Nella notte urlano le sirene: si dovevano cacciare i piccioni di Mauro Tedde

images-1E all’improvviso, un incessante fragore di sirene da ogni dove, squarciò la notte. Nessuno era stato informato, ma chissà chi aveva deciso di fare una ‘sirenata ai piccioni”. Qualche sera fa a Chiaramonti si è verificato un curioso episodio che ha destato molta curiosità (ma anche qualche iniziale preoccupazione). Di questa ‘impresa” parla un narratore, il prof. Angelino Tedde, che vi ha assistito di persona.

‘La mattinata era stata tormentosa nel parco delle Rimembranze di Chiaramonti: i piccioni, abitatori permanenti delle centenarie querce e dei pini avevano importunato coi loro bisognini camice, magliette, calzoni degli assidui frequentatori, sereni fruitori di pensione e anche mamme e bambini felici di dilettarsi nel parco giochi all’ombra degli alberi frondosi e in mezzo al prato inglese. Le proteste per la scarsa urbanità dei piccioni non erano mancate e non erano mancati i conciliaboli sui rimedi: per i più illuminati cultori di ornitologia sarebbe bastato scaricare da internet il miagolio di un gatto selvatico o lo squittio di qualche rapace, inserire il cd rom in un lettore e utilizzare con fredda calma presso il parco due grossi amplificatori e sparare sullo stormo dei colombi, in sul fare dell’alba, i miagolii oppure i terribili squittii dei rapaci. Si dava garanzia che questi dallo spavento avrebbero disertato il parco. La cosa non piacque e parve più il solito scherzo di un mattacchione che il saggio consiglio di un ornitologo. Che cosa fare? Non si poteva rimanere impotenti di fronte all’irriverenza dei piccioni. Passarono i giorni e i conciliaboli si moltiplicarono: i benpensanti sentirono i vigili del fuoco, i forestali, la polizia e i carabinieri, ma non ci fu verso di trovare una soluzione legittima e adeguata. Infine, eccola trovata: i piccioni sarebbero stati colti nel primo sonno, in quello cosiddetto ram e sarebbero volati via nelle nebbie della notte senza mai ritornare. Si attesero dunque le tenebre e, all’insaputa di 1995 chiaramontesi su 2000, mentre il campanile dava il tocco delle 22 e la gente si accingeva secondo l’uso spagnolo a passeggiare nelle ramblas del borgo o a consumare l’ultimo boccone, l’aria fu scossa dall’urlo lancinante delle sirene della benemerita autoambulanza della croce Azzurra diretta verso il parco delle Rimembranze. Si aggiunse anche l’urlo delle locali sirene dei barracelli, si uni ad essi anche la gazzella dei carabinieri, sembrava di assistere ad un film poliziesco. Un attimo di panico ha attraversato il paese: le donne si sono affacciate ai balconi, i ragazzetti, non molti, hanno raggiunto il parco, gli anziani, smesso di slacciarsi le scarpe, si sono rivestiti per scendere in piazza, qualcuno ha avuto l’impulso di suonare le campane e di gridare al fuoco. Il paese è staso fortemente scosso e l’indomani in piazza, dal medico, dal farmacista, alle poste, nei market è stato un bel discutere di fronte a questa trovata originale, ma traumatica. Insomma si è fatto il processo agli organizzatori della trovata, il processo ai piccioni e al cronista non è rimasto che registrare questa tragicommedia che ha scosso il paese solitamente in sonno. I piccioni sono ricomparsi di nuovo l’indomani e pare abbiano intenzione di passare l’estate e di svernare a Chiaramonti. (m.t.)

 10 agosto 2005 “La Nuova Sardegna”

 

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