14 agosto 2018 - Categoria: cristianesimo

La Dormizione e l’Assunzione di Maria secondo Maria Valtorta

Quanti giorni son passati ? E ‘ difficile stabilirlo con sicurezza . Se si giudica dai fiori che fanno corona intorno al corpo esanime 1) si dovrebbe dire che sono passate poche ore. Ma se si giudica dalle fronde d’ulivo su cui posano i fiori freschi, fronde dalle foglie già appassite, e dagli altri fiori vizzi, posati, come tante reliquie, sul coperchio del cofano, si deve concludere che sono passati dei giorni ormai.

                Ma il corpo di Maria è quale era appena spirata 2) . Nessun segno di morte è sul suo volto, sulle piccole mani. Nessun odore sgradevole è nella stanza. Anzi aleggia in essa un profumo indefinibile che sa d’incenso, di gigli, di rose, di mughetti, e di erbe montane, insieme mescolati.

                Giovanni, che chissà mai da quanti giorni veglia, si è  addormentato, vinto dalla stanchezza, stando seduto sullo sgabello, con le spalle appoggiate al muro, presso la porta aperta che dà sulla terrazza. La luce della lanterna, posata al suolo, lo illumina da sotto in su e permette di vedere il suo volto stanco, pallidissimo, meno che intorno agli occhi arrossati dal piangere.

                L’alba deve essere ormai incominciata perché il suo debole chiarore rende visibili all’occhio la terrazza e gli ulivi che circondano la casa, chiarore che si fa sempre più forte e che, penetrando dalla porta, fa più distinti anche gli oggetti della camera, quelli che per essere lontani dalla lucernetta, prima si intravvedevano appena .

                Ad un tratto una gran luce empie la stanza, una luce argentea , sfumata d’azzurro, quasi fosforica , e sempre più cresce, annullando quella dell’ alba e quella della lucerna. Una luce uguale a quella che innondò la grotta di Betlemme al momento della Natività divina . Poi in questa luce paradisiaca si palesano delle creature angeliche 3) , luce ancor più splendida nella luce già tanto potente  apparsa per prima. Come già avvenne quando gli angeli apparvero ai pastori, una danza di scintille d’ogni colore si sprigiona dalle loro ali dolcemente mosse dalle quali viene come un mormorio armonico, arpeggiato, dolcissimo.

                Le creature angeliche si dispongono a corona intorno al lettuccio, si curvano su di esso, sollevano il corpo immobile e , con un più  forte agitar d’ali, che aumenta il suono già esistente prima, per un varco apertosi prodigiosamente nel tetto, come prodigiosamente s’aprì il Sepolcro di Gesù, se ne vanno, portando seco loro il corpo della loro Regina, Santissimo, è vero, ma non ancora glorificato e perciò ancora soggetto alle leggi della materia, soggezione a cui non era più soggetto il Cristo perché già glorificato quando risorse da morte  4).

                Il suono dato dalle ali angeliche aumenta, ed è ora potente come un suono d’organo. Giovanni, che s’era già, pur rimanendo addormentato, smosso due o tre volte sul suo sgabello, come fosse disturbato dalla gran luce e dal suono delle ali angeliche, si desta totalmente per quel suono potente e per una forte corrente d’aria che, scendendo dal tetto scoperchiato ed uscendo dalla porta aperta, forma come un gorgo che agita le coperture del letto ormai vuoto e le vesti di Giovanni, spegnendo la lucerna e spegnendo, con un forte picchio, la porta aperta.

                L’apostolo si guarda intorno, ancor mezzo assonnato, per rendersi conto di ciò che avviene. Si accorge che il letto è vuoto e che il tetto è scoperto. Intuisce che un prodigio è avvenuto. Corre fuori sulla terrazza e, come per un istinto spirituale, o per un richiamo celeste, alza il capo, facendosi solecchio con la mano per guardare, senza avere l’ostacolo del nascente sole negli occhi.

                E vede. Vede il corpo di Maria, ancor privo di vita, ed in tutto uguale a quello di persona dormente 5) , che sale sempre più in alto, sostenuto dallo stuolo angelico. Come per un ultimo saluto, un lembo del manto e del velo si agitano, forse per azione del vento suscitato dalla rapida assunzione e dal moto delle ali angeliche, e dei fiori, quelli che Giovanni aveva disposti e rinnovati intorno al corpo di Maria, e certo rimasti tra le pieghe delle vesti, piovono sulla terrazza e sulla terra del Getsemani 6) , mentre l’osanna potente dello stuolo angelico si fa sempre più lontano e quindi più lieve.

                Giovanni continua a fissare quel corpo che sale verso il Cielo e, certo per un prodigio concessogli da Dio, per consolarlo e per premiarlo del suo amore alla Madre adottiva, egli vede, distintamente, che Maria, avvolta ora dai raggi del sole che è sorto, esce dall’estasi che le ha separata l’anima dal corpo, torna viva, sorge in piedi, perché ora Lei pure fruisce dei doni propri ai corpi già glorificati 7) .

                Giovanni guarda, guarda, il miracolo che Dio gli concede e gli dà potere, contro ogni legge naturale, di vedere Maria quale è ora mentre sale ratta verso il Cielo, circondata, ma non più aiutata a salire, dagli angeli osannanti. E Giovanni è rapito da quella visione di bellezza che nessuna penna d’uomo, né parola umana, né opera di artista potrà mai descrivere o riprodurre, perché è di una bellezza indescrivibile.

                Giovanni, stando sempre appoggiato al muretto della terrazza, continua a fissare quella splendida e splendente forma di Dio  -perché realmente può dirsi così Maria, formata in modo unico da Dio, che la volle immacolata, perché fosse forma al Verbo Incarnato 8)-  che sale sempre più in alto. E un ultimo, supremo prodigio concede Iddio-Amore 9) a questo suo perfetto amatore: quello di vedere l’incontro della Madre Santissima col suo Santissimo Figlio che, Lui pure splendido e splendente, bello di una bellezza indescrivibile, scende ratto dal Cielo, raggiunge la Madre, se la stringe sul cuore, più fulgenti di due astri maggiori, con Lei ritorna da dove è venuto  10). Il vedere di Giovanni è finito.

                Egli abbassa il capo. Sul suo volto stanco sono presenti e il dolore per la perdita di Maria e il gaudio per la sua gloriosa sorte. Ma ormai il gaudio supera il dolore. Egli dice: « Grazie, mio Dio! Grazie! lo presentivo che questo sarebbe accaduto. E volevo vegliare, per non perdere nessun episodio della sua Assunzione. Ma erano ormai tre giorni che non dormivo! Il sonno, la stanchezza, congiunti alla pena, mi hanno abbattuto e vinto proprio quando era imminente l’Assunzione 11) .  … Ma forse Tu stesso l’ hai voluto, o Dio, perché io non turbassi quel momento e non soffrissi troppo… . Sì, Certo Tu lo hai voluto, come ora volesti che io vedessi ciò che senza un tuo miracolo non avrei potuto vedere. Mi hai concesso di vederla ancora, benché già tanto lontana, già glorificata e gloriosa, come mi fosse vicina. E rivedere Gesù! Oh! visione beatissima, insperata, insperabile! O dono dei doni di Gesù-Dio al suo Giovanni! Grazia suprema! Rivedere il mio Maestro e Signore! Vedere Lui presso la Madre! Lui simile a sole e Lei a luna 12) , splendidissimi entrambi, e per esser gloriosi e per esser felici d’esser riuniti in eterno! Che sarà il Paradiso ora che Voi vi splendete, Voi, astri maggiori della Gerusalemme celeste 13) ? Quale il gaudio degli angelici cori e dei santi? È tale la gioia che m’ ha dato il vedere la Madre col Figlio, cosa che annulla ogni sua pena, ogni loro pena, anzi, che anche la mia cessa, e in me subentra la pace. Dei tre miracoli che avevo chiesti a Dio, due si sono compiuti. Ho visto tornare la vita in Maria 14) e la pace la sento tornare in me. Ogni mia angoscia cessa perché vi ho visto riuniti nella gloria. Grazie di ciò, o Dio. E grazie per avermi dato modo, anche per una creatura, santissima, ma sempre umana, di vedere quale è la sorte dei santi, quale sarà dopo l’ultimo giudizio, e la risurrezione delle carni, e la loro ricongiunzione, la loro fusione con lo spirito, salito al Cielo all’ora della morte 15) . Non avevo bisogno di vedere per credere. Perché io ho sempre creduto fermamente ad ogni parola del Maestro. Ma molti dubiteranno che, dopo secoli e millenni, la carne, fatta polvere, possa tornare corpo vivente. A costoro io potrò dire, giurandolo sulle cose più eccelse, che non solo il Cristo tornò vivo, per suo proprio potere divino, ma che anche la Madre sua, tre dì dopo la morte, se morte può dirsi tal morte, riprese vita, e con la carne riunita all’anima prese la sua eterna dimora in Cielo, al fianco del Figlio 16) . Potrò dire: ” Credete, o cristiani tutti, nella risurrezione della carne 17) , alla fine dei secoli, e alla vita eterna e dell’anima e dei corpi, vita beata per i santi 18) , orrenda per i colpevoli impenitenti  19), Credete e vivete da santi, come da santi vissero Gesù e Maria per avere la loro stessa sorte. Io ho visto i loro corpi salire al Cielo. Ve lo posso testimoniare. Vivete da giusti per potere un giorno essere nel nuovo mondo eterno, in anima e corpo, presso Gesù-Sole e presso Maria, Stella di tutte le stelle ” . Grazie ancora, o Dio! Ed ora raccogliamo quanto resta di Lei. I fiori caduti dalle sue vesti, le fronde degli ulivi rimaste sul letto, e conserviamoli . Serviranno… sì, serviranno a dare aiuto e consolazione ai miei fratelli, invano attesi. Prima o poi li ritroverò… » .

Sa Bibbia in sardu: Sa Sabientzia – capitulu 15 de Maria Sale

Maria Sale

SABIENTZIA – CAPITULU 15

Israele no est idulatriga

1) Ma tue, Deus nostru, ses bonu e fidele, ses pascienscile e totu guvernas sigundu miserigordia.

2) Fintzas si peccamus, semus tuos, connoschende sa potentzia tua, ma no amus a peccare piusu, ischende chi a tie apartenimus.

3) A ti connoschere, difatis, est giustiscia perfeta, connoschere sa potentzia tua est raighina de immortalidade.

4) Non nos at postu in arrantzia ne s’inventzione umana de un’arte malèsiga, ne s’istòiga fadiga de pintores, immazines abbutinadas de chimai colores,

5) chi a los bidere batit a sos tontos su disizu, sa bramosìa pro una fromma inanimada de un’immazine morta.

6) Amantes de su male e dignos de similes isperas sun sos chi faghen, disizan e veneran sos idolos.

Iscasciumine de sos frabicantes de idulos

7) Unu chi faghet broccas, impastende cun fadiga sa terra modde, frommat pro usu nostru ogni ispessia de pastera. Ma cun su matessi ludu modellat siat sas conzos pro usos detzentes siat cussos pro usos indetzentes, totu a sa matessi manera, calesisiat s’usu de faghere de ognunu de issos l’istabilit su chi faghet broccas e batzinos.

8) Duncas cun odiosa fadiga sagumat cun su matessi ludu unu deus vanu, issu chi, naschidu dae pagu subra sa terra, tra pagu at a torrare dae inue est bennidu, cando l’at a èssere pedidu ite usu at fatu de s’anima sua.

9) Ma issu no si leat pensamentu de su morrere ne de àere una vida curtza, antzis faghet isfida cun sos orafos e sos argentieris, copiat sos tribagliantes de su brunzu e si tenet bantu su sagumare cosas faltzas.

10) Chijina est su coro sou, s’ispera sua pius vile de sa terra, sa vida sua de isputzire pius de su ludu,

11) Pruite disconnoschet su criadore sou, su chi l’at dadu un’anima ativa e l’at intragnadu un’ispiritu biu.

12) Ma issu cunsiderat una buglia sa vida nostra, s’esistentzia unu mercadu de ‘alanzos. Isse narat: “ dae totu, fintzas dae su male, si devet àere profetu”.

13) Custu, difatis, pius de totu ischit chi est pechende, frabichende de materias de terra diligos conzos e istatuas.

Iscasciumine de sos egitzianos: s’insoro idulatrìa universale

14) Ma sun totu tontos meda e pius miserabiles de un’anima innotzente sos inimigos de su populu tou, chi l’an opprimidu.

15) Issos cunsideraian deos fintzas totu sos idolos de sos paganos, sos cales no an s’usu de sos ojos pro ‘idere, ne nare pro torrare alenu, ne orijas pro intendere, ne poddighes de sas manos pro appalpuzare, e sos pes insoro no poden caminare.

16) Un’omine los at fatos, los at sagumados unu chi at apidu s’alenu in prestidu. Como perunu omine podet pius sagumare unu deu simile a issu,

17) sende mortale, produit cun manos malignas una cosa morta. Issu est sempre mezus de sos pignos chi adorat, cunfromma a issos possedit sa vida ma cussos no l’an àere mai.

18) Veneran sos animales pius ischifosos, chi pro istupididade a paragone risultan peus de sos ateros,

19) Non sun tantu bellos de disizare, comente sutzedit pro s’aparentzia de ateros animales, e no an apidu sa lode e sa benedissione de Deus.

29 luglio 2018 - Categoria: cristianesimo, cultura

Commento al romanzo “Alzati, rivestiti di luce !” di Prof. Giuseppe Rabitti

Questo romanzo,  pubblicato dalla scrittrice Maria Cristina Manca sotto il nome di Yaakov De Montfort, ha un filo conduttore: la gioia.
Gioia che illumina coloro che, in situazioni umane dolorose, ritrovano in se stessi il perché  della vita.
L’autrice, con un crescendo meraviglioso, conduce il lettore alla partecipazione di questa  gioia interiore.
I protagonisti del romanzo evidenziano che la vita, nonostante le difficoltà e le delusioni,  va vissuta con il conforto continuo di Dio, il Quale lo concede a tutti coloro che, oltre ad amare Lui,  amano il prossimo.
Don  Roberto è il sacerdote che sigilla l’unione tra il lontano da Dio e l’anima semplice.Yaakov De Montfort

Per meglio chiarire questi concetti alleghiamo alcuni passi del romanzo:

Yaakov De Montfort, Alzati, rivestiti di luce!  Abbà, Cagliari,

“ «L’inverno non vuole finire», pensò Teresa.
Dentro l’antica chiesa giungeva il suono della pioggia scrosciante, il pomeriggio si era fatto d’ombra, rimbombò un lungo tuono, Teresa rabbrividì.
Era attorniata da navate e banchi vuoti che parevano rivelare presenze. Era la presenza di sé, la quale essendo sola si rifletteva nell’aria e nelle cose. Strinse il rosario, stette in ginocchio, iniziò le cinque decine”.  (p. 9)

27 luglio 2018 - Categoria: cristianesimo, lingua/limba

Sa Bibbia in sardu: Sa Sabientzia – capitulu 14 di Maria Sale

Maria Sale

SABIENTZIA – CAPITULU 14

1) Fintzas chie si ponet a navigare e traessare undas malas implorat una linna pius debile de sa barca chi lu gighet.

2) Custa, difatis, est istada inventada dae su disizu de ‘alanzos ed’est istada fata da una sabiesa cun manos bonas.

3) Ma sa provvidentzia tua, o Babbu, la ghìat ca tue as dispostu un’istrada fintzas in mare, unu caminu siguru fintzas in mesu sas undas,

4) mustrende chi podes salvare dae totu, a manera chi unu si potat imbarcare fintzas chen’àere isperientzia.

5) Tue no cheres chi sas oberas de sa sabientzia tua sian inutiles, pro custu sos omines intregan sas vidas insoro fintzas a unu bicculu minore de linna e, attraessende sas abbas cun-d’una zattera, si l’iscampan.

6) In s’incomintzu puru, mentres chi morian zigantes presumidos, s’isperantzia de su mundu, accuccada in-d’una barca, lasseit a su mundu su semene de zenerassiones noas, grascias a sa manu tua chi las ghìaiat.

7) Est beneita sa linna cun sa cale si faghet un’obera giusta,

8) Ma est malaitu s’idolu obera de manos e de chie l’at fatu, custu ca l’at tribagliadu, s’ateru pruite, currumpiditzu, est giamadu deu.

9) Ca sun che pare in odiu a Deus, su malu e sa malidade sua,

10) s’obera e chie l’at fata ten-èssere punidos che pare.

11) Pro cussu bi te-d-àere unu castigu fintzas pro sos idolos de sos paganos, pruite tra sas criaduras de Deus sun diventados un’aburrimentu, e iscandalu pro sas animas de sos omines, trobea
pro sos pes de sos tontos.
Incomintzu de su cultu idulatrigu

22 luglio 2018 - Categoria: cultura

Tre laureati chiaramontesi, Gianfranco Cappai, laurea magistrale in Lingue, Erica Satta, laurea triennale in Architettura, ViViana Villa, laurea Magistrale in Biologia presso l’Uniss

Abbiamo appreso che un altro chiaramontese, il giovane GIANFRANCO CAPPAI, ha conseguito la Laurea Magistrale in Lingue e Letterature straniere per la mediazione culturale e la valorizzazione del territorio. Il titolo della tesi è “La comunità ispanica negli Stati Uniti dalla ricerca dell’oro a Trunp” , abbastanza lungo il tempo indagato, ma il nostro giovane ha avuto dalla commissione di laurea la votazione di 110 e lode/110. Cinque anni di studio con la laurea triennale prima e con questa magistrale ora. Al nostro giovane, alla madre e ai parenti porgiamo i più calorosi auguri. Per saperne di più suggeriamo la lettura dell’articolo sul blog della Famiglia Patatu, Patatu.it.

Ci rallegriamo anche con la dr. ssa ERICA  SATTA, figlia del chiaramontese prof. Fausto Satta, per il conseguimento della laurea triennale in Architettura  su “Gli orti urbani” presso l’omonimo Dipartimento, sede algherese, dell’Università di Sassari.

L’ultima laureata è VIVIANA VILLA , figlia di Bastianino Villa e di Maria José Malta, che si è laureata al Dipartimento di Scienze Mediche in Biologia, con una tesi dal titolo “Ruolo dell’LRRK2 nella malattia di Parkinson modelli transgenici di drosofila”, con il voto di 110/110.

Ai tre giovani facciamo gli auguri di un rapido inserimento nel mondo del lavoro, previo tirocinio presso istituzioni pubbliche o private.

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