Lettera aperta alla signora Hack e agli italiani di Vincenzo Sardu

Pubblichiamo questa lettera aperta, prima di pubblicare qualche altro intervento che meglio spieghi perché dobbiamo dire no al nucleare. (A. T.)

Mai visto i sardi così uniti, nemmeno ai tempi dello scudetto del Cagliari, che pure è stato un fenomeno sociale prima che sportivo, degno di essere scritto anche per questa ragione sui libri di storia. Oltre il novantasette per cento sui sessanta e passa per cento di votanti (che di per sé rappresentano un numero enorme) vi hanno sbattuto in faccia un solenne NO al nucleare a casa nostra. Ai tempi del blocco ex sovietico, una roba del genere veniva definita “maggioranza bulgara” perché sotto ci stava il trucco.

Stavolta no.

Siete riusciti a compattare i sardi come mai era accaduto prima, e su una variabile essenziale, da cui può discendere di tutto. La signora Hack, che sic et simpliciter ha suggerito di costruire le centrali nucleari in Sardegna perché luogo perfetto, fottendosene allegramente di chiedere un preventivo parere agli abitanti del posto, forse capirà il paragone meglio di chiunque altro, in quanto scienziata. Il referendum cui voi italiani, con la vostra arroganza, avete costretto noi sardi a rispondere diventa come la scoperta delle staminali e delle loro potenzialità. Sempre con la vostra arroganza di imporre decisioni dall’alto (non è l’unica, perché insieme a questa c’è quella delle basi militari dove non si sa bene che si spara, delle industrie di raffinazione che a noi lasciano i residui e a voi i soldi, le strutture turistiche da cui voi ricavate benessere e noi un solenne cazzo), ci avete indicato qual è il percorso ideale: compattarci e dirvi, spiacenti, ma stavolta ve la pigliate voi nel culo.

Ora i sardi hanno capito cosa possono fare, se soltanto individuano il valore della compattezza e dell’unità, quindi italiani fate due passi indietro. Mettetevi il cuore in pace e preparatevi a dover ridiscutere di tutto, sulla Sardegna, sul suo territorio e sui diritti dei sardi, partendo non più dal presupposto che siete voi a decidere. D’ora in avanti, col cappello in mano dovrete presentarvi voi.

Non costringeteci a fare come hanno fatto i leghisti, che pure avendo assai meno potenzialità e mezzi di quanti ne abbiamo noi, sono riusciti a mettervi paura con la secessione. Noi abbiamo i confini, e tante altre cose. La Sardegna non è come la Padania che non esiste se non astrattamente, l’Isola c’è e sta scoprendo di poter fare a meno di voi.

 

 

Commenti

  1. Ho voluto pubblicare la tracotante e insolente lettera alla Hac, per mostrare come certi sardi si considerino fuori del contesto nazionale, aspiranti ad autonomie impossibili e ad indipendenze farlocche, come se dal 1848 molti sardi non abbiano sacrificato la loro vita per l’unità della patria. Prima di ribattere con più solide argomentazioni i vaneggiamenti di Vincenzo Sardu, premetto che il 40% dei non votanti sono sardi, che l’altro 3% lo sono lo stesso e che quindi un’esigua differenza di 7 punti percentuali separa i votanti no alle centrali nucleari da quell’esigueo 3% che ha votato si e dll’altro 40% che non ha ritenuto opportuno affrontare il problema con un referendum, ma che ha ritenuto che sia necessario meditare su queste decisioni. Il viscerale Sardu crede poi di parlare a nome di tutti i sardi, quale fanatico sardista fuori del cerchio sia del partito storico sia degli atteggiamenti corretti di qualsiasi politico. Noi affronteremo, sentendo gli esperti sul nucleare e i non esperti e, infine,ci porremo davanti i problemi del futuro energetico dell’Italia della quale l’isola è parte integrante, al di là di tutte le baggianate dei nostri sardisti presunti più che reali. (A. T.)

    scriptor
    maggio 20th, 2011

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