“La meta è così bella ” di Maria Cristina Manca, scrittrice.
La meta è così bella!
«Di ogni cosa perfetta ho visto il limite» dice un salmo biblico, e chiunque può constatarne la veridicità.
Nemmeno una vita stracolma di gioie è infatti priva di fastidiose delusioni provenienti da qualche difetto proprio, altrui, delle cose.
Anche popolarmente si usa dire: «La perfezione non è di questo mondo».
Per non parlare dei grandi dolori che ogni tanto, all’improvviso, colpi al cuore, scarnificanti, ci arrivano.
Dunque?
Dunque una faccenda è trascorrere i giorni sulla Terra come se fossimo solo terra (corpuscoli di materia casuale che altrettanto casualmente dopo la morte si trasformeranno in chissà quale nuova impersonale combinazione vagante in ulteriori accidentali eteri); altra faccenda è trascorrerli con la misteriosa consapevolezza (pur se spesso sottoposta a durissime prove) di provenire dall’amore di Dio, il quale è Padre; e di essere in cammino verso una meta meravigliosa: «Il più bello deve ancora venire», diceva Madre Teresa di Calcutta; san Carlo Acutis ripeteva: «Prepariamoci a vivere qualcosa di straordinario nella vita eterna».
Perciò, se il più bello deve ancora venire, la vita sulla terra assume tutto un altro aspetto.
Il dolore, assume un altro aspetto. Resta dolore (anzi, essendo la Fede una saggia affinatrice della sensibilità umana, si può sentire la sofferenza in misura addirittura maggiore), eppure nessuna tribolazione riesce ad estirpare del tutto la speranza da un’anima credente. I mistici definiscono “luce oscura” questo stato dell’anima. Un ossimoro che rende bene l’idea.
Anche la gioia assume un altro aspetto, quando si crede nella vita eterna. È una gioia più profonda. Soggetta al dolore, ma non assoggettata al dolore.
«La vita dei cristiani conosce l’esperienza della gioia e quella della sofferenza», scrive Benedetto XVI.
Voi, dice l’apostolo Pietro ai cristiani nella sua prima lettera, siete ricolmi di gioia. «Siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove, affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell’oro (destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco) torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà».
«Quanti santi hanno vissuto la solitudine! Quanti credenti, anche ai nostri giorni, sono provati dal silenzio di Dio mentre vorrebbero ascoltare la sua voce consolante», constata Benedetto XVI; ed aggiunge: «Le prove della vita consentono di comprendere il mistero della Croce di Cristo e di partecipare alle sue sofferenze, e sono preludio alla gioia e alla speranza cui la fede conduce. Noi crediamo con ferma certezza che il Signore Gesù ha sconfitto il male e la morte. Con questa sicura fiducia ci affidiamo a Lui: Egli, presente in mezzo a noi, vince il potere del maligno».
«Gesù vede il turbamento dei discepoli, evidenzia Papa Francesco, vede la loro paura di essere abbandonati; proprio come capita a noi quando siamo costretti a separarci da qualcuno a cui vogliamo bene. E allora dice: “Vado a prepararvi un posto … perché dove sono io siate anche voi”. Gesù usa l’immagine familiare della casa, luogo delle relazioni e dell’intimità. Nella casa del Padre, dice ai suoi amici e ad ognuno di noi, c’è spazio per te … sarai accolto per sempre dal calore di un abbraccio, e io sono in Cielo a prepararti un posto. Questa Parola è fonte di consolazione, è fonte di speranza per noi. Gesù ci ha aperto la strada, anticipando la nostra destinazione finale: l’incontro con Dio Padre.
Allora, quando sperimentiamo la fatica, lo smarrimento e persino il fallimento, ricordiamo dove è diretta la nostra vita. Non dobbiamo perdere di vista la meta. Anche se, oggi, corriamo il rischio di scordarcelo, di dimenticare le domande finali, quelle importanti: dove andiamo? verso dove camminiamo? per cosa vale la pena vivere? Senza queste domande, schiacciamo la vita solo sul presente; finiamo per vivere alla giornata, senza uno scopo, senza un traguardo. La nostra patria, invece, è in cielo. Non dimentichiamo la grandezza e la bellezza della meta!».
Aggiungere qualcosa a queste parole, alle parole dei Pontefici e di tutta la Chiesa, alle parole di qualsivoglia santo, alle parole della Tradizione e della Sacra Scrittura, può essere possibile solo aggiungendo ad esse la nostra vita aperta all’amore di Dio, al bene e all’accoglienza amorosa del dono di “partecipare alle sofferenze di Cristo”, come suoi fratellini e figli.
Grazie per la vostra cortese attenzione.
Maria Cristina Manca
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