26 Febbraio 2020 - Categoria: letteratura sarda

Su Cantigu de sos Cantigos – capitulu 3 traduidu in limba dae Maria Sale

 

Subra su lettu meu,
chena l’agatare,
intro de note chircadu,
apo s’amadu meu.
”M’apo a pesare e, a inghiriu,
in tota sa tzitade,
deo l’apo a chircare,
in carrelas e piatas,
s’amadu ‘e su coro meu”.
Chircadu deo gia l’apo,
ma chena l’agatare.
Apo fintzas sas guardias
de runda dimandadu,
s’est chi s’amadu meu esseran intopadu.
De pagu iscabuladas,
che fin cando l’agatei, s’amadu ‘e su coro meu.
Forte deo l’apo istrintu e, no l’apo a lassare,
fintzas chi no lu gito a domo ‘e mama mia,
a s’aposentu sou.

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26 Febbraio 2020 - Categoria: storia

“Il lascito di Donna Lucia Delitala y Tedde,cognomi paterni, Tedde y Delitala, cognomi materni” di Angelino Tedde

 

A proposito del Collegio gesuitico di Ozieri scrive Alessandro Monti che detto collegio fu fondato dalla città che si accontentò della residenza di 5 padri, ma è ritenuto anche vero fondatore Don Giovanni Tola che il 20 luglio 1690 donò mulini vigne e tanche e più tardi altro, ma quest ‘ ‘altro’ che i padri non poterono mai avere per le cause legali che svariati enti e persone fecero loro.
Per fortuna la loro chiesa e altri locali poterono essere costruiti grazie “al pingue legato fatto con testamento da Donna Lucia Tedde di Chiaramonti il 16 febbraio 1755.” Chi c’informa del “pingue” legato è Don Bernardino Pes, Censore di Chiaramonti, che il 2 novembre del 1762 scriveva che
” la fu Donna Lucia Tedde di questa villa a favore del Collegio di PP. Gesuiti della villa di Ozieri ha lasciato un legato di terre case e bestiame che si reputa di un valore tra i cinque e i seimila scudi”.
Proseguendo. “Lo stesso collegio ha posto a capo della vasta azienda un Fratello coadiutore che accudisce alla fruttificazione di quel lascito e con ciò si va notevolemten accrescendo tanto più che di tutto quello che egli lavora e gli altri lavorano in società con lui si rimettono le decime. Il coadiutore ha già avuto cura di fare acquisto di altre terre in favore e a nome di esso collegio.”

Annotazioni. Da questo brano del testamento si evince quanto la nobildonna chiaramontese ha dato ai Gesuiti, ma anche che al 2 novembre del 1962 lei era già morta. Cadono le altre ipotesi della data di morte, per cui lei è sicuramente deceduta sia per morte violenta sia per morte naturale entro il 1760, entro tre mesi occorreva iniziare a compilare l’inventario dei beni mobili e immobili e vista l’entità del patrimonio e altri lasciti non vi è da meravigliarsi che abbiano impiegato più di un anno. Certo è però che la donna al 2 novembre 1762 non era più in vita.
Altra osservazione per il mio amico esperto di Gesuiti e altro, il compianto Turtas scrive che nel collegio c’era la classe di abbecedarios, ergo arrivavano anche degli analfabeti.
Per maggiori curiosità del collegio si veda Raimondo Turtas in 450 anni dei Gesuiti in Sardegna in Accademia-Edu.
Nella foto l’antico Collegio dei Gesuiti.

Riferimento bibliografico
Alessandro Monti, La Compagnia di Gesù nel territorio della provincia torinese, Chieri 1915, II, pp.  383 ss.

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18 Febbraio 2020 - Categoria: lingua/limba, versos in limba

Cantigu de sos Cantigos – capitulu 2 traduidu dae Maria Sale de Tzaramonte in limba

Deo so unu nartzisu de Saron,
unu lizu de sas baddes.
Che unu lizu in bardu reu,
s’amada mia cumparit tra piseddas.
Che una mela tra sas piantas de buscu,
est s’istimadu meu tra piseddos.
In s’umbra sua, chi apo disizadu,
mi setzo, e dulche in bucca m’est su fruttu sou.
M’hat fatu intrare in sa tzella de su ‘inu
e, subr’a mie, est amore sa bandela sua.
Cun covatzas de pabassa sustentademi,
cun melas m’agiuventade,
ca deo tenzo su male de s’amore.
Tenet sa manu manca in conca mia
e cun sa dresta a mie est abratzende.
O fizas de Zerusalemme, deo bos prego,
pro totu sas crabolas de su campu:
no ischidedas bois s’amada mia,
fintzas chi no s’ischidet a sa sola.

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18 Febbraio 2020 - Categoria: memoria e storia

“Enzo Espa: il ritorno” di Giovanna Elies

Scrivere di Enzo Espa, delle sue collaborazioni, dei suoi testi, delle sue ricerche sembra quasi un dejà vu. Si tratta infatti di uno tra i più attivi scrittori e saggisti di Sardegna, di uno che ha sempre avuto e mostrato molta stima per gli altri, di uno che, alla bisogna, ha aperto i cancelli a molti studiosi senza mai pretendere  nessuna paternità. Ciò nondimeno, come talvolta accade pareva proprio che il sunset  boulvar avesse inghiottito le sue  collaborazioni, le sue opere, le sue ricerche, la sua stessa persona. Cose di mondo, ma di un mondo  cui l’appellatino “ intellettuale” va decisamente stretto, se non fuorviante. Ma torniamo ad Enzo Espa, 

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12 Febbraio 2020 - Categoria: lingua/limba, versos in limba

Càntigu de sos càntigos, chi est de Salomone – Capitulu 1 di Maria Sale

 

Angelino Tedde

Il Cantico dei cantici o semplicemente cantico sublime è un testo contenuto nella Bibbia ebraica e cristiana. Attribuito al re  Salomone , celebre per la sua saggezza, per i suoi canti e anche per i suoi amori, il Cantico dei Cantici fu composto non prima del IV secolo a.C. ed è uno degli ultimi testi accolti nel canone della Bibbia, addirittura un secolo dopo la nascita di Cristo. È composto da 8 capitoli contenenti poemi d’amore in forma dialogica tra un uomo e una donna. Allegoricamente significherebbe la ricerca dell’anima da parte di Dio, anima soggetta al peccato, pigra nel cercare Iddio, ma comunque amata dallo stesso Dio che toltala dal peccato la rende pura e degna del suo amore.
In questi giorni tornato in auge per via della lettura fattane dal giullare Benigni nel corso del festival di Sanremo. Io, che poco guardo la televisione,non ho ascoltato la lettura e non saprei dire fino a che punto Benigni abbia colto il vero significato di questo meraviglioso canto orientale che gli esegeti collocano non anteriore ai quattro secoli  avanti Cristo. (Angelino Tedde)

 

Maria Sale

Sa Sacra Bibbia
Su testamentu Antigòriu
Sos liberos poètigos e sabidòres

S’isposa

Mi ‘asas cun sos basos de sa ‘ucca tua!
Pius dulches de su ‘inu sun sos carignos tuos.
Imbreagat su fumèntu de sos nuscos tuos;
bonu upòre est su nòmene tou,
pro custu sas piseddas est chi ti àman.
Attràemi cun tegus, curremus!
In aposentos suos su re mi ponzat,
pro te àmus a gosare in cuntentesa,
àmus ammentare sos carignos tuos pius de su ‘inu.
Cun rejone est chi ti àman!

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