P. Taddeo Tsien (Bazen ‘Cina’ 1921- Sassari 2014): missionario da una vita a Sassari di Angelo Anelli

UnknownPadre Taddeo Tsien era nato in Cina, a Bazen nella provincia di Zhejiang a nord di Wenzbou e non lontano dal mare il 16 dicembre 1921 da una famiglia di contadini buddisti: penultimo di otto figli.

All’età di 14, in seguito ad un avvenimento straordinario avvenuto nella sua famiglia, insieme ai suoi genitori e ad alcuni tra sorelle e fratelli chiese,  a dei missionari di un paese vicino al suo, e ottenne  il Sacramento del Battesimo.

Dopo il Battesimo, ogni domenica faceva quindici chilometri in barca, insieme ai genitori, per poter frequentare la chiesa e partecipare alla Messa domenicale ed alla sera tornava  al villaggio.

P. Taddeo, sentendosi chiamato alla vita sacerdotale, entrò nel seminario diocesano e  intraprese gli studi ecclesiastici anche se non era più giovanissimo.

Il clima politico era molto teso e la Cina era in preda alla guerra civile; col prevalere delle truppe di Mao Tse Tung si addensavano delle foschi nubi sulla Chiesa cinese ed iniziarono le persecuzioni contro i cristiani.

Il P. Taddeo, volendo ad ogni costo continuare gli studi per diventare sacerdote, nel 1949 fu costretto ad abbandonare la Cina con altri seminaristi e sacerdoti, cosa che gli costò molto, perché affezionato e alla famiglia ed alla patria; parlava spesso di queste con tanta nostalgia, ma sempre con altrettanta serenità.

Il viaggio da un porto della Cina a Genova durò 40 giorni, (tanti quanto gli anni dell’esodo, diceva lui), e non fa affatto tranquillo dato che erano su una nave con poche comodità ed anche in sovrannumero; ogni tanto accennava a questa avventurosa traversata e raccontava fatterelli spiritosi.

A Genova fu accolto nel Collegio Brignole Sale Negroni per le Missioni Estere ed il 12 aprile 1952 coronava il suo sogno e veniva ordinato sacerdote.

Mentre studiava aveva maturato la decisione di entrare a far parte della Congregazione della Missione di San Vincenzo de’ Paoli ed il 21 settembre 1952, a Parigi, iniziava il suo Noviziato.

Terminato il tempo di formazione, essendo molto freddoloso, chiese di potere andare in un luogo caldo e fu mandato a Cagliari; giunto in Sardegna in pratica vi è rimasto per tutto il restante tempo della sua vita.

Coltivava un sogno: appena si fossero riaperte le frontiere avrebbe voluto ritornare nella Cina continentale per esercitare là il suo ministero e, quando nel 1965 si andava affacciando all’orizzonte la speranza dell’apertura delle frontiere, chiese subito di andare a Formosa, in attesa di fare il grande salto verso la Cina continentale.

Il tempo però passava e la speranza si attenuava sempre più fino a svanire completamente.

Allora chiese di poter ritornare in Sardegna, che considerava un po’ la sua seconda patria, e fu mandato a Sassari come responsabile della piccola Chiesa della Madonna della Medaglia Miracolosa (la “Chiesa delle Missioni”), era il 1966 e qui è rimasto fino alla morte.

Quai mezzo secolo (48 anni) passato a prendersi cura della piccola Chiesa che voleva sempre linda e adorna di fiori che coltivava personalmente con tanto amore: era la casa di Dio e la voleva sempre il più possibile accogliente prima per Dio e poi per i fedeli.

Padre Tsien  ha svolto il suo ministero sacerdotale amministrando con tanto zelo, costanza e premura soprattutto il Sacramento della Riconciliazione o Confessione; sempre disponibile con i suoi consigli stringati, ma efficaci e centrati.

Quante persone, e sacerdoti e laici, hanno usufruito del suo ministero!

Era schivo e non molto loquace, anche per la difficoltà che ha sempre avuto per la lingua , ma di una grande bontà che manifestava con il suo sorrisetto e con la sua disponibilità verso con tutti, senza mai un gesto di insofferenza.

Una delle massime che gli stava a cuore  era: «chi è umile è sempre nella gioia» e questa massima l’ha vissuta lui per primo, difatti era sempre gioioso.

In tanti anni mai che dalla sua bocca sia uscita una parola di biasimo o di critica, sempre pronto a scusare tutti, magari con una battuta per sviare il discorso.

Nella sua vita ha sofferto molto per la situazione che c’era nella sua patria, la Cina, sia perché tanto amata, sia perché per alcuni anni gli era stato impossibile comunicare epistolarmente con i suoi parenti; poi la situazione si è un pò allentata ed è riuscito ad istaurare un certo contatto epistolare anche salturio.

Quando finalmente, verso gli anni ottanta, la situazione si è un po’ normalizzata è riuscito a fare un viaggio in Cina, per rivedere la sua unica sorella ancora in vita ed i luoghi della sua infanzia;tornò  preoccupato, per la situazione crtica che ancora aveva trovato, ma felice per avere vistola sua patria e le persone a lui care.

Ha poi potuto ripetere altre tre volte questo viaggio che faceva con fatica, ma con gioia.

Ultimamente data l’età si era ritirato dal suo ufficio ed anche dal confessare data la sordità accentuata, ma non aveva perso la sua serenità; la preghiera e la lettura erano le sue occupazioni; pregava molto ed era molto devoto della Madonna.

Vissuto nell’umiltà e nel nascondimento è sempre stato fedele al suo ministero e si è spento serenamente il 18 marzo corrente alle ore 11.30, mentre teneva la sua mano in quella di un  confratello che lo assisteva.

È stato amato e stimato da tante persone; in lui certo hanno visto la concretizzazione della beatitudine: «Beati i miti di cuore perchè erediteranno la terra» (Mt. 6, 5).

È stato mite in tutta la sua vita e con tutti e la sua eredità sono le tante persone che lo hanno conosciuto e stimato.

Padre Taddeo lascia un grande vuoto nella vita di molti; vuoto nella vita, ma non nei  cuori, perché il suo ricordo aiuta ad elevare la mente al Signore ed a ripetere con Sant’Agostino, quando si è rivolto al Signore per la morte della mamma,: «Non ti chiedo, Signore, perché me l’hai tolto, ma ti ringrazio, Signore, perché me l’hai dato».

Dopo i funerali è stato sepolto nella tomba dei Preti della Missione, all’ingresso del Cimitero monumentale di Sassari.

Commenti

  1. Ho conosciuto personalmente Padre Taddeo che noi ragazzi chiamavamo il cinesino.
    Pero’,credo ci siano inesattezze sulle date,in quanto a Sassari ci son stato dal 1948 al 58,ospite della Casa Divina Provvidenza.
    Appunto,quando per le festivita’ veniva a confessarci,non potendolo fare solo il cappellano,
    Ebbene,noi ragazzi parlavamo di andare dal cinesino che era bravo e non da padre Pompedda che usava dare schiaffoni per i peccati.
    Un saluto da Hong Kong
    Carboni Oreste

    carboni.oreste@yahoo.it
    marzo 29th, 2014
  2. Ho frequentato le scuole dei Preti della Missione a Cagliari dalla prima elementare (1950) alla terza media (1958). Lì ho conosciuto Padre Tzien, l’avete descritto molto verosimilmente ma avete omesso di scrivere che era un grande studioso di veterinaria. Ci chiedeva, con molto garbo, di portare ogni sorta di animali morti: topolini, gatti, lucertole, etc.
    Li utilizzava, facendone l’autopsia, per approfondire le sue conoscenze!!!
    Riposi in pace.

    PAOLO
    dicembre 1st, 2016
  3. Inoltre è stato il responsabile della chiesetta annessa alle scuole assieme al sacrista Fratello Spano (di Ossi).

    PAOLO
    dicembre 1st, 2016
  4. anch’io ho conosciuto questo sacerdote, lo ricordo quando veniva in colonia, a Lu Bagnu, e per noi bambine era una grande festa perchè con le mani era bravissimo a proiettare sul muro delle figure di animali, le cosiddette ombre cinesi. con noi era molto pazienta, soprattutto, quando intorno a lui, tirandogli la toga talare, lo supplicavamo di insegnarci quella tecnica che ci affascinava tanto.

    ELEONORA ORTU
    dicembre 13th, 2016

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