3 Marzo 2014 - Categoria: lingua/limba

“Umbras” di Maria Sale, poetessa di Chiaramonti

spera disoleIn lughes  impiuradas,
chentza paghe,
traessan
umbras  ventureras,
in sas iscazas de sole
chi arrustit sas sidas
in sa terra arrumbada
a zigantes de rocca,
inue sas dies
calan
in sa terra granida.

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26 Febbraio 2014 - Categoria: toponomastica

II. Vita quotidiana e morte apparecchiata a Chiaramonti nell’Ottocento (1827) di Angelino Tedde

 Premessa

Chiesa di San Matteo Claudio Coda

Chiesa di San Matteo Claudio Coda

Nel 1827, nella Comune di Chiaramonti, come in tutti gli altri quasi 300 villaggi della Sardegna, la vita si svolgeva soprattutto intorno al campanile di San Matteo al Monte verso cui le strade principali del paese tendevano a convergere, quali i carruggi, chiamati con vario nome: carruzzu longu, carruzzu ‘e ballas, carrela longa, piatta, carrela de su putu. Qualche sentiero campestre convergeva verso il Cunventu de sos Padres de su Carmine, detto appunto Caminu de Cunventu; altro carruggio saliva al contrario verso s’Oratoriu de su Rosariu, mentre dalla Piatta si scendeva verso s’Oratoriu de Santa Rughe e quindi a s’istradone che pericolosamente, a forma di serpente, da sa Rughe costeggiava la vasta e profonda conca, o depressione, di Putugonzu fino agli spuntoni di roccia alla periferia dell’allora centro abitato e poi proseguiva pericolosamente come sterrata lungo il pendio del monte per confluire nella sterrata prediale per Martis, passando per Erva Nana.
A sa Niera si stagliava superba, rispetto alle poche case basse adiacenti, quella che era stata il palazzo della nobile e grande possidente, mezzo chiaramontese e mezzo nulvese, donna Lucia Delitala Tedde, passato nelle mani agli oriundi ozieresi nobili Grixoni. Più a valle, a non molti metri di distanza dal palazzo Grixoni, si stagliava il palazzo dei possidenti Migaleddu che più tardi, con l’alleanza matrimoniale con un maresciallo dei carabinieri toscano, costituiranno la fortuna dei Rottigni, promotori come si sa della modernizzazione del villaggio tra Otto e Novecento. I beni di donna Lucia, valutati in 10 mila scudi, nel 1760 (probabile anno della sua morte violenta) erano stati devoluti, secondo testamento, dalla nobildonna, grazie all’assistenza spirituale di un gesuita, dopo l’esilio a Villafranca di Piemonte, al collegio gesuitico di Ozieri. I resti del patrimonio, dopo la soppressione della Compagnia di Gesù nel 1773, amministrati da una commissione apposita ozierese, che li dissiperà, giungeranno alla mensa vescovile di Sassari e successivamente, questi resti dei resti, verranno devoluti alla costruzione dell’attuale Chiesa di San Matteo e della Santa Croce nell’area di sedime dell’abbattuto omonimo oratorio.

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23 Febbraio 2014 - Categoria: c'est la vie, cahiers de doléances

La nuova generazione dei politici:una speranza? Chi lo sa! Una marea di critiche incomprensibili di Ange de Clermont

AngelinoVista e sperimentata la triste condizione dei giovani, per quanto mi tenga lontano dalla politica, ho sempre sperato che questi prendessero le redini del governo per raddrizzare la situazione. Così è avvenuto che con un ragionevole colpo di mano il PD ha deciso di lanciare con estrema velocità il trentottenne giovane Renzi, sindaco di Firenze, ma attivo in politica si può dire da cinque minuti dalla nascita. Si poteva pure attendere qualche annetto per due motivi; 1. perché Letta è un enfant prodige di studi e di esperienza politica; 2. perché mi pare stesse facendo un buon lavoro in sintonia caon Napolitano e con gli altri giovani che aveva intorno. Aveva chiesto 18 mesi e non più per avviare le più importanti riforme. Purtroppo, quello che è stato per 5 0 anni il peccato originale dei democristiani che erano specializzati nel far durare i governi 6 mesi, 9 mesi, a volte 18 mesi, sta diventando un difetto della sinistra del PD & C. Lo si è visto del resto in questi ultimi vent’anni: nessun governo ha superato la soglia dei 18 mesi, sembra quasi che i due partiti, il primo di allora e il secondo di adesso, soffrano di quella malattia che ci fa correre spesso in toilette. Il buon Letta c’era appena 10 mesi, se non erro, al governo, senza capo e né coda, spedito a casa. Arriva l’infornata, credo sia la prima volta, di giovani e giovanissimi; un governo paritario tra uomini e donne, e va bene, eppure Napoltiano pare fosse freddo al giuramento, Letta giustamente obtorto collo ha passato la campanella come avviene nei club dei sedicenti intellettuali e diciamo pure lobbysti ammantati di buone intenzioni, giovani e vecchi da me senza andare a cercare gente storcono il naso. I comici comincino a darsi da fare, altri fanno il confronto di Renzi col giovane Craxi, altri staccano la spina col PD. Boh, non ci capisco più niente  di questa politica, forse son vecchio e sotterrato per capirne qualcosa. Non erano forse questi i giovani di belle speranze e quasi tutti svegli fin da piccoli e con un curriculum vitae et studi eccellenti che avrebbero potuto remare a favore della disoccupazione giovanile, di quella meno giovane e rimettere in piedi l’Italia come i bravi tecnici hanno messo in piedi la Concordia? Niente da fare! Piovono critiche in primo luogo su Renzi, già in pectore di separazione dalla moglie che per fortuna lo ha raggiunto con i tre figli! Inizia la macchina del fango a muoversi, macchina collaudata con Berlusconi. I magistrati iniziano a fare l’esame di coscienza sull’attività di Renzi per dirgli: -Bada non toccarci, siamo gl’intoccabili se no ti facciamo fare la fine di Craxi e di Berlusconi.- Insomma per questa Italia non c’è alcuna speranza né per i giovani né per i meno giovani. Dobbiamo per forza attendere la vittoria di Grillo? Il guru comico che s’è messo in testa di moralizzare l’Italia e che dice che anche Renzi è al servizio dei corrotti? Possibile che in Italia non ci siano i famosi cinquanta soggetti che sono graditi al buon Dio? Dobbiamo finire come i sodomiti e i gomorriti in un mare di fuoco? Che tristezza cari visitatori! Non urlate avete tutti ragione, ma intanto l’Italia va a fondo! Che Iddio Santo, Forte e Immortale abbia misericordia di noi e ci salvi!

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23 Febbraio 2014 - Categoria: memoria e storia, storia

Erminio Ferraris a cura di Palo Amat di San Filippo

 FerrarisNato a Ronco Scrivia il 15 febbraio 1852 si era laureato in Fisica-Matematica nel 1869. Orfano di padre era venuto a lavorare in Sardegna come tecnico nelle miniere di Masua e di Malacalzetta. Nei suoi tre anni di lavoro in questo ruolo si fece stimare per le sue qualità. Recatosi, nel 1871 in Germania per frequentare l’Accademia Montanistica di Freiberg, si laureò colà in Ingegneria Mineraria, nel 1874. Per completare la sua formazione tecnica lavorò come operaio per un certo periodo nelle officine Escher Wyss di Zurigo. Sposatosi in quella città, fu nominato, nel 1875 su proposta di Roberto Cattaneo che era diventato, l’anno prima, suo patrigno, direttore di Monteponi.

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20 Febbraio 2014 - Categoria: c'est la vie

Scuola di turpiloquio sullo sfondo canoro di San Remo di due sessuomani vestiti da chierichetti di Ange de Clermont

monnezzaNavigando su face book, ascoltando l’indignazione della consorte, udendo le nuove (vecchie quanto l’uomo)  parolacce apprese dai bambini, ho avuto un’eco del festival dello sterco di San Remo, povero san Remo, manco fosse un cesso o una stalla. Mi dicono che gli spettatori, signori e signore dell’intellighentzia della Nazione pagliettara mondiale, in tutti i settori dello scibile umano, se la ridevano toccandosi le cosce e mostrando le dentiere. Sul palco i due più famosi nani di mente e di cuore,visto che ormai da tempo, pagati a fior di euro, navigano nel brago delle peggiori allusioni alle parti basse dell’uomo e della donna, fanno soldi a palate. La nanetta torinese campa dal turpiloquio e se ne vanta sui giornali, è brutta, non per colpa sua, è schifosa questo sì per colpa sua, ma in questo paese amministrato da gentuccia di piccolo cabotaggio cerebrale, col canone pagato da quest’imbecilli d’italiani, per fortuna noi sardi ci consideriamo boscimani, questa nanetta, dove tolto il cervello guasto, non troveresti altro, si permette di illustrarsi, diventare illustre, con parolacce e allusioni sessuali e altre facezie che mi dicono continuamente defeca dal suo cerebro insano. Ma che schifo! I designer sono avvertiti e sapranno d’ora in poi a chi ispirarsi per nuovi cessi e altri oggetti che vanno a contatto col deretano.

pride gayL’altra novità sono i colpi di mano dell’Unar dati in appalto alla lega o federazione Lgt per insegnare ai bambini in che modo ci si può orientare da grandi nella ricerca dei grandi amori. Mi chiedo, ma non è troppo presto per la conoscenza della varietà umana che può riscontrarsi, ancora abbastanza rara per fortuna,  da parte dei bambini? Di queste  rarità ho cominciato ad apprendere mi pare a 40 anni. Ne ho preso atto, ho sempre rispettato i portatori delle cosiddette varie tendenze di cui venivo a conoscenza, inutile chiedersi se sono così perché indotti dal vizio o dalla stessa natura delle cose o come meglio usano dire dalla cultura, in senso antropologico-culturale. Niente di nuovo sotto il sole, i libri antichi sono pieni di narrazioni pederastiche, pedofiliche, omosessuali, transessuali, zoorastriche e centomila sotterranei atti fornicatori di vario genere. La carne è carne e a darle retta si può diventare mostri mentre ad elevarsi come sostiene Sallustio si guarda in alto e nel sublime. Noi viviamo sulla terra, continuiamo a moltiplicarci naturaliter come direbbero i latini e siamo circa sette miliardi, quindi nessuna paura che due corpi non idonei all’accoppiamento e alla fecondazione facciano scomparire l’umanità. La cosa più importante è il rispetto di ogni essere umano, diverso è l’atteggiamento per le tendenze più depravate che la storia sacra e profana ci presenta. Se un orientamento sessuale o defecatorio o un orientamento cerebrale tendente alla follia, alla dissociazione e meglio alla schizofrenia non è commendevole non per questo dobbiamo penalizzare chi è portatore di codeste originalità. Ognuno appaga se stesso. Però se queste minoranze stercorarie, sessuali, dissociative si piccano d’insegnare a vivere a chi vive secondo natura cominciano già a orinare fuori del vaso. Statevene quieti come nel corso della storia lo siete stati, non pretendete di far sì che tutti si conformino ai vostri costumi latenti o palesi che siano, rispettateli come volete essere rispettati. Se i miei nipoti tornano a casa un domani dall’asilo o dalla scuola e mi dicono che loro non sono né maschi né femmine, che un domani non sanno se sposeranno l’amichetto o l’amichetta o il cagnetto o la cagnetta, beh, allora mi fate perdere la pazienza e vi esorto a godervi pure le vostre oscure o limpide tendenze sessuali o stercorarie, ma non pretendete d’imporre nulla agli altri fuorché il rispetto. Che se continuate ad agitarvi finirete sicuramente al rogo, per il semplice fatto che dei sette miliardi di maschi e femmine che popolano la terra siete una minuscola minoranza (naturale? lasciate fare agli studiosi) (Innaturale? lasciate fare agli studiosi) l’importante è che vi facciate gli affari vostri e lasciate che gli altri, la stragrande maggioranza degli uomini e delle donne facciano gli affari loro. Diversamente non ci saranno leggi contro l’omofobia, la pederastia, la zoorastria che possano tutelarvi. La natura, dicevano i latini, è più forte e quando la cacci dalla porta rientra dalla finestra.

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18 Febbraio 2014 - Categoria: discipline scientifiche, lingua/limba

“Ci sono giorni” di Maria Teresa Inzaina

FebbraioCi sono giorni
a febbraio
di miele amaro
e acute tenerezze.
Giorni
immobili e placati
di mandorli chiari
illusi
sui pendii
d’ombre schiette
tra gli alberi
di cieli azzurro terso
di tramonti
sereni
allungati.
Quando l’inverno
stanco delle guerre
trattiene i venti
negli otri
tra le forre
le nuvole raduna
in recinti segreti
di galassie gelate.
Tacciono allora
sopite le bufere
e cieli di rosa
acquerellati
si sposano alle sere:
giorni
struggenti e lievi
di acerbe primavere.

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18 Febbraio 2014 - Categoria: onomastica, toponomastica

Il cognome lat. Varro,onis e l’idronimo lombardo Varrone di Massimo Pittau

Varrone Il cognomen lat. Varro,-onis «Varrone» quasi certamente è da riportare all’aggettivo lat. varus-a-um «piegato in fuori, curvo, storto», detto di persona «che ha le gambe storte».

Di questo aggettivo A. Ernout e A. Meillet sostengono che nessuna delle spiegazioni finora proposte è convincente, insomma finora è privo di etimologia<1>.

Per parte mia propongo una etimologia etrusca dell’aggettivo e del cognomen latini e a tal fine segnalo il seguente antroponimo etrusco: VARUNI, VAHRUNI<2> .

In questo mi limito a sottolineare che il suffisso etr. -UN- corrisponde a quello lat. -on- e che inoltre nella scrittura etrusca solamente in casi molto rari si constata la duplicazione di una lettera per indicare una consonante forte o lunga; usanza che invece divenne di regola nella scrittura latina.

In provincia di Lecco e precisamente presso Introbio esiste un oronimo e un idronimo Varrone, monte e torrente <3>. A me sembra più ovvio che si riferisca non al monte, bensì al torrente, col significato di «torrente tortuoso». E infatti esiste anche l’idronimo Varroncello, che indica un affluente del Varrone.

 <1> A. Ernout e A. Meillet, Dictionnaire Étymologique de la Langue Latine,( IV édit., IV tirage, Paris 1985).

<2> Thesaurus Linguae Etruscae, Roma 1978; II edizione, Pisa-Roma 2009; M. Pittau, Dizionario Comparativo Latino-Etrusco, Sassari 2009, Libreria Koinè, pg. 186, corrige pg. 185.

<3> Vedi Pierino Boselli, Dizionario di toponomastica briantea, comasca e lecchese, Lecco 1993, pg. 122.

Massimo Pittau

www.pittau.it

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16 Febbraio 2014 - Categoria: discipline scientifiche

Johann Georg Bornemann, scienziato poliedrico, a cura di Paolo Amat di San Filippo

Bornemann-1Nato il 20 Maggio 1831 a Mühlhausen in Turingia, ultimogenito del mercante Georg Ludwig, dopo aver seguito privatamente gli studi elementari, frequentò, dal 1842 al 1850 il Ginnasio di Mühlhausen. nonostante l’indirizzo in questo Istituto fosse esclusivamente classico, e le professioni praticheb fossero del tutto trascurate, si sviluppò in lui, molto presto la passione per l’osservazione della Natura, per cui dedicò le sue ore libere allo studio delle Scienze Naturali. Nell’autunno del 1850, conseguita la Maturità, si iscrisse in Scienze naturali all’Università di Lipsia. Il primo anno era dedicato alla Chimica e alla Fisica, però il Bornemann, già alla fine del primo semestre, grazie ad alcune preliminari osservazioni geognostiche e alle relative cognizioni, che ebbe modo di acquisire da quello che poi divenne il suo suo professore Neumann, predilesse la Geologia. I risultati del suo primo viaggio di vacanze, nel secondo semestre, concernenti una trattazione geognostica, apparvero sugli Annuari di Mineralogia di Leonhard e Braun (1851, pag 815 e 1852, pag. 1 e seg.). Nell’autunno 1851 il Bornemann passò da Lipsia a Gottinga, per proseguire i suoi studi, per un anno, con Hausmann e Sartorius von Walterhausen, dopodichè passò a Berlino dove, nel quinto semestre, sotto la guida di Beyrich, G. Rose, Erman, e Al. Braun, completò i suoi studi geologici, fisici e botanici.

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