17 Marzo 2009 - Categoria: sassari e dintorni

L’Emiciclo Garibaldi di Sassari (1968) di Angelino Tedde (Italiano e inglese)

 

Claudio Coda

Claudio Coda

L’emiciclo Garibaldi è un porto di mare: pullman che arrivano, pullman che partono. Una fola fluida, ora numerosa e variopinta, ora sparuta e monotona occupat a tratti l’enorme semicerchio, vera arteria di Sassari.

E Mazzini se ne sta lì a guardare, noncurante della folla, dando le spalle a Vittorio Emanuele che lo tiene a bada da Piazza d’Italia, sua reggia.

Lo sdegnoso genovese guarda i giardini e le macchine che quasi gli sfiorano il naso; si gode l’ombra delle palme e i colori del suo prato inglese, se ne sta fermo, privo d’iniziativa, solo, in mezzo all’emiciclo che non è suo, ma di Garibaldi che, ironia della sorte, anzi dei sassaresi, è monumentalmente assente.

Garibaldi però c’è, ma in incognita. A volte lo si nota seduto in qualche panchina dei giardini; a volte lo s’intravede nell’andatura dei paesani dal passo garibaldino. L’eroe dei due mondi non lo si vede chiaramente, ma è presente, guida le folle del suo emiciclo e le fa marciare queste folle, varie a secondo dell’ora. E a causa di questa marcia di uomini, di donne, di giovani, l’Emiciclo Garibaldi a tratti sembra una giostra. Una giostra che quando si ferma bizzarramente crea il caos. I pullman all’emiciclo stanno in qualsiasi posizione, si rendono conto di essere padroni, per quanto defraudati dalle abusive, che da tempo hanno preso confidenza con essi, per niente infastiditi. Le abusive familiarizzano, s’intrufolano, e a dispetto del monumento semovente dei vigili urbani, fanno i comodi loro. Di motocicli poi se ne vedono di tutti i tipi sul naso e sul groppone dei pullman: hanno preso confidenza anch’essi coi grossi pachidermi azzurri.

L'emiciclo Garibaldi Sassari

L’emiciclo Garibaldi Sassari

A momenti all’emiciclo non è possibile collocare uno spillo. Un affettuoso abbraccio a tutti, uno spintone a qualcuno, uno scontro con più di una “magistralina”. Già, perché l’Emiciclo senza l’Istituto Magistrale la più rispettabile agenzia matrimoniale di tutta la città, non sarebbe l’emiciclo. Studenti di tutte le scuole, universitari di tutte le facoltà, in attesa delle avvenenti fanciulle che studiano con vivo impegno in quelle salde e vecchie mura. Al mattino queste ragazzine variopinte si affrettano da tutte le parti: giungono a schiere dalla stazione ferroviaria, da via Brigata Sassari, da via Carlo Alberto e intasano letteralmente la corona semicircolare. Tutte frettolose vendono simpatia, sorrisi, brevi sussulti al cuore di chi a vive spinte deve passare per recarsi al lavoro o soltanto per ritornare sui suoi passi. Dalle otto alle nove l’Emiciclo è in mano alle studentesse: si tratta di un’occupazione pacifica, gradita, contraddistinta da una sensibilità cromatica raffinata e ispiratrice. Nelle altre ore l’emiciclo è in mano ai paesani. Dialoghi in sardo s’incrociano allo scanzonato dialogare in sassarese degli autisti delle corriere in sosta, eterni bevitori di caffè.

Non è assente la musica e il colore all’Emiciclo: due cose che le bancarelle degli ambulanti vendono gratis a chiunque, insieme alle costose bambole, agli accendisigari, ai ninnoli portafortuna. E non mancano in mezzo a quella baraonda i tipi che danno il tocco. Antoninoo è sempre lì, gentile portabagagli e punto di riferimento per i pullman della SCIA.

In mezzo al mare in tempesta: la gente all’emiciclo giunge a ondate. Né manca l’ufficio informazioni: informazioni sportive naturalmente. E’ l’ufficio dell’edicolante, che vende le notizie gratuitamente ogni lunedì alla stessa ora.

Un mio caro amico non fa che dire peste e corna dell’Emiciclo, ma io non sono del suo parere, lui ci abita, poveretto: io ci passo frettolosamente o tutt’al più entro nel bar Sanna per farmi servire il caffè, da un cameriere piccolo, ma che in fatto di caffè è più che grande. Ad ogni buon conto, per quanto frettolosamente all’emiciclo ci passo volentieri. Ivi ritrovo i miei sogni di studente spensierato e non di rado qualche compaesano che olezza di formaggio pecorino e di lentisco: grati ricordi della mia infanzia e non solo della mia, ma di una buona metà dei sassaresi.

Solo di notte l’Emiciclo riposa impregnandosi d’aroma campestre. Ed è proprio allora che Garibaldi lo si può incontrare mentre scambia quattro chiacchiere con Mazzini e fa ciao a Vittorio Emanuele, che da Piazza d’Italia, solenne più che mai e un tantino sospettoso, gli risponde col saluto di “Salve, Generale”.

Angelino Tedde

Pubblicato su “La Nuova Sardegna” del  13 agosto 1968

The chamber Garibaldi is a seaport: coaches come in, coach leaving. A tale fluid, now large and colorful, now haggard and  occupatio monotonous at times the huge semi-circle, a real street in Sassari. And Mazzini stands there watching, ignoring the crowd, giving theback to Vittorio Emanuele, which keeps him at bay from the Piazza of Italy, his palace. The Genovese disdainful looks the gardens and the machines that nearly touch your nose, you can enjoy the shade of palm trees and the colors of his lawn English, if it stands still, no initiative, alone, in the middle of the semi- which is not his, but Garibaldi, ironically, even the Sassari is monumentally absent. But Garibaldi’s, but unknown. Sometimes you can see it sitting in some park benches, sometimes I catch a glimpse of the villagers in gait step by Garibaldi. The hero of two worlds do not see it clearly, but is present, driving the crowds of its semi-circular and these marches crowds, according to various time. And because of this march of men, women, youth, the Chamber Garibaldi at times seems like a carousel. A carousel when he stops oddly creates chaos. Coaches hemicycle are in any position, you realize that they masters, as the illegal defrauded, who have long taken familiar with them, not at all annoyed. The familiar terms, slipped, and in spite of the monument of self-propelled traffic wardens, do them comfortable. Then they see motorcycles of all types on nose and rump on the bus: they have also become familiar with big blue elephants. At times the semi you can not put a pin. A warm hug to all, a push to someone, a fight with more than one “magistralina”. Yes, because without the Chamber Institute Magistral the most respected marriage agency in town, not the chamber. Students of all schools, university all faculties, of comely maidens waiting studying withalive and strong commitment in those old walls. In the morning these girls colorful rush from all parts reach the ranks railway station, Via Sassari Brigade, Via Carlo Alberto literally clogged with semi-circular crown. All hasty selling sympathy, smiles, shakes short lives in the hearts of those who pushed to walk through to get to work or just to retrace his steps. From eight to nine the Chamber is in the hands of students: it is occupation peaceful, pleasant, characterized by a sensitivity Fine color and inspiring. At other times the chamber is in the hands the villagers. Dialogues in Sardinian cross talk in the light-hearted Sassari Bus drivers parked, eternal drinkers coffee. Not present the music and color Hemicycle: two things that stalls of street vendors sell to anyone for free, along with expensive dolls, the lighter, the lucky trinkets. And do not missing in the midst of that chaos types that give the touch. Antoninoo is always there, nice rack and a reference point for coaches of SCIA. In the midst of the stormy sea: the semi-people come in waves. Normissing information office: sports information of course. E ‘ dell’edicolante office, which sells news for free every Monday at the same time. A good friend does not mean that plague and horns of the House, but I do not are of the opinion, he lives there, poor man: I hurried up to us or at most before the bar serving coffee for me Sanna, a Small room, but when it comes to coffee is that great. Eachrate, as we hurried up the semi-willingly. There haunt my dreams of carefree students, and not infrequently some neighbor who smell of cheese and mastic: grateful memories of my childhood and not only mine, but a good half of the Sassari. Only at night soaking the Chamber rest of country flavor. And it is Garibaldi then that you may encounter while four exchanges Hello is a chat with Mazzini and Victor Emmanuel, from Piazza of Italy, solemn and a little more suspicious than ever, responds with greeting of “Hello, General.”

Angelino Tedde

Published in “La Nuova Sardegna” of August 13, 1968

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12 Marzo 2009 - Categoria: eventi culturali

Il Museo degli studenti e della goliardia (Meus) a Bologna

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In continente per motivi familiari non ho potuto fare a meno di accettare l’invito del prof. Gian Paolo Brizzi a visitare il “Museo degli studenti e della goliardia”.

E’ risaputo che l’Università di Bologna vanta fin dal 1088 una popolazione studentesca universitaria considerevole. Si sa anche che l’universitas bolognese è stata l’universitas discipulorum i quali godevano di un apposito stato giuridico e che il rettore era uno studente, mentre i professori venivano dagli stessi assoldati per insegnare. Il Meus, organizzato con la migliore tecnica informatica, segue i momenti salienti del processo di sviluppo dell’Università degli studenti, dai riti dell’iniziazione studentesca, ai costumi, dai formulari dei vari riti ai vademecum lungo la peregrinatio studiorum da una università europea all’altra, fino al liber amicorum sulle  cui pagine  sono segnate le tappe e le formule amicali o morali che amici e professori si degnavano di vergare.

L’itinerario del Meus è fascinoso e appagante. Per meglio gustarlo non basta descriverlo occorre visitarlo. Per me e per il collega col quale ci siamo spostati da Milano a Bologna è stata una bella esperienza culturale, tra l’altro, avendo  come guida il prof. Gian Paolo Brizzi che con tanta cortesia e competenza ci ha illustrato l’itinerario museale che va dal 1088 al 1968. La progettazione del Meus ha avuto inizio una decina d’anni fa. Le acquisizioni dei reperti ha visto interessate tutte le città universitarie europee e gli oggetti, i ritratti, i testi, i costumi, le stampe le divise riguardano gli studenti universitari di ogni nazione europea. Gli studenti viaggiavano con “guide” predisposte appositamente per affrontare tutte le difficoltà che avrebbero incontrato nel loro lungo peregrinare a piedi, a cavallo ad un somaro o ad un equini, a seconda delle disponibilità finanziarie di ognuno.

Nell’archivio digitale dell’Archivio Storico, a giusto titolo sta scritto:

“Nessuna città meglio di Bologna può vantare titoli maggiori per ospitare un tale museo. La città che si fregia degli attributi di dotta, di Alma Mater Studiorum, può considerarsi a buon diritto come “città degli studenti”: non solo perché da dieci secoli qui si raccolgono, anno dopo anno, migliaia di giovani, ma anche perché molti secoli fa proprio a Bologna gli studenti si diedero comuni regole di convivenza, fissarono nei propri statuti una precisa disciplina interna, idearono rituali e cerimoniali che divennero altrettanti elementi fondanti la propria identità di gruppo.”

E ancora
“La mobilità del mondo studentesco che oggi, dopo qualche secolo di pausa, torna a connotare le peculiarità della formazione degli intellettuali, costituì un veicolo naturale della diffusione di questi costumi e comportamenti, da un’università all’altra, per l’intera Europa.
Grazie a quei giovani, prendeva corpo quell’Europa degli intellettuali il cui patrimonio di pensiero e di ideali costituisce ancor oggi la base più solida nella costruzione dell’Europa dei popoli.”

In questa breve cronaca del fausto evento non possiamo che ringraziare il prof. Gian Paolo Brizzi sia per il contributo dato alla realizzazione del Museo sia per la cortesia dell’accoglienza.

 

Angelino Tedde

 

 

 
   
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Piazza d’Italia di Sassari nell’agosto 1967

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T’incontri e ti scontri in piazza d’Italia, sotto il naso e i baffi del re galantuomo, che è ormai stufo di stare in piedi. L’ingiustizia regna anche tra i monumenti: Tola seduto, Vittorio in piedi. T’incontri con gli amici per raccontare l’ultima barzelletta oscena che ti ha raccontato quel mattacchione di Antonio. Ti scontri con vero ristoro con il molle petto di quei fiori di fanciulle che solo Sassari,in tutta la Sardegna, può offrire: lo dice quel matto di Efisio più cagliaritano di Cagliari. Piazza d’Italia è tutta qui. Magari! E quei vecchietti guardie del corpo di re Vittorio, che aguzzano ancora lo sguardo cupido sui molli fianchi delle sassaresine ultima moda? Tutti godono della pensione di ciechi civili, ma lì, in Piazza, lo dimenticano. Osservano attenti la marea che va e viene da via Roma ai Portici. Schivano scrupolosamente i ragazzi e frugano e scovano le belle figlie di Sassari. Talvolta però vengono beffati da capelloni, che essi indugiano troppo sul viso scambiano per ragazze. Il fatto è che da un po’ di tempo in qua anche le donne passeggiano in calzoni e questi vecchietti vengono sovente messi in difficoltà: finiranno per fruire legittimamente di quella pensione ottenuta alla vigilia di ogni elezione politica, per motivi umanitari, sociali e bellici, perbacco! E che! Vogliamo dimenticare la Brigata Sassari? Fossimo privi di colonnelli dalla memoria di granito! Così respirano nella nostra piazza anche i nonnini. Ma chi ravviva tutto, sprizzando scintille dagli occhi, sono i giovani che passeggiano alle spalle di Vittorio. Poi dicono che la gioventù è bruciata a Sassari! Queste sono finezze, questa è urbanità: il guaio però è che, passeggiando da quella parte perché c’è meno corrente e poi, quando si stancano di andare giù e su, possono sedersi sui gradini del Palazzo della Prefettura da cui sembra uscire un odore di Stato, anzi di Ministro d’Interni. Già, quel palazzo del Governatore, della Provincia, della Prefettura, della Questura ha tutta l’aria di essere lo Stato.

Su quei gradini i nostri bravi giovani si seggono, talvolta: pare che una buona percentuale di essi soffra di vene varicose. Io no, però! Io sono anticonformista e caso mai, a suo dire, mi siedo al primo bar di via Roma dove un bravo cameriere mi serve gentilmente la birra o il gelato, quando sono costretto a sedermi per via, anzi per obbligo della mia, non sempre, dolcissima metà.

Piazza d’Italia non sarebbe Piazza d’Italia senza Via Roma e i Portici. Al bar Pirino ci sono i grossi calibri del foro e del traforo sassarese: tutti gentiluomini, avvocati, dentisti e qualche giudice o procuratore della Repubblica, solo di passaggio: la giustizia deve stare diritta e tetragona come il palazzo di Giustizia. E poi, con tutti quei sardi che amano il quartetto di cielo, per i signori magistrati non c’è da stare in ozio al bar Pirino: scherziamo? C’è la Costa Smeralda, Stintino, Alghero: a volte Cagliari o Nuoro, in trasferta!

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La tavola calda dei fratelli Rau, fa parte anch’essa della Piazza: volete che uno dopo aver mangiato un piatto di lasagne con seguito di agnello o porcetto non senta il bisogno di fare la siesta camminando lentamente in Piazza, davanti a Vittorio però, che a quanto pare è prediletto dai matusa e dai piccioni non sempre rispettosi della dignità regale. Anch’essi si sono accorti da tempo che siamo governanti a Repubblica e la Repubblica è quel tipo di governo dove cui ognuno fa quel che vuole e quel che può, arrangiandosi.

Sotto i portici poi è un continuo rubare i titoli dei giornali: a Sassari si legge molto, le librerie vantano una vecchia tradizione e non vanno mai in fallimento: quando non riescono a vendere i libri, smerciano tricicli e attrezzi da pesca. Il fatto è che Piazza d’Italia è fatta così: è un luogo d’incontri e di scontri, di barzellette oscene e di corretti apprezzamenti, e perciò assai graditi, verso le belle figlie di Sassari bella. Lì ci s’innamora e ci si disamora: è un guazzabuglio Piazza d’Italia come il cuore umano. E come al cuore umano ci si sente attaccati. A me non capita, ma c’è gente che la notte non dorme se non ha misurato quotidianamente in lungo e in largo la Piazza. Il segreto sta qui: che Piazza d’Italia è bella! E poi, guardate il cielo rossastro sui Portici e almeno qualche volta la luna che si affaccia sul Palazzo Giordano. Piazza d’Italia è il cuore di Sassari. Io a volte, mia moglie permettendo, mi diverto un mondo ad ascoltarne i battiti.

Angelino Tedde

Da “La Nuova Sardegna” del 23 Agosto 1967

 

 

 

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26 Febbraio 2009 - Categoria: recensioni

“L’educazione in Sardegna e in Toscana nell’età moderna” di Angelino Tedde

Alcuni fantini del palio di Siena sono di origine sarda, il nobile Luigi Berlinguer (cugino dell’altro nobile compagno Enrico, a lungo segretario del PCI), rettore di Siena per svariati anni, è sardo, per farla breve, le relazioni tra la Sardegna e la Toscana, nel presente come nel passato, sono state frequenti per il fatto che nonostante il mare, sono due regioni quasi dirimpettaie, grazie anche al trampolino sia per i toscani come per i sardi rappresentato dalla Corsica e dalle isole vicine.

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11 Febbraio 2009 - Categoria: narrativa

L’agnelletto Nerino di Ange de Clermont

A mia nipotina Alice Z.

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Nell’isola delle pecore, in un paesetto di collina, giù in fondo alla valle, c’erano tante pecorelle: la maggior parte erano bianchissime, poche erano nere.

Quando nacquero gli agnellini, quasi tutti erano bianchi, uno soltanto era nero come la notte. La madre Memé lo chiamò Nerino. 180px-schwarzes_schaf_geschoren
Tutte le pecore andavano a pascolare accompagnate da due cani pastori di nome Bigio e Baio dal momento che il primo era quasi grigio come le rocce che erano intorno, Baio era rossastro come il muschio che le ricopriva.
Nerino combinava spesso delle marachelle allontanandosi dagli altri agnellini, ma i cani Bigio e Baio lo richiamavano all’ordine. Nerino brontolando, brontolando rientrava nel gregge.
Un giorno però, appena svegliato, si guardò intorno e in alto, in una collinetta, vide che c’era dell’erba verde e fresca. Piano piano, senza farsi notare, si allontanò dagli altri agnellini, prese un sentiero che saliva sulla collina, e sfuggendo alla custodia dei cani, giunse in alto dove c’era l’erbetta verde e fresca.images-11
Ivi giunto cominciò a mangiare a crepapelle trastullandosi con i ciuffetti più folti e beandosi di tutto quel pascolo che nessun altro agnello gli contendeva. La madre Memè giù nella valle cercò invano con lo sguardo Nerino e non lo vide, guardò in alto e vide una macchia nera in movimento: lo riconobbe e chiamò subito i due cani pastori Bigio e Baio, pregandoli di correre lassù a recuperare il figlioletto disobbediente. I cani non si fecere pregare e corsero verso la collina con quanto più fiato poterono.
Nerino nel frattempo, dopo la scorpacciata di erba fresca, se ne stava sdraiato a guardare una macchia rossa e una nera in movimento: erano la volpe rossa Rorò e la volpe nera Nené che avendolo scorto si dirigevano veloci e contente a rapirlo per divorarselo tranquillamente nella loro tana.t__ol6f67qah7cxlb6i4cuq6jpargcxt1uyfmhds3p9sn1xm6xdfyob2xktljb772emg7o4ejk5uamjbht5fu3rt3htmlx56rarnu3st3l0injsir9xznb6bnpbm6grkrtfr60ftb4wkb1t
I cani Bigio e Baio però videro anche loro le volpi e cominciarono a farsi sentire abbaiando e correndo verso il punto in cui se ne stava beato e inconsapevole del pericolo mortale Nerino. Si trattava di pochi metri di differenza, ma bisognava correre.
Urlando e correndo i due cani giunsero presso l’agnellino solo qualche secondo prima delle volpi che, visti i cani, scapparono e continuano a scappare inseguite da loro.
Nerino finalmente capì che aveva corso un pericolo mortale e caracollandosi con la pancina piena d’erba discese la collina dove la mamma disperata lo chiamava. Giunto presso la madre, questa con le zampine anteriori le diede due bei colpi sul sederino per non farle male e urlando lo rimproverò:
– Non farlo più, altrimenti finisci in bocca alle volpi, figlio mio.-Rispose Nerino: – Non lo faccio più mamma, adesso ho capito perché non devo allontanarmi mai dai fratellini.-

Più tardi giunsero anche Bigio e Baio che con un leggero morso sulle zampette lo rimproverarono dicendogli:
-Per per poco non finivi in pasto alle volpi, disobbediente, con tre secondi di ritardo, saresti già finito nelle loro pance.-

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21 Gennaio 2009 - Categoria: letteratura sarda

Manuale del buon cristiano di Salvatore Cossu (1799-1868)

UnknownDedica al popolo di Ploaghe

A te , popolo dilettissimo , dedico questo manuale, compilato secondo le Sacre Scritture, le dottrine di Santi Padri, di autorevoli Teologi e di accreditati Autori . Seguendo l’esempio dei tuoi antenati ,sei tu un popolo molto devoto e sono molti gli esercizi di pietà e le pratiche devozionali che tu , sensibili alle esortazioni dei tuoi parroci , sei solito frequentare con esemplarità[1]. Per questo, affinché la tua devozione si regga in un saldo e deciso fondamento e si accresca sempre più , libera da ogni inganno e purificata da ogni macchia , ecco che , quando ti ho predicato semplicemente durante il catechismo intorno a quei doveri di quegli ISTADOS , QUALIDADES, ed uffici a te più comuni, l’ ho ridotto a brevi articoli di modo che ognuno ci si possa specchiare e riconosca i doveri che lo riguardano. Conoscere e compiere i doveri del proprio stato sono il fondamento e la base , non solo delle vere devozioni, ma anche delle piu alte santità : ne ci sarà mai vera santità né giusta devozione in chi non conosce ne compie i doveri relativi , allo ISTADOS , QUALIDADES ED UFFICIOS nei quali si trova per disegno della Provvidenza. Anzi aggiungo che questo punto è tanto importante quanto lo sono il bene terreno e eterno. Preme il bene terreno , perchè questo dipende dalla pratica costante dei propri doveri come uomini e come cristiani. E in verita : un popolo io lo paragono ad un sano corpo umano, nel quale, la testa è quella che guida e coordina le varie parti che lo compongono: questi in armonia con la testa e tra se stessi, compiono le rispettive funzioni, quando la testa guida e coordina saggiamente ,quando le parti , fra loro in sintonia, assolvono convenientemente le loro funzioni, ecco tutto il corpo agisce con quell’ ordine e disciplina che lo conservano e lo fanno vivere facilmente. Cosi è un popolo. Se quelli che rappresentano la testa (sono le persone preposte al comando e cioè i possidenti , i capofamiglia, i padroni ) si comportano saggiamente , se quelli che rappresentano le altri parti del corpo ( e sono tutti gli altri che compongono il popolo) agiscono con lealtà ,in buona armonia con i capi e unione tra loro, secondo i dettami del ISTADOS , QUALIDADES ED UFFICIOS , chi non vedrebbe regnare in quel popolo un vantaggioso ordine pubblico , la comune sicurezza , la tranquillità e pace tra le famiglie , la concordia tra le parentele, l’ incremento dei patrimoni , la stabilità delle ricchezze , la soddisfazione di ognuno? .Sono contenti i ricchi che tranquillamente si godono le loro ricchezze e soccorrendo i miserabili e confortando gli afflitti , consegueono rispetto , gratitudine e affetto , Sono contenti i poveri che vivendo con rassegnazione la loro umile condizione , hanno la certezza di lavorare ed essere aiutati assicurandosi cosi i mezzi per una onesta esistenza. Se gli affari e i contratti sono legittimi e giusti , non saranno forse illimitati i guadagni ?. Le professioni e le capacità , se esercitate con competenza, buona fede e puntualità , non sono forse premiate da guadagno e dalla stima ? Mi richiamo a quei fortunati popoli che vivono un’ invidiabile prosperità materiale grazie all’ adempimento dei doveri annessi all’ ISTADOS , QUALIDADES ED UFFICIOS . E’ necessario però fare il proprio dovere per poter conseguire il bene eterno oltre quello temporale. E’ verità assoluta che per avere l’eterna salvezza, non basta soddisfare i doveri che sono comuni a tutti , ma è necessario che si osservino quelli particolari che sono dati dalla QUALIDADES, UFFICIOS ED ISTADOS e , come si dannano coloro i quali non osservano le leggi e i precetti comuni a ogni cristiano ,cosi si può incorrere nell’ eterna dannazione, venendo meno , con colpevole negligenza , ai doveri particolari del proprio stato . Il motivo risiede nel fatto che i doveri particolari derivano dalla stessa legge divina comune a tutti e fermamente obbligante.

Se cosi è , come non compatire l’ equivoco in cui molti vengono a trovarsi !. Praticamente , ci sono alcuni anche troppo scrupolosi nella santificazione delle feste , nell’ astinenza dei cibi proibiti nell’ osservanza dei digiuni , ma che , nello stesso tempo , non agiscono con coscienza nel pagare il dovuto o pretendere ciò che non spetta in affari e contratti , impieghi o servizi , professioni o abilità.

Ci sono genitori che si premurano di ascoltare la messa , assistere a tutte le novene e a non mancare a le sacre funzioni ,ma intanto, trascurano la famiglia , con figlie di 15 e 18 anni sfrontate e senza guida , con figli di 14 e 16 anni senza cognizioni lavorative . E’ molto solerte quella donna che segue le funzioni dei venerdì di marzo , i lunedi di Sant’ Antonio e della Madonna di Valverde ma intanto non ha scrupoli ad agire con arroganza nei confronti del marito , a contraddirlo e con parole inopportune , a provocarlo fino all’ eccesso . ci sono persone benestanti molto devote e desiderose di conseguire le indulgenze plenarie , ma quando qualche povero e onesto uomo chiede lavoro o aiuto non sono disponibili , ma insensibili e meschine e lo affliggono ancora di più con parole ingiuriose . C’e il pastore che fa uso di amuleti e reliquie e si vanta di dispensare molte elemosine e intanto pascola il gregge nei possedimenti altrui, contravvenendo, alle leggi del re e defrauda l’ accomandatario di parte dei profitti . Il debitore chiede con fare dimesso, ma al momento di pagare ricorre ad astuzie e pretesti. E ancora si potrebbe parlare di diverse altre occupazioni i cui doveri sono disattesi anche da persone che si reputano pie e devote e che non si rendono conto del conseguente gravissimo danno per il bene materiale e spirituale.

A questi e a quanti , di qualsiasi grado , condizione o dignità , che non adempiono ai doveri dei quali parliamo, predicano i dottori della chiesa S.Bonaventura e S.Tomaso che sostengono di non illudersi circa la propria devozione e compassione , non è infatti pio e devoto chi non si rifà ai doveri del proprio ISTADOS , QUALIDADES ED UFFICIOS : il danno, a questo proposito, solitamente non è uno solo nè solo di uno . praticamente : quanti danni spirituali e materiali derivano da una falsa testimonianza! Quante conseguenze da un solo testamento mal fatto o da un documento artefatto! Quanti dissidi tra agricoltori e pastori per non custodire le bestie e il gregge nei luoghi specifici ! Ah! Se si vuole realizzare il bene terreno ed eterno è di rilevante importanza meditare sui doveri particolari ed impegnarsi a soddisfarli .

Non dico quello che già non sai , popolo dilettissimo, nè con questo manuale , che ho l’onore di dedicarti, pretendo di insegnarti nuove cose .Hai appreso da tempo quale sia la vera devozione e quale sia la falsa , quali siano i doveri comuni e quelli particolari . Il mio scopo è precisamente quello di integrare Il Compendio della Dottrina Cristiana , che ho stampato per te negli anni scorsi, con questo Libretto ,scritto per soccorrere la naturale debolezza della memoria , la quale ci fa dimenticare i doveri particolari che non percepiamo come quelli comuni: questi , infatti , si ripetono con frequenza imparando la dottrina cristiana , quelli particolari ,invece, si ascoltano di tanto in tanto durante la catechesi e può capitare di non ricordarli. Dunque questo manuale aiuta la memoria per i doveri particolari , per poterli meditare e integrare e allo stesso tempo , ti predisponi nel modo migliore al raggiungimento del bene terreno ed eterno, rendi ancora piu solido l’ edificio spirituale delle tue devozioni tanto da essere piu gradito a Dio, alla Madonna e ai Santi, che veneri con molta pietà anche per tua utilità . Per maggiore comodità e profitto , ho iniziato questo manuale con l’ articolo relativo ai doveri comuni a ogni cristiano. Basta uno sguardo attento perchè resti viva la memoria di quanto il Creatore e Redentore ordina a tutti indistintamente . Seguono poi dieci brevi articoli sugli obblighi particolari compendiati a mo’ di dialogo , un ritratto dell’ uomo saggio e onesto , quasi come per un’ applicazione generale , adattato al tessuto sociale sardo , del quale mi sono servito per questo mio modesto lavoro, scritto , o mio carissimo popolo , con tutto il mio paterno affetto , unicamente per il tuo bene. Ti auguro e desidero per te prosperità e lunga vita , sorretto da quelle grazie e benedizioni che il Signore, ricco di bontà e misericordia , ha promesso a chi osserva la sua legge eterna e divina e con essa i propri doveri particolari . Accettalo e conservalo come pegno del mio costante amore , compatiscine la modestia ,apprezzane la buona volontà ,che io sinceramente manifesto nel volerti testimoniare , con qualche opera duratura e a imitazione dei miei predecessori , il mio Sacro Ministero.

[1] Le pubbliche devozioni del popolo di Ploaghe sono : la novena della Madonna del Rimedio e la tredicina di Sant’ Antonio nella chiesa dei R.R. P.P. Cappuccini, il settenario della Madonna Addolorata e i Misteri delle Rose negli oratori di Santa Croce e del Rosario, i 12 lunedi e la novena di Maria Santissima di Valverde nella chiesa a lei intitolata, le novene di San Michele Arcangelo e di San Sebastiano M. nelle rispettive chiese rurali, il rosario con la messa per 9 giorni a San Matteo Ap. ed Ev. e a San Timoteo P. e M. nelle rispettive chiese ; nella chiesa parrocchiale le novene di Natale ,della Immacolata Concezione, di San Sebastiano Martire , di San Giuseppe Patriarca, di Sant’ Anna, dello Spirito Santo e di Santa Filomena , un solenne triduo alle anime del purgatorio, i venerdì di Marzo , due messe cantate ogni lunedi della settimana alle anime e il sabato alla Madonna delle grazie, il rosario cantato con il salve e litanie per tutto l’ anno e varie altre feste con panegirici, per iniziativa e con offerte e questue della popolazione .

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20 Gennaio 2009 - Categoria: discipline scientifiche

Unu paio di scarpette rosse di Joyce Lussu tradotto da Domitilla Mannu

images-1B’at unu paju de botitas rujas,
numeru vintibatoro,sunt che noas.
A intro de sa sola sunt marcadas,
Schulze Monaco.
B’at unu paju de botitas rujas,
subra de unu muntone de botitas de pitzinnos,
in Buchenwald.
In un’oru unu muntone de tzuffos de pilos aneddados,
brundos, nieddos, castanzos,
in Buchenwald.
Cussos puru impitaiant.
Faghiant mantas pro isbirros;
non si fuliaiat nudda.
E sos pitzinnos fint tusos e ispozados,
e pustis giagarados in sos furros a gas.
B’at unu paju de botitas rujas,
de botitas rujas pro sa dominiga;
in Buchenwald.

images1Fint de unu pitzinnu de tres annos,
fortzis de tres e mesu.
E chie l’at a ischire de cale colore fint sos ojos suos
brujados in sos furros?
Ma su piantu, ah cussu emmo nos lu podimus fregurare;
s’ischit comente pianghent sos pitzinnos.
Fintzas sos peincheddos suos
nos podimus fregurare.

B’at una botita numeru vintibatoro,
pro s’eternidade,
ca sos pes de sos pitzinnos mortos non creschent.
B’at unu paju de botitas rujas
in Buchenwald,
sunt che noas,
ca sos peincheddos de sos pitzinnos mortos
non frazant sas solas.

Bortada in sardu dae Domitilla Mannu

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Preghiera per l’Unità dei Cristiani


maratea_169-11-16-17-22201La tua Parola o Signore é lampada sui nostri passi, 
luce sul nostro incerto cammino. 
La Tua parola é il prezioso dono che hai fatto alle tue chiese. 
Tutte indistintamente ne hanno grande stima, 
grande venerazione e grande amore.
Tu attraverso la Parola ti rendi presente nelle nostre Liturgie, 
nella vita quotidiana dei tuoi figli e negli eventi  della storia.
In essa le chiese scoprono la tua volontà; 
da essa le chiese  capiscono il tuo mistero; 
con essa le chiese ti lodano senza fine.
Fa o Signore che ci sappiamo porre 
alla scuola della Tua Parola 
con cuore semplice  e povero  
per capire ciò che tu vuoi da noi

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