Categoria : archeologia

Scavo della chiesa di San Giovanni Sottoterra di Romana a cura di Gabriela Carenti e Gabriela Gasparetti

Su segnalazione dell’archeologo Luca Sanna abbiamo potuto riprendere l’articolo che riportiamo per la letizia dei nostri lettori archeologi e non. Grazie infinite Luca. Il contributo è postato ne sito ufficiale del Comune di Romana.  (A.T.)

La chiesa di San Giovanni di Sottoterra in passato doveva essere un piccolo edificio campestre utilizzato per il culto soprattutto durante la festa dedicata annualmente al santo al quale è dedicata e che doveva probabilmente svolgersi nelle campagne attorno alla struttura. Il ritrovamento della suddetta è stato possibile grazie alla collaborazione di diverse persone e Istituzioni che hanno dato il proprio contributo per lo svolgimento del progetto.

Il progetto è partito grazie all’interessamento del sindaco di Romana Giannetto Serafino Piga che ha dato seguito ad alcune segnalazioni fatte dal ricercatore Stefano Castello e dall’Ing. Massimo Rassu, libero professionista nel campo dell’architettura e dell’urbanistica: attraverso lo studio di alcuni documenti medievali e in seguito a verifiche toponomastiche e cartografiche si è intuito che la chiesa che veniva citata poteva trovarsi proprio in regione “Costa Piras”, località nota tra gli abitanti del paese come “Sa Cheia”.

Il progetto di scavo è stato redatto da Luca Sanna che ha definito l’area di intervento; per la realizzazione del progetto è stato stipulato un accordo tra il Comune di Romana, Ente promotore e finanziatore, e la Soprintendenza per i beni archeologici per le province di Sassari e Nuoro, Istituto responsabile della tutela e delle ricerche archeologiche sul campo, nella persona della Dott.ssa Gabriella Gasperetti, funzionario responsabile di zona. Lo scavo è stato seguito e documentato sul campo da Gabriele Carenti e dall’Associazione Archeologica Aidu Entos, con il prezioso aiuto del Comune, che ha attivato un cantiere comunale di occupazione gestito dall’Ing. Salvatore Masia, dirigente dell’Ufficio Tecnico.

Dopo un totale di tre mesi di lavoro si può dire che lo scavo ha riservato sorprese inaspettate, oltre ad aver risposto in maniera esaustiva alle domande che ci si era posti in fase di progettazione. È comunque indubbio che il lavoro da svolgere per poter portare alla luce e chiarire tutto ciò che è stato individuato sarà ancora molto lungo.

La chiesa di San Giovanni Sottoterra veniva citata in alcuni documenti ritrovati negli archivi storici di varie biblioteche nazionali ed estere che dimostravano come il Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, noto come Ordine di Malta, possedesse nella zona interessata numerose proprietà mobili ed immobili, facenti capo alla Commenda di San Leonardo di Sette Fontane presso Santulussurgiu. I documenti in questione erano degli inventari di beni che venivano compilati periodicamente durante le visite che dovevano accertare lo stato dei possedimenti dell’ordine, immutati dal medioevo fino almeno agli inizi del 1800.

È grazie a questi inventari che possiamo renderci conto dell’importanza della chiesa oggetto di questo contributo, che veniva utilizzata come punto di riferimento per il rilevamento territoriale.

Dai documenti compilati durante il XVIII secolo si intuisce come la chiesa venisse ancora utilizzata per le feste campestri in onore del santo fino almeno ai primi anni del 1700, ma in seguito fu abbandonata fino a che non crollò completamente agli inizi del XIX secolo e venne quindi dimenticata dalla memoria collettiva degli abitanti di Romana.

Lo scavo archeologico ha confermato le ipotesi sull’esistenza della succitata chiesa nel territorio comunale: all’inizio dell’intervento la zona era completamente coperta di rovi e erbacce che rendevano difficoltosa la lettura delle strutture presenti, individuate e poste in evidenza subito dopo una prima pulizia.

L’edificio ecclesiastico, di forma rettangolare, era lungo circa nove metri e largo quattro, con muri perimetrali impostati sopra un filare di grossi blocchi squadrati dello spessore medio di circa novanta centimetri. Questo basamento doveva appartenere ad una struttura più antica. I muri laterali e quello di fondo sono impostati direttamente sulla roccia e delimitano l’ambiente utilizzato per svolgere le attività cultuali: questo risulta completamente scavato nel calcare ed il suo piano di utilizzo si trova a circa due metri e mezzo sotto il piano di campagna. La pavimentazione era costituita da lastre in pietra coperte da un leggero strato di malta e sopra di esse nella zona opposta all’ingresso si è conservato l’altare utilizzato per le funzioni religiose: un basamento formato da pietrame legato con malta molto povera e rivestito di intonaco aveva sulla sommità un incavo, probabilmente utilizzato per conservare le reliquie del santo. La vera e propria mensa dell’altare è stata ritrovata rovesciata di fianco al basamento: è un’unica lastra litica ben rifinita e riporta sul lato anteriore la dedica di un personaggio facoltoso.

A questo ambiente ipogeo si poteva accedere tramite una gradinata costruita in blocchi litici, posti in opera in maniera molto ordinata per creare una architettura capace di durare nel tempo. La parete perimetrale sud dà accesso alla scalinata tramite una soglia litica impostata sul piano della roccia nella quale si conservano i cardini per poter fissare un portone probabilmente ligneo.

L’interno dell’ambiente era obliterato e completamente ricoperto di macerie. È stato asportato per intero il crollo dei muri perimetrali che si era accumulato in diverse fasi a partire dall’abbandono della chiesa fino al suo completo interro: prima sono state rimosse le pietre della base delle murature (i grossi blocchi appartenenti ad una struttura precedente alla chiesa) seguite da blocchi di medie dimensioni, che a giudicare dalle tracce lasciate dalla loro lavorazione potrebbero essere stati realizzati da maestranze presenti in Sardegna durante il periodo medievale. La gran quantità di resti ha fatto pensare a murature costituite da un doppio paramento di pietre squadrate, riempito da pietrame minuto. Sotto i blocchi era conservato il crollo della copertura dell’edificio, probabilmente un tetto a doppio spiovente e capriate in legno: sono stati ritrovati coppi, elementi lignei (soprattutto frammenti di carbone che attestano la presenza di legname) e numerosi chiodi metallici utilizzati per fissare le travi. Le ceramiche indicano che il crollo dovrebbe essere avvenuto durante il XVI secolo d. C.

La particolarità di questa stanza sotterranea è quella di avere lungo le pareti laterali delle nicchie rettangolari distribuite in modo ordinato e a intervalli regolari: tutte le nicchie hanno una larghezza di 62 centimetri, sono alte 150 centimetri, distano tra di loro un metro e sono completamente ricavate scavando il banco roccioso ad una altezza dalla pavimentazione di circa 80 centimetri.

Dato che l’ambiente con il suo alzato in muratura e la parte ipogea dovevano essere alti più di cinque metri, è verosimile che ci fosse almeno un piano di calpestio intermedio, probabilmente impostato alla stessa quota del terreno circostante, costruito in legno e della cui imposta restano delle tracce sulle pietre che formavano il basamento della parete di fondo.

La chiesa campestre non è stata costruita ex novo nell’area individuata; come già accennato in precedenza, ha invece utilizzato circa la metà di una struttura più antica, la quale era completamente scavata nella roccia a formare un ambiente sotterraneo lungo circa sedici metri e largo 2,5-3 metri, con diciotto nicchie poste in modo regolare lungo le pareti laterali, nove nicchie per lato tutte affrontate in coppie. La scoperta è avvenuta dopo aver ampliato l’area di intervento verso sud per poter analizzare meglio la facciata della chiesa. Si è potuto mettere in luce tutto il perimetro della struttura più antica ed individuare il suo riempimento. Lo scavo è ancora in corso e non è stato indagato ulteriormente questo interessantissimo deposito archeologico. A pochi centimetri di profondità dal piano di campagna è stata individuata l’area utilizzata come cantiere per la preparazione delle malte cementizie durante la costruzione della chiesa; le tracce lasciate da questo cantiere edilizio furono interrate durante la sistemazione dell’area di accesso alla chiesa per la quale furono utilizzati dei blocchi di calcare che segnavano la quota del piano di campagna proprio a ridosso dell’ingresso. La facciata della chiesa fu costruita impostando il muro all’interno delle due nicchie centrali della struttura ipogea e venne edificata insieme alla nuova gradinata d’accesso al piano inferiore.

A causa della mancanza di confronti con altri edifici simili non siamo ancora in grado di dire quale potesse essere la funzione della struttura più antica, ma dai materiali presenti in tutta la zona è verosimile che sia stata scavata e utilizzata durante l’epoca romana. I frammenti ceramici ritrovati sia in superficie che all’interno del riempimento e sotto il pavimento della chiesa rimandano ad un orizzonte cronologico che va dalla fine del III secolo a. C. al IV secolo d. C. Inoltre altre murature presenti attorno all’area indagata fanno intuire come questo dovesse essere un complesso molto grande e distribuito nel territorio con numerosi edifici e strutture ricavate nella roccia.

Sarà necessario, quindi, realizzare in quest’area archeologica, di particolare valenza storica e paesistica e che conserva resti monumentali finora senza confronti in Sardegna, un progetto di ampio respiro, che comprenda lo scavo archeologico, il restauro e la valorizzazione del sito pluri-stratificato, così da chiarire le sue funzioni nel tempo e restituirlo alla comunità.

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Commenti

  1. La chiesa di San Giovanni di Sottoterra non corrispondeva al sito oggetto di scavi, ma era nella porzione sud occidentale del territorio di Romana, lungo il confine con Monteleone Rocca Doria, come attestano i cabrei AOM 5969 e AOM 5947.
    L’identificazione proposta dagli archeologi e’ errata di almeno 3 chilometri.
    Massimo Rassu

    Massimo Rassu
    luglio 21st, 2010
  2. Sono concorde,nel pensare che il sito oggetto di scavi nn sia quella di San Giovanni sottoterra,almeno alcuni testi citano il sito all’interno di una vallata circondato da colline.nn so da dove prendiate con sicurezza le informazioni,e addirittura continuate a confondere le idee,a chi veramente e’ appassionato della storia del territorio in questione,nn e’ necessario andare cosi indietro nel tempo x capire che quel sito nn era altro che un ovile.

    roberto
    aprile 24th, 2011
  3. Roberto, ma cosa dici? l’hai mai visto un ovile con un altare? o forse quello, secondo te, era lo scannatoio!??! e io ho visto le stesse foto che hai visto tu! chi dei due sta dicendo cose poco sensate? sull’ubicazione della chiesa, beh, non lo so! intanto qui ci son dei resti a tre chilometri più in là…..boh….

    Scettico
    aprile 26th, 2011
  4. il sito in oggetto e’ nato come accampamento romano,punto di difesa interno del territorio,altri siti romani si trovano nel raggio di 3 km,tutti in punti nevralgici,solo in seguito,ma 1000 anni piu’ tardi era un punto di ritrovo x i pellegrini,che si recavano a gerusalemme” erano i crociati”

    roberto
    luglio 15th, 2011
  5. Degli altri siti,so’ che costruirono delle terme,delle vedette, ed x finire usarono i famosi nuraghi x segnlare l’arrivo del nemico.Vorrei concludere che agli inizi un grosso accampamento fu costuito sull’altopiano,pian piano,si e’ trasformato in villaggio abitativo,ma fu distrutto durante una guerra,in seguito fu ricostruito dove si trova l’attuale ROMANA. Chi vuol capire capisca. Ma il sito che e’ in oggetto,nn e’ san giovanni sotto terra.

    roberto
    luglio 15th, 2011
  6. Mi sono chiesto tante volte….come mai,in tutti i siti nei comuni limitrofi al territorio di romana,durante scavi organizzti dagli enti comunali ecoadiuvati dalla sovrintendenza,vi sono stati dei ritrovamenti regolarmente registrati,e in molti casi a disposizione del pubblico al museo g sanna di sassari,mentre del territorio di romana non viene sritto cio’ che viene ritrovato,ne’ viene messo a visione del pubblico?
    Ho sentito dire che alcuni ricercatori regolarmente pagati da contributi,ci tengano alla segretezza di alcuni ritromamenti..
    Mi chiedo: a cosa serve pagare certe persone,quando le informazioni le trovi all’esterno,e oltretutto gratis?

    roberto
    luglio 16th, 2011
  7. Caro roberto,vedo che sei abbastanza documentato sulla storia del territorio di romana,mi manderesti dei dati sui ricercatori in questione? se si prova al 4554 hbgc ,
    poi volevo chiederti gentilmente,hai letto per caso gli appunti di filodeo? perche’ certe cose sono scritte solo li’.
    Hai perfettamente ragione.
    Non e’ una chiesa.

    alex
    agosto 17th, 2011

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