21 giugno 2018 - Categoria: cultura, eventi culturali, memoria e storia

“La polemica tra il prof. Massimo Pittau e Italo Bussa sul libro l’Accabadora immaginaria, una rottamazione del mito” di Italo Bussa

Sommario

Recensione del prof. Massimo Pittau                        01

  • Risposta di Italo Bussa 04
  • Replica del prof. Massimo Pittau, sul sito Rosebud 12
  • Intervento di Rina Brundu, direttrice del sito Rosebud 12
  • Risposta a Rina Brundu

1) Recensione di Massimo Pittau

ACCABBADORAS E ACCABBADURAS

Esistono due categorie di “storici” molto differenti fra loro. Da una parte esistono gli storici che fanno sempre riferimento alle “fonti”, ossia ai documenti scritti lasciati dagli antichi, documenti che cercano negli archivi, analizzano, studiano e dai quali traggono le loro conclusioni storiografiche. Dall’altra parte esistono gli storici che fondano le loro ricerche solamente sugli scritti già pubblicati dagli altri. Si afferra subito che i veri storici sono i primi, mentre i secondi non sono altro che compilatori di opere divulgative e di successo oppure di semplici manuali scolastici.

L’amico Italo Bussa appartiene senz’altro alla prima categoria di storici, come hanno sempre dimostrato i numerosi studi pubblicati nella assai valida rivista culturale da lui stesso fondata e diretta, i “Quaderni Bolotanesi” e di cui mi vanto di essere collaboratore anche io.

Nel maggio del 2015, per i tipi delle “Edizioni della Torre” egli ha pubblicato un’ampia opera intitolata «L’Accabadora immaginaria – Una rottamazione del mito”, nella quale ha ampiamente dimostrato la sua totale padronanza delle “fonti” e precisamente la sua conoscenza e la sua analisi di tutti gli autori, antichi e recenti, che hanno studiato o almeno accennato alla ormai lunga questione delle Accabbadoras o Accabbadores = «accoppatrici,-tori» e della Accabbadura «eliminazione dei moribondi in lunga e penosa agonia», praticamente la «eutanasia». Se qualche studioso vorrà nel futuro intervenire su questa dibattuta questione, non potrà fare a meno di consultare il libro di I. Bussa. Da questo punto di vista io sono fermamente convinto che egli sia degno di ogni lode. D’altra parte sono pure del parere che egli, nell’affontare lo spinoso problema, – in maniera inopinata e pure vistosa – abbia sbagliato la “chiave di lettura o di interpretazione” dei numerosissimi documenti raccolti e studiati.

La tesi di fondo di I. Bussa è presto detta: premesso che egli ha anche un primo importante merito, quello di aver distinto bene la “accabadura simbolica o magica” dalla “accabbadura violenta e cruenta”: la prima consistente nella spogliazione del moribondo e della sua stanza da ogni aggetto religioso, come medaglie, scapolari, rosari, crocifissi, immagini sacre, che si riteva che fossero di ostacolo alla sua morte, la seconda nell’eliminazione del moribondo o con colpi di mazza sul capo o con soffocamento provocato con un cuscino. Ebbene I. Bussa è sostenitore della tesi che la accabbadura simbolica e magica sarebbe effettivamente dimostrata dai documenti, mentre della accabbadura violenta e cruenta non esisterebbe nessuna prova.

Prendo in esame partitamente le argomentazioni che I. Bussa presenta a favore della sua tesi di fondo, argomentazioni che d’altronde non sono molte, anche se sono da lui richiamate frequentemente.

21 giugno 2018 - Categoria: lingua/limba

Sa Bibbia in sardu: Sa Sabientzia – capitulu 11 di Maria Sale

SABIENTZIA – CAPITULU 11

1) Issa at fatu resessire sas fainas insoro pro mesu de unu santu profeta,

2) an atraessadu unu desertu de malu accasazu, an piantadu sas tendas insoro in terrinos redossos,

3) an paradu fronte a sos inimigos, e che los an catzados. Su meraculu de s’abba. Primu contrapassu

4) Cando aian sidis, t’an invocadu e lis est istada dada s’abba da una runda mala, rimediu contras de su sidis da una rocca dura.

5) Su chi fit servidu a punire sos inimigos insoro, in su bisonzu, lis est istadu de benfitziu.

6) In giambu de sa currente de unu riu fitianu, triuladu de sambene pudidu,

7) pro iscammentu de unu decretu mortore de pitzinnos, tue lis as dadu, chena chi si l’ispeteran, abba bundante,

8) mustrende, pro su sidis de tando, comente aias punidu sos inimigos insoro.

9) Difattis, postos a sa proa, mancari punidos cun miserigordia, an cumpresu cales turmentos aian patidu sos malos, zuigados in mamentu de arrabiu,

10) pruite tue as proadu sos unos comente unu babbu chi curreget, mentres chi as iscandagliadu sos ateros comente unu re severu chi cundennat.

17 giugno 2018 - Categoria: archeologia, Chiaramonti e dintorni, cultura

“L’elefantino di bronzo all’archeologo e funzionario della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Sassari e Nuoro” di Claudio Coda

Ieri l’altro, nell’austera navata della Chiesa di San Pietro delle Immagini (o de su Rughefìssu) – del sec. XII – in Bulzi – la cerimonia di premiazione de “Elefantino di bronzo”. Iniziativa promossa dall’Assoc.ne “Nuovi Orizzonti per Castelsardo”, in collaborazione con la Soc. Cooperativa “Simbranos”, Dipartimento di Storia, Scienze dell’Uomo e della Formazione -Università di Sassari- dell’Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Tempio-Ampurias, Unione dei Comuni dell’Anglona eBassa Valle del Coghinas, il Consiglio Regionale della RAS ed il Comune di Bulzi.
La Giuria, composta dai proff. Antonello Mattone, Marco Milanese,Salvatore  Patatu, e dai dott. Mauro Tedde, Giuseppe Tirotto, hanno assegnato riconoscimenti, per la loro intensa attività culturale e/o lavorativa/artigianale a: GIANLUIGI MARRAS, archeologo di Chiaramonti; Pietro Elias, maestro artigiano del coltello sardo di Castelsardo; Cooperativa Lattearia “S. Pasquale” di Nulvi. A chiusura, i Cori di Bulzi e di Nulvi hanno incantevolmente risuonato incantevolmente nell’aula ed emozionato il numeroso pubblico. A GIANLUIGI MARRAS affettuosamente: Auguri, ad maiora !
(Testo riprodotto dal diario di facebook di Claudio Coda)

La redazione di accademiasarda.it si unisce al plauso della Giuria e dei presenti per l’onorificenza conferita all’amico stimato dott. Gianluigi Marras, funzionario della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Sassari e Nuoro.

 

 

14 giugno 2018 - Categoria: cultura, narrativa

“Così prendo fiato e torno a più miti consigli” di Sarah Savioli

La settimana scorsa, baciata dalla fortuna di un guasto, sono rimasta senza internet.
La tele non l’abbiamo da anni, così vedevo qualcosa con il cellulare. Proprio il minimo indispensabile.
Una meraviglia incantata di inconsapevolezza mediatica.
In questo isolamento ovattato, mi beavo di un silenzio nel quale potevo illudermi che il mondo fosse esattamente come volevo che fosse.
In questo boschetto da favola pieno di fiori profumati, mi vedevo come Biancaneve che cantava amabilmente circondata da cerbiatti, morbide lepri e usignoli.
E invece no, guasto riparato in solo otto giorni…
Una volta tornata a vedere cosa succedeva, è tornata al galoppo la voglia di spaccare il modem a martellate e isolarmi su un’isola a fare il guardiano del faro. Per contattarmi, cortesemente, utilizzate un piccione viaggiatore.
Macchè. Non si può, non posso.
In più è inutile negarlo: non ho nulla di Biancaneve.
Sono tendente di più al Secco, l’amico di Zerocalcare. 

9 giugno 2018 - Categoria: cultura, lingua/limba

Sa Bibbia in sardu: sa Sabientzia – capitulu 10 di Maria Sale

III. Sa sabientzia obera in s’istoria dae Adamo a

Mosè

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