I dialetti della Sardegna Settentrionale, IV, di Mauro Maxia

Interferenze corse in documenti dei secc. XIV-XV

La Corsica

Sotto il profilo storico la questione della colonizzazione còrsa della Sardegna settentrionale è rimasta a lungo inesplorata. Soltanto di recente una serie di studi sta mettendo in luce una realtà che era sottesa da una salda presenza linguistica 54. In realtà una forte presenza dei còrsi è attestata, per la città di Sassari, fin dai secoli XIV-XV 55.

L’epigrafe di Santa Vittoria del Sassu (v. cap. 5) in apparenza sembrerebbe rappresentare un documento avulso da un contesto linguistico che finora gli studiosi avevano ritenuto caratterizzato dalla presenza del solo logudorese.

In realtà è sufficiente gettare uno sguardo attento su alcuni documenti bassomedievali per rendersi conto che il còrso vigeva da tempo nel settentrione sardo e che forse in alcune zone stava già soppiantando la lingua originaria. Sotto il profilo fonetico non è difficile dimostrare che diversi prestiti del dialetto gallurese furono acquisiti prima del ’500. Basti pensare a risoluzioni come dècchitu “elegante” dove la velare sorda, al pari dell’identica forma del moderno logudorese, si è cristallizzata senza seguire la regolare evoluzione k > g. La forma gallur. suiɖɖátu “tesoro nascosto” risulta più arcaica rispetto allo stesso logud. siɖɖádu. Essa parrebbe derivare dal logud. ant. sigillu evolutosi fin dal Duecento in siillu col regolare dileguo della velare sonora intervocalica 56.

È da quest’ultima forma che potrebbe essersi svolto il gallur. suiɖɖátu con cacuminalizzazione della liquida intensa e dissimilazione i-i ~ u-i delle due vocali iniziali trovatesi in contatto per la caduta della precedente -g-. La relativa trafila sarebbe la seguente: logud. ant. siillu > *siillatu (> logud.mod. siɖɖádu) > gallur. suiɖɖátu. Tuttavia, gall. suiddatu può costituire, più probabilmente, una variante dileguata di crs. oltrm. suviɖɖátu (Sotta).

Un altro esempio può essere fornito dall’avverbio chizzu [’kits:u] “presto, di buonora” che non può derivare dal logud. moderno chitto. La base è rappresentata infatti dal logud. ant. kitho < CITIO per CITIUS 57. Ora, siccome la forma logudorese moderna si è sviluppata verosimilmente entro la metà del XV secolo 58, si deve ritenere che anche la variante gallurese sia insorta entro il medesimo periodo storico.

Allo stesso modo si possono portare ulteriori prove che il còrso era vitale in Sardegna durante il Trecento e forse anche nel secolo precedente. Questa ipotesi appare valida soprattutto per le colonie còrse che dovevano essersi stabilite nei maggiori centri della Sardegna settentrionale e nei capoluoghi delle curatorie (Sassari, Sorso, Castelsardo, Tempio, Terranova). Sia sufficiente citare il suffisso –ára che compare in toponimi importantissimi come Limbara, Tavolara, Molara, Asinara, alcuni dei quali sono documentati già nel basso medioevo. Si tratta di un caratteristico suffisso còrso attestato, appunto, anche nella Sardegna settentrionale 59.

Volendo restare in Gallura, ad esempio, già un documento del 1173 cita un abitante di Tempio denominato Malusennu, 60 probabilmente un soprannome il cui significato corrisponde letteralmente al celebre cognome medievale “Malatesta”. Ciò che importa sottolineare è che non si tratta di una forma toscana, per via delle desinenze in –u, 61 né sarda, per via dell’anteposizione dell’aggettivo al sostantivo. Probabilmente si tratta di un individuo oriundo della Corsica stabilitosi in Gallura al seguito dei Pisani che già nel sec. XII esercitavano un forte influsso su quel regno. In questa direzione conducono sia malu “cattivo” sia sennu “senno”, forme ancora attestate nel còrso.

Questo personaggio, essendo proprietario di servi, doveva essere un individuo facoltoso e quindi inserito in uno strato sociale elevato. Egli è il primo e l’unico individuo tempiese conosciuto fino al 1388, per cui niente vieta di ipotizzare che l’elemento còrso si forse già stabilito nell’alta Gallura e che vi esercitasse un certo peso.

Se si guarda verso l’area sassarese, dove è parlata un’altra varietà di còrso ma più intaccata da elementi sardi che non il gallurese, si potranno trovare numerose prove linguistiche indirette della vitalità del còrso proprio in documenti del ’400.

Gli esempi più convincenti arrivano addirittura dagli stessi Statuti del libero comune sassarese, nel cui testo emergono per tempo significative interferenze. Sarà sufficiente segnalarne soltanto alcune (cito dall’edizione del Tola) 62:

– sechiu (ibid.), sechiu populare (cap. CVI) forma con articolo agglutinato e aggettivo anteposto al sostantivo, da ricostruire in s[u] [b]echiu “il vecchio, l’antico territorio comunitario”; corrisponde al gallur. lu ’èccju e al sass. lu vècciu;

– intornu intornu (cap. XLIII).

– assai gente (cap. XCIX), forma vicina al dialetto sassarese (oggi: genti assai) e al còrso odierno (= logud. zente meda).

Ma è nei capitoli aggiunti verso la metà del Quattrocento che gli Statuti presentano forme còrse ancora più numerose e tipiche come le seguenti:

– closu “terreno recintato” (cap. XXXIX, aggiunto nel 1434) anziché logud. ant. cuniatu (logud. mod. cunzadu), da confrontare col còrso chjósu.

– a qui “perché” (cap. XLVI), grafia spagnolizzante che attesta per la prima volta il caratteristico avverbio dell’interrogativa del sassarese [acchì?] sconosciuto in sardo;

– assay (ibidem);

– ruchiu “scorreria” (cap. XLVIIII); è un sostantivo deverbale del corso rucchjà; 63

– culpa “colpa” (cap. LIX) anziché logud. neghe.

– Figone, Archa, Canopalo (cognomi còrsi).

Particolarmente significativo è il fatto, finora sfuggito agli studiosi, che l’arcivescovo di Sassari il 20 luglio del 1460 scrivesse una lettera a un individuo di Bonifacio 64 servendosi di una varietà “illustre” di còrso. Venendo ora all’Anglona, conviene accennare a un importante documento del 1435 quale è il testo degli Ordinamenti del porto di Castelgenovese (Castelsardo) 65. Oltre alle desinenze verbali –ari, -eri, -iri, cadute in disuso nel còrso odierno, si notano forme come merchentia e un costrutto quale como da (cap. XXX) che testimoniano un chiaro influsso còrso.

Mette conto, infine, citare una transazione intervenuta nel 1872 fra il comune di Perfugas e numerosi capifamiglia dell’altopiano del Sassu. Nel contesto dell’alienazione dei beni ademprivili appartenuti al comune, questi ultimi vollero dichiarare a verbale che le loro famiglie erano proprietarie da secoli dei terreni di cui il comune pretendeva il pagamento e che da tempo immemorabile in quei terreni erano state edificate le loro dimore e per essi venivano regolarmente pagate le imposte. 66

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Note:

54 Per il periodo preso in considerazione in questo articolo cfr. i saggi di MELONI M. G., “Sardegna e Corsica nella politica di espansione mediterranea della Corona di Aragona”; MELONI G., “Tra Genova e Aragona. La Corsica durante il regno di Pietro IV il Cerimonioso (1336-1387)”; SIMBULA P. F., “Corsari e pirati tra corsica Genova e Aragona”; GALLINARI L., “Tra Genova e Aragona: la Corsica durante i regni di Giovanni I e Martino l’Umano”, in Sardegna e Corsica – Studi di storia comparata, Università degli Studi di Sassari, Dipartimento di Storia, Sassari, 1996. La questione sarà ripresa prossimamente sotto il profilo linguistico in uno studio sul radicamento del còrso in Sardegna e sull’influsso da esso esercitato sul logudorese.

55 Cfr. ARGIOLAS A.-MATTONE A., “Ordinamenti portuali e territorio costiero di una comunità della Sardegna moderna”, in Da Olbìa ad Olbia – 2500 anni di storia di una città mediterranea, Atti del Convegno internazionale di Studi, Olbia 12-14 maggio 1994, a cura di Giuseppe Meloni e Pinuccia F. Simbula, II, p. 150.

56 CSNT, 88, 129, 115, 240.

57 DES, vol. I, p. 351; la forma kitho si conserva nel nuorese.

58 Si osservino le forme riportate nel codice di San Pietro di Sorres, testo logudorese del XV secolo, in cui l’affricata interdentale [th] si è già evoluta a [tt].

59 Fa eccezione l’isola meridionale di Serpentara, che potrebbe avere ricevuto questo nome dai pescatori siciliani o anche dai marinai bonifacini che nelle loro rotte toccavano tutte le coste della Sardegna.

60 MONACI E., Crestomazia italiana dei primi secoli, cit., n. 8, p. 10.

61 Potrebbe anche trattarsi di una forma umbra o amiatina (Toscana meridionale) ma allo stato non risultano documentati contatti fra queste aree dialettali e la Sardegna.

62 TOLA P., Codice degli Statuti della Repubblica di Sassari edito e illustrato dal Cav. D. Pasquale Tola, riprod. anast. dell’edizione di Cagliari, Tip. Timon, 1850.

63 FALCUCCI F. D., Vocabolario dei dialetti, geografia e costumi della Corsica, cit., p. 301.

64 CDS, sec. XV, doc. XXXVIII; pp. 74-75.

65 Sull’autenticità di questo documento, un tempo coinvolto nella celebre polemica sui falsi d’Arborea, cfr. FOERSTER W., Sulla questione dell’autenticità dei codici d’Arborea. Esame paleografico, in Memorie della Reale Accademia delle Scienze di Torino”, serie II, LV (1905), p. 232.

66 ARCHIVIO DEL COMUNE DI PERFUGAS, Delibera del Consiglio Comunale del 21.12.1872, recepita dalla Deputazione Provinciale di Sassari con decreto del 23.6.1873.

STUDIUM ADF

Sassari – 1999

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© Mauro Maxia

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