Categoria : memoria e storia

“La ricerca affannosa della madre” di Angelino Tedde

http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2013/05/01/news/vi-prego-aiutatemi-a-scoprire-i-nomi-dei-miei-genitori-1.6978380

Che cosa si può fare?

Ruota degli esposti

Ruota degli esposti

Rintracciare nell’Archivio della Provincia di Sassari il verbale di ritrovamento del neonato, che dovrebbe indicare il luogo e le modalità del ritrovamento. A volte le madri lasciavano qualche fascia, qualche nome o addirittura un corredino nel sito dell’abbandono. Questo bambino è stato ritrovato da qualcuno che lo ha consegnato alle autorità come è detto nel verbale redatto dal sindaco e che sicuramente è stato trasmesso in Provincia. In quale via o vicolo chiuso, come usavano fare a Sassari un tempo sia donne di Sassari sia quelle dei dintorni (Osilo, Usini, Uri ecc,). Essendoci il Brefotrofio pare che sia stato allattato artificialmente senza essere dato dal Comune a balia. Anche nel Brefotrofio dovrebbero esserci degli appunti sull’eventuale balia o modalità di allattamento. Lo stesso certificato medico di ritrovamento, sicuramente nell’archivio del Brefotrofio e ora dell’Unità Sanitaria Locale, dovrebbe dire delle condizioni fisiche del neonato e da quanti giorni era nato. Da questi elementi si potrebbero ricavare le condizioni sociali della madre che potrebbe far memoria. 
La madre che abbandona il figlio in un vicolo o nei gradini o dentro una chiesa lascia inconsapevolmente la sua firma sulla sua condizione sociale. Le madri povere lo lasciano con miseri cenci, quelle benestanti con fasce e corredino. A volte lasciano il bigliettino sul nome da dargli oppure non lasciano niente.
Parlare con le assistenti del Brefotrofio di allora, se ne trovano vive, e poi fare il giro degli orfanotrofi dove è stato ospite Antonello Savini per vedere se qualche signora particolare o qualche signore è andato per caso a trovarlo. Far conoscere all’apposito programma TV “Chi l’ha visto” o alla nota rubrica di Maria De Filippi per fare eventuali ricerche. Procurarsi il certificato di Battesimo oltre l’estratto del verbale di ritrovamento e dell’atto della registrazione in Comune.

” Sassri, 1 maggio 2013 Il dolore per non aver mai conosciuto i genitori è diventato un tarlo. Un pensiero che occupa il tempo di Antonello Savini, cresciuto negli orfanotrofi di Sassari, Bonnanaro e Olbia e da tantissimi anni residente in Nuova Zelanda.
Il cuore però non si è allontanato da queste terre perché la ricerca della famiglia che non ha mai avuto è diventata per Antonello una vera e propria missione. E ora lancia un appello al giornale: «Aiutatemi a trovare mia mamma, la vorrei ringraziare per avermi dato un dono così grande come la vita. Vorrei incontrare cugini o altri parenti per poter sapere qualcosa del mio passato che non ho potuto conoscere».
Un uomo senza identità, si definisce lui. Anzi, un uomo senza nome, visto che il 26 gennaio del 1951, giorno in cui nacque, gli venne assegnato un cognome fittizio. Savini Antonello, era stato chiamato dall’impiegato dell’anagrafe di Sassari, un “figlio di n.n.” si diceva un tempo in termini dispregiativi. Subito dopo arrivò il trasferimento nel brefotrofio di viale San Pietro dove rimase fino all’anno successivo quando venne portato all’istituto San Vincenzo di Paoli di Bonnanaro gestito dalle suore figlie di Gesù Crocifisso dove rimase fino al 1966. Poi un altro trasferimento nell’orfanotrofio di Olbia (gestito dalla stessa congregazione) da cui andò via per entrare nell’Aeronautica di Roma.
Una vita movimentata ma infine felice, se si considera che dopo l’emigrazione in Nuova Zelanda Antonello ha sposato una bellissima donna di origini maori, ha avuto tre figli (Lasa, Jessica e Hopate) e anche due nipoti che però spesso gli chiedono dove si trovano i loro nonni e i parenti italiani. «Non nascondo che spesso mi sono chiuso in camera a piangere – racconta Antonello – chiedendomi perché mi fosse toccata questa sorte. Da quando ero giovane ho promesso a me stesso che il giorno che avessi incontrato i miei genitori o i miei parenti avrei aperto loro le braccia per la felicità. Perché sono sicuro che la ricongiunzione con il mio vero nome darebbe un senso diverso a tutta la mia vita. Fino ad oggi invece ho vissuto senza un’identità, perso tra milioni di persone sapendo che tra loro, da qualche parte, in un luogo sconosciuto ci sono le persone che hanno il mio stesso sangue». Antonello Savini sostiene che le leggi italiane gli impediscono di avere informazioni utili per risalire ai suoi genitori biologici e considera questo fatto una grave ingiustizia.
«Mi ha creato problemi anche non sapere se ci fosse qualche diversità genetica nel mio albero genealogico – continua Antonello –, se c’erano malattie particolari nella mia famiglia o qualcosa del genere. Invece io ho dovuto vivere fino ad oggi nel mistero più assoluto e questa, lo assicuro, non è una cosa bella».
Così Savini chiede aiuto per rintracciare chi avesse notizie della sua famiglia d’origine, a Sassari dove è nato, o a Bonnanaro dove è cresciuto con l’assistenza delle suore. Oggi quell’istituto esiste ancora ma fornisce soltanto il servizio
di scuola materna e delle suore che hanno cresciuto generazioni di bambini abbandonati o in difficoltà ne è rimasta solo una. Forse ad Antonello basterebbe sapere quale è la sua vera storia per colmare un vuoto enorme e ricostruire il puzzle della sua vita.”

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