23 agosto 2016 - Categoria: eventi straordinari, memoria e storia, narrativa

“Segreti di famiglia”: tenerezze di figlio di Gristolu Christophe Thibaudeau

Ma MéreSegreti di Famiglia
Mia madre è nata a Nizza nel ’27
è sempre stata avara di complimenti
di baci e di abbracci
per quanto lontano ricordi.
Ha avuto una infanzia infelice:
la madre è morta giovane;
una adolescenza infelice,
C’era la guerra, era orfana:
una vita infelice.
Messi da parte i primi anni
d’incontro con mio padre parigino…
Sono nato frutto dal loro amore,
ma ero gravemente malato a 6 mesi,
Problemi bronchiali.
Sono stato separato di lei
dai 7 a 10 anni, credo,
Vivevamo in Provenza:
una vita di lavoro.
Ha sempre lavorato.
Era infelice, non amava Parigi.

22 agosto 2016 - Categoria: memoria e storia

P. II/III Quattro figli 400 poponi e un corteo funebre sotto la finestra della signora marescialla sardo bergamasca di Ange de Clermont

fantasmiQuando si scendeva alla Spiaggia Longa non ci s’isolava, ma si girava per conoscere la fauna  dei e delle bagnanti, passeggiando lungo la riva del mare da occidente a oriente. Si può ben affermare che conoscevamo, soma. viso e portamento di tutti gli ospiti al punto che una sera, riuniti nel solito gradone, prima di iniziare a mangiare poponi, con la mia Olivetti 32 che portavo sempre con me come faccio col Mac oggi, cominciammo a comporre non poesie, ma pensieri, consigli e apprezzamenti vari sulle singole signore a capo delle varie quaranta cupole degli ombrelloni.
Cominciammo a scrivere: “Signora, pensiamo che sarebbe ora di buttare giù qualche chiletto posseduto in più. Si tenga conto, saluti!” Si piegava in quattro il foglio e lo si metteva da parte.

Altro biglietto: “Signora ci siamo accorti delle sue poppe straripanti, ma sarebbe ora che comprasse nel locale negozio un nuovo reggiseno, questo che indossa andava bene l’anno scorso! Saluti e non se ne abbia a male.”

Altro ancora: ”  Signora, quando parla il sardo-bergamasco, urla troppo, la preghiamo di non far concorrenza ai piccoli e si ricordi di trattare meglio suo marito che, poi, è un maresciallo di finanza e non un uomo qualunque. Veda di imitare le sue prosperose belle fgliole! Salute e vita!”

Altro ancora; ” Signora, non sorride mai, perche? Forse suo marito la manda giù di tono? Se sorriderà le regaliamo un dentifricio! Saluti e buona fortuna.”

22 agosto 2016 - Categoria: memoria e storia

Il 5° Memoriale per lo scultore Angelo Truddaiu a Chiaramonti (loc. Funtanazza) di Ange de Clermont

SimposioTra promesse sciolte, battesimi e matrimoni e numerosa prole!
Così stamane ho sciolto la promessa di 40 anni fa per me e quel gregge di 23 soci davanti ai quali l’avevo fatta. Sia lodato il Signore per tutte le cose belle e meno belle che ci offre durante l’esistenza.
Per il resto qui in paese ha inizio domani (22 agosto-28 agosto) il 5° memoriale in ricordo di Angelo Truddaiu, il nostro scultore in legno e in trachite che se n’è andato prematuramente alcuni anni fa. Le adorabili figlie Angelina, Stefania, Sara, e il figlio Giuseppe, attualmente infortunato, ormai ogni anno preparano questo evento che meriterebbe di essere conosciuto. Oltre all’esposizione delle opere del defunto artista nell’incanto di un folto bosco, artisti di fuori e di Chiaramonti, invitati, procedono a scolpire le loro opere che resteranno in esposizione permanente a Funtanazza dove l’artista aveva il laboratorio artistico circondato da querce secolari, da pecore e in questi giorni da artisti e dai visitatori ormai affezionati. Il parco s’ingrandisce di anno in anno, è visitabile tutto l’anno e sicuramente nel tempo darà lustro a questo malmostoso borgo costituito da discendenti di pastori che nemmeno di fronte al minacciato scorticamento battevano le mani anche se bisogna dire onestamente che le nuove generazioni si stanno abituando a fare il battimani come ho potuto vedere sul Monte di San Matteo per le suonate di Paolo Fresu, un berchiddese pellegrino che suonando la tromba con l’aiuto di batteristi e battitori di altri strumenti musicali ha fatto gran fortuna nel mondo e in patria.
Ieri sera Battesimo di Salvatorangelo Denanni e oggi matrimonio di una figlia di Vittorio che con fiori e luci rutilanti dirà per sempre il suo sì al suo amato fidanzato. Altra gran promessa per Chiaramonti. Matrimoni, Battesimi sono quanto di meglio possa avvenire in questo borgo di grandi amatori, ma tirchi concepitori. Auguriamo agli sposi di farsi una bella carretta di figli, perché in questo borgo siamo stufi della moltiplicazione di cani e gatti, vogliamo futuri abitatori. Io, se fossi sindaco, istituirei una bella festa collettiva della mamma con premi in denaro al fine di incrementare cittadini claramontani. Ad esempio, in mezzo al memoriale per Angelo Truddaiu, non ci starebbe male un bel premio alle figlie, in primis a Stefania giovane madre di quattro figli, poi ad Angelina, giovane allevatrice e madre di due figli e infine a Sara, ancor giovane, ma con due figli quasi adolescenti; ecco un esempio da imitare: credere nella vita, credere nella prole, credere nella Provvidenza! Approfitto per fare gli auguri anche a Uccio e alla di lui bella consorte che ieri hanno battezzato il loro piccolo Salvatorangelo e tanti auguri anche a Olimpia che, olimpionica di culturismo col marito, hanno provveduto a dare al mondo Iside il cui nome evoca la dea egizia della magia! Quanto son belle le mamme del mondo! Come vorrei dire quanto sono prolifiche le mamme claramontane, guide sicure di mariti ragazzoni a volte mezzo scapestrati, ma sempre sotto la tutela e la guida sicura delle loro belle e intemerate mogli!

Son tutte belle le mamme del mondo
quando un bambino si stringono al cuor!
Son le bellezze d’un bene profondo
fatto di sogni, speranze ed amor.

21 agosto 2016 - Categoria: memoria e storia

Parte II/ II Quattro figli e 400 poponi e la gelosia di Battista dal passo felpato!

Isola Rossa_nNei primi anni settanta all’Isola Rossa mancava tutto quando il sole andava a gettarsi, grattandosi la pancia, dietro l’Isolotto, da noi spudoratamente violato di notte. Eravamo ingenui ragazzotti, sposatisi prematuramente che, calate le tenebre, in quel buio pesto, non potevamo andarcene a letto dopo esserci rimpinzati di poponi comprati a prezzo stracciato: un carro da buoi, non qualche chiletto, ma quintali di poponi. Unica lampada pubblica, ancora impressa nella mente, era l’insegna dell’Ichnusa  sul bar-birreria- tabacchi e accidenti vari piazzata dal caro indimenticabile zio Martino.
Ogni santa sera, messi a nanna i piccoli, finalmente stanchi dai cento bagnetti e tuffi in  mare, occorreva escogitare qualche passatempo e recitare a soggetto prescelto o improvvisato.
Alle  nostre amicizie si era aggregata anche Giulietta, con due figli (un bimbo e una bimba) e il consorte Battista,  funzionario delle poste  che, a causa della giovane  moglie con sex appeal  e della sua irrefrenabile gelosia si faceva 140 chilometri al giorno partendo la mattina e tornando la sera.  Tutti c’eravamo accorti della prima latente e poi conclamata gelosia. E, grazie al Cielo, avevamo trovato di che vivere.
Il progetto della commedia nacque nella nostra spiaggia, circa un chilometro di lunghezza e a tratti di 200, a tratti di 300 o 400 metri di larghezza, con appena una quarantina di ombrelloni, tanti quante erano le famiglie, lasciati lì chiusi anche la notte. Non c’era ressa sulla spiaggia, a parte qualche vacca digiunante di zio Pidreddu a cui davamo qualcosa da mangiare, per cui a forza di prendere confidenza finivano, talvolta, per lasciarsi andare vicino a qualche bagnante steso al sole. Però tutti sapevamo che le buse non hanno mai ucciso nessuno: si correva in acqua e ci si lavava e disinfettava al tempo stesso.

20 agosto 2016 - Categoria: memoria e storia, prosa

Parte II/IQuattro figli e 400 poponi e due casse di Vermentino di Ange de Clermont

PoponiSarebbe bene che prima di leggere questa I puntata della parte seconda vi leggeste le altre puntate dallo stesso titolo su accademia sarda, cercando i link appositi su google.

Son passati 45 (1971-2016) anni dalle prime vacanze all’Isola Rossa, sollecitato dall’amico fraterno Paolo ho scritto già tre o quattro puntate su quell’esperienza. poi, come di consueto, distratto da altri avvenimenti, ho dimenticato di continuare le puntate. Ora riprendo e in primo luogo voglio raccontare della sera in cui con gli amici, dopo aver mangiato almeno cinque grossi poponi sparsi nelle camere della casetta di ziu Dominugu, (oggi parte del ristorante pizzeria di Mario), presa in locazione per tremila lire al giorno, (1971) arrivò uno dei nostri abituali amici, Giuseppe, nipote del medico e mi pare nativo del luogo, ma ben sistemato a Sassari. Eravamo quasi al clou della serata seduti nel gradone e cominciavamo a parlottare un pò alto, arrivò Giuseppe, con due  casse, le aprimmo: Vermentino di Gallura, dieci bottiglie in una e dieci bottiglie nell’altra. Con la pancia ripiena di angurie, la solita greffa formata da Alberto e Gemma, Mariolina e Giuseppe G. , Giuseppe S. con la morosa, Giannino e qualche altra amica della quale quale ricordo i connotati, ma non il nome (la genovese), io e mia moglie con una mia cognata col pargolo dormiente. Ad un certo punto cominciammo a bere con vero gusto il Vermentino, non ci volle molto perché diventassimo alticci e cominciassimo a parlare come se invece dell’una di notte, fosse mezzogiorno.

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