15 Gennaio 2014 - Categoria: memoria e storia

Anonimo, Un vero Angelo di Carità (Suor Giuseppina Nicoli), in “La Carità” 7, (1929) pp. 10-13

Suor Giuseppina Nicoli

Suor Giuseppina Nicoli

Maria Paola Giuseppa Anastasia, nota Giuseppina Nicòli (1863, Casatisma (PV) – 1924, Cagliari)

Nata a Casatisma (Pavia) 18 novembre 1863, a Pavia consegue la patente superiore della scuola normale il 31 ottobre del 1882 , inizia il postulato di figlia della carità a Torino presso San Salvario il 24 settembre 1883; veste l’abito di Figlia della carità a Parigi a Rue du Bac il 9 agosto 1884, insegnante a Cagliari al Conservatorio della Provvidenza (1884-1899), superiora a Sassari dell’Orfanotofio delle Figlie di Maria (1899-1910), economa e poi direttrice delle novizie a Torino San Salvario (1910-1913), superiora dell’Orfanotrofio di Sassari (1913-1914), superiora all’Asilo della Marina in Cagliari (1914-1924) dove muore il 31 dicembre in concetto di santità.

 – Infanzia e giovinezza fino al diploma magistrale (1863-1883)

“Giuseppina Nicoli nacque a Casatisma, piccolo paese nelle vicinanze di Voghera, il 18 Novembre 1863. Fu battezzata il giorno 22 dello stesso mese e le furono imposti i nomi di Maria Paola Giuseppina Anastasia. I genitori e i familiari la chiamarono Giuseppina a ricordo della nonna paterna scomparsa da pochi anni e che aveva fama di donna religiosa e pia. Era la quinta dei dieci figli che nacquero dal matrimonio dell’Avv. Carlo e della Sig.ra Delfina Pincetti: Niccolò, Giovanni (morto ad undici mesi), Itala, Giovanni, Giuseppina, Faustina, Francesco, Luigina, Paolina, Maria. Carlo Nicoli, nato a Voghera nel 1820, si era laureato in legge nel 1841 ed aveva intrapreso la carriera della Magistratura: la sua malferma salute non gli consentì, nonostante i meriti, di avanzare nei gradi, non potendo accettare residenze lontane da Voghera, dove lo trattenevano tra l’altro le esigenze dell’amministrazione degli interessi di famiglia. Nel periodo della nascita di Giuseppina (1863) era appunto pretore del mandamento di Casatisma. Non venne mai meno a quella alla sua fede religiosa. In politica fu liberale, ma nel senso migliore che si possa attribuire a questa parola. Egli, che era stato ottimo figlio a suo tempo, e ottimo tutore dei fratelli e delle sorelle, fu educatore severo, ma amorevolissimo dei suoi figli, ai quali con la parola e con l’esempio trasmise l’amore per il lavoro e i più sani valori civili, morali e religiosi. Verso il1860 cominciò ad essere tormentato ad intervalli da fortissimi dolori nevralgici, cui non valse alcuna cura medica, che egli sopportò fino al termine della sua vita con esemplare spirito cristiano.

Dopo il 1880 chiese e ottenne il collocamento a riposo, dedicandosi esclusivamente agli interessi di famiglia (del patrimonio avito gli erano rimaste solo poche terre vicine al fiume Po nel Comune di Corana). Carlo Nicoli frequentava sovente i Sacramenti e usava confessarsi presso i Padri Minori Francescani, anche se, quando si approssimò la fine, fu chiamato per assisterlo Don Giacomo Prinetti, il quale, parlando successivamente col figlio Nicolò, disse che non lo avrebbe mai creduto tanto bravo. Morì a 78 anni, compianto da tutti il 28 aprile 1898.

Leggi tutto
14 Gennaio 2014 - Categoria: discipline scientifiche

La Scienza, la Ricerca e il Pensiero Scientifico di Paolo Amat di San Filippo

La Scienza è Conoscenza, e quanto più questa viene approfondita, tanto più si approssima alla Sapienza.

Paolo Amat di San Filippo

Paolo Amat di San Filippo

Nell’accezione più comune si intende per Scienza un complesso organico e sistematico di conoscenze acquisite dopo una rigorosa verifica della loro validità.

A partire dal XVI secolo la validità di molte conoscenze relative soprattutto ai fenomeni naturali, prima supposte induttivamente e successivamente verificate sperimentalmente, nonostante la feroce avversione della Chiesa che le considerava contrarie alle affermazioni della Bibbia, fu acquisita universalmente.

Queste conoscenze, suffragate da deduzioni matematiche, assursero al rango di legge. Requisito fondamentale fu che, oltre alla verifica sperimentale, quelle conoscenze fossero state vagliate con metodi rigorosi al fine di indurne e dedurne gli elementi fondanti.

La verifica sperimentale è basilare. Una felice intuizione può predisporre le condizioni per un risultato sperimentale, ma anche il risultato sperimentale può scaturire da una felice intuizione.

Nell’elaborazione dei risultati sperimentali si deve essere umili, infatti non si deve trasformare in “Principio” una semplice “Ipotesi di Lavoro”.

Leggi tutto
11 Gennaio 2014 - Categoria: versi in gallurese, versi in italiano

“No amu…” “Non amo…”, la poetica di Maria Teresa Inzaina

la musaNo amu
lu pueta chimicu
astutu bandiadori
abili ghjucatteri
a imbulià li sensi
a incantatti cun sapiuti misturi
e middhi sciuppittii di spariattori.
Diffidu candu
s’appicca chindulendisi
tramoj cuati tissendi
apparenzi luciosi
di lintori e di soli
pa imbiscà muschitti fittiani
cun trappuli di meli e di minguli ‘ani.
Illi jochi di specchj
ill’ intragni bugghjosi
undi ti trasgjnigghja pà palditti
vanu saria cilcà l’anima soia
malumbra ridanciana
reula chena risettu futtienti.
Amu
dugna paraula piliata o sirena
ea sinzera di ‘ena
paltu di sinu
undi s’incugna lu succhju di la ‘ita
e limpiu lu sò signu
a li mani t’arreca
l’anima la matrica
di ca l’à inghjnnarata.
Eu lu pueta
amu
chi no si còa ill’ingannu
amu
la sò puisia
cand’ è simenza illi sulchj di l’anima
candu è un ghjummeddhu
e ni scioddhi lu filu
e candu luna illa notti si faci
a disvilatti amica
li pitriceddhi di la fola antica.

Leggi tutto
9 Gennaio 2014 - Categoria: onomastica, toponomastica

Tarantola Tarantella Taranto Terontola Terenzio di Massimo Pittau

TarantellaIntorno alla connessione e alla etimologia del toponimo Tàranto e dell’appellativo taràntola «ragno velenoso» (con corpo peloso, grigio a disegni bianchi e neri e con morso velenoso, ma non mortale) ci sono stati nel passato molti interventi e molto disparati degli studiosi, tanto che sarebbe troppo lungo esporli tutti e anche semplicemente riassumerli (DELI). Con questo mio breve intervento mi propongo quattro scopi principali: 1) Tentare un’opera di semplificazione; 2) Presentare alcune nuove connessioni linguistiche; 3) Presentare alcune nuove connessioni onomastiche; 4) Prospettare la matrice ultima dell’appellativo.

1) L’appellativo tarantola ricorre come tarántula nel calabrese, nello spagnolo, nel portoghese e nel greco moderno ed è del tutto evidente che questa forma è il diminutivo di taranta. Questa ricorre già in Leonardo da Vinci, ma la sua prima attestazione risale a Goffredo Malaterra: taranta quidam vermis est araneae speciem habens, sed aculeum veneniferae punctionis… (anno 1064-65). Ciò egli dice, ma con riferimento a un monte di Palermo chiamato Tarantinus e in seguito Mons Tarantarum, infestato da questi insetti, che diedero molto fastidio a Roberto il Normanno (DEI 3718).

Ed è stato già sostenuto – a mio avviso, del tutto giustamente – che il toponimo Taranto (greco Tárhas,-ntos, lat. Tarentum/s) deriva appunto da taranta «ragno velenoso» a motivo della particolare presenza di questo insetto nel territorio di quella città.

Leggi tutto
8 Gennaio 2014 - Categoria: versi in italiano, versos in limba

“Sa luna mia” “La mia luna” di Maria Sale

La lunaA passos prios iscradiat
in drettos fitianos,
sa luna mia
issogadora de nottes
cun giobos de lughe.
At  leadu sa torrada
e tremet istremenende
a s’ala de sole  inciupida,
sa luna mia incanida.

 

Tzoccat gianna a disora,
s’accerat fuiditta  e si cuat,
no pasat inziende affaìnu,
sa luna sempre in bighinu.
E bizat sa pidiga iscutta,
candela, in mesu sa nue,
isgantzitende s’intrada,
sa luna cun manu accabada.

 

L’appo ‘ida cari tunda,
codulende, intro su poju,
ispijendesi a s’abboju
cuncordadu a s’intrinada,
sa luna mia ingiogatzada.
Bratzi culza, no giompia
a la poder carignare;
tando in s’oru, imbenujada,
bestighitas  isterria,
a sa luna tota mia.
Fit inie chi tenia
un’apitu, unu cunzadu
totu a rosas piantadu.
Chena  tzinnu, in pedra lada,
da-e su poju s’est boltada,
a ispijare ater’annada.

 

Deri sero, m’at contadu,
de sos frueddos  annoàdos,
su chi deo appo piantadu
contivizat  issa inie.

 

Meledat e porrit a mie,
sa luna mia cossizera,
de su tempus fattu altare.

1° Premio – Concorso 2011- C.R.E.I.-ACLI Sardegna

Leggi tutto
4 Gennaio 2014 - Categoria: cristianesimo, discipline scientifiche, psicologia

La teoria del sogno nel libro biblico del Siracide o (Ecclesiastico) di Silvana Fasce

1. De insomniis

SogniFra i testi antichi di onirologia, che trattano del sogno con un approccio teorico e razionale, un posto proprio e specifico occupa un passo del Siracide, che costitu- isce una breve ma organica discussione sul sogno, nel contesto della cultura intel- lettuale giudaica di età ellenistica. La breve pericope sul sogno (Sir 34,1-8) merita di essere valorizzata anche come documento significativo della dimensione inter- culturale in cui si svolge la letteratura giudaica, con un originale intreccio di fede biblica e modelli greci. La sua importanza è accresciuta dal fatto che il Siracide, caso unico nell’Antico Testamento, fornisce informazioni dirette sull’autore e sul periodo della sua composizione. Espressione di una letteratura sapienziale dal contenuto etico-didascalico, l’opera viene intitolata dal nome dell’autore, che si legge nella conclusione: Gesù figlio (discendente) di Sirach, in ebraico Ben (figlio di) Sira , in greco S(e)irach, da cui il patronimico adottato per il titolo. Nell’anti- ca tradizione latina, il libro viene indicato come Ecclesiasticus, cioè libro adatto all’istruzione religiosa, oggetto di lettura e di commento nelle assemblee della prima comunità cristiana, considerata la ricchezza del suo contenuto morale1.

Leggi tutto
2 Gennaio 2014 - Categoria: eventi culturali

Bagarre in montagna per letture devozionali: uno studioso, pacifico, malmenato dalla sua compagna per le due sante Caterine di Ange de Clermont

San Matteo

San Matteo

Si è così, se ne sono andati in montagna, a mille metri, a camminare per bruciare il cenone di Capodanno, i brindisi alle prime luci dell’alba e poi di devozione in devozione in giro per le chiese. Ed eccoti San Matteo, una chiesetta elegante della località che resterà segreta, poi San San Domenico! Fin qui la pace nella coppia, poi a San Domenico scoppia la bagarre. Sull’altare ci sono la Vergine del Rosario, San Domenico e Santa Caterina da Siena. Lui riconosce Santa Caterina da Siena da lontano, l’ha vista nella omonima chiesa di Bologna in una tela del Guercino del seicento e passa, lei insiste su santa Caterina d’Alessandra. Lui non insiste perché è un uomo pacifico e per farlo infiammare ci vogliono almeno centomila bandiere rosse in Piazza Maggiore. Lei le centomila bandiere rosse non ce le ha e incombe senza misericordia dicendo che forse ricorda male, che Santa Caterina da Siena è una buzzurra (sic) rispetto a Santa Caterina d’Alessandria l’egiziana su cui molto non si conosce se non da fonti posteriori di secoli, ma che è protettrice degli studenti universitari. L’amico che s’era sgolato tre spumanti uno dietro l’altro, vede rosso, e scoppia la rissa, sedata dall’intervento di una vigilessa urbana, giovane, bionda e abbastanza attraente tanto che l’amico le si accosta facendole mille complimenti.

San Domenico

San Domenico

Lei s’infuria e corrono schiaffi a mano destra e manca, l’amico, uomo pacifico, rinvia la quadratura all’arrivo in hotel Là giunti, mi chiama al telefono, mi prega di prendere l’aereo personale e di raggiungerlo. Prendo l’elicottero che posteggio davanti a casa, raggiungo la mia avio superficie in Codinarasa, faccio rombare il motore e in un’ora sono sull’altopiano. Non trovo lo spazio per atterrare, però c’è una bella pista di tre chilometri prima di arrivare alla piazza, scendo nel migliore dei modi, raggiungo gli amici in albergo.Per non litigare non sono saliti in camera, li raggiungo, mi strattonano verso la chiesa di San Domenico, entro, mi genufletto e scorgo la Vergine del Rosario con San Domenico alla sinistra di chi guarda e santa Caterina da Siena alla destra. Lei rimane trasecolata, ma accetta il mio verdetto, torniamo nella Piazza principale del paesello, entriamo in un bar aperto e ci sgoliamo un’altra bottiglia di spumante, mi aiutano a mettere in direzione giusta il mio aereo, un piccolo piper grande quanto un pullman per venti persone per parte, avvio i motori e via per gli stessi tre chilometri di strada, dopo un’ora di volo, piroettando sulla Corsica, raggiungo l’avio

Vergine del Rosario

Vergine del Rosario

superficie di Codinarasa a Clermont, dove mi attende l’elicottero, nel frattempo mia moglie ha preparato cannelloni per sé e per la figlia, gnocchetti al pesto per la piccola e gnocchetti con salsa piccantina per me. Finito il pranzo, mi butto sul letto della mia esclusiva camera e faccio in tempo a recitare il rosario che Radio Maria trasmette dalla chiesa di Sant’Agostino di Ventimiglia.
Come primo dell’anno non posso lamentarmi, ho più tardi chiamati gli amici, hanno fatto la pace e l’amico più pacifico che mai ha festeggiato con Lei sgolandosi un’altra bottiglia di spumante. Pace fatta! D’altra parte è il giorno della Pace e della Teotocos (Madre di Dio). Infine, l’amore non è bello se non è litigarello!

Alcuni giorni dopo i due innamorati sono tornati a casa loro non prima d’aver girovagato per Bologna e ammirarne le luminarie che presto finiranno per essere spente.

Bologna 2Le feste sono così vengono, ci rallegrano, passano e si torna al lavoro o alla consueta quotidianità. Del resto su 365 giorni del giro della terra intorno al solo 265 sono lavorativi e circa 100 sono le feste, rimaste intatte nonostante che oggi le feste religiose vengano svisate e siano diventate feste di bussness per i commercianti, osti e accattivanti sport. L’importante è non rompersi il collo.

Leggi tutto
26 Dicembre 2013 - Categoria: eventi culturali

“Amigos poetas istimados” di Antonio Canalis

Amigos poetas istimados,
Antonio Canalis

Antonio Canalis

umpare cun su bandu de sa ‘e 55 editziones de su Premiu pius antigu de s’Isula ‘e Sardigna (unu ‘e sos pius betzos de Italia), bos porro cun piaghere e amistade cabale sas menzus uras de unu Nadale Santu e in paghe cun chie nos cheret bene e cun chie nos est acultzu e de unu 2014 pius masedu. M’atrivo a bos imbiare un’ottavighedda de setenarios (cabet giusta in d’unu sms), cun boltadura in italianu (pro sos amigos de su continente chi pretzian sa cultura nostra) e cun calchi riga de jae pro intrare in su coro de su meledu. Custa no est pro a bois, chi sezis mastros, ma est pro sos dischentes.

Ammentade chi su Premiu est su ‘ostru. Iscriide, nadelu a sos amigos e faghidelu semper pius mannu.
Cun amistade e riconnoschentzia, a sos poetes e iscritores de Sardigna.
AntoniCanalis
Leggi tutto
RSS Sottoscrivi.