21 Agosto 2012 - Categoria: cahiers de doléances

Oppressione mass-mediatica sul gran caldo di quest’estate che se ne va di Ange de Clermont

Tutti abbiamo avvertito le grandi tempeste di caldo che si sono abbattute nell’emisfero occidentale. Non tutti abbiamo percepito lo stesso schoc sia per la varietà con cui il caldo si è manifestato sia per i rimedi a cui sia in casa come nel lavoro abbiamo affrontato questi eventi. Molti anziani che s’attardavano allungando la loro esistenza oltre misure son passati a miglior vita; l’identica cosa è avvenuta per molti ammalati; altri se la stanno scampando bella, ma non diciamo gatto finché non l’avremo nel sacco. Se questo caldo perdura ci rovinerà le dolcezze dell’autunno e piomberemo direttamente nel freddo vento del giorno successivo ai morti come ogni anno. I fiori debbono pure fare il capitombolo dalle tombe doviziosamente infiorate. Sarà da quel momento l’inverno il pericolo numero uno dei molti anziani, dei molti ammalati e di coloro che venti forti, tifoni, cicloni, ztunami e incidenti vari spediranno al di là della terra.

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14 Agosto 2012 - Categoria: Chiaramonti e dintorni, versi in italiano

La poetessa sardo-genovese di Perfugas Emy Pigureddu a cura di Giovanni Soro e Angelino Tedde

Invitato da Giovanni Soro a presentare insieme le poesie di Emy Pigureddu , nel corso di cinque incontri di studio sul secondo novecento e sulla poesia della poetessa, Pelle di Luna del 1995 e Di vento e granito del 2012, abbiamo steso concordemente questo testo, che poi, è stato letto da Giovanni, essendo io impossibilitato da motivi di salute, alla presentazione avvenuta a Perfugas il 27 luglio, alla presenza di una  quarantina di partecipanti. Ringraziamo Michele Pinna  dell’Istituto Camillo Bellieni che ci ha fornito  Pelle di Luna , mentre la poetessa, a corto di copie, e con perfetta parsimonia genovese ci ha fornito una sola copia Di vento e granito. (A.T.)

Pubblichiamo volentieri il testo della relazione letta e rielaborata da Giovanni Soro

È  con grande piacere ma con tanto timore che ho accettato l’invito a presentare l’opera, di nuvole e granito, della perfughese Emy Pigureddu, poetessa premiata tante volte in concorsi nazionali.

Con me , stasera, avrebbe dovuto partecipare e presentare il Prof. Angelino Tedde , che, all’ultimo momento, ha avuto problemi di famiglia e di salute.

Se ne scusa profondamente.

Tuttavia, tutto ciò che dirò è il risultato di sere di incontri tra noi due, durante i quali, abbiamo analizzato e discusso la poesia della Pigureddu.

Abbiamo cercato di interpretare e cogliere le immagini e il pensiero,  i messaggi e i sentimenti, le gioie e  le sofferenze della sua vita, del suo essere donna, del suo essere figlia, del suo essere moglie e madre.

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12 Agosto 2012 - Categoria: narrativa

Su mundu a oju de Piergiuseppe Branca a contivizu de Domitilla Mannu

 

SU MUNDU A OJU  de Piergiuseppe Branca de Cheremule 1^ Premiu in Suni 2012 a contivizu de Domitilla Mannu

Custu contu est nàschidu dae unu fatu chi est cumbinadu deabberu e de su cale s’autore nde presentat su  documentu istoricu.
Piergiuseppe Branca at immaginadu comente podiat èssere su pensare de custu giòvanu  protagonista de su contu, cales fint sos disizos suos de vida. Lu descriet comente un’ Ulisse sempre in chirca de connòschere logos noos, ma nde contat fintzas sos sentidos de renchènnida pro su chi at lassadu. Est unu contu iscritu cun un’istile  nou, modernu, chi tistimoniat s’impignu  de custu autore, pro chircare de abbiare s’impreu de peraùlas chi, mancari essende galu bias, sunt sempre de pius pagu impitadas.

Sas clessidras venezianas chi dian dever’ medire su tempus subra sa timanzera nostra, ispèrdida in cust’ illaccanadu tessinzu, biaittu de undas e nìbidu de ispumas, sun trastes de pretzisione chi faddint ottora si s’ingalenu ninnadore de sas abbas impedit al hombre de guardia de lis dare ‘orta cada mes’ora e  truvare sas renigheddas peri s’istrangugliu de mesanìa dae s’ampullitta de subra a sa ‘e sutta.

At a esser’ puru pro custa rejone chi no isco pius desde cuanto tiempo sighimos a bantzigare subra custa lapìa ingrastiada a pighe, ne dia esser’ bonu a nàrrer’ cun siguresa in cale giassu semus, levante o ponente, de sa campura de undas e ispumas chi nos inghiriat arreu, ca no est arte mia impittare sestante, astrolabiu, ne àtteru traste  chi preguntet a sos astros s’inditu giustu pro ghiare chena farta navìos de altura.

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11 Agosto 2012 - Categoria: cultura

Curiosity e la sua sfida di Piero Benvenuti

La missione del rover su Marte potrebbe aprire nuove frontiere, non solo alla tecnologia 

Ridare un ruolo non episodico alla scienza aiuta a superare l’Intelligent Design

di Piero Benvenuti
(Università di Padova)

Fantastica impresa quella realizzata dagli scienziati e ingegneri della Nasa che sono riusciti a depositare con precisione millimetrica il veicolo Curiosity sulla superficie di Marte. Non è il primo rover a scendere sul pianeta rosso, ma la novità, gravida di conseguenze, sta nella tecnologia adottata. Per la prima volta, dopo la consueta discesa balistica nell’atmosfera di Marte e il rallentamento della velocità di caduta per mezzo di un grande paracadute, Curiosity è stato calato dolcemente sul suolo marziano da una sorta di “gru spaziale”, capace di mantenersi stabilmente a pochi metri di altezza grazie a un sistema di razzi.

Eseguito il delicato compito, la gru si è allontanata per scendere a circa mezzo chilometro di distanza in modo da non interferire con le prossime attività del rover.

La perfetta riuscita della sequenza di ingresso nella tenue atmosfera marziana e del successivo “atterraggio” morbido e controllato di un veicolo pesante – Curiosity pesa quasi 900 chili – non è motivo d’orgoglio solo per il fatto in sé, ma perché apre la strada alla sistematica esplorazione del pianeta Marte. Forse le affermazioni entusiastiche di questi giorni – astronauti americani su Marte entro il 2030 – sono eccessivamente ottimistiche: sarà necessario risolvere prima il problema del deperimento muscolare degli astronauti conseguente a una permanenza di diversi mesi in assenza di gravità e trovare il modo di proteggerli dalla micidiale radiazione cosmica cui sarebbero inevitabilmente esposti durante il tragitto interplanetario.

Sicuramente però il successo odierno permette di prevedere l’invio di complessi laboratori robotici in situ, capaci di compiere analisi sempre più approfondite e differenziate del suolo marziano. Le motivazioni scientifiche di queste missioni e delle future, che cercheranno tra l’altro di riportare a Terra dei campioni di materiale marziano, sono evidenti: si cercano le tracce di una evoluzione biologica su un pianeta che nel nostro sistema solare occupa, anche se marginalmente, la cosiddetta “fascia abitabile”, cioè quella zona, né troppo vicina né troppo lontana dalla stella centrale, che permette il mantenimento per tempi lunghi (miliardi di anni) di condizioni favorevoli allo sviluppo di strutture molecolari complesse. Un indizio anche minimo di un tale sviluppo su un pianeta diverso dalla Terra avrebbe conseguenze rivoluzionarie perché, coniugato con la scoperta che un sistema planetario attorno ad una stella è la norma più che l’eccezione – ad oggi sono stati individuati 784 pianeti extrasolari – significherebbe che l’emergere della vita nel cosmo, al pari di molte altre “emergenze”, è una caratteristica globale piuttosto che una unicità terrestre.

Si tratterebbe di una rivoluzione non solo scientifica, ma che, al pari di quella “copernicana”, coinvolgerebbe appieno la filosofia e la teologia. Soprattutto quest’ultima, di fronte al clamore mediatico generato da Curiosity, dovrebbe riflettere subito sulle conseguenze di una sempre più plausibile panspermia cosmica. Non si tratta di affermare semplicemente, come già più volte è stato fatto, che eventuali esseri coscienti extraterrestri sarebbero comunque nostri fratelli (ci mancherebbe!), ma di analizzare coraggiosamente, sulla base delle conoscenze scientifiche acquisite nell’ultimo mezzo secolo sulla evoluzione globale del cosmo, se la panspermia non sia addirittura una “necessità” teologica.

In un suo recente libro, il biologo e filosofo Francisco Ayala, afferma che se il nastro dell’evoluzione biologica sulla Terra venisse riavvolto e fatto ripartire, quasi sicuramente non darebbe origine alla stessa evoluzione che oggi conosciamo attraverso la storia fossile del nostro pianeta. Molto probabilmente non farebbe emergere qui, sulla Terra, la coscienza. Un universo privo di vita è ammissibile dal punto di vista teologico? Se noi crediamo, mantenendo fede al messaggio evangelico, che la creazione sia un atto libero di amore, che attende con impazienza di essere riconosciuto come tale dal creato, allora la coscienza “deve” emergere nel cosmo.

Non importa che questo avvenga sulla Terra o su un altro pianeta o satellite, né, come afferma con misurata ironia britannica il teologo John Polkinghorne, che essa si manifesti in un essere con due mani di cinque dita ciascuna. Ciò che conta per l’economia del creato è che la coscienza cosmica emerga comunque e abbia la possibilità di intuire razionalmente il suo essere “creatura”; che possa quindi accettare (o negare) liberamente la rivelazione dell’intima natura trinitaria della creazione, quale processo attuativo di un amore libero e disinteressato.

(©L’Osservatore Romano 11 agosto 2012)

 


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9 Agosto 2012 - Categoria: Chiaramonti e dintorni

Si è laureto in Diritto Canonico col Prof. Francesco Falchi Andrea Marras a cura di Angelino Tedde

Si è  laureato nella tarda mattinata del 05/07/2012  Andrea Marras di Chiaramonti sostenendo la discussione sulla tesi “L’esercizio dei diritti fondamentali da parte del fedele”, avendo come relatore Prof. Francesco Falchi, ordinario di Diritto Canonico presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Sassari che lo ha seguito consupporto costante,  con le correzioni sempre precise e l’attenta supervisione del lavoro di ricerca e approfondimento.
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Il tema ha riguardato il Titolo I del Libro II del Codex Iuris Canonici, riguardante i diritti dei fedeli, di tutti i fedeli, a prescindere dallo status (clericale o laicale) che ciascuno di essi ha nell’ordinamento canonico. L’odierna presenza di uno statuto giuridico comune a tutti nel Codice rappresenta , nel diritto della Chiesa, un elemento decisamente innovativo: presuppone infatti un’uguaglianza di base tra i fedeli, puntualmente affermata nel canone 208, in forza della quale ciascuno di essi partecipa, anche mediante l’esercizio dei diritti e l’adempimento dei doveri, alla missione propria della Chiesa. Il fine della Chiesa (e quindi anche del suo diritto) è la salus animarum, la salvezza eterna di tutte le anime. La Chiesa, che con il Concilio Vaticano II prende coscienza di sé stessa come struttura di comunione, persegue il fine della salus animarum attraverso  il compossesso e la compartecipazione dei beni salvifici tra tutti i suoi componenti. Alla base del riconoscimento di diritti << soggettivi >> ai fedeli dunque c’è l’ecclesiologia conciliare, e in particolar modo la raffigurazione della Chiesa come Popolo di Dio: questa base è anche l’unica chiave di lettura corretta per intendere i diritti medesimi e soprattutto gli spazi e le forme per il loro esercizio. Ogni altra interpretazione risulterebbe fuorviante, e in particolar modo sarebbe scorretto vedere i diritti dei fedeli in chiave di rivendicazione degli individui contro lo Stato: è infatti sempre improprio applicare schemi giuridici tipici degli ordinamenti statuali all’ordinamento canonico senza prima considerare la peculiarità e l’unicità di quest’ultimo.
La discussione è stata brillante e il laureando si è trovato a suo agio, anche grazie al modo con cui il relatore Prof. Falchi ha fatto le domande. Lo studente, intervistato ha dichiarato:
” Sono molto fiero di quanto ho scritto e di quanto ho esposto a voce, nonché del fatto che ciò sia stato evidentemente apprezzato. Il mio voto di laurea è 106/110, non il massimo quindi, ma considerato  che  per la discussione della tesi mi sono stati attribuiti 8 punti  reputo il voto di laurea un ottimo risultato.”
Al giovane chiaramontese e alla sua famiglia formuliamo dal nostro sito i più fervidi auguri.
Chiaramonti può andare orgoglioso della sua gioventù e della famiglia Marras che vede il prof. Giovanni Carmelo Marras, già ordinario di Pedagogia, in un ruolo pubblico di buon livello, il primo figlio archeologo medievista, dottore di ricerca e componenete dellìéquipe di prof. Marco Milanese,, e il secondo figlio conseguire la laurea in Giurisprudenza con un voto lusinghiero, con un professore noto per l’impegno che profonde negli studi e nella preparazione dei suoi laureandi. Non dmentichiamo come succede spesso la madre, ordinaria di Pedagogia. All’ultima nata, essendo ancora scolara, formuliamo l’invito  a guardare il buon esempio dei genitori e dei fratelli maggiori.
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8 Agosto 2012 - Categoria: filologia

Il Dizionario comparativo Latino-Etrusco di Massimo Pittau

Io sono del parere che il titolo della presente opera Dizionario Comparativo Latino-Etrusco sia già per se stesso del tutto chiaro e significativo circa il problema che esso tratta: esso contiene un elenco di circa 2.350 vocaboli latini (antroponimi, toponimi ed appellattivi) i quali corrispondono ad altrettanti vocaboli etruschi.

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8 Agosto 2012 - Categoria: versi in italiano

Notturno di Ange de Clermont

Solitario
nella notte
mi trascino
lungo i viali.
Col rumore
dei miei passi
accompagno
il sonno dei tigli.
Oltre la pallida luce
dei lampioni
intravedo
un nero viale
di cielo
privo di stelle.
Tace avvolta
nel sonno
l’intera città.
E io mi trascino
tra i sogni
di tutti
fantasma
inquieto
fra tanti fantasmi
di ombre e di luci.

 

Da Fremiti, Roma 1978

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7 Agosto 2012 - Categoria: storia

L’istruzione scolastica a Putifigari (1720-1950) di Angelino Tedde

1. L’istruzione orale dei campi o di bottega, di arti e mestieri di un borgo di epoca moderna.

 La storia dell’istruzione a Putifigari segue linearmente le tracce dell’istruzione scolastica degli altri centri rurali della Sardegna[1].

L’apprendimento delle abilità avveniva sotto la guida dei genitori: casalinghe, pastori, contadini o artigiani, oppure sotto la direzione dei padroni qualora fossero stati stipulati dei contratti d’apprendistato o di lavoro com’era consuetudine nell’isola e nella penisola sia per i ragazzi quanto per le ragazze nel sei e settecento[2].

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