16 Gennaio 2019 - Categoria: letteratura sarda

“La Carità scese dal cielo in terra.” di Giovanni Battista Manzella

Grazie a Padre Erminio Antonello possiamo pubblicare questo breve florilegio tratto dagli scritti di Padre Manzella dal libro Erminio Antonello Maria Scalas (a cura di), Maestro di Carità, L’insegnamento di Padre Giovanni Battista Manzella sulla Carità,CLV Edizioni Vincenziane,Roma 2018 pp. 458.
Nel 1989, promosso dall’Associazione Alcide De Gasperi, di cui era presidente l’on. Giagu Demartini, si fece un convegno alla Camera di Commercio di Sassari avente per tema Cattolici in Sardegna nel primo Novecento. La stessa associazione, a cura mia, anche se per modestia non lo scrivemmo sul frontespizio, pubblicò gli atti, con la presentazione, da me richiesta, di prof. Agostino Giovagnoli, allora professore straordinario di Storia contemporanea presso la Facoltà di Magistero di Sassari, dei professori Pasquale Bellu, Antonio Cabizzosu,Francesco Spanedda, direttore di Libertà, Giancarlo Zichi, direttore dell’Archivio Storico Diocesano di Sassari e lo scrivente. Non manca una breve presentazione del compianto on. Antonio Giagu Demartini, noto Nino,  che si preoccupò successivamente e fino alla morte, di farmi dirigere la collana che annovera oltre 30 volumi, la maggior parte avente me come autore e molte mie laureate con altri esponenti come Giancarlo Zichi.
In occasione del convegno presentai un breve profilo del Manzella a cui aggiunsi la schedatura di tutti gli articoli apparsi sui numeri del Bollettino “La Carità”, almeno di quelli che ero riuscito a rintracciare. Articoli non solo del Manzella.
Nel libro a cura degli autori succitati, presentato a Sassari, ci si è preoccupati di raccogliere i testi non solo da me schedati, ma altri a completamento del lavoro da me fatto. Naturalmente solo quelli del Manzella dal momento che quello è lo scopo del libro curato. Il lavoro di Padre  Erminio Antonello e di Suor Maria Scalas è encomiabile e originale è anche la vasta presentazione che il Padre Antonello ha scritto e sulla quale ritorneremo. Intanto segnaliamo il libro degli articoli di Padre Manzella che risulta davvero avvincente e copre un tassello della multiforme attività del venerabile missionario vincenziano lombardo-sardo in attesa non certamente frenetica della beatificazione che speriamo avvenga quanto prima superando gl’intoppi burocratici del Dicastero dei Santi che finora pare abbia nicchiato.  (Angelino o Tedde)

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8 Gennaio 2019 - Categoria: memoria e storia

Giovanni Battista Manzella (1855-1937) c.m. missionario in Sardegna (1900-1937) di Pietro Meloni, vescovo emerito.

Del sig, Manzella, (un tempo i Preti della  Missione, li si chiamava signori e da non molto, padri) esiste un’ampia bibliografia a partire da quella stilata dal padre Sategna, da altri suoi confratelli, dagli storici della chiesa sarda e da altri storici dell’educazione, compreso lo scrivente, in vari contributi collettanei, come lo schedario degli articoli pubblicati sul bollettino “la Carità” 1924-1937. Qualche anno fa, a cura dei padri Antonello e Lavera è apparse l’epistolario, mentre ora sono stati pubblicati gli articoli che le sue figlie  dell’Istituto suore dei Getsemani hanno diligentemente trascritto in digitale e pubblicati a cura di padre Erminio Antonello.
Aspettiamo con pazienza che la Chiesa lo porti sugli altari anche se bisogna dire che i santi non hanno fretta dei ritardi burocratici del Dicastero dei Santi, ora presieduto dal nostro cardinale pattadese Angelo Becciu. Anch’io sentii parlare del santo fin da bambino sebbene la mia famiglia non fosse praticante e anch’io ho fatto in tempo a nascere in gennaio, prima che nel 1937 il 23 ottobre padre Manzella lasciasse questo mondo per l’altro.
Tanto lui quanto un altro grande missionario della Sardegna, Padre Giovanni Battista Maria Vassallo, gesuita, (Dogliani,1661-Cagliari,17
75) meritano gli onori degli altari, il Vassallo percorse l’Isola dal 1726 alla sua morte 1775, per  quasi 50 anni. Dobbiamo al prof. Fabio Pruneri, docente Uniss, un ampio contributo apparso sugli “Annali di storia dell’educazione e delle istituzioni educative”  Giovanni Battista Maria Vassallo e le missioni popolari nella Sardegna sabauda 1726-1775  “Annali di storia dell’educazione”,  19, (2012) pp. 47-66 . accademiasarda.it “recensione”.

  1. Padre Manzella missionario in Sardegna.

Viviamo in questo mese di ottobre [1996] l’atmosfera missionaria della “nuova evangelizzazione” e torniamo con gioia all’appuntamento annuale della commemorazione del “Signor Manzella” nel giorno 23 ottobre anniversario del suo “dies natalis”. Il nostro Papa Giovanni Paolo II, celebrando undici anni fa la “Giornata Missionaria Mondiale” in Sardegna, il 19 ottobre 1985, nella sua omelia allo stadio della città di Sassari ricordò che nel Seminario Provinciale Turritano, quando nell’anno 1926 nacque il primo germoglio della Giornata Missionaria, tra i Padri Vincenziani “spiccava per zelo apostolico il Padre Giovanni Battista Manzella”.
È stato proprio il nostro Mons. Salvatore Isgrò, nella celebrazione del 23 ottobre 1985, a mettere in risalto le parole che il Papa qualche giorno prima aveva dedicato al Padre Manzella, definendolo nel discorso di Cagliari il 20 ottobre “l’apostolo della Sardegna, che per quasi quarant’anni percorse infaticabilmente”. È significativo che il ricordo del Padre Manzella sia stato unito a quello di suor Maria Gabriella Sagheddu di Dorgali che – disse il Papa – “ebbi l’onore e la gioia di dichiarare beata”, e della Madre Maria Giovanna Dore di Olzai “fondatrice delle Benedettine Mater Unitatis”.
La celebrazione eucaristica annuale in questo Santuario del SS. Sacramento, elevato sulla tomba del Padre Manzella e custodito nella adorazione perpetua dell’Eucaristia dalle sue predilette Suore del Getsemani, è un inno a quella umile santità che la gente di Sardegna vide con i propri occhi e ora coltiva devotamente nella memoria e nella preghiera. Il santuario nato sul sepolcro dell’apostolo della Sardegna riverbera sulla nostra terra quel profumo di santità che attirava i cristiani alle tombe dei martiri e preannunziava la resurrezione: “È una profezia fatta alla Chiesa – possiamo dire con il grande teologo Origene – che la incoraggia a credere nella promessa futura, e alla comunità che attende il tempo della resurrezione grida: Risorgi!” (Sul Cantico3,227). E tutte le persone credenti, nel clima dell’amore sponsale del Cantico dei Cantici, possono cantare a Cristo con l’ardore del vescovo Sant’Ambrogio: “Attiraci a te! Noi correremo verso il profumo delle tue vesti per respirare il profumo della resurrezione” (I misteri29).
Offrire una parola di elevazione e di testimonianza in questa 59ª ricorrenza del transito al cielo del Padre Manzella è impegno assai arduo, sia perché solo un santo dovrebbe parlare di un altro santo, sia perché nell’annuale commemorazione hanno recato la loro testimonianza molti vescovi e sacerdoti e laici che con il Padre Manzella hanno avuto una speciale confidenza e familiarità. È per me però un debito filiale verso il Padre Manzella accogliere il dolce invito delle sue vergini consacrate, e dell’arcivescovo della mia Chiesa di Sassari, a riaccendere qualche raggio dello splendore divino che brillava sul volto umano del nostro apostolo.
Avevo due anni e due mesi quando il Padre Manzella morì, e forse ero presente anch’io tra le braccia di mio padre alla festosa celebrazione della sua morte nella Chiesa Cattedrale di Sassari, nella quale io ero nato alla fede nel Sacramento del Battesimo. Il vescovo Mons. Enea Selis ha scritto che quel giorno “al passaggio della salma la gente applaudiva e gridava: Viva Signor Manzella, viva Santo Manzella”. “Dire ‘viva!ad un morto non è cosa comune … ed applaudire al passaggio di una bara è cosa per lo meno inusitata”, osservava Don Enea (Le Suore del Getsemani, p. 17). Oggi gli applausi in simili occasioni sono meno rari, ma chissà se sgorgano sempre per esaltare la santità.
Nella mia famiglia io respirai fin da bambino il profumo della santità di Padre Manzella. Mio padre Lussorio, che era nato nel 1900 tre mesi prima che il Padre Manzella giungesse in Sardegna, mi raccontava i suoi incontri con il santo missionario, ed anche le sue corse per poter tenere il passo del suo calessino, mentre andava di fretta perché lo attendevano i poveri: “quando l’asinello corre bisogna lasciarlo correre!” gridava dal carretto il missionario. Mia madre Lucia, la cui famiglia aveva ospitato nella casa di Luogosanto il Padre Manzella quando predicava la Novena per la “Festa Manna” di Maria Bambina, era stata incaricata di riordinare il lettino del missionario, ma spesso lo trovava già in ordine perché lui aveva forse dormito sulla sedia. Mia mamma, che poteva avere allora quindici anni, dopo la partenza trovò nella stanza un fazzoletto con le iniziali G. B. M. ricamato a mano e lo custodì diligentemente come una reliquia fino ad oggi.

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7 Gennaio 2019 - Categoria: recensioni

Il Chiaramontese Rettore di Ploaghe Salvatore Cossu (1799-1868) di Angelino Tedde

Nella collana edita dall’Associazione culturale Alcide De Gasperi di Sassari, sotto la presidenza di Nino Giagu Demartini, 1989-2006, e da me curata, è compresa una monografia sul Teologo Salvatore Cossu, rettore di Ploaghe dal 1827 al 1868.
Caterina Satta, Angelino Tedde, 
I doveri del cristiano nelle opere in lingua sarda del rettore di Ploaghe Salvatore Cossu (1799-1868).
La pedagogia di un parroco dell’Ottocento (1827-1868)Associazione culturale “A. De Gasperi”, Stampacolor, Muros 2006, pp. 200.

Il lavoro, costituito da 8 capitoli, tratta la nascita e gli studi, rettore a Ploaghe,il catechismo della dottrina cristiana, pause di cura, di studio e  meditazione, il manuale de sos principales obligos de algunos istados, qualidades et officios, i riverberi della rivoluzione liberal-democratica, 1848-1858, i sermoni parrocchiali (1848-1868), l’uomo saggio e onesto secondo il pensiero pedagogico del rettore Cossu, il giudizio dei contemporanei, conclusioni. L’appendice documentaria che riporta il catechismo della dottrina cristiana in sardo, il manuale in sardo, i sermoni parrocchiali in sardo.
Sulla lingua sarda dobbiamo osservare che, seguendo i canoni dello Spano del quale il rettore era silenzioso collaboratore e amico fraterno, egli segue una moda latineggiante che più di me i filologi sardi potranno illustrare. Per quanto riguarda i contenuti occorre dire che essi tracciano un essenziale profilo della formazione curricolare del Cossu, con gli strumenti che egli compone per dare una buona educazione e formazione cristiana ai parrocchiani che gli sono stati affidati dopo la vincita del concorso nel 1827. Il catechismo s’ispira nella sua essenzialità a quello del Bellarmino con domande e risposte per rendere agevole l’apprendimento da parte delle maestre di catechismo e dei ragazzi, mentre di alta umanità e spiritualità appare il manuale del buon cristiano dove accanto alla dottrina emerge la finezza della sua riflessione sui vari temi trattati.
Emergono i consigli per la professione medico-chirurgica,quelle per il maestro della scuola primaria, ma soprattutto la condotta reciproca degli sposi.

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4 Gennaio 2019 - Categoria: lingua/limba, versos in limba

“Istellas e pianetas” de Anghelu de sa Niéra

Cando Deus feteit sas istellas
de lughe manna e de forte calore
curreit sa lughe subra sos pianetas
a los iscaldire cun amore
Ma issos muizende a tantu ardore
si che ponent a currer ca sa lughe
no lis piaghet ca est tropu forte.
Sas istellas chena rispetu e nen pudore
insistint che animales in calore
fuent che freas tando sos pianetas
inue b’at note inue b’at fritu ‘e nie.
Ma sa lughe cand’issos sunt riende
arrivit malasorte muizende
e tando current torra sos pianetas
chirchende friscu in logu pius umbrosu,
ma sa lughe chena pasu e reposu los zoomat
che fotografu visciosu.
Su giogu at durare fina a cando Deus
istellas e pianetas abbaidende
at a narrer:
– Como fine ponimus a sa festa!-
S’istudant tando in chelu sas istellas
s’immesisciana totu sos pianetas
E sos omines currende a totavua
ponent fine a s’istoria
ca s’universu chena poppa e chena prua
at a esser tando!

 segue la traduzione in italiano dell’autore

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2 Gennaio 2019 - Categoria: recensioni

“Il Convitto Canopoleno di Sassari” di Pietro Meloni, Vescovo Emerito di Nuoro

Già il compianto Raimondo Turtas nei suoi saggi sulla nascita e sviluppo dello Stadium Generale gesuitico, con documenti in catalano e castigliano, ha ampiamente illustrato gli accordi intercorsi tra i Gesuiti e il Canopolo, quando i primi cedettero il collegio vecchio situato nell’area del palazzo attuale dell’anagrafe del Comune di Sassari, ottenendo che gli stessi ne avessero la direzione, mentre il presule s’impegnava a costruire nel nuovo collegio, inaugurato nel 1627 nella Corte Bonetta, attuale sede dell’Università, sei aule da destinare alla Facoltà di Medicina.
La malaria, infatti, rendeva impossibile istituire un seminario ad Oristano per il reclutamento del clero locale e per la formazione di convittori che si sarebbero dati alle libere professioni.
Dirimpetto al vecchio collegio i gesuiti costruirono la loro casa professa per l’attività pastorale da essi svolta a vantaggio della città con l’adiacente chiesa di Gesù e Maria, iniziata romanicamente e ultimata in stile gotico aragonese per la mancanza di maestranze adeguate.
La piazza seicentesca come preziosa memoria del passato risulta tra i più coerenti siti architettonici della città di Sassari. La chiesa di Gesù e Maria divenne chiesa di Santa Caterina, dopo la demolizione della chiesa quattrocentesca dedicata alla Santa, chiesa oggi non molto utilizzata dopo la deportazione a Latte Dolce di molti abitanti del Centro Storico. 
Mons. Meloni accenna al lavoro del Derudas, a noi sconosciuto, ma sappiamo bene quanto disordine ci fosse nell’archivio storico del Canopoleno, di fatto impraticabile, e vogliamo sperare che il lavoro al quale il presule accenna abbia rotto l’inaccessibilità dell’archivio per dar luogo a nuovi studi. La lunga storia del Convitto (1627-2018) non si esaurisce di certo in un lavoro per quanto encomiabile né la storia di un’istituzione che va avanti in varie modalità e articolazioni da quattro secoli richiede una serie di lavori che senza la sistemazione dell’archivio non può certo procedere speditamente. (A. T.) Cfr, Raimondo Turtas, La nascita dell’Università in Sardegna. La politica culturale dei sovrani spagnoli nella formazione degli Atenei di Sassari e di Cagliari (1543-1632), Dipartimento di Storia.Università degli Studi di Sassari 1979 pp. 192 e altri studi della collana CISUS

Marcello Derudas, Il Convitto Nazionale Canopoleno. Una finestra su quattrocento anni di storia, Delfino Carlo Editore, Sassari 2018

 

       “Memoria est thesaurus”. La memoria è un tesoro – sentenziava Marco Tullio Cicerone – la memoria è uno scrigno che custodisce tutte le cose (De Oratore1,5,18). La sete di esplorare gli archivi della memoria ha spinto il giovane ricercatore Marcello Derudas a ricostruire il tessuto della storia culturale di Sassari e della Sardegna attraverso il ricordo della gloriosa istituzione del “Convitto Nazionale Canopoleno”. Questo celebre cenacolo educativo sassarese ha “sfidato i secoli, risorgendo dalle sue stesse ceneri più volte, e rialzandosi sempre più vigoroso, forgiando al proprio interno personalità intellettuali”, afferma l’autore nel presentare il frutto delle sue ricerche nel presente libro: “Il Canopoleno di Sassari, da Seminario Tridentino a Convitto Nazionale”.

       I Sassaresi conoscono il personaggio che ha dato nome al “Canopoleno” perché ancora percorrono l’antica via a lui intestata nel centro storico, ma è bello rinfrescare la memoria dell’illustre cittadino di Sassari Antonio Canopolo, che fondò il primo “Seminario Tridentino” e insieme ad Alessio Fontana sostenne la fondazione della Scuola Superiore della città, divenuta poi l’Università. L’auspicio dell’illustre storico cagliaritano Pietro Martini e del famoso erudito sassarese Enrico Costa risuonava oltre un secolo fa come un invito a rinverdire la memoria degli uomini di cultura di Sassari e degli artefici della chiamata in Sardegna dei Maestri Gesuiti, che per primo l’arcivescovo Salvatore Alepus aveva invitato a venire a Sassari, prendendo contatto personalmente con Sant’Ignazio di Loyola.

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31 Dicembre 2018 - Categoria: eventi straordinari

Augurios de bonannu dae duos poetas de Tzaramonte

Apo rétzidu dae duos poetas de Tzaramonte sos augurios de bonannu, apedas puru dae a mie, chi so ischente poeta, sos augurios mannos pro s’annu nou!
Annu etzu fue fue/in su fundu ‘e Putugonzu./Nou fala dae sa nue/ si in conca non mi rue (s)./ Bona fortuna a totu/amore divinu e umanu/pane casu e regotu/ a su genere umanu/ [Giuannandria Tebachéra/liju che i sa chera/fritu che sa iddia/Tebachéra Giuannandria] (A.d.sa N.)

 

Maria Sale

Un’annu che àmus colàdu
e unu est avreschènde,
su tempus nostru, gioghende,
a man’a pare s’an leàdu;
unu su chi est passadu
e s’ateru su ch’est benzende.
E nois…s’ispera tenzemus in manu
in Deu e in tempus galanu.

Giovanni Soro
Annu etzu, est tempus de ti ch’andare
Pro sos dannos chi nos as apporridu,
Sebera solu su bonu a lassare
A sos amigos chi t’ant bene servidu.
Tue,annu chi t’affaccias a sa gianna,
Bestidu ‘e pannu friscu ‘e allegria,
s’omine attatta de richesa manna:
solu salude e mai maladia.

 

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24 Dicembre 2018 - Categoria: lingua/limba, versos in limba

“Campanas de Nadale” di Giovanni Soro

Campanas de Nadale


Ripican sas campanas a iscutas
in custa notte serena ‘e nadale
sulenos sos isteddos in s’aera
promittin boghes noas de ispera
ispallattende ‘e bisos su caminu.
In  d-una grutta es nadu  su divinu
faladu  dae chelu a nos salvare

Ogni criadu in coro dêt cantare
boghes sintzeras de pura allegria.
Bois  pitzinnos de ogni zenia
bene iscultade custa melodia
chi bos regàlat  gosu ‘e amistade.
Como unidos e cuntentos pregade
a sa paghe ‘e sos coros triulados
chi sos rancores sian olvidados.

Tzaramonte 14/10/2018

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22 Dicembre 2018 - Categoria: cristianesimo, versi in italiano

“Poema del pane” di Pietro Meloni

Fin dalle prime luci dell’aurora
la fiamma scintillante
del forno
in un cantuccio della casa illumina
le donne “pintadoras”
che impastano la candida farina
e infondono alla pasta con amore
il sigillo del cuore.
E per incanto ecco spuntare ardente
tra le vampe del fuoco
sa simula pintada!..
Il profumo del pane
inonda il focolare
di splendente dolcezza
e lieto si diffonde
nei vicoli del borgo.

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