12 febbraio 2017 - Categoria: versos in limba

“Peraulas” de Maria Sale

Maria Sale

Sentores de faeddu
in bena e neuddu intrados
a bentu de sole e traschìas
…e peraulas accabidadas
dae farfaruzas frundidas.

12 febbraio 2017 - Categoria: lingua/limba, narrativa

Palas a cresia de Tommasu Esca

https://www.luigiladu.it/contos/palas_a_cresia.htm

Contu curziu , imbentatu da e su veru.

Die de festa in domo de sa familiaeddha nova. Ini battiandhe s’urtimu nepoteddhu de una familia manna e unita. Don Istene de vonu pride, finita sa missa e su santu battiare s’este azzuntu a s’alligra cumpannia a festare custu novu zovanu cristianu.
E gaj arrejonandhe chin tziu Jacheddhu, su mannoi de su minore, narat Don Istene: <<Caru tziu Jacheddhu, bos connosco de tantos annos comente unu bonu babbu e familia, travallatore, omine saviu e de bonos printzipios e sentimentos, però bos vio paccu in cresia, si no este in die notita de Pasca o Natale.Mi parites unu paccu palas a sa cresia>>.
E tziu Jacheddhu: << Perdhonet Don Istene, si non si offendhet li naro duas paraulas. L’appo ascurtatu chin piaghere, tottu su chi at nattu este veru e como rispondhat a mie: a Vostè non l’appo mai vistu in campanna,marrandhe, iservandhe,puttandhe o acchendhe tottu sas fainas de unu bonu massaju>>.
E Don Istene: <<Azzis vistu vene e tenites rejone, sa missione mea este un’attera, acchere vene su pride e servire su prossimu e su Signore>>.
E tziu Jacheddhu: <<Vostè tenet rejone de su chi mi este nandhe, ma peri jeo… Jeo mi sinnao chin sa Santa Rughe e dimandhao a Issu (Deus Meu) chi mi seret datu profettu de cussu triccu chi juchio in daintro de su oddhe de sa bertula, prontu a lu semenare, ghettandhelu in sa terra nuda,appena curtivata.
Tenzo treghi itzos, mutzere mea, socru e socra a garrigu meu. Deghessette vucas de prenare cada die.
E gaj,garrigu de milli pessamentos e de sa netzessidade de che carrare onzi die su cumpanaticu pro tottus, mannos e minores, mi toccat a travallare peri sa dominica o atteras festas cunsacratas, brincandheche peri su santu reposu.
Soe sicuru chi Deus mi atta a perdhonare si carchi mancantzia appo attu. Este veru chi mi viet paccu in cresia, ma a Deus meu lu precco de continu, ca sentza sa provvidentzia sua chi sempere mi este accurtziu, no este fatzile a accudire a tottu sas netzessidades de sa familia mea. Pro custu lu preco e lu ringratzio onzi momentu>>.
E Don Istene: <<Como min’ che vivo custa bella tassa e vinu, luchidu che mirallu e caru tziu Jacheddhu bos petto perdhonu ca no ischio. Ma oie imparo carchi cosa nova de fide vera peri jeo>>.

12 febbraio 2017 - Categoria: narrativa

“Chicco il vagabondo” di Eleonora Ortuno

In una tiepida mattina di fine aprile del 2015, mentre facevo un giro con la mia amica Sonia e il mio cane Leo per le vie della città, ho visto che ci veniva incontro, camminando lentamente e con la testa bassa, un piccolo cane. Guardandolo pensavo che era proprio brutto e sporco, poi ho continuato nella mia passeggiata mattutina.

Tre isolati dopo, toh che me lo sono ritrovata davanti e meravigliata non riuscivo a capire come avesse fatto a raggiungerci così rapidamente nonostante il suo andamento lento.

Ovviamente non potevo continuare ad ignorarlo e a far finta di niente, si vedeva benissimo che aveva bisogno di aiuto per cui, nonostante a casa avessi già altri due cani, l’ho caricato in macchina e portato dalla toelettatrice, che si occupa dei mie, per fargli fare un bel bagno.

Quando sono ritornata a prenderlo non riuscivo a credere ai miei nel trovarmi davanti uno splendido yorkshire che somigliava tantissimo alla mia cara Lilly che era morta un anno prima.

Il cane, a parte la sporcizia, le zecche e le pulci, che lo infestano, aveva una pessima dentatura, completamente nera, ma non aveva certo patito la fame perché era bello in carne. Non aveva il miocrocip ed era un maschio di circa 10 anni e la veterinaria, il giorno dopo, gli ha anche diagnosticato un tumore ai testicoli da operare quanto prima.

9 febbraio 2017 - Categoria: narrativa

“Visto che nei prossimi sei mesi… qui ci dovrò tornare” di Sarah Savioli

Che poi vado all’ospedale per fare degli accertamenti alle 7.30 del mattino e lo sterminato parcheggio è ovviamente pieno.
Mi preparo spiritualmente a fare un chilometro e mezzo a piedi quando di fronte a me e in un alone di luce mistica si libera il posto in assoluto più vicino a dove devo andare.
Una botta di kulo che se c’è una compensazione di qualche tipo, non troverò mai più un parcheggio per il resto della vita.
Non ci penso, parcheggio e poi mi avvio a piedi da dei medici che in modo affettuoso e scorato mi guarderanno come degli ingegneri meccanici guardano la vetusta panda di un vecchietto al quale è partito l’ennesimo pezzo ormai introvabile.
Che dire, io sul rottamarmi non avrei poi da ridire, ma Alessandro e Matteo si ostinano a volermi tenere. Ameranno il vintage…
Il gatto invece mi dà ragione. Alle volte si siede di fianco al bidoncino dell’umido e sembra che mi dica: “Buttati, dai. Ti tengo aperto il coperchio.” Son soddisfazioni.
Poi mi siedo nella sala d’attesa.
Una mamma tiene impegnato come può un bimbetto già annoiato e stanco.
Una figlia arresa accompagna a fare un giro per i corridoi un padre anziano con una vestaglia stropicciata e lo sguardo rabbioso.
Una signora elegante mi guarda. Le sorrido, ma lei si volta altrove.
Un’altra al telefono dice “Come faccio a dirglielo, adesso…come faccio….”. E se ne va a testa bassa.
La signora di prima la guarda, poi mi guarda ancora. Le risorrido. Si volta nuovamente da un’altra parte.
Il bimbo piange. La madre quasi.
Passano le ore.
Quando ho finito mi avvio verso la macchina e incrocio la donna della telefonata che torna indietro.
Mi vede e la saluto con un cenno della testa.

1 febbraio 2017 - Categoria: eventi luttuosi

“Silvia Usai: madre, sposa, nonna, docente esemplare ci ha lasciati” di Ange de Clermont

Silvia Usai (1947-2017)

Silvia Usai era  nata a Perfugas il 12 settembre 1947, in Anglona. a circa 50 Km da Sassari e 23 da Tempio. La madre era casalinga e il padre era un dipendente del Genio Civile. I genitori di Silvia si trasferirono ad Olbia nel 1952 quando lei aveva solo 4 anni e il padre fu trasferito in uella che doveva diventare la città smeraldina.

Si può affermare che, a parte la prima infanzia, il resto della sua vita, circa 65 anni, la passò ad Olbia.
Ella   crebbe fin da quella tenera età nella città marina in rapida crescita demografica. Ivi frequentò la scuola dell’infanzia, le scuole elementari, le Scuole Medie e il Liceo Classico e fu stimata fin da piccola per l’intelligenza e la sua capacità di tenere l’atmosfera dei compagni serena e briosa.
Conseguita la maturità classica, si trasferì a Cagliari, dove s’iscrisse e frequentò l’Università nella Facoltà di Lettere ad indirizzo classico.

Rispettando i tempi accademici degli esami, entro i quattro, conseguì la laurea in Lettere Classiche. ma dal momento che ad Olbia il Liceo Classico era una sezione staccata di Tempio con pochi alunni, per non allontanarsi dalla città e dalla famiglia, dopo aver insegnato  a Chiaramonti 2 ann (1972-73: 1973-74) dove,tra gli altri alunni.  ebbe come Gianni Denanni ormai famoso cantante in lingua sarda, conseguìta l’abilitazione e vinto il concorso, passò di ruolo presso la Scuola Media Statale n.3 di Olbia. In questa scuola Silvia insegnò per lunghi anni fino al pensionamento, raggiunto alcuni anni fa.
A Cagliari aveva conosciuto il marito Bruno Forresu, (Silvia è stata la prima persona che ho incontrato alla facoltà di lettere e la prima persona cui ho rivolto una richiesta di informazioni nell’atrio della facoltà: forse era destino), che era andato a chiederle delle informazioni, anche lui laureatosi in Lettere, ma col matrimonio i due misero famiglia ad Olbia dove entrambi hanno insegnato alla Media N. 3.
Dal loro matrimonio sono nati due figli e si può dire che ad essi si dedicarono con grande affetto.

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