Categoria : recensioni

“Il figliol prodigo come parabola dell’educazione familiare” di Angelino Tedde

Fulvio De Giorgi, Il figliol prodigo. Parabola dell’educazione, Editrice Morcelliana Brescia 2018 pp. 229  €. 16,62

l saggio si snoda in cinque capitoli; Il senso teologico: il Padre misericordioso. Parabola a due vertici. Il “troppo” divino; Un midrash pedagogico  Il senso psichico,  La parabola della madre assente; Il primo paradigma: l’educadue vertici. Il “troppo” divino; Un midrash pedagogico  Il senso psichico,  La parabola della madre assente; Il primo paradigma: l’educazione autoritaria . Riproduzione, ansia e severità.I l figlio perduto. Rieducato dalla vita. Il secondo paradigma: l’educazione libertaria. Viscere di padre. Permissivismo (a posteriori) e iper-protezione. Il terzo paradigma: l’educazione liberatrice. La vertigine della dipendenza impossibile. La festa educatrice. Sospesi sull’epilogo, Seguono due note; Il terzo paradigma: l’educazione liberatrice. La vertigine della dipendenza impossibile. La festa educatrice. Sospesi sull’epilogo. Seguono due note che trattano di due fratelli: Antonio Rosmini e il fratello discolo. Sigmund Freud e suo fratello; La seconda nota, invece, tratta il tema nella terra della Grande Madre.

La lettura del saggio di Fulvio De Giorgi è impegnativa e avvincente al tempo stesso e il nostro autore  volteggia sulle cime di una conoscenza vasta e profonda; due modi di volare che in genere contrastano, ma il nostro pensatore funambolo del pensiero pedagogico lo fa con una maestria notevole.
La parabola di Luca è una delle più famose e più trattate non solo dalla letteratura biblica, ma anche da quella prettamente laica.
La prima obiezione che farei all’autore è che se se Luca si è servito di questa parabola per insegnare agli  ascoltatori il senso della misericordia divina che sconfina nell’amore, forse è forzare il senso della della parabola  volerla tirare fuori dal contesto e sottoporla ad altri metri e ad altri contesti.  Una forchetta è fatta per cogliere il cibo in un certo modo non posso utilizzarla  come se fosse un cucchiaio. Luca  ha voluto semplicemente esprimere la grande misericordia del Padre Celeste, misericordia che sconfina nell’amore e stop.
Leggerla altrimenti significherebbe svisarla e quasi adattarla a parametri che non le sono propri. Il Padre Celeste ha letture dell’uomo che pecca che a noi non è dato sapere. Non giudicate e non sarete giudicati.
E qui potrei  chiedermi: perché un uomo esce fuori dalle regole morali e l’altro non esce, perché un immorale può arrivare a prendere coscienza dei suoi errori e un altro invece non ci riesce? Insomma il donnaiolo, il ludomane, il discolo trasgrediscono le leggi non solo morali e preferiscono vivere senza legge in tempestosa anomia  e chi invece osserva le regole e ha una condotta che rispetta le norme civili e morali è nella giusta via. Il discorso si farebbe lungo: indole ereditata, educazione efficace o inefficace, recepita o rifiutata. Percorsi educativi differenti o identici, ma diversamente recepiti dall’educando. E spesso mi chiedo perché due compagni o compagne di collegio, pur ricevendo la stessa educazione cristiana, seguono vie diverse. Insomma perché il fratello maggiore del figliol prodigo vive secondo le norme  e il fratello minore manda a carte quarantotto le norme e allontanatosi dal suo paese senza più il controllo sociale si comporta in modo trasgressivo?
Perché, per andare più terra terra, da un padre democratico, mi sbuca un figlio
che idolatra figure antidemocratiche? Perché da un padre onesto ne vien fuori un figlio disonesto? Dio, aldilà di questi nostri ragionamenti, accoglie, anzi insegue, induce un figliol prodigo a pentirsi e un altro lo lascia perire?  Non vorrei dire che lo induca in tentazione, perché ormai sappiamo che Iddio mette alla prova, ma non  induce nessuno a peccare. Anzi dal peccato talvolta offre poi al superbo l’opportunità dell’umiltà. Misteri che investono il visibile e l’invisibile, il cielo e la terra, l’immanente  e il trascendente. Per concludere questa prima provocazione del saggio, che è interessante, ma il senso vero della parabola è l’amore di Dio per le sue creature che sbagliano, che si pentono e tornano ad una condotta che diremmo conforme alle norme, anzi che le superano perché corrispondono all’amore del Padre Celeste.
Ma il nostro saggista non è pago della lettura biblica e vuole fare una lettura laica, psicologica e pedagogica  e a tratti sconfina nella psicanalisi classica: riduce a pezzi il padre, vedovo o divorziato, o la cui moglie potrebbe anche essersene andata via, la madre assente; esamina il figliol prodigo e vede nella sua fuga una crisi adolescenziale anzi la ricerca incestuosa della madre. Il complesso di Edipo non risolto. Tutti i figli adolescenti in genere cercano di liberarsi dalla rete parentale, da quella parentelare e si presuppone anche da quella sociale. L’andare a studiare fuori della propria città, il cercare un lavoro all’estero o molto lontano da casa emigrando non significa liberarsi forse dalla rete parentale, parentelare, amicale, e, infine, dal controllo sociale? Eccoti il figliol prodigo, eccoti l’allontanarsi da una famiglia autoritaria e legata alla legge. Un figlio appena diciottenne, dopo uno sballo in discoteca, vagava alla ricerca della sua macchina senza trovarla, al punto che gli operatori della discoteca telefonarono alla famiglia perché lo aiutassero a ritrovare la macchina ad accompagnarlo a casa. I genitori premurosi andarono a prelevarlo e lui, lo sballato, continuava a ripetere agli operatori e ai genitori:-La vita è mia e me la gestisco io.- I genitori e gli operatori risero, ma quanto detto dal figlio sia pure  in stato di ebbrezza  è una sacrosanta verità. I figli, pur dando loro dei consigli, debbono essere lasciati liberi di fare le loro  scelte. Un amico rimasto orfano a dieci anni e indietro negli studi elementari per averli iniziati tardi, chiese, negli anni Quaranta del Novecento alle sue buone suore-mamme di intraprendere una via che comportava degli studi superiori. Gli fu risposto :- A 14 anni sei in quinta elementare, troppo tardi per proseguire gli studi superiori!- Egli cocciutamente insistette e raggiunse mete di studio invidiabili per un orfano senza padre e senza madre, entrambi persi tragicamente.
Opposta a quella che i genitori spesso non solo in Sardegna usano dire: -Deo t’apo fattu e deo ti destrùo.-Io di ho fatto e io ti “sfaccio”. Insomma io mi sottraggo alle regole come voglio.- oppure :- Tu devi rigare dritto.- Due modi del tutto diseducativi sia da parte del figlio  sia da parte dei genitori. Quindi servendosi dello statuto psicopedagogico il nostro saggista  ritiene che il padre della parabola sia autoritario, il figlio maggiore frustrato, perché  non vuole partecipare alla festa; il fratello  minore, che accetta la festa, in via di regressione.
.Quale modello pedagogico usare per educare i figli? L’autore non dà né facili né difficili soluzioni e tanto meno modelli educativi cristallizzati dalle norme.
Il giudizio resta sospeso, anzi, in realtà, senza nemmeno chiamarlo come tale
ritiene che il modello educativo dev’essere dinamico tra genitori e figli. Forse  la risposta la dà secondo lui la parabola in chiave biblica esistenziale : padre  e madre e figli sono tutti figli dello stesso Padre Celeste, quindi fratelli, uniti dall’amore l’uno per l’altro e sicuramente ci vuol dire che tra genitori e figli comanda l’amore paterno materno e naturalmente filiale, come la triade trinitaria in cui Dio Padre ama il Figlio e Lo spirito Santo che lui non nomina vien generato dal Padre e dal Figlio. Insomma l’amore potrebbe favorire la triade madre padre e figli, favorire la fraternità tra genitori e figli come cosa non propria per imporre norme in modo autoritario o libertario  come spesso potrebbe  dire un padre self-made man: -Io me ne son fatto, fatevene se volete e se no, fatti vostri!- Sia l’uno come l’altro metodo sono errati.
Anche io come l’autore lascio sospeso l’indicazione del miglior metodo educativo non solo per chi ha padre e madre, ma chi viene educato negli orfanotrofi. Certo è che se le relazioni educative sono regolate dall’amore reciproco l’educazione dinamica  potrà essere efficace.
Le mie sono soltanto povere considerazioni rispetto alla piacevolezza, agli stimoli che offre la lettura del libro il cui autore oggi è uno dei più brillanti storici dell’educazione. La lettura è certamente impegnativa, ma avvincente.

Anzi vorrei proporre all’autore che prende gusto a cimentarsi con la psicanalisi: il marito prodigo che lascia la casa come il figliol prodigo per un buon lasso di tempo, magari sulla soglia dei sessant’anni, è forse in crisi tardo adolescenziale oppure si è lasciato prendere dalla sindrome del Faust? E il ritorno e il perdono della moglie, aldilà della feroce critica delle amiche per il perdono del “prodigo”, come si colloca sul piano della formazione permanente?
Sono certo che Fulvio De Giorgi potrà dare a questa soluzione risposte adeguate per la prevenzione della presunta sindrome  del Faust. Forse la stessa cosa si potrà dire per Osea che si risposa con una  moglie prostituta che poi lo tradisce ancora e lui l’accoglie in casa lo stesso.

Vorrei condensare alcuni tratti che emergono dalla lettura del libro di Fulvio De Giorgi riportando qui un brano tratto dal libro “il Profeta” di Khalil Gibran circa i “Figli vostri”.

“E una donna che aveva al seno un bambino disse:
parlaci dei figli. Ed egli rispose:
I vostri figli non sono figli vostri…
sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.
Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.
Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee.
Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perché la loro anima abita la casa dell’avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri.
Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.
L’Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell’infinito e li tiene tesi con tutto il suo vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell’Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l’arco che rimane saldo.”

Nota, Khalil Gibran è stato un poeta, pittore e filosofo libanese emigrato negli Stati Uniti. La poesia ‘I vostri figli’  è una parte del libro ‘Il Profeta’, composto da 26 saggi e pubblicato a New York nel 1923. Nella poesia Gibran descrive la sua concezione riguardo ai figli.

 

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