni Vincenziane,Roma 2018 pp. 458.
Nel 1989, promosso dall’Associazione Alcide De Gasperi, di cui era presidente l’on. Giagu Demartini, si fece un convegno alla Camera di Commercio di Sassari avente per tema Cattolici in Sardegna nel primo Novecento. La stessa associazione, a cura mia, anche se per modestia non lo scrivemmo sul frontespizio, pubblicò gli atti, con la presentazione, da me richiesta, di prof. Agostino Giovagnoli, allora professore straordinario di Storia contemporanea presso la Facoltà di Magistero di Sassari, dei professori Pasquale Bellu, Antonio Cabizzosu,Francesco Spanedda, direttore di Libertà, Giancarlo Zichi, direttore dell’Archivio Storico Diocesano di Sassari e lo scrivente. Non manca una breve presentazione del compianto on. Antonio Giagu Demartini, noto Nino, che si preoccupò successivamente e fino alla morte, di farmi dirigere la collana che annovera oltre 30 volumi, la maggior parte avente me come autore e molte mie laureate con altri esponenti come Giancarlo Zichi.
In occasione del convegno presentai un breve profilo del Manzella a cui aggiunsi la schedatura di tutti gli articoli apparsi sui numeri del Bollettino “La Carità”, almeno di quelli che ero riuscito a rintracciare. Articoli non solo del Manzella.
Nel libro a cura degli autori succitati, presentato a Sassari, ci si è preoccupati di raccogliere i testi non solo da me schedati, ma altri a completamento del lavoro da me fatto. Naturalmente solo quelli del Manzella dal momento che quello è lo scopo del libro curato. Il lavoro di Padre Erminio Antonello e di Suor Maria Scalas è encomiabile e originale è anche la vasta presentazione che il Padre Antonello ha scritto e sulla quale ritorneremo. Intanto segnaliamo il libro degli articoli di Padre Manzella che risulta davvero avvincente e copre un tassello della multiforme attività del venerabile missionario vincenziano lombardo-sardo in attesa non certamente frenetica della beatificazione che speriamo avvenga quanto prima superando gl’intoppi burocratici del Dicastero dei Santi che finora pare abbia nicchiato. (Angelino o Tedde)
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