“Un convegno, per una educatrice e formatrice di giovani scolare e studentesse e di ragazzi di strada, beata Suor Giuseppina Nicòli, all’Università di Sassari” di Angelino Tedde

Nell’aula magnadel dipartimento di storia dell’uniss ieri per tutto il giorno si è svolto il convegno programmata davanti a circa duecento tra studentesse e altro pubblico. Il saluto di rito è stato fatto da Attilio Mastino, da Marco Milanese, da mons. Gianfranco Saba, arcivescovo metropolita della diocesi turritana. Tutti cortesi e con una breve presentazione della figura della grande educatrice e formatrice lombarda che svolse la sua attività tra Sassari e Cagliari con risultati fruttuosi per le ragazze di Sassari, per quelle di Cagliari, tra orfane ed educande e per i picciocus de crobi, i ragazzi della cesta, meglio sarebbe dire ragazzi di strada,mignons del carrer  o pizzinni pizzoni che seppe elevare a normali ragazzi dando loro le basi perché scegliessero un’attività più dignitosa con una visione cristiana dell’esistenza.


Coinvolse l’arcivescovo per questi ragazzi, ma anche l’amministrazione comunale di Cagliari. Dovevano essere onorati e sentirsi persone degne d’attenzione pur vivendo nei sottoscala, in alloggi fatiscenti e dove la sorte li spingeva a dormire intorno al mercato dove svolgevano con le loro ceste in testa l’attività di facchinaggio per le signore cagliaritane che si recavano al mercato.
Dopo questa presentazione hanno preso la parola a turno i prof. emerito Giuseppe Doneddu, sempre simpatico e calmo, che ha intrattenuto il pubblico sulla situazione economica e politica della società ottocentesca coi riverberi sulla Sardegna e su Sassari, quindi ha fatto la sua relazione il giovane prof. Martino Contu che ha intrattenuto i presenti sulle figure degli arcivescovi Marongiu Delrio e Parodi, dopo di lui ha parlato Manuela Girau, intrattenendoci sull’attività pastorale dei vescovi del tempo nelle parrocchie di Sassari. Si è chiusa così la prima sessione del mattino, per un breve pranzo da GESUINO in via Torres, solito ristoratore dei professori dei convegni data la vicinanza, ma anche l’ottima cucina. Il pranzo è stato leggero, brioso e gustoso coi ricordi dei tempi passati.
La sessione serale ha visto l’intervento alato di Filippo Sani, francesizzato, sulle matrici della spiritualità vincenziana e sulle Figlie della Carità, meglio sulle Filles de la Charité e sul superiore generale riformatore padre Jean-Baptiste Étienne (1801-1874), eletto superiore generale dei vincenziani nell’assemblea del 4 agosto 1843, in carica fino alla morte, avvenuta il 14 marzo 1874.

Successivamente è stata letta la relazione dello scrivente sulla vita quotidiana all’orfanotrofio, allora nel convento domenicano, attuali poste centrali. La relazione è stata letta dal collega Martino Contu a causa delle difficoltà oculistiche dello scrivente alla lettura cartacea. Non è difficile immaginare la quotidianità del collegio sia riferita alle suore sia alle orfane ed educande interne sia al mondo delle giovani esterne che specie la sera e le domeniche animavano l’istituto. Modello dell’istituto è stato il Conservatorio della Figlie della Provvidenza di Cagliari fondato nel 1751 dal gesuita missionario, sardo d’azione. padre Giovanni Battista Maria Vassallo di Dogliani (Cuneo). Visitò tutti i paesi dell’Isola tra il 1725 e il 1775, anno della sua morte pacificando odi tra i paesi dell’Anglona e della Gallura.
La Provinciale Suor Caterina Bua, la segretaria suor Maria Grazia Passafiume con altre Figlie della Carità hanno seguito con piacere la relazione di questo loro figliolo, che è finito pure all’università.
Ha parlato poi il prof. Francesco Obinu sull’istruzione delle donne in Sardegna, dialogando anche con lo scrivente che avendo anticipato alcuni temi gli ha “bruciato” alcune pagine della relazione, il prof. Obinu sorridendo ha continuato imperterrito ad esporre la sua relazione, questo mezzo sardo e mezzo milanese. che raramente si scompone ha fatto un buon lavoro.
Ha preso, quindi la parola prof. Fabio Pruneri, il vero organizzatore del convegno, dopo tanta insistenza dal vecchio scrivente. Ha accennato alla figura della maestra desiderata sia dalla Destra Storica sia dalla Sinistra Storica: una maestra dedita alla missione di “fare gl’italiani” che doveva restare “nubile” e poco retribuita visto che la sua doveva essere una missione patriottica. Giuseppina Nicòli ha ben rispecchiato l’immagine di questa maestra aggiungendovi però il carisma vincenziano.
Infine ha preso la parola il prof. padre Franco Rana, della Congregazione della Missione, residente a Cagliari, vero motore di questo convegno, che tanto lo scrivente quanto prof. Pruneri, abbiamo dovuto inizialmente controvoglia organizzare. Come assistente spirituale dell’Associazione cagliaritana Beata Giuseppina Nicòli ha il compito di diffondere in Sardegna questa bellissima figura di donna consacrata che ha speso la sua esistenza per le ragazze sarde, in un periodo in cui imperversava sia la massoneria che controllava tutto il controllabile ideologicamente, culturalmente ed economicamente nelle due grandi città sarde di Cagliari e di Sassari. Ha detto che Suor Giuseppina non ha lasciato trattati pedagogici o filosofici, che non si è persa nelle conferenze internazionali positivistiche tipo quella di Amsterdam dove i picciocus de crobi cagliaritani furono definiti intellettualmente minorati e sicuramente votati alla delinquenza,salvo smentirsi più tardi, dopo averli psichiatricamente visitati. Suor Nicoli non si è persa in dispute culturali e grazie alla sua origine borghese colta poteva anche farle (il padre magistrato, la madre casalinga, i fratelli e le sorelle laureati o diplomati in numero di sette), lei si è limitata ad operare con un personalismo tutto vincenziano: educare i bimbi degli asili di Sassari e di Cagliari, formare le fanciulle e le giovinette, seguire con attenzione materna e formare le sue consorelle che come suor servente servì davvero senza autoritarismo di sorta, ma badando alla persona, alla sua dignità civile e cristiana, tutto questo facendo con semplicità, umiltà e carità che non significa assistenzialismo, ma crescita umana e cristiana.
Il convegno, moderato nella sessione serale da Giuseppe Doneddu, si è chiuso con un rinfresco ai presenti nell’atrio del Dipartimento di Storia Scienze umane e Scienze sociali come al solito tra sorrisi e scherzi goliardici. Nessuno ha visto la Beata, ma di certo il suo spirito ha aleggiato, nel corso della giornata tra noi.
Ora la fatica di predisporre gli atti in un libro e in ebook da far leggere a coloro che vorranno seguire le tracce di questa educatrice di giovani donne e di ragazzi di strada della nostra splendida isola.
A prof. padre Franco Rana, al giovane prof. Fabio Pruneri, vittima designata di questa giornata e ai colleghi partecipanti, ma soprattutto alle studentesse e alle care Figlie della Carità presenti, porgiamo un particolare ringraziamento per l’azione che continuano a portare avanti sulla scia della Beata.

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