Categoria : narrativa

“Lilly, la regina della fattoria: vita, opere e miracoli” di Eleonora Ortuño

Lilly

Lilly

Lilly è stato il primo cane di piccola taglia che ho avuto, era uno yorkshire che pesava un chilo e mezzo quando me l’hanno data, in cambio di un gatto persiano, ai tre chili e mezzo quando è morta.
All’epoca viveva ad Alghero, in un recinto con altri cani, fra cui sua sorella, una capra, un asino e delle oche.
L’età esatta non la sapeva neanche la proprietaria che faceva pensione per animali e una cliente gliel’aveva portata e poi non era mai andata a ritirarla, forse aveva un anno e mezzo ed io l’ho presa nell’estate del 1998.
A farmi decidere di prendere lei e non la sorella è stato il carattere, infatti Lilly pur essendo di dimensione molto ridotte, sapeva farsi rispettare da tutti gli animali che la circondavano, compreso asino e capra.
lilly-2Quando l’abbiamo presa era magrissima, pelle e ossa, la vecchia proprietaria, per risparmiare, alimentava i cani che aveva in pensione con pane ed acqua, e quando l’avevo vista era bastato il mio sguardo misto a sgomento e rabbia a farla arrossire e farfugliare qualcosa tipo:
-E’ la prima volta non ho avuto il tempo di preparargli il pastone.-
Eppure il peso di Lilly dimostravano tutto il contrario.
È stata lei a scegliere il nome, infatti quando con mio marito e alcuni amici, a voce alta nominavano alcuni nomi che potevano andarle bene, quando ha sentito Lilly è subito venuta verso di noi.
Non ho mai amato i cani di piccola taglia, soprattutto gli yorkshire, così dispotici, che abbaiano ad ogni minima cosa, per cui, visto che mio marito la desiderava tanto, a malincuore l’ho presa.
All’epoca di cane avevo solo Rass I, un bellissimo pastore tedesco a pelo lungo, che pur essendo vecchio e malato, appena aveva visto Lilly se n’è subito innamorato. Lei invece non lo sopportava, soprattutto quando con una sola leccata la bagnava tutta e spesso gli si rivoltava contro tutta indispettita.
lilly-3Inizialmente, con mio marito, avevamo deciso di farla vivere in casa, soprattutto perché la campagna non era ancora recintata del tutto, ed io non facevo altro che portarla fuori aspettando che facesse i suoi bisogni, ma niente, li faceva subito appena rientrava in casa.
Le avevo messo dei tappetini sul pavimento sperando sporcasse li, invece sporcava dove capitava e mio marito, che era ufficialmente il padrone, si era stancato, quando rientrava prima di me, di raccogliere i suoi escrementi, per cui l’ha messa fuori.
Lilly era abituata alla vita della campagna, visto dove l’avevamo trovata, e invece di capra e asino aveva fatto amicizia con Scric, figlio di Romeo un bellissimo gatto persiano, bianco e rossiccio e le galline.
lilly-4Con lui poteva permettersi di tutto e nonostante l’ho strapazzasse troppo, da farmi intervenire per calmarla, Scric sopportava tutto, non l’ha mai graffiata.
Per renderle la vita meno dura, le avevo preparato una cuccia tutta imbottita nella lavanderia, lasciandole la porta mezzo socchiusa affinché potesse entrare e uscire a suo piacimento.
Con il tempo i cani sono aumentati, Rass I è morto ed è arrivato Rass II, anche lui un bellissimo pastore tedesco, poi è arrivato Jack, bellissimo meticcio tipo pincher, Leo bellissimo meticcio tipo yorkshire, ma di colore nero, ed infine Roy che essendo un cucciolo si divertiva a tormentarla.
Lei era la beata fra tutti questi maschi che ovviamente l’adoravano.
Dopo due anni che era con noi l’avevo fatta sterilizzare, perché non ero mai riuscita a trovarle un cane della sua taglia, era nata per fare la mamma, ogni volta che andava in calore, anche se non veniva coperta dal maschio, andava in gravidanza isterica che la faceva soffrire tanto, aveva adottato un gattino e lo allattava.
Dopo la sterilizzazione si era ingrassata e i pettorali le si erano allargati e quando la guardavo camminare, pensavo sempre che aveva l’andatura di un bulldog.
Sempre in questo periodo, la veterinaria le aveva diagnosticato un problema cardiaco e mi aveva dato delle pastiglie da darle due volte al giorno, ma era diventato un dramma somministrargliele. Come mi vedeva arrivare, scappava velocemente per la campagna, io che le correvo dietro sempre più trafelata cercando di prenderla, una volta sono anche caduta a gambe all’aria.
Non c’era cibo che riuscisse a camuffare le pastiglie, lei immancabilmente mangiava tutto ciò che usavo per mascherarle sputando solo le compresse. Allora la prendevo e gliele davo a forza aprendole la bocca e mettendogliele in gola l’aiutavo ad ingoiarle con dei colpi delicati sulla gola. Era diventata una guerra di nervi a chi la spuntava prima e lei sapeva che la spuntavo comunque io e appena mi vedeva con le pastiglie, abbassava le orecchie, si faceva piccola, piccola e triste.
Era diventata talmente depressa che non mangiava quasi più ed io sinceramente non sapevo che fare, se non moriva di lampi moriva di tuoni e a mali estremi, estremi rimedi, non gli ho dato più le pastiglie, se proprio doveva morire per problemi cardiaci che morisse felice.
Come ho sospeso le pastiglie è rinato il cane, tornando la Lilly di prima ed è vissuta con me per 16 anni senza manifestare mai problemi cardiaci.
Vivendo fuori, era diventata un’ottima cacciatrice di topi, un giorno stava tenendo testa ad un grosso ratto che dritto sulle zampe posteriori la sovrastava e lei nonostante tutto cercava di prenderlo, per fortuna che nei paragi c’era mio marito che, prontamente, con una badilata l’aveva ucciso, altrimenti non saprei come sarebbe andata a finire.
Pur vivendo con due gatti, non amava i gatti forestieri che cacciava via con grinta anche se erano più grossi di lei, e solo due anni prima della sua morte quando ormai era molto vecchia, era stata picchiata da un gatto che le aveva fatto passare la voglia di rincorrerne altri, per cui quando li vedeva si ritirava velocemente per non farsi vedere.
Con le galline quando era giovane si faceva rispettare, le teneva distanti e spesso le rincorreva, ma quando era diventata vecchia, quasi sorda e cieca (da una cataratta), un giorno l’ho sentita strillare di dolore e quando mi sono precipitata fuori era circondata dalle galline che la beccavano dappertutto.
Immediatamente ho fatto in modo che le galline non avessero più niente a che fare con i cani.
La sua prepotenza raggiungeva il culmine quando entravano cani randagi che lei affrontava con coraggio. Un giorno l’ho trovata mentre fronteggiava tre cani di grossa taglia, un altro giorno ha cacciato via un maremmano. La scena era buffissima, il maremmano che correva con la coda in mezzo alle gambe gridando cai, cai inseguito da una pulce di nome Lilly che lo abbaiava furiosamente cercando di prenderlo.
Visto tutti i pericoli a cui andava incontro, avevo fatto chiudere il piazzale del gazebo e quello antistante la lavanderia e lei rimaneva li al sicuro, ovviamente appena le si presentava l’occasione correva fuori soprattutto al cancello per controllare se c’era qualche intruso.
Quando passeggiavo per la campagna, mi si appendeva alle gambe per prenderla in braccio, e da quella visuale più ampia scrutava l’orizzonte muovendo il piccolo nasino per captare il più piccolo odore e appena vedeva o sentiva qualcosa si buttava giù, con il rischio di farsi male e si metteva ad abbaiare in direzione di ciò che aveva sentito.
Aveva un carattere molto indipendente e spesso quando la chiamava neanche si muoveva, si precipitava solo se sentiva odore di cibo, allora diventava il cane più affettuoso ed ubbidiente del mondo.
Era ingorda soprattutto della carne, formaggio, salsiccia. Un giorno le avevo dato un pezzetto di fegato che lei aveva prontamente ingoiato senza masticare bloccandole la respirazione. In un attimo l’ho vista irrigidirsi e cadere di lato svenuta con le mucose della bocca che iniziavano a diventare blu, subito mi sono precipitata in suo soccorso e con un energico colpo sulla schiena ero riuscita a farla rinvenire.
Adorava andare in giro in macchina, appena aprivo lo sportello con un balzo era già sul sedile, me la portavo dappertutto, al mare era buffissima, quando iniziava a nuotare muovendo le zampette solo se la mettevo sopra l’acqua.
Non amava fare il bagno, soprattutto quando usavo il fon per asciugarla, allora l’avevo abituata a ricevere un premio per stressarla di meno e renderle la cosa piacevole, le facevo fare un giro con la macchina e lei era felice anche se facevo pochi metri arrivando solo al cancello di’ingresso.
Spesso mi divertivo a prenderla in giro, soprattutto quando lei sapeva che dovevo darle da mangiare e partiva tutta felice davanti a me, in direzione della cucina, io allora mi nascondevo e lei si fermava e aspettava, poi vedendo che non arrivavo veniva a cercarmi ed io scoppiavo in una sonora risata.
Man mano che gli anni passavano e diventava sempre più vecchia, faceva fatica a seguirmi quando la portavo in giro per la città, e in più di un’occasione l’ho messa dentro la borsa.
Andava con tutti non era la classica yorkshire che abbaia alla gente, l’unica volta che l’ho vista farlo è stato nei confronti di una bambina che la stava strapazzando troppo.
Il 9 giugno del 2014 l’ho sentita che tossiva con insistenza, mi sono accorta che qualcosa non andava, il tempo di togliermi il pigiama e lavarmi per portarla dalla veterinaria e lei era già in agonia.
L’ho presa fra le braccia, chiamandola: – fiore, fiore (nome vezzeggiativo che usavo con lei) per cercare di rianimarla, ma non c’è stato niente da fare ha esalato l’ultimo respiro sul mio grembo.
Sapevo che Lilly, essendo così vecchia sarebbe morta presto, pensavo di essere preparata e invece non lo ero. L’ho avvolta nella sua coperta preferita e l’ho sepolta davanti alla cucina, tutto questo mentre lacrime copiose solcavano il mio viso.
Nei giorni seguenti non riuscivo a darmi pace, speravo sempre di vederla arrivare con quel suo passo incerto, ma invano purtroppo la morte non restituisce, prende.
Ogni volta che mi muore un cane, muore un piccolo pezzo del mio cuore e se quando ero più giovane, questo lutto riuscivo a sopportarlo meglio, adesso con l’andare degli anni faccio molta fatica e il dolore che provo non va più via.

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