4 dicembre 2016 - Categoria: eventi luttuosi

Bahia, la pastora tedesca di Gristolu e di Jacqueline ha reso l’anima di Gristolu Christophe Thibaudeau

pastoraLo so magari avreste voluto leggere di referendum😶 ma una settimana fa, Bahia, la nostra pastora tedesca ha reso l’anima al mio fianco… Tutti noi, cagne gatte gatti cani siamo sconvolti. E nella nostra casa regna il silenzio. Una settimana è passata, sembra un secolo, sembra ieri… Ogni tanto Sole prende il posto di Bahia sul divano piccolo, Mare dorme al suo posto sul divano del salotto, Kali sull’altro  lato che affezionava, Ascia sul suo cuscino preferito. Quando ci salutiamo ogni mattino l’una dopo l’altra/l’altro, gatte e gatto compresi lo facciamo in silenzio. Un silenzio pesante. Nessuno ha voglia di alzare, di fare, neanche abbaiare quando passa il camion della spazzatura !😑😏 Mi ricordo di lei cucciola quando era arrivata a casa di mia madre, in Provence, 11 anni fa. Una palla di peli lunghi con due orecchie grandi. Ha subito dormito ai miei piedi sul letto. Poi quando è venuto con mia madre in Sardegna, 10 anni fa, dormiva sempre ai miei piedi. Ho zoppicato per anni con forti dolori. Proccupato (i maschi si preoccupano ai primi dolori e i dolori erano forti) ho fatto analisi, radiografie,incontrato dottori, professori specialista all’ ospedale civile, doppler al Cedian a Nuoro… ma niente ! Era Bahia che di notte schiacciava la mia arteria con la sua mascella appoggiata sulla mia caviglia o sullo stinco. La ragione dei dolori. Poi la displasia al suo fondo schiena (vera piaga per questa razza di cani quando invecchiano) da tre, quattro anni le impediva di saltare sul letto malgrado il mio acquisto d’un letto più basso, ortopedico (Sic!) Non ho mai più zoppicato. Oggi è il cuore che “bat la chamade”, aritmia, infinita tristezza, sino ad esaurimento. Fuori il sole si alza. Sarà una bellissima giornata. Oggi vorrei ancora potere zoppicare 🙁 Sentire il suo tartuffo freddo ed umido sulla mia guancia nel cuore delle notti fredde per dirmi che dovevo alzarmi, aprire la porta, che doveva andare fuori… Chi sa oggi dove sarà andata ? Non torna più.

Piangete, o Veneri e voi Amorini,
e quanti sono disposti all’amore.
È morta la pastora tedesca di Gristolu
la pastora, tesoro del mio amico;
lui la amava più dei propri occhi,
perché era dolce come il miele e lo riconosceva
così come una bimbetta la sua mamma;
mai che si scostasse dal suo fianco
e, saltellando intorno qua e là,
mormorava sempre, solo rivolto al suo padrone.
Ora procede per una strada oscura,
là donde si dice che nessuno torni.
Maledizione a voi, maledette oscurità infernali,
che inghiottite ogni cosa graziosa:
una pastora redesca  così fedele voi m’avete rapito.
Che brutta azione! Che pastora  infelice!
Ora per colpa tua, gonfi di pianto, sono arrossati
gli occhi soavi dell’amico Gristolu e di sua madre Jacqueline.

Ma voglio ancora sperare
che oltre il buio della morte
ci sia un Giardino
dove la mia pastora
è andata a stare felice
per l’eternità!

3 dicembre 2016 - Categoria: lingua/limba, versi in italiano, versos in limba

“Notte…ted’esser bentu” di Maria Sale, Premio città di Ozieri 2016, III classificata

Maria Sale

Maria Sale

Su ‘entu est argumentu poeticu subr’a totu e Maria Sale, s’eminente poetessa de idda nostra, lu tratat e lu maltrat dae meda, pensemus puru a s’obera Carignos de’ entu. Cale poetessa o poeta podet fagher a mancu de giogare cun su ‘entu, ma puru cale autore, de s’antigoria, omericu o biblicu, nd’at fatu a mancu? Finas Deus in su Monte Sinai s’est fat’intender comente carignu de ‘entu chena poi pensare a S’Ispiridu Santu chi falende subra Maria Vergine e sos Apostulos in fiamas de fogu s’est fat’intendere che ‘entu gagliardu. In tempus pius accurtzu a nois pensemus, in italianu, a Vento Vento portami via con te! (1942) cantadu dae mamas nostras (m’ammento de mama e de sogra mia Tarsilla chi si poniat a cantare in sas festas custa cantone), deo e totu, prima de iscriere unu ritratu biograficu de mama apo traduidu su facebook una poesia dedicada a mama inue su ‘entu est protagonista.
Maria Sale, però, at iscritu meda poesias de su entu. M’ammento su entu che traessat sas carrelas, pro esempiu, ma custa est poesia ispeciale e Issa si misurat cun su entu cun meda cunfidentzia e lu sighit in sas buglias, ma lu giamat puru “amigu mariolu” e lu faghet bolare cun d’una bella metafora “subra alas d’spuma”, l’iscultat a  “notte manna” cando issu enit dae su mare, pustis l’interrogat puru che cando sas piseddas interrogaiant su cucu:
-Narami s’est fola e fortuna… o sinnu de cale afranzu ch’in cunsideru dispones?- Sighit sa metafora de su ‘entu in bratzu  a sa notte”.
Sa vena poetica de Maria si faghet sempre pius affinada: Issa  su entu
 lu girat che femina chi filat sa lana, che majalza chi movet sa sorte.  La traduzione italiana, fatta dalla stessa poetessa, è ugualmente preziosa, e senza esagerare,  può stare accanto ai migliori poeti contemporanei italiani per forma, per contenuto e per musicalità. Si aggiunga il continuo confronto di Maria in tutti i più prestigiosi premi letterari di Sardegna. (A.T.)

Notte…ted’esser bentu

Ted’esser torra su‘entu
fatende mustras d’ ojitu
in rujadur’e istradone,
aboghinend’a istratolas
e a sas rundas lassana,
tessendeli sas istolas
cun sos umbraghes de luna.

Subra de alas d’ispuma
cun sa timoria antiga,
d’iras e traitorìa,
amigu mariolu
torras,
a notte manna,
dae mare.

Narami s’est fola ‘e fortuna,
a manu tenta lobrada,
in serantina a degogliu
brinchend’ in bator contones,
o sinnu est de cale afranzu
ch’in cunsideru dispones?

Narami s’est pro iscarmèntu
o tapulu
a sorte toccada,
s’ imbitzu
de tenner ausentu,
notte cun boghe ladina,
chi porris in bratzos d’’entu.

2 dicembre 2016 - Categoria: memoria e storia, narrativa

“Sono il figlio di Adele!” di Mario Nieddu

Mario Nieddu

Mario Nieddu

-Pronto ? Famiglia Petroselli ?-

– Sì, lei chi è ? “- risponde la voce opaca di un vecchio.

-Io sono Mariolino De Ferreri, il figlio di Adele !”-

-Il figlio di Adele ?! Il figlio di Adele ! Il figlio di Adele…Adele, Adele…-

Mariolino non sente più nulla, poi di colpo in sottofondo una giovane voce femminile -“Papà, papà ! Papà si sente male ! Corri Giovanni… –

Uno strattone alla cornetta –“Si può sapere chi è lei ?-

– Sono Mariolino, Mariolino De Ferreri, il figlio di Adele, posso parlare con mia madre?-

– Mariolino De Ferreri…senta… Adele non c’è!”-

-Scusi, ma con chi parlo ?

-Sono Giovanni –

-Mi dica per favore, Giovanni, quando posso trovarla !-

-Ma…Adele non c’è più, ci ha lasciato cinque anni fa.-

-Mi può dare il suo nuovo indirizzo, per favore ?-

– Ma, Mariolinooo…Adele non c’è più !-

-Come, non c’è più ?-

– Senta Mariolino…Adele è morta cinque anni orsono, non c’è più!-

-Non è vero, non è vero, mia madre non può essere morta, è ancora giovane…Mi dica la verità.. non mi volete e basta !-

-Non è così Mariolino…non è così! Mi dia il suo indirizzo, le giuro sulla Bibbia che sabato vengo a trovarla e le spiegherò tante cose, ma non chiami più a questo numero, per amor di Dio… mio padre non sa… del figlio di Adele…-

-Capisco, capisco-

Mariolino aveva le lacrime copiose sul viso, mentre dettava il suo indirizzo.

Non abitava lontano da Villa Petroselli, a Monte Mario. Viveva in via Torrevecchia nell’Istituto che lo aveva ospitato da quando aveva quattro anni. Con i suoi diciotto anni era uno dei ragazzi più grandi e spesso svolgeva anche le mansioni di assistente. Aveva molta esperienza e sapeva trattare con ragazzi orfani o abbandonati come lui alla nascita.

Come promesso, il sabato successivo Giovanni andò a trovarlo con la sorella Claudia. Erano entrambi ansiosi di conoscerlo.

Giovanni, fratello maggiore di Claudia, era di qualche anno più piccolo di Adele.

Possedevano una bella macchina e con quella si recarono tutti e tre in un tipico ristorante-trattoria in Via Borgo Pio.

1 dicembre 2016 - Categoria: recensioni

“Sant’Andria mozza li mani” filastrocca sarda. Un lavoro di Pasquale Demurtas. Recensione di Ange de Clermont

demurtasPasquale Demurtas, La magia di un uomo buono. Thiu Giarrette. Anime e Demoni, Youcanprint, Sassari, 2014  €. 13 pp 158.

Questa pubblicazione è curata dall’autore succitato che ha creduto opportuno raccogliere in un libro aneddoti e storie di tradizione popolare sia di magia bianca sia di magia nera così come gli sono stati raccontati da vari compaesani. L’autore non è un esperto di tradizioni popolari e quindi ne fa una semplice trascrizione così come gl’intervistati gliele hanno raccontate.
Specifichiamo che s’intende per magia nera tutte quelle azioni che mirano a far male al prossimo e per magia bianca quelle, invece, che mirano a fare del bene o addirittura a gar guarire o a cacciare gli effetti della magia nera.

28 novembre 2016 - Categoria: narrativa

“Lilly, la regina della fattoria: vita, opere e miracoli” di Eleonora Ortuño

Lilly

Lilly

Lilly è stato il primo cane di piccola taglia che ho avuto, era uno yorkshire che pesava un chilo e mezzo quando me l’hanno data, in cambio di un gatto persiano, ai tre chili e mezzo quando è morta.
All’epoca viveva ad Alghero, in un recinto con altri cani, fra cui sua sorella, una capra, un asino e delle oche.
L’età esatta non la sapeva neanche la proprietaria che faceva pensione per animali e una cliente gliel’aveva portata e poi non era mai andata a ritirarla, forse aveva un anno e mezzo ed io l’ho presa nell’estate del 1998.
A farmi decidere di prendere lei e non la sorella è stato il carattere, infatti Lilly pur essendo di dimensione molto ridotte, sapeva farsi rispettare da tutti gli animali che la circondavano, compreso asino e capra.
lilly-2Quando l’abbiamo presa era magrissima, pelle e ossa, la vecchia proprietaria, per risparmiare, alimentava i cani che aveva in pensione con pane ed acqua, e quando l’avevo vista era bastato il mio sguardo misto a sgomento e rabbia a farla arrossire e farfugliare qualcosa tipo:
-E’ la prima volta non ho avuto il tempo di preparargli il pastone.-
Eppure il peso di Lilly dimostravano tutto il contrario.
È stata lei a scegliere il nome, infatti quando con mio marito e alcuni amici, a voce alta nominavano alcuni nomi che potevano andarle bene, quando ha sentito Lilly è subito venuta verso di noi.
Non ho mai amato i cani di piccola taglia, soprattutto gli yorkshire, così dispotici, che abbaiano ad ogni minima cosa, per cui, visto che mio marito la desiderava tanto, a malincuore l’ho presa.
All’epoca di cane avevo solo Rass I, un bellissimo pastore tedesco a pelo lungo, che pur essendo vecchio e malato, appena aveva visto Lilly se n’è subito innamorato. Lei invece non lo sopportava, soprattutto quando con una sola leccata la bagnava tutta e spesso gli si rivoltava contro tutta indispettita.

RSS Sottoscrivi.