20 Gennaio 2019 - Categoria: eventi straordinari

“Nell’eroismo struggente che ha ogni singola vita” di Sarah Savioli

I germogli mi commuovono profondamente…
Lì a fare capolino fra la sabbia, in una crepa dell’asfalto o nel terreno morbido e grasso di un vasetto su un davanzale.
Tremolanti e splendidi nello scoprire dopo giorni, mesi o anni che non erano sassi tristi, ma solo semini non ancora pronti.
Ma a nascere quando si è già stati, è un nascere da vecchi ed è un’impresa non da poco.
Nel riscoprirti al mondo, ma già in una consapevolezza intensa della tua fragilità.
Del fatto che tutto possa chiudersi nel lento rosicchìo di una lumaca, nello strappo di un uccellino di passaggio o per una goccia di pioggia che decide di cadere rabbiosa e prepotente.
O nel curvarsi lentamente sotto il peso plumbeo delle proprie paure fino a sognare di tornare il sasso che non eri, farti trasparente e arreso fino a scomparire.
Nonostante tutto, quando nasci non c’è nulla che possa impedirlo, nemmeno il timore di un futuro sprecato o breve come un solo sospiro.
E allora nasci. Nasci.
Nell’eroismo struggente che ha ogni singola vita.

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19 Gennaio 2019 - Categoria: eventi culturali

“Sa Tuva, Abbasanta, Ghilarza e Norbello” di Franco Piras

Ghilarza, Abbasanta e Norbello in festa. I giovanissimi della leva di Ghilarza, Abbasanta e Norbello non vedevano l’ora che arrivasse il giorno in cui insieme a familiari a parenti ed amici, sarebbero dovuti andare a sradicare (Sa Tuva) l’albero da sacrificare a Sant’Antonio.

Per loro è un battesimo di fuoco, è una Prova dopo la quale, se riescono a superarla (e ci riescono), verranno considerati uomini. Caricare “Sa Tuva” sul carro richiede abilità, intelligenza pratica, ecco perché sono graditissimi padri, zii, fratelli maggiori e amici, i quali con una punta di orgoglio tengono simpaticamente a far capire che per loro è una strada che hanno già fatto. (Giovanna Elies)

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16 Gennaio 2019 - Categoria: letteratura sarda

“La Carità scese dal cielo in terra.” di Giovanni Battista Manzella

Grazie a Padre Erminio Antonello possiamo pubblicare questo breve florilegio tratto dagli scritti di Padre Manzella dal libro Erminio Antonello Maria Scalas (a cura di), Maestro di Carità, L’insegnamento di Padre Giovanni Battista Manzella sulla Carità,CLV Edizioni Vincenziane,Roma 2018 pp. 458.
Nel 1989, promosso dall’Associazione Alcide De Gasperi, di cui era presidente l’on. Giagu Demartini, si fece un convegno alla Camera di Commercio di Sassari avente per tema Cattolici in Sardegna nel primo Novecento. La stessa associazione, a cura mia, anche se per modestia non lo scrivemmo sul frontespizio, pubblicò gli atti, con la presentazione, da me richiesta, di prof. Agostino Giovagnoli, allora professore straordinario di Storia contemporanea presso la Facoltà di Magistero di Sassari, dei professori Pasquale Bellu, Antonio Cabizzosu,Francesco Spanedda, direttore di Libertà, Giancarlo Zichi, direttore dell’Archivio Storico Diocesano di Sassari e lo scrivente. Non manca una breve presentazione del compianto on. Antonio Giagu Demartini, noto Nino,  che si preoccupò successivamente e fino alla morte, di farmi dirigere la collana che annovera oltre 30 volumi, la maggior parte avente me come autore e molte mie laureate con altri esponenti come Giancarlo Zichi.
In occasione del convegno presentai un breve profilo del Manzella a cui aggiunsi la schedatura di tutti gli articoli apparsi sui numeri del Bollettino “La Carità”, almeno di quelli che ero riuscito a rintracciare. Articoli non solo del Manzella.
Nel libro a cura degli autori succitati, presentato a Sassari, ci si è preoccupati di raccogliere i testi non solo da me schedati, ma altri a completamento del lavoro da me fatto. Naturalmente solo quelli del Manzella dal momento che quello è lo scopo del libro curato. Il lavoro di Padre  Erminio Antonello e di Suor Maria Scalas è encomiabile e originale è anche la vasta presentazione che il Padre Antonello ha scritto e sulla quale ritorneremo. Intanto segnaliamo il libro degli articoli di Padre Manzella che risulta davvero avvincente e copre un tassello della multiforme attività del venerabile missionario vincenziano lombardo-sardo in attesa non certamente frenetica della beatificazione che speriamo avvenga quanto prima superando gl’intoppi burocratici del Dicastero dei Santi che finora pare abbia nicchiato.  (Angelino o Tedde)

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8 Gennaio 2019 - Categoria: memoria e storia

Giovanni Battista Manzella (1855-1937) c.m. missionario in Sardegna (1900-1937) di Pietro Meloni, vescovo emerito.

Del sig, Manzella, (un tempo i Preti della  Missione, li si chiamava signori e da non molto, padri) esiste un’ampia bibliografia a partire da quella stilata dal padre Sategna, da altri suoi confratelli, dagli storici della chiesa sarda e da altri storici dell’educazione, compreso lo scrivente, in vari contributi collettanei, come lo schedario degli articoli pubblicati sul bollettino “la Carità” 1924-1937. Qualche anno fa, a cura dei padri Antonello e Lavera è apparse l’epistolario, mentre ora sono stati pubblicati gli articoli che le sue figlie  dell’Istituto suore dei Getsemani hanno diligentemente trascritto in digitale e pubblicati a cura di padre Erminio Antonello.
Aspettiamo con pazienza che la Chiesa lo porti sugli altari anche se bisogna dire che i santi non hanno fretta dei ritardi burocratici del Dicastero dei Santi, ora presieduto dal nostro cardinale pattadese Angelo Becciu. Anch’io sentii parlare del santo fin da bambino sebbene la mia famiglia non fosse praticante e anch’io ho fatto in tempo a nascere in gennaio, prima che nel 1937 il 23 ottobre padre Manzella lasciasse questo mondo per l’altro.
Tanto lui quanto un altro grande missionario della Sardegna, Padre Giovanni Battista Maria Vassallo, gesuita, (Dogliani,1661-Cagliari,17
75) meritano gli onori degli altari, il Vassallo percorse l’Isola dal 1726 alla sua morte 1775, per  quasi 50 anni. Dobbiamo al prof. Fabio Pruneri, docente Uniss, un ampio contributo apparso sugli “Annali di storia dell’educazione e delle istituzioni educative”  Giovanni Battista Maria Vassallo e le missioni popolari nella Sardegna sabauda 1726-1775  “Annali di storia dell’educazione”,  19, (2012) pp. 47-66 . accademiasarda.it “recensione”.

  1. Padre Manzella missionario in Sardegna.

Viviamo in questo mese di ottobre [1996] l’atmosfera missionaria della “nuova evangelizzazione” e torniamo con gioia all’appuntamento annuale della commemorazione del “Signor Manzella” nel giorno 23 ottobre anniversario del suo “dies natalis”. Il nostro Papa Giovanni Paolo II, celebrando undici anni fa la “Giornata Missionaria Mondiale” in Sardegna, il 19 ottobre 1985, nella sua omelia allo stadio della città di Sassari ricordò che nel Seminario Provinciale Turritano, quando nell’anno 1926 nacque il primo germoglio della Giornata Missionaria, tra i Padri Vincenziani “spiccava per zelo apostolico il Padre Giovanni Battista Manzella”.
È stato proprio il nostro Mons. Salvatore Isgrò, nella celebrazione del 23 ottobre 1985, a mettere in risalto le parole che il Papa qualche giorno prima aveva dedicato al Padre Manzella, definendolo nel discorso di Cagliari il 20 ottobre “l’apostolo della Sardegna, che per quasi quarant’anni percorse infaticabilmente”. È significativo che il ricordo del Padre Manzella sia stato unito a quello di suor Maria Gabriella Sagheddu di Dorgali che – disse il Papa – “ebbi l’onore e la gioia di dichiarare beata”, e della Madre Maria Giovanna Dore di Olzai “fondatrice delle Benedettine Mater Unitatis”.
La celebrazione eucaristica annuale in questo Santuario del SS. Sacramento, elevato sulla tomba del Padre Manzella e custodito nella adorazione perpetua dell’Eucaristia dalle sue predilette Suore del Getsemani, è un inno a quella umile santità che la gente di Sardegna vide con i propri occhi e ora coltiva devotamente nella memoria e nella preghiera. Il santuario nato sul sepolcro dell’apostolo della Sardegna riverbera sulla nostra terra quel profumo di santità che attirava i cristiani alle tombe dei martiri e preannunziava la resurrezione: “È una profezia fatta alla Chiesa – possiamo dire con il grande teologo Origene – che la incoraggia a credere nella promessa futura, e alla comunità che attende il tempo della resurrezione grida: Risorgi!” (Sul Cantico3,227). E tutte le persone credenti, nel clima dell’amore sponsale del Cantico dei Cantici, possono cantare a Cristo con l’ardore del vescovo Sant’Ambrogio: “Attiraci a te! Noi correremo verso il profumo delle tue vesti per respirare il profumo della resurrezione” (I misteri29).
Offrire una parola di elevazione e di testimonianza in questa 59ª ricorrenza del transito al cielo del Padre Manzella è impegno assai arduo, sia perché solo un santo dovrebbe parlare di un altro santo, sia perché nell’annuale commemorazione hanno recato la loro testimonianza molti vescovi e sacerdoti e laici che con il Padre Manzella hanno avuto una speciale confidenza e familiarità. È per me però un debito filiale verso il Padre Manzella accogliere il dolce invito delle sue vergini consacrate, e dell’arcivescovo della mia Chiesa di Sassari, a riaccendere qualche raggio dello splendore divino che brillava sul volto umano del nostro apostolo.
Avevo due anni e due mesi quando il Padre Manzella morì, e forse ero presente anch’io tra le braccia di mio padre alla festosa celebrazione della sua morte nella Chiesa Cattedrale di Sassari, nella quale io ero nato alla fede nel Sacramento del Battesimo. Il vescovo Mons. Enea Selis ha scritto che quel giorno “al passaggio della salma la gente applaudiva e gridava: Viva Signor Manzella, viva Santo Manzella”. “Dire ‘viva!ad un morto non è cosa comune … ed applaudire al passaggio di una bara è cosa per lo meno inusitata”, osservava Don Enea (Le Suore del Getsemani, p. 17). Oggi gli applausi in simili occasioni sono meno rari, ma chissà se sgorgano sempre per esaltare la santità.
Nella mia famiglia io respirai fin da bambino il profumo della santità di Padre Manzella. Mio padre Lussorio, che era nato nel 1900 tre mesi prima che il Padre Manzella giungesse in Sardegna, mi raccontava i suoi incontri con il santo missionario, ed anche le sue corse per poter tenere il passo del suo calessino, mentre andava di fretta perché lo attendevano i poveri: “quando l’asinello corre bisogna lasciarlo correre!” gridava dal carretto il missionario. Mia madre Lucia, la cui famiglia aveva ospitato nella casa di Luogosanto il Padre Manzella quando predicava la Novena per la “Festa Manna” di Maria Bambina, era stata incaricata di riordinare il lettino del missionario, ma spesso lo trovava già in ordine perché lui aveva forse dormito sulla sedia. Mia mamma, che poteva avere allora quindici anni, dopo la partenza trovò nella stanza un fazzoletto con le iniziali G. B. M. ricamato a mano e lo custodì diligentemente come una reliquia fino ad oggi.

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7 Gennaio 2019 - Categoria: recensioni

Il Chiaramontese Rettore di Ploaghe Salvatore Cossu (1799-1868) di Angelino Tedde

Nella collana edita dall’Associazione culturale Alcide De Gasperi di Sassari, sotto la presidenza di Nino Giagu Demartini, 1989-2006, e da me curata, è compresa una monografia sul Teologo Salvatore Cossu, rettore di Ploaghe dal 1827 al 1868.
Caterina Satta, Angelino Tedde, 
I doveri del cristiano nelle opere in lingua sarda del rettore di Ploaghe Salvatore Cossu (1799-1868).
La pedagogia di un parroco dell’Ottocento (1827-1868)Associazione culturale “A. De Gasperi”, Stampacolor, Muros 2006, pp. 200.

Il lavoro, costituito da 8 capitoli, tratta la nascita e gli studi, rettore a Ploaghe,il catechismo della dottrina cristiana, pause di cura, di studio e  meditazione, il manuale de sos principales obligos de algunos istados, qualidades et officios, i riverberi della rivoluzione liberal-democratica, 1848-1858, i sermoni parrocchiali (1848-1868), l’uomo saggio e onesto secondo il pensiero pedagogico del rettore Cossu, il giudizio dei contemporanei, conclusioni. L’appendice documentaria che riporta il catechismo della dottrina cristiana in sardo, il manuale in sardo, i sermoni parrocchiali in sardo.
Sulla lingua sarda dobbiamo osservare che, seguendo i canoni dello Spano del quale il rettore era silenzioso collaboratore e amico fraterno, egli segue una moda latineggiante che più di me i filologi sardi potranno illustrare. Per quanto riguarda i contenuti occorre dire che essi tracciano un essenziale profilo della formazione curricolare del Cossu, con gli strumenti che egli compone per dare una buona educazione e formazione cristiana ai parrocchiani che gli sono stati affidati dopo la vincita del concorso nel 1827. Il catechismo s’ispira nella sua essenzialità a quello del Bellarmino con domande e risposte per rendere agevole l’apprendimento da parte delle maestre di catechismo e dei ragazzi, mentre di alta umanità e spiritualità appare il manuale del buon cristiano dove accanto alla dottrina emerge la finezza della sua riflessione sui vari temi trattati.
Emergono i consigli per la professione medico-chirurgica,quelle per il maestro della scuola primaria, ma soprattutto la condotta reciproca degli sposi.

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