17 Novembre 2015 - Categoria: cahiers de doléances

Sa vida e sa morte:misteru e ipantu di Anna Maria Sechi

Anna Maria Sechi

Anna Maria Sechi

Sa vida, est comente sa die, naschet a s’avrèschida e finit a sa calada de su sole pro isparire in sa note funguda de s’eternidade.
Sa vida est un impedradu abbolotadu in su cale ignaros nos incaminamus atraessende immensos oceanos, intzertos nos tucamus in sas alturas de sas chimas de sas muntagnas de nie, a duos didos dae su chelu.
Currimus sena ischire in tancas birdes e in sa soledade de sos desertos sena fine, pienos de malannos e de isfidas chi bene o male dèpimus assumere in sas istajones de s’esistèntzia nostra. Finas a cando a sa tzega e in s’iscussèntzia , nos agatamus in s’ùrtimu tretu de sa caminera, ue unu sigundu fat’a s’àteru arrivimus a cumprire sos ùrtimos passos prima de isparire in su fatale nudda. Fatu a nois giughimus su pesu de unu barriu de ammentos chi, pariant issos pèrdidos in fundu a su coro, ma… pro incantu s’ischidant tot’in d’unu, pro nos accumpangiare a manu tenta in sas ùrtimas ischintzidas de sos ogros. S’accuntentare de vìvere sena si fàghere sa pregunta: it’est sa vida? Sa vida no est vida. Sa morte.
Sa morte est ateretantu misteriosa comente est sa vida, andamus a issa dae su primu sigundu de s’esistèntzia nostra. Passu a passu, nos incaminamus verso sa note sena fine. Pro integrare de nou sas intraglias de sa terra chi nos est mama. Sa terra, custa terra chi nos at nutridu, chi nos at fatu creschere, chi nos at bidu riere e pranghere, custa terra chi amamus e chi nos at imparadu a nos amare, Custa terra chi carignamus, chi petigamus e trasformamus in bene o in male. Custa terra est s’ùnica mama nostra, padrona e maistra de isse e, de onnia cosa e de ogni frutu sou, pro su cale tenet in issa : fortza, odiu e amore. Sa terra est sa crae de ogni misteru , issa si leat su diritu de sa nuda propriedade subra nois e subra totu su chi vivet, issa no che furat a sa lughe de su sole, issa no bortulat, nos trìullat e cun issa dèpimus istare, in s’eternu abbratzu sou a su cale pèrunu èssere ùmanu nd’at iscàmpiu. Tando, finas ch’in vida apo a èssere in su meu, apo a chircare de bìdere sas cosas simples chi sa vida mi dada cun sa mirada de affetu sintzeru. Finas chi, m’ apo a seriare su carignu de su bentu in sos pilos mios colore de prata, finas chi, sos rajos de su sole ant a rifletere in issos sos giogos de umbras e de lughes. Intre su passadu e su presente deo ando, chirchende de bìdere sas bellesas cuadas in sa lughe de sos ogros de sas pessones caras a su coro meu . am.sechi

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17 Novembre 2015 - Categoria: cahiers de doléances

Le stragi di Parigi e la necessaria reazione per fermare questi pazzi fanatici di Ange de Clermont

attentato a ParigiEpisodi cruenti come quelli di Parigi, compreso quello di gennaio di quest’anno, ci spingono a riflettere.

Com’è possibile che dei giovani, vestiti di nero, imbracciando armi di morte, sparino ad altri giovani che erano a teatro per ascoltare un concerto di musica rock e contemporaneamente coordinati tentino di far strage in un caffè, in un ristorante, in un campo sportivo affollato e in altri due siti parigini? La fortuna ha voluto che non in tutti i luoghi prescelti per le stragi abbiano potuto mettere a segno il loro piano terroristico.

Com’è possibile che sparino con freddezza a dei coetanei dei quali l’unica colpa era quella di amare la musica, di sorseggiare un caffè, di consumare un pasto fuori casa, di vedere una partita di pallone?

La risposta più razionale sarebbe la vendetta per la partecipazione della Francia ai bombardamenti sul mobile e fantomatico califfato installatosi tra Siria e Iraq.

Alla luce della loro presunta fede islamica sarebbe quella di punire la licenziosità del popolo francese.

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14 Novembre 2015 - Categoria: cahiers de doléances

SENZA PAROLE: IN LUTTO PER IL MASSACRO TERRORISTICO ISLAMISTA IN FRANCIA

NON ABBIAMO PAROLE PER IL PLURIMASSACRO AVVENUTO  IN FRANCIA. IL TERRORISMO ISLAMISTA SI FA BOIA DI QUESTA MACABRA MACELLERIA. PER I PAZZI DI QUESTO GENERE NON CI SONO CURE SE NON LA REAZIONE DI TUTTA L’EUROPA SEDE DI QUELLA CIVILTA’ CHE HA AFFRANCATO I POPOLI DA OGNI GENERE DI TIRANNIA.

NON E’ CON LA MORTE CHE SI ASPIRA ALLA LIBERTA’ AUTENTICA. FERMIAMO QUESTI PAZZI FUORIOSI!

La redazione di accademiasarda.it

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12 Novembre 2015 - Categoria: c'est la vie, cahiers de doléances

I furti di documenti in Vaticano e le mutande sporche di Gianluigi Nuzzi e Emiliano Fittipaldi di Ange de Clermont

mutandeOrmai è noto a tutti quanto i due giornalisti hanno pubblicato dopo il furto con scasso in Vaticano. In pratica si tratta di un furto in uno stato estero di incartamenti segretati. Ma chi dei nostri giornalisti si metterebbe scrupoli a pubblicare materiale trafugato in Vaticano? Uno staterello di appena mezzo chilometro quadrato che conserva nei suoi archivi tantissima storia del mondo, tante opere d’arte, musei e centomila tesori di storia e d’arte? Certamente il buon Papa Francesco non avrebbe mai immaginato che il desiderio di trasparenza nelle finanze vaticane sarebbe finito poi su due libri che non mettono certo in buona luce il maneggio di denara da parte di prelati che prima che uomini di amministrazione sono uomini di chiesa e dei consacrati. Né tantomeno che dei giornalisti accogliessero una documentazione che se proveniente dalle carte segrete dello stato italiano avrebbero corso seri rischi d’imputazione come ricettatori, conniventi con gli scassinatori e con i ladri. Ma per questi baldi giornalisti il rendere pubbliche le relazioni predisposte per il Papa è fare informazione e non spionaggio. Dove si tratta di finanza, specie vaticana,  i giornalisti corrono come topi al formaggio e non c’è etica che tenga per questi maramaldi che con questi libri di documenti scannerizzati fanno soldi a palate, anzi arrivano all’impudenza di annunciare che un buon 50% dei ricavi li daranno in beneficenza. Ma che bravi! Che buoni!

Ora provate a immaginare se, a mezzo di qualche colf, potessimo mettere le mani sulle mutande sporche da malattie vergognose di questi due giornalisti e le inserissimo su you tube quali rischi correrebbe il malcapitato, violatore della privatezza. Vi rimando agli articoli che puniscono severamente questo immondo furto e la propalazione di questi malanni causati ai due giornalisti scannerizzatori che si vedrebbero gettare in faccia al mondo queste malattie assunte in incontri con prostitute?

Anche questa sarebbe informazione per coloro che avvicinandoli rischierebbero i malanni contagiosi che costoro si porterebbero per ipotesi addosso.

Questa comparazione molto semplice dimostra la scarsa moralità privata e pubblica di questi cercasoldi a buon mercato.

Da che mondo è mondo la specie umana è soggetta a sbagliare, a peccare, a trasgredire la legge e i vizi capitali sono lì per dircelo. I prelati sono uomini e quindi non sono immuni dai vizi anche se sarebbe auspicabile che un membro del clero, posto come una lucerna sul candelabro, mandasse luce e non tenebra. La stessa moralità si pretende anche dai giornalisti che ormai, costretti a fabbricare notizie, non si guardano dal compiere ogni sorta di reato pur d’incassare soldi su soldi, altro che la ricerca della verità e dell’informazione. Non è da oggi che o in modo o in un altro si conoscono i peccati degli uomini che manipolano i soldi sia che si tratti di laici sia che si tratti di prelati.

La cosa più importante oggi, per la numerosa lobby giornalistica è quello di calunniare uomini e istituzioni e portare la gente allo sfascio morale. Anche le speranze debbono essere seppellite da una valanga di sterco. “Calunniate, calunniate, qualcosa resterà” diceva Voltaire, quel doppiogiochista che è morto chiedendo e ricevendo i sacramenti dopo aver lanciato un oceano di sterco su Santa Madre  Chiesa.

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7 Novembre 2015 - Categoria: storia

“Alcune fonti scritte della società ed economia di Esterzili” di Francesco Carboni

Esterzili1.Il Consiglio comunitativo: il pascolo nei vacui della vidazzone;la provvista di grano;alcuni problemi con le comnità di Sadali e di Seui;la viabilità ed i ponti;i conti degli esattori e le opere pubbliche;i dritti in orzo per la Curia;l’esenzione dalle dirame comunali;l’incompatibiltà e la rimozione del segretario comunale;la rimozione dei consiglieri;il salario del sindaco e del flebotomo; la nomina del camparo addetto ai boschi;alcune contestzioni territoriulai con poaesi finitimi.
2.Il ghiandifero nella contabilità feudale della Barbagia di Seulo del Duca di Mandas(pagina 11).
3.Le cause criminali di Esterzili ed il processo per usura contro don Salvatore e donna Francesca Capece(pag.15).
4.Il protocollo del discreto notaio Francesco Ignazio Deplano negli anni 1846.1847(pagina 24).
5. I toponimi della Barbagia di Seulo nel secolo XVII(pag.43).

-1.Questo lavoro di ricerca non può essere esaustivo. Si fa perciò riferimento , per gli interessati e pazienti lettori, ad altri lavori dell’autore condotti in passato:
a) Clero, popolo e decime nell’Ogliastra:relazione inedita di un ecclesiastico del XVIII secolo (sta in Annali della Facoltà di Magistero dell’’Università degli studi di Cagliari, Nuova serie, Vol.VI, parte II, 1982), pagg.95-183;
b)La giustizia nella Barbagia di Seulo del secolo XVII:il “desistiment” dal “clam criminal” per omicidio (sta in annali della Facoltà di Magistero di Cagliari, Nuova serie, vol.XV, 1991-1992, miscellanea in onore di Jordi Carbonell), pagg.223-333;

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5 Novembre 2015 - Categoria: memoria e storia

“La carità di Cristo ci spinge” di Maria Cristina Manca

Si trova in una viuzza del quartiere di Villanova, la casetta della carità. Ha l’aspetto di una baita di montagna, come dice suor Anna. (E in effetti lì in montagna si sale, su un santo monte, il monte del CMaria Cristina Manca uore di Gesù).

   Lì, in quella casetta, ogni mattina vanno i poveri, i figli di Dio in difficoltà. Ricevono cibo, materiale e spirituale.

   Mi immaginavo un magazzino, sentendo parlare di quelle due stanzette a pian terreno destinate alla distribuzione di alimenti ai derelitti, e mi ritrovo invece in un nido accogliente, pulitissimo, ordinato, con tanti fagottini culinari identici e pacchi tutti uguali pronti per l’indomani; e provviste di vario genere sistemate con attenzione anche estetica, come nelle migliori dispense casalinghe.

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2 Novembre 2015 - Categoria: versos in limba

Sa rosa e i sa tumba de Anna Maria Sechi. Saludos a sos mortos de Anghelu de sa Niéra


la tomba e la rosa
Sa rosa e i sa tumba , de Victor Hugo
Bortada in sardu dae Anna Maria Sechi
Sa tumba narat a sa rosa:

De sos piantos chi s’avrèschida t’abbat
Ite nde faghes fiores de sos amores?

Sa rosa narat a sa tumba :

De sos piantos nde fato in s’umbra
Unu nuscu de ambra e de mele!

E sa rosa, dimandat a sa tumba:

Ite nde faghes tue de su chi ruet
In su fossu tou semper abertu ?

Sa tumba narat:

Fiore pianghijolu,
De ogni ànima chi mi nd’enit,
Nde fato un’ànghelu de su chelu!

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31 Ottobre 2015 - Categoria: cristianesimo, memoria e storia

Sas dies de sos mortos de Anghelu de sa Niéra, Su giardinu de sas rughes de Anna Maria Sechi

Anghelu de sa Niéra (Chiaramonti-Sardegna)

Madau Campus prosp. 1Ogni annu ruent sas dies de sos mortos e nessi pro unu mese sos camposantos si pienant de fiores de ogni colore e calidade. A Tzaramonte puru su Campusantu ch’est divisu in paritzas partes e campos si pienat de fiores de ogni colore e fromma. B’est su Campusantu istoricu, cussu chi ant fatu in su 1879 chi est divisu in battor campos e in giru in giru affaca a su muru altu bi sunt sa tumbas monumentales e calchi lapide de valore comente cussa de su vicevicariu Giuanne Maria Quadu, iscritta in bellu latinu. B’est sa tumba de sos Madaos cun tres pitzinnos chi pianghent sa mama: Gigi, Nicolinu e Bàchisi. Pius adainanti b’est sa tumba de sos Lezzeris su bustu de su maridu in costumene e sa muzere imbenugnada. Peccadu chi sos butios chi falant dae sas arvures epant innieddadu sa parte de sa cara del custas istatuas. Pius adainanti, lassende perdere cussas pagu artisticas, andamus a sa tumba de sos Grixones, cun d’unu bellu basciurilievu e s’istemma nobiliare de sa familia, in altu. Pius adainanti agatamus sa tumba de sos Solinas Franchini, bene posta cun su bustu de una femina, e manu manu falende incontramus atera tumba monumentale de sos Madaos, forsis su primu chi dae Othieri est bennidu a Tzaramonte. Pag’arte ant sa tumbas de sos Falches e de sos Rottignis. Girende girende arrivimus a s’Anghelu monumentale de Servadore Anghelu Ischintu, iscolpidu dae su grande scultore Usai. Totu monumentos de valore artisticu e istoricu chi sos tzaramontesos non devent lassare chena cura pro los arribare a sas generatziones benidoras.

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