21 Febbraio 2021 - Categoria: versos in limba

“Bentu malu e furiosu” de Anghelu de sa Niéra

Bentu malu e furiosu
de dimoniu putzinosu
bentu feu, malu e reu
chi ti mandighet s’inferru
e ti gitene a s’interru
e t’ingugliet su trainu
e non chirches Angelinu
chi est liju che i sa chera
deo ti fumo a tebachéra
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20 Febbraio 2021 - Categoria: narrativa, Sarah Savioli

“Il giovane imbranato in sala d’attesa di ginecologia” di Sarah Savioli

Sala d’attesa, tutte donne.
E poi lui. Cuffie nelle orecchie, occhi sul cellulare, gambe lunghe che stese vanno da un panchetto all’altro, diciotto, diciannove anni a dire tanto e mascherina messa a casaccio.
Le altre lo osservano stranite, io mi siedo e gli faccio un cenno.
“Per favore, puoi metterti meglio la mascherina.” dico e la frase non termina con un punto di domanda.
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19 Febbraio 2021 - Categoria: letteratura sarda

“I monelli di Via Garibaldi in Chiaramonti (1940-1947)” di Angelino Tedde

Eravamo un gruppo di nove ragazzini, in Chiaramonti, nel rione de Sa Niera: nei pochi metri quadrati di via Garibaldi 17, il più grandicello era Giuanninu mentre Angelinu, Ico, Faricu quasi coetanei; le ragazze: Margherita, Giuannedda, Giuannina, Toiedda e Matteuccia, queste, mie sorelle. Si giocava insieme dalla mattina alla sera, scorrazzando tra la casa Grixoni e quella meno agevole dei fratelli Pisanu: Placida, Ottavio, Giulio, Toeddu.

Corsa, bagliaroculos, imbrestia (gioco al sasso piatto) monteluna e le ragazze, a brucio, saltellando ad una gamba dentro i quadrati disegnati con la carbonella.

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16 Febbraio 2021 - Categoria: Chiaramonti e dintorni

“Carruzzu Longu e la schiera di anime vaganti viste in sogno o forse…” di Ange de Clermont

 

Un ringraziamento a tutti i compaesani che mi hanno fornito notizie su questa via storica del borgo, risalente alla sua fondazione  di 761 anni fa  [secondo il nostro archeologo principe Gian Luigi Marras] sia pure nella parte a pianoterra delle case a schiera che s’inerpicano  in su Monte ‘e Cheja. Un particolare grazie a Carlo Patatu, a Mario Unali,che mi ha fornito le fotografie oltre che revisionato il testo, a Domitilla Mannu e al fratello  Ettore Mannu che con grande pazienza mi ha fornito i nomi degli abitatori, integrati da Mario Unali e dalle altre persone citate.  Senza il loro apporto non avrei potuto scrivere questo breve contributo della via regale del nostro borgo tardomedievale edificato dalla numerosa famiglia Doria nel momento in cui cacciati dai Catalani Aragonesi da Alghero, poi da Castelgenovese e, infine, da Casteldoria, sul nostro  più vasto e alto monte (467 metri sldm) hanno deciso di arroccarsi per affrontare i nuovi conquistadores “inzuzzati” dal Papa Bonifacio VIII. Tra i castellani oltre a  Brancaleone Doria, che sposò in seconde nozze Costanza Chiaramonte, dalla quale  rocca e castello presero sicuramente il nome, ma dalla quale non ebbe figli. Il figlio illegittimo glielo forni la concubina Giacomina-ci è lecito pensare del nostro borgo- che poi riuscì a farselo legittimare. Si trattava di quello che io chiamo Brancaleoncino, e non con il suo nome Brancaleone, andato sposo alla sardo-catalana Eleonora d’Arborea Bass-Serra e che seppe a momenti tener testa ai Catalani Aragonoesi che vigliaccamente chiamatolo a Barcellona per dargli delle benemerenze lo tennero prigioniero per sette anni e poi liberato per i buoni uffici della stessa moglie Eleonora governò il giudicato d’Arborea dopo la morte della moglie. (Angelino Tedde) Cfr, Marras in accademiasarsa.it. Casula in Genealogia dei Doria.

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14 Febbraio 2021 - Categoria: eventi culturali

“Indiscrezioni sulla pratica religiosa dei ministri del governo Draghi” di Francesco Ognibene

Discrezione e riservatezza tra chi vive la fede, ma in qualche caso trapela l’impegno personale o è conosciuta l’attenzione a valori essenziali

Quanti cattolici ci sono nel governo Draghi? Domanda legittima ma problematica. Primo, perché attribuire un’etichetta può rivelarsi fuorviante, o limitativo. E poi, la qualifica va legata più alla pratica religiosa o alla coerenza delle scelte? Senza contare la discrezione con cui si vive la fede personale, o il legame con esperienze ecclesiali che ha lasciato un segno ma non necessariamente detta oggi percorsi e decisioni. Insomma, mappare il nuovo esecutivo in base alla religiosità richiede massima cautela. E tuttavia qualche notizia circola, si raccoglie tra fonti affidabili, emerge in mezzo a ripetuti inviti a prudenza e rispetto.

Tra chi conosce almeno alcuni ministri ricorre, ad esempio, la circostanza che Giancarlo Giorgetti sia uomo che alla Messa domenicale ama aggiungerne qualcuna durante la settimana, appena può, che abbia a cuore una formazione all’altezza degli impegni professionali e che apprezzi gli esercizi spirituali. Pubblicamente non si è tirato indietro quando associazioni cattoliche per la difesa della vita e della libertà educativa gli hanno chiesto di partecipare a iniziative e mobilitazioni, un impegno che viene riconosciuto anche a Massimo Garavaglia e, sul fronte della libertà scolastica, a Mariastella Gelmini. Di Erika Stefani, avvocato, è nota la sensibilità sociale, oltre che la frequenza alla Messa e alla preghiera personale, particolare rivelato nell’intervista radiofonica in cui confidò quanto l’avesse segnata un ricovero in ospedale con alcuni giorni in coma.

Sul fronte delle frequentazioni ecclesiali, Patrizio Bianchi ha condiviso iniziative pubbliche sulla formazione con il cardinale Zuppi rilasciando nell’aprile 2020 una lunga intervista all’Osservatore Romano in cui convergeva con densità di argomenti sul pensiero di papa Francesco su educazione, economia e ambiente. Un’affinità di idee, valori e impegno già familiare in una figura come Enrico Giovannini, ben noto ai lettori di Avvenire. La discrezione è la cifra caratteristica di Marta Cartabia, la cui fede cattolica – praticata con assiduità nella Messa, spesso quotidiana – è conosciuta al pari dell’attenzione alle carceri, animando il viaggio della Corte Costituzionale in alcuni istituti di pena.

E se di Elena Bonetti tutti conoscono l’impegno nella sua diocesi di Mantova e il percorso negli Scout – evocato nella crisi di governo con l’immagine dello zaino sempre pronto –, di Lorenzo Guerini viene sottolineata l’attenzione da uomo di fede ai cappellani militari come ministro della Difesa. Di famiglia cattolicissima è Mara Carfagna, che al ministero del Sud porterà la primogenita Vittoria, 4 mesi: una maternità che si aggiunge all’impegno per i bambini, specie gli orfani di femminicidi, sua personale battaglia come quelle contro il suicidio assistito e l’utero in affitto, con la proposta di legge per il bando internazionale. Di lei si sa che – senza pubblicità – dona parte dello stipendio da parlamentare a famiglie napoletane bisognose e ad associazioni benefiche.

E il premier? Se degli altri ministri quel poco che trapela è avvolto nella riservatezza, per Mario Draghi la discrezione è proverbiale, ovviamente anche per l’aspetto religioso. La formazione all’Istituto Massimo di Roma – la scuola dei gesuiti – è arcinota, come la profonda gratitudine che l’ex governatore della Bce prova per quegli anni e per ciò che apprese: «Tutti noi – confidò a Radio Vaticana nel 2010 – al di là di quello che potevamo fare come scolari, al di là di quanto noi potessimo apprendere, avevamo un compito nella vita. Un compito che poi il futuro, la fede, la ragione, la cultura, ci avrebbero rivelato». Con la moglie condivide la Messa festiva e il legame con Città della Pieve, dove la famiglia ha la casa di campagna. E Serenella Draghi ha una cara amica claustrale.

Da “Avvenire”.
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12 Febbraio 2021 - Categoria: eventi straordinari

“Fra draghi e grilli, il pd è il leone che dorme” di Massimo Nava

Draghi e Grillo

La settimana delle consultazioni di Mario Draghi è l‘ennesima conferma che anche in politica, come nella vita, la realtà può superare, e di molto, la fantasia. Non tanto per l’immagine, che ci conduce in un immaginario regno animale, di un incontro fra <draghi> e <grilli>, quanto per l‘incredibile affollamento di possibili partecipanti al futuro governo, come se tutti i partiti (Fratelli d‘Italia escluso) avessero, come gli italiani, tanti <draghi> e sempre meno <grilli> nella testa.

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6 Febbraio 2021 - Categoria: letteratura sarda, memoria e storia

“Giuseppina Marcias in Gramsci” “e una lettera di Nino alla madre” di Francesco Di Lorenzo

Era bella, colta ed emancipata. Il suo destino di grande donna, però, dovette pagarlo a caro prezzo. Si innamorò di Francesco, famiglia altolocata e provenienza da Gaeta, impiegato all’Ufficio del Registro in trasferta. Anche lui era preso, innamorato, appena ventenne, e per sposarla dovette vincere le resistenze della sua famiglia che voleva per lui un matrimonio migliore. I primi anni furono felici, ma presto iniziarono i problemi. Precisamente quando Nino (così fu sempre chiamato in famiglia Antonio), il quarto figlio, a diciotto mesi di vita manifestò i sintomi del suo male. Dolori alle ossa, una protuberanza sulla schiena, tremori e vomito. I medici lo danno per spacciato.
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4 Febbraio 2021 - Categoria: versi in italiano

“Tra finito e infinito: Il piccolo mondo antico di Giovanni Corona.” di Liviana Covre

 

” La vita umana viene alla vita come grido, e il grido contiene una domanda di soccorso, di presenza, di aiuto; tutti noi siamo stati un grido perduto nella notte.” Jacques Lacan

Le parole di Lacan sono riemerse dalla mia memoria, a mano a mano che mi addentravo fra i versi di Giovanni Corona, poeta originario di Santo Lussurgiu, piccolo comune della Sardegna.
È un grido sommesso il suo, il grido di un uomo che, a pochi anni d’età, perse il padre e nel dramma vissuto da bambino trovò le ragioni della propria sofferenza e quelle della poesia.

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