
di Cristina Siccardi
Il 16 luglio ricorre una festa mariana molto importante nella Tradizione della Chiesa: la Madonna del Carmelo, una delle devozioni più antiche e più amate dalla cristianità, legata alla storia e ai valori spirituali dell’Ordine dei frati della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo (Carmelitani). La festa liturgica fu istituita per commemorare l’apparizione del 16 luglio 1251 a san Simone Stock, all’epoca priore generale dell’ordine carmelitano, durante la quale la Madonna gli consegnò uno scapolare (dal latino scapula, spalla) in tessuto, rivelandogli notevoli privilegi connessi al suo culto.
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La maturità classica, scientifica, tecnica o artistica o di altro orientamento è una tappa importante nella formazione scolastica dei nostri ragazzi che, entrati adolescenti alle superiori, vengono fuori giovani di 18 e 19 anni. Gli esami di stato sui quali ogni governo pare debba obbligatoriamente esercitarsi, per fortuna o sfortuna dei candidati, sono sempre difficili e creano patemi d’animo che non possono evitarsi, visto che la Costituzione li impone.
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Commenti disabilitati su I maturati di Chiaramonti dopo cinque anni di formazione in vari istituti di Sassari e provincia a cura di Angelino Tedde . Leggi tutto
Mi è molto dispiaciuto non partecipare al seminario, [a quanto pare organizzato dal consigliere Migoni], sulla nascita del Castello e del Borgo di Chiaramonti da parte di Brancaleone Doria di Nurra e di Uta e dei figli Cassano, Matteo e altri compreso Brancaleone Doria junior, avuto dal citato Brancaleone dalla concubina Giacomina e poi legittimato e andato sposo a Eleonora d’Arborea.
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“Oh, ma guarda, il sette bello in tavola. C’ho proprio il sette di coppe, quindi me lo prendo io.”
“Frigròbb CULfhieeprm CUL djcorhovq CUL!”
“Ettore, non essere volgare.”
“Oca!”
“E allora io ti dirò ocone.”
Mentre nel pomeriggio studiavo nella stanza dove c’era una vecchia scrivania, i miei nonni facevano la loro partitina a carte. E litigavano. La partita si teneva sempre alla stessa ora da cinquant’anni. La litigata pure.
Dopo un certo numero di “difdg CUL!”, mia nonna diceva “Ma Ettore!”, mio nonno usciva sbattendo la porta, andava a bere un bianchino al bar con i suoi amici, poi tornava a cena e tutto era passato.
Per forza tutto era passato. Perché mia nonna vinceva sempre.
Era dotata di una sorte incredibilmente propizia nell’assegnazione delle carte, sorte che lei accoglieva sorridente e utilizzava per piallare mio nonno come non ci fosse un domani. Scopa, tresette, briscola, scala quaranta. Niente, in quella casa c’era una vincitrice e un irrimediabile perdente.
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17 Giugno 2019
- Categoria:
storia
Poco si sa di Berto Cara, romanziere, drammaturgo, sceneggiatore e poeta di temperata facondia, che nelle proprie opere ha cantato l’evocativa semplicità dei luoghi della propria infanzia e della propria adolescenza, rivivendone, nell’atto della scrittura, frammenti ampi, di cui esibisce gli andamenti ruvidi e scintillanti e l’estensione modesta eppure misteriosa e inesplorata. Il profumo amaro delle erbe2, lo splendore dei fiori, la luce obliqua che si allunga a sera verso il mare, i piccoli orti e i loro fat cati prodotti («Qui non si canta. Qui si lavora in silenzio»3, dice Bustianu a Taneddu), il «chiasso assordante dei passeri»4, le case «che parevano sepolcri»5 … costituiscono, infatti, le sensazioni prelinguistiche che confluiscono nell’immaginario dello scrittore non come elementi decorativi di contorno, ma come luogo ideale dell’esistenza, come unico spazio in cui sarebbe dolce vivere se solo fosse possibile fermare il tempo. Lo spazio sardo (e quello ogliastrino in particolare, «culla di tutti i miraggi mai raggiunti dal nomade»6) diventa, in tal modo, tramite l’azione continuadella memoria, una sorta di garanzia dell’esistenza, un punto costante cui egli fa ricorso nella scrittura per averne sicurezza, per ritrovare – soprattutto nei momenti di
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ESORTAZIONE APOSTOLICA
POSTSINODALE
AMORIS LAETITIA
DEL SANTO PADRE
FRANCESCO
AI VESCOVI
AI PRESBITERI E AI DIACONI
ALLE PERSONE CONSACRATE
AGLI SPOSI CRISTIANI
E A TUTTI I FEDELI LAICI
SULL’AMORE NELLA FAMIGLIA
1. La gioia dell’amore che si vive nelle famiglie è anche il giubilo della Chiesa. Come hanno indicato i Padri sinodali, malgrado i numerosi segni di crisi del matrimonio, «il desiderio di famiglia resta vivo, in specie fra i giovani, e motiva la Chiesa».[1] Come risposta a questa aspirazione «l’annuncio cristiano che riguarda la famiglia è davvero una buona notizia».[2]
2. Il cammino sinodale ha permesso di porre sul tappeto la situazione delle famiglie nel mondo attuale, di allargare il nostro sguardo e di ravvivare la nostra consapevolezza sull’importanza del matrimonio e della famiglia. Al tempo stesso, la complessità delle tematiche proposte ci ha mostrato la necessità di continuare ad approfondire con libertà alcune questioni dottrinali, morali, spirituali e pastorali. La riflessione dei pastori e dei teologi, se è fedele alla Chiesa, onesta, realistica e creativa, ci aiuterà a raggiungere una maggiore chiarezza. I dibattiti che si trovano nei mezzi di comunicazione o nelle pubblicazioni e perfino tra i ministri della Chiesa vanno da un desiderio sfrenato di cambiare tutto senza sufficiente riflessione o fondamento, all’atteggiamento che pretende di risolvere tutto applicando normative generali o traendo conclusioni eccessive da alcune riflessioni teologiche.
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La storia degli uomini a tratti passa dal più sedicente lucido razionalismo ad un fideismo bolso e ottuso. Basterebbero alcuni capisaldi delle nostre radici ebraico-cristiane sul piano religioso e altri capisaldi della filosofia greca con la letteratura che le riguarda (Bibbia e opere filosofiche della Grecia antica ed ellenistica) per avere risposte al nostro desiderio di credere in Dio o in una Nous ordinatrice dell’universo per appagare il nostro desiderio di ricerca di quanto non cade sotto i nostri sensi quali vista, udito, tatto, olfatto, gusto.
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A mia nipotina Alice Maria
E’ tempo di volare amici miei/verso Treviglio umida e afosa/per fare il bambinaio con la sposa/e contar favolette alla piccina/che certo griderà dalla mattina/“Nonno dimmi la storia di Nerino/che corse il rischio della volpe rossa/se il cane Bigio non fosse arrivato”/- C’era una volta giù sotto la valle/ un’angelletto nero assai monell0/che solo volle andar sulla collina…/
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