Fotografie e ricordi del Canopoleno di Ange de Clermont

Dopo un bel rodaggio di circa sei anni nelle Scuole Medie di Chiaramonti, Stintino, Sennori, eccomi catapultato per otto ore di italiano e di latino in una III classe liceale del Convitto Nazionale Canopoleno e per undici ore nella Scuola media n. 5 di Sassari. Lasciando da parte quest’ultima, di cui non ho conservato se non il ricordo del Preside, un signore dal portamento alla Nazari, pittore raffinato di paesaggi e ,se non ricordo male, professore di Lettere Moderne anche lui. Lo chiamavano Pinna Cipresso sicuramente per i suoi quasi due metri di altezza, al contrario del minuscolo e sfuggente rettore de Canopoleno. Ebbi qulche noia per la pretesa di entrambi di correre da Piazza Santa Caterina a Via Gorizia, presumibilmente in cinque minuti per far lezione in una classe o in un altra. Mi beccai lettere da entrambi ed entrambi rintuzzai con l’aiuto dell’allora sindacalista della CGL prof. Macciotta.

Per il resto tutto andò liscio e mi riportai a fine anno la qualifica do Ottimo. Sicuramente ottimo non ero. Come si fa a passare dalle lezioni di latino e italiano di una Scuola Media Unica ad insegnare letteratura e classici italiani e latini in un liceo classico? E’ ovvio che non potei brillare con i miei liceali anche se ce la misi tutta. I giovani, sveglissimi, blandamente contestatori, ad eccezione di Elisabetta che sosteneva che la scuola italiana non dava un bel nulla. Quando mi stufai della solita solfa, le chiesi di venire in classe con una ragazza che lavava le scale e che non aveva potuto frequentare tante scuole come lei e così le avrei dato prova che almeno per lei le cose erano andate diversamente rispetto alla ragazza. Non me l’accompagnò mai e soprattutto smentì nella vita quanto sosteneva allora. Una coordinatrice bibliotecaria a livello europeo che fa esclamare al mio collega Fabio “Per come vanno le cose nelle biblioteche coordinate dalla P. tanto di chapeau!”. -Grazie giovane lombardo! Una volta tanto Cherubini viene dallo Spano!- Lasciando nella contestazione Elisabetta, tra le tante cose fatte, abbassai drasticamente le valutazioni di 8, 9 e 10 che dava l’ottimo professor Maddaleni in italiano scritto. Non lo feci per pregiudizio, ma per constatazione. D’altra parte, in Seminario, quando ti davano sei e sette ti buttavano il compito per terra, quasi a dire di non andarne glorioso. Altra contestazione, ma con educazione. I giovani quasi tutti convittori provenienti dalla provincia, salvo Elisabetta, borsista, erano educatissimi e debbo dire che nonostante i miei limiti lavorarono bene, tolti sette, superarono l’esame di maturità con una commissione che pareva scelta ad hoc per i due licei di Sassari: dei veri crani nazionali e un presidente sardo, mi pare un certo Soru, che poco coordinava e lasciava fare alla docente protestante torinese e alla terribile ligure professoressa di Filosofia. Poveri ragazzi! Se mi fossi sottoposto agli esami quei colleghi, tanto furono severi avrebbero sicuramente bocciato anche me. A ogni buon conto ne uscimmo a testa alta con sette caduti del Canopoleno e sette caduti del decantato Azuni. Di quell’anno mi è rimasta una bella fotografia con i nomi di quei giovani. A parte Elisabetta che ho sentito e di cui ho seguito le vicende politiche e il mesto ricordo del veterinario di Santa Teresa, nativo di Cossoine, e morto prematuramente, degli altri non conosco il destino. il ricordo di quell’anno resta però vivissimo, allegro con brio, gioioso per coloro che riuscirono a superare la maturità e spero per molti il conseguimento della laurea. In fondo, a parte la giovanile baldanza, erano ragazzi seri, impegnati e con obiettivi certi che spero tutti abbiano raggiunto. Spero d’incontrarne qualcuno se non altro su face book. Addio ragazzi, breve memoria storica della mia giovinezza di docente di liceo. Sono certo che tutti vi siate fatti onore nella vita.

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