Categoria : recensioni

Una scheda per la rivista (RION) “Rivista Italiana di Onomastica” sul lavoro di Mauro Maxia su “Perfugas e la sua comunità” a cura di Angelino Tedde

Mauro Maxia, Perfugas e la sua comunità. Profilo onomastico storico descrittivo, Taphros, Olbia 2010, pp. 450, € 20.

Mauro Maxia

Mauro Maxia

Mauro Maxia è uno storico della lingua del la Sardegna e della Corsica che da oltre vent’anni ha scelto di praticare il percorso specialistico dell’onomastica sulle tracce del suo maestro Massimo Pittau, docente emerito di Linguistica generale e Linguistica sarda dell’Università degli Studi di Sassari. Mentre il maestro ha portato avanti indagini sulle lingue più antiche, quali il paleosardo e l’etrusco soffermandosi anche sull’onomastica, l’allievo, dagli anni Ottanta, ha preferito indagare più approfonditamente sull’ono mastica, con particolare riferimento ai luoghi delle regioni storiche dell’Anglona e della Gallura, in pratica del nord della Sardegna, gettando più d’uno sguardo anche verso la Corsica. Maxia, inoltre, ha rivolto il proprio interesse anche ad altri aspetti disciplinari della linguistica quali la fonetica storica e la sociolinguistica. Risultato fecondo di questa attività costituisce il volume I nomi di luogo dell’Anglona (Ozieri, Il Torchietto 1994), al quale hanno fatto seguito quelli su La diocesi di Ampurias. Studio storico onomastico sull’insediamento umano medioevale (Sassari, Chiarella 1997), Studi storici sui dialetti della Sardegna settentrionale (Sassari, Studium ADP 1999), Tra sardo e corso. Studi sui dialetti del nord Sardegna (Sassari, Ma- gnum-Edizioni 2001, 2003), Anglona medioevale. I nomi e i luoghi (Sassari, Magnum-Edizioni 2002), Dizionario dei cognomi sardo-corsi. Frequenze, fonti, etimologia (Cagliari, Condaghes 2002), Lingua Limba Linga. Indagine sull’uso dei codici linguistici in tre co- muni della Sardegna settentrionale (Cagliari, Condaghes 2006), I Corsi in Sardegna (Cagliari, Ed. Della Torre 2006), L’inventario settecentesco di Santa Maria degli Angeli di Perfugas. Edizione del manoscritto spagnolo con traduzione e a fronte (Perfugas [Sassari], AM Graphic 2007), Studi sardo-corsi. Dialet- tologia e storia della lingua tra le due isole (Olbia, Taphros 2008). Tutti questi lavori, nella maggior parte dei quali l’onomastica si coniuga con la storia, si pongono a monte dell’opera ponderosa, matura e suggestiva che si vuole presentare in questa scheda.

UnknownÈ superfluo dire che buona parte dell’attività di studioso di Mauro Maxia rientra specificatamente nell’ambito della “nuova storia”, che tende a leggere e interpretare anche le vicende delle comunità sparse nel territorio vasto e scarsamente popolato della Sardegna (e della Corsica), se la si confronta con altre isole europee e con la vicina Sicilia seminarium reipubblicae. Al fervente ricercatore, tuttavia, interessano in primis toponimi e antroponimi che in un certo senso dicono e danno apertamente l’identità al territorio. Insomma, l’A. ha ben capito che nomina si nescis perit cognitio rerum e che nomina sunt consequentia rerum.

Il centro di Perfugas e del suo territorio costituiscono il soggetto della ricerca. Esso è, ed è stato, il principale centro rurale della parte pianeggiante della regione storico-geografica dell’Anglona con la Bassa Valle del Coghinas (circa 500 kmq). Il centro abitato, che si affaccia sul medio corso del fiume Co- ghinas e sugli adiacenti acquitrini, ha resistito sia dal punto di vista umano sia dal punto di vista urbano, nel corso dei secoli, alla malaria e ai capricci del Coghinas, il secondo corso d’acqua, per lunghezza e portata, della Sardegna.

Panorama di Perfugas

Panorama di Perfugas

Maxia, in questo primo volume (altro, con l’appendice documentaria e gli indici analitici, dovrebbe seguire tra non molto), non si sofferma a inseguire le vicende storiche e politiche a cui è andato incontro il territorio e il suo maggiore agglomerato urbano, ma traccia il profilo onomastico storico della popolazione, in particolare di tutti gli abitatori che hanno preso residenza in questo centro e nei dintorni dal XIV al XX secolo. Attraverso la consultazione di una numerosa serie di fondi archivistici, pubblici e privati, ampiamente elencati alle pp. 23-30, l’A. ha raccolto i nomi e i cognomi degl’individui che hanno animato non solo il centro abitato, ma l’intero territorio di appartenenza di cui, con una minuziosa ricerca, ha rilevato e talora rivitalizzato, perché obliati, i toponimi. Vengono quindi riportate in essere intere generazioni di famiglie e individui che, a datare dal XIV e fino al XX secolo sono nate o sono arrivate, hanno risieduto, sono emigrate e magari sono ritornate, sia nel centro urbano sia nelle località vicine. Migliaia e migliaia di registri fiscali e notarili, atti curiali e quinque libri, sommarioni catastali, repertori e inventari compilati lungo i secoli hanno messo in luce sia i numerosi toponimi sia i dati antroponimici della popolazione di Perfugas, dei centri ormai spenti e di quelli ancora esistenti nel circostante territorio.

Il volume si articola in due tomi, che sono divisi in tre parti, il primo, e due parti, il secondo. Il primo tomo è preceduto dalla prefazione dell’A. che spiega le motivazioni che presiedono alla scrittura di un’opera che, per la sua complessità, ha richiesto un lungo impegno. La prima parte prende l’avvio dal centro medioevale di Bangios, a cui una parte del territorio di Perfugas era precedentemente appartenuta: villaggio “più cospicuo” rispetto a Perfugas ma che quest’ultimo finì con l’inglobare durante il XV secolo. Il cap. 2, di fatto, rappresenta l’edizione di un documento del 1779 in cui sono descritti, in lingua spagnola, i confini del territorio comunale. Qui Maxia cita dettagliatamente i toponimi che identificano i singoli punti confinari, commetandoli dal punto di vista Materiali bibliografici 645 RION, XVII (2011), 2 sia storico sia linguistico e onomastico. Seguono alcuni paragrafi relativi al territorio e, in particolare, alle aree un tempo soggette alle norme consuetudinarie della rotazione agraria e dei pascoli comunitari. Anche in questo caso l’A. supporta la discussione con la frequente citazione di fonti inedite che gli consentono, tra l’altro, di risalire ai singoli siti un tempo interessati da un insediamento sparso di cui ora, in qualche caso restano tracce solo documentali. Tra questi siti ne figurano alcuni che col tempo diventeranno delle borgate (San Giorgio de Ledda, Sa Mela, Campos d’Ùlimu, Modditonalza, Lumbaldu, Falzittu, Sa Tanchitta, Su Aldosu, Sa Contra, Sas Contreddas e altri). In particolare, la borgata di Èrula, la più cospicua, è cresciuta al punto di diventare comune autono mo verso la fine del secolo scorso. Per ciascuno di questi agglomerati si citano poi i cognomi delle famiglie che li fondarono nel corso di alcuni secoli che coincidono con quelli dell’Età Moderna fino agli inizi dell’Ottocento. Gli abitanti dei principali siti popolati riacquistano vita con nomi e cognomi: un suggestivo “presente” dei protagonisti di una vita materiale e spirituale (numerose le chiese) che appare quasi florida per l’ubertosità del territorio. Toponimi e antroponimi danno corpo alle vicende umane svoltesi in quelle numerose località (di cui qualcuna è abitata fin dal Paleolitico) nelle tradizionali epoche storiche sotto l’incalzare dei conquistatori punici, romani, bizantini, pisani, genovesi, aragonesi, castigliani e piemontesi.

Nella II parte dell’opera (pp. 63-153), Maxia, recuperati i toponimi e ricostruito, con apposite cartine, l’intero centro abitato con i vari rioni e le funzioni da essi svolte, lo illustra nelle sue dinamiche storiche ponendo sempre alla base la toponomastica e l’antroponomastica. La presenza di manufatti preistorici e protostorici nel cuore della parte più antica dell’abitato permette all’A. di coniare per Perfugas la definizione di “centro preistorico”. Quindi passa a ricostruire la forma e la dimensione dell’abitato durante il Medioevo, i rioni e vicinati, piazze e vie, rilevando sempre la toponimia e l’antroponimia che hanno inciso nell’odierna nomenclatura del tessuto urbano. Si sofferma poi a tratteggiare le varie funzioni di rappresentanza politica, amministrativa e religiosa dei diversi fabbricati, evidenziandone sempre toponimi e antroponimi. Le mappe catastali, infine, offrono all’A. l’opportunità di dare un nome e un cognome alle case e ai vari fabbricati d’uso collettivo e alle varie attività economiche quali la pastorizia, l’agricoltura e l’artigianato nonché le piccole attività industriali (molini, frantoi monti granatici).

Chiuso con queste tematiche il primo tomo di circa 160 pp., Maxia dà inizio, nel secondo, alla descrizione della comunità nel tempo, procedendo a elencare i cognomi che dal 1683 si sono attestati nel centro abitato e nel territorio, suddivisi per provenienza sia dai centri isolani sia da località continentali. L’A. osserva anche in prospettiva rovesciata i cognomi che si sono estinti non solo  per mancanza di eredi, ma per migrazione. Questi fenomeni offrono la possibilità di analizzare i blasoni attribuiti alla comunità dai centri vicini e, al di là di quelli tradizionalmente conferitogli dalle costanti epidemie malariche (Pér- fugas panza), vi è la conferma di un luogo con una forte densità di arrivi e di partenze, quasi a rafforzare il blasone moderno di accudidos ‘sopraggiunti” e accudiditzos ‘raccogliticci’ che, come un filo rosso, si ricollega al nome latino perfuga,-ae (‘disertori’) che, a sua volta, tradurrebbe l’etnonimo Bàlari ‘fuggiaschi’ dell’antica popolazione proto- sarda insediatasi nella regione storica (l’Anglona) dove sorge, appunto, Perfugas.

Di qui l’avvio dei riscontri di cognomi dell’antichità, del Medioevo e del Cinquecento attestati anche come toponimi nel territorio. Si passa, quindi, ad esaminare i cognomi-toponimi attestatisi nel Seicento e nel Settecento fino alla prima metà dell’Ottocento. Non pago di quanto già descritto, l’A. rimarca l’origine corsa e gallurese di (RION, XVII (2011), 2 646 Rivista Italiana di Onomastica)tanti  ti nomi di famiglia senza tralasciare quelle forme di origini incerte. Di notevole interesse sono i capitoli dedicati ai nomi dei trovatelli, ai cognomi doppi (spesso formati da presunti soprannomi), ai cognomi matrilineari, ad alcuni cognomi diversi da quelli dei genitori e ai soprannomi. Un altro capitolo è riservato ai nomi maschili e femminili com presi quelli più inconsueti documentati nelle fonti scritte degli ultimi quattro secoli.

Il cap. 19 costituisce un piccolo dizionario relativo a circa 200 cognomi locali. L’attenzione prevale sulla documentazione storica, l’apparizione della prima attestazione e l’eventuale scomparsa dalle fonte dei nomi di famiglia, ma un breve spazio è dedicato anche alle etimologie. Rispetto alla lessico- grafia onomastica consultata, Mauro Maxia propone alcune ipotesi etimologiche differenti rispetto, per es., a ENZO CAFFARELLI / CARLA MARCATO, I cognomi d’Italia. Dizionario storico ed etimologico, Torino, UTET 2008, 2 voll., che per le voci sarde in parte dipende da MASSIMO PITTAU, Dizionario dei cognomi di Sardegna. Origine e significato di 7.500 voci, Cagliari, l’Unione Sarda, 2005- 2006, 3 voll. Per es. il cognome Dettori è interpretato, sulla base della documentazione (Tori, De Tori, De Thory, De Thuri, Thurius, ecc.) come un possibile detoponimico da Zuri, villaggio presso Oristano, anziché da Soris ‘nativo di Sori’ con riferimento a Villasor, o da Zori variante aferetica di Atzori o da sòri “sudore’ o ‘sole’; per Fresi e Fresu, un etimo logudorese frésu ‘panno di lana grossa’, metonimico per nome di mestiere, non soddisfa in presenza delle voci Forésu e Furési poi sincopate, che appaiono forme sardizzate dell’antico nome toscano Forese; Ganadu, più che un etimo spagnolo per ‘bestiame’, trattandosi di voce specifica della Sardegna settentrionale e dell’area corsofona, può rappresentare la cogniminizzazione dell’antico personale corso Canatu, Canadu, Ganadu; per Multineddu, invece di un suffissato di mùrtinu ‘color sauro (del cavallo)’ s’ipotizza qui una corrispondenza col nome di famiglia corso Murtinelli, considerato a sua volta una corruzione di Martinelli. In vari altri casi Maxia aggiunge a un etimo registrato dalla bibliografia nota una spiegazione concorrente, soprattutto di provenienza toponimica: Budroni può derivare sia da budròne ‘grappolo d’uva’ sia da Butrone/-i, villaggio corso; Catta anche da un toponimo corso Caccia; Mannòni da un ipocoristico alterato del nome Alamannu, oltre che accrescitivo di Mannu; Orecchioni può corrispondere anche all’indicazione generica corsa arechjone (‘recinto, terreno pascolativo’); Puggiòni non solo da puzòne ‘uccello’ ma inoltre da pòggiu, entrato in vari toponimi corsi.

Interessanti i dati, poi, sui cognomi più frequenti in diacronia; la tabella di p. LXXIV mostra come il primo nome di famiglia per occorrenze a Perfugas risultasse a fine Seicento e nel corso del Settecento Cossu, sostituito da Capece nella prima metà del XIX secolo e da Marras nella seconda, mentre nel 2010 il primo per frequenza è nettamente Piga, davanti a Deiana, Marras e Muntoni.

Nell’ultimo capitolo della prima parte del II tomo Maxia descrive la situazione linguistica del centro abitato e dell’agro, la quale, con duplice vigenza del sardo logudorese (nel capoluogo) e del corso gallurese (nell’agro) è alla base della diversificazione dei cognomi che caratterizza l’onomastica locale. D’altra parte, nell’esame di sette secoli di cognomi, non vi è che da stimolare l’ingegno e dare spazio a una competenza funzionale al lavoro esteso e approfondito.

L’opera si legge senza stanchezza, come la saga di centinaia e centinaia di famiglie. Solo il vigore di una passione per l’onomastica possono spiegare opere di questo genere. Il lavoro, tuttavia, non finisce qui. Il volume presenta ben quattro appendici contenenti sezioni iconografiche sul centro abitato, tavole illustrative di toponimi e di nomi attraverso le quali il lettore può anche senza leggere il libro, trarre informazioni sintetiche, ma puntuali, sugli odonimi de centro abitato. L’ultima appendice si articola in quattro (Materiali bibliografici 647 RION, XVII (2011), 2) tabelle relative ai cognomi più frequenti tra il 1321 e il 1900, come detto sopra; ai cognomi riferiti alle località e aree di provenienza; alle frequenze dei cognomi attuali. La tabella finale, in particolare, con le sue 48 pagine presenta la situazione analitica di tutti i cognomi, compresi quelli estinti, di cui offre anche le varianti grafiche indicando per ciascuna di esse l’anno e la località relativa alla prima attestazione documentaria.

L’autore della Scheda riconosce che per quanto riguarda la parte strettamente filologica è intervenuto l’Autore dell’opera schedata.

Estratto da

RIOn – Rivista Italiana di Onomastica | SER Società Editrice Romana

 pp .644-648 

Commenti

  1. volevo solo aggiungere il mio apprezzamento per l’opera dell’autore, che è la base per qualunque ricerca storica sull’Anglona, non solo medievale, come si può dedurre dalla bibliografia di qualunque contributo sul tema dell’Anglona o anche solo dell’insediamento sardo
    volevo inoltre sottolineare la ricchezza delle fonti utilizzate dal Maxia, che non si limitano ai documenti scritti e alla cartografia storica e in uso, ma si allargano alle fonti orali e a quelle materiali
    complimenti!

    Gianluigi Marras
    agosto 29th, 2013

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