21 maggio 2017 - Categoria: cultura

“Perché…Deledda” di Giovanna Elies

Per raccontare di lei si sono sprecati fiumi d’inchiostro, a partire dai molti che l’hanno osteggiata, fino ai pochi che l’hanno difesa, per arrivare ai pochissimi che sono riusciti ad inquadrare la sua persona e le sue opere sotto una luce scevra da preconcetti e, ancora meglio, sottratta ad alcuni inesorabili canoni di arretratezza, pericolosi molto di più di alcuni potenti virus in circolazione.Solo per fare alcuni esempi. Dai commenti sulle lettere scritte a Stanis Manca emerge coralmente la considerazione di lei come una giovane “ingenua”. Il riferimento potrebbe essere rivolto, in particolare, ad alcune espressioni contenute nella lettera del 9 gennaio 1892 : […]“ spero non vi scandalizzerete se nel mio racconto troverete una fanciulla che dà convegni al suo innamorato”; Più che ingenuità traspare una velata paura che il ruolo della protagonista potesse dare adito a fraintendimenti. Di sicuro emerge una particolare attenzione per il proprio status, una dimostrazione che il desiderio di libertà, di apertura, di successo non potesse essere scambiato per trasgressione. *

-Del romanzo “ La madre” E. Cecchi scrisse:” dopo Marianna Sirca ‘ […] un’altra, ma anche più nera delle sue pitture tutte in nero “.

Nella realtà, Grazia vive una Sardegna unitaria che definire “nera” potrebbe essere un eufemismo, dal momento che gli arresti dei fuorilegge erano all’ordine del giorno. Si sa, infatti , che tra il 1898 e il marzo del 1899 furono arrestati in Barbagia 642 fuorilegge. Col senno do oggi potremmo chiederci: ma erano davvero si trattava di individui fuorilegge?

*In certi periodi del Novecento dimostrare un accenno di solidarietà e /o ammirazione per la scrittrice avrebbe potuto essere considerato un attacco in piena regola al buon senso comune, alla Letteratura nazionale, ai suoi scrittori, agli adepti, ai lettori e, perché no, anche agli operatori del settore, considerando la sola citazione come un “ delitto di lesa maestà”.

A dire il vero, questo tipo di reato, se reato si può definire, è ancora oggi di casa nel nostro sistema letterario.

Nel Novecento, prima e dopo l’assegnazione del Nobel -fino ad arrivare al tardo Novecento- le letture preferite degli italiani si concentravano principalmente sui mostri sacri della nostra letteratura, quelli che molto più tardi Montale chiamerà “ poeti laureati”, sui più conosciuti scrittori russi -non tutti per la verità – oppure sui più pubblicizzati scrittori americani. I palati più raffinati, invece, rivolgevano le loro attenzioni ad autori come Tostoj e Dostoevskj per quanto concerne la letteratura russa, oppure Mann, Kafka ed Ibsen per le letterature del Nord- Europa, Balzac e Hugo per la Francia, Lorca e De Unamuno per la Spagna.

18 maggio 2017 - Categoria: recensioni

Antonio Loriga: “La collegiata di Osilo (1727-1892)” recensione di Angelino Tedde

La collegiata di Osilo.Arcidiocesi di Sassari. II.Dalle origini (1727) alla conclusione (1892). Storia e documentazione, Carlo Delfino editore, Sassari 2016. pp. 616

Con questo ultimo lavoro mons. Antonio Loriga, già Rettore dell’Istituto di Scienze Religiose di Sassari, aggregato alla Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna, ha completato una parte notevole delle vicende storiche del borgo e del suo territorio. Soltanto cinque anni fa ha pubblicato il I volume
“I. Dalle origini alla pievania” (Sassari, 2011 pp. 412). E non ci fermiamo a richiamare gli altri più brevi lavori che ha portato a termine precedentemente. Quest’ultimo ponderoso volume è arricchito, come del resto il precedente, da un’interessante appendice documentaria e da una suggestiva appendice iconografica, un’edizione curata vicina alla collana della Rubbettino nella cui tipografia è stato stampato per conto dell’editore Carlo Delfino.
Questi lavori fanno venire l’invidia agli studiosi di quei centri di origine tardomedievale come potrebbe considerarsi Chiaramonti, il mio paese amatissimo, già castello anch’esso, poi borgo e ora in agonia come il suo centro storico e le sue vestigia, che, purtroppo, a tutt’oggi non sono stati oggetto di un grosso studio generale come questo di Osilo e del suo territorio, quantunque bisogna dare merito alla scuola dello storico archeologo medievista Marco Milanese che ha fatto la ricognizione dei villaggi abbandonati del territorio.
La bibliografia del nostro autore è ampia anche se non manca qualche neo, (chi neo non ha, bello non è, dice il proverbio), che, per evitarlo, avrebbe dovuto, a mio modesto avviso, attenuare i giudizi “sardisti” sulla cornice storica dell’Isola, scegliendo la via mediana, in medio stat virtus di altri noti storici. 
Dei dominatori occorre mettere in luce indubbiamente i grossi limiti della loro egemonia, ma riconoscere anche i meriti, ad esempio della politica culturale dei re spagnoli con la fondazione delle due università e di ben 15 collegidi studio e formazionee e quella degli stessi re sabaudi che promossero l’ammodernamento delle istituzioni e la grande e profonda opera del Bogino, di Carlo Felice e di Carlo Alberto. Al primo va il merito dell’istituzione della scuola normale <elementare> e del Codice civile e criminale, al secondo, oltre all’abolizione del feudalesimo, va il merito della concessione dello Statuto, della riforma della scuola feliciana che diventa decisamente elementare (1841) e alla promozione degli asili aportiani (1848). 
Rilevata questa patina sardistica, sia pure spinta dall’amor patrio, per cui i dominatori non fecero che sfruttare la Sardegna, veniamo ai grandi meriti che questo lavoro, estremamente analitico e da certosino ha.
La ricerca è dedotta dai numerosi verbali che in 165 anni i segretari canonicali della collegiata hanno steso e quanto da essi si può dedurre. 
Lavoro gravoso e caparbio che ha messo a dura prova la tempra del nostro storico, del resto già collaudata col precedente lavoro su Osilo.

17 maggio 2017 - Categoria: cultura

II. I Chiaramonti: cognome diffuso in Italia a cura di Angelino Tedde

Dopo una breve discussione per email con lo storico prof. Alessandro Soddu-Chiaramonti dell’Uniss, ho ritenuto opportuno pubblicare queste cartine curate certamente da studiosi di onomastica per evidenziare le località in cui è diffuso il cognome Chiaramonti.

 

15 maggio 2017 - Categoria: storia

I Chiaramonti: alla ricerca dell’origine del nome del borgo di Chiaramonti (SS) a cura di Angelino Tedde

 

Sito del Castello di Chiaramonti (SS) (1348-1557)

Chiaramonti ha oggi, 2017, circa 1557 abitanti, Il Casula sostiene, nel suo Dizionario storico, che il nome del borgo deriverebbe dal matrimonio di Branca leone Doria di Uta con la seconda moglie Costanza, figlia di Manfredi Chiaramonti  III di Sicilia, che sposandola le fece  omaggio dando il suo cognome al Castello, che fu edificato nella vasta piattaforma miocenica a forma di ellisse irregolare  sul colle più alto e maestoso (470 mlm)  fra gli altri due che gli si affiancano ( Codinarasa 447 e  Carmelo 442. Il borgo andò crescendo negli anni anche alle pendici degli altri due fino ad estendersi ai giorni nostri nella piattaforma di Codinas.
Sull’origine del nome ci ha tessuto una bella ricerca onomastica Mauro Maxia, definendolo  Monte della Tzara, una specie di erba che vi sarebbe cresciuta.
Pers0nalmente ritengo che il nome del paese sia stato data dai fondatori Doria, per via di combinazioni matrimoniali coi Chiaramonti di Sicilia, ivi infeudati dai Re d’Aragona, Non abbiamo finora documenti tali da poter affermare con certezza che fu così, ma vari dubbi si, dato che gli Aragonesi  ebbero relazioni coi Chiaramonti e anche coi Doria. Riportiamo qui un passo tratto da un libro in cui pare aprirsi una pista che potrebbe avvalorare la tesi della quale siamo fautori. Occorrono certamente ricerche tanto a Genova nelle carte dei Doria quanto nell’Archivio di Aragona e di quello Segreto Vaticano da cui è tratto il passo del libro citato.

I Chiaramonti

Da un documento dell’Archivio Segreto Vaticano del 1365, è certo che Manfredi Chiaramonte, possedeva in Sicilia 33 Feudi, Baronie, Contee, tra cui Misilmeri.Non abbiamo una data precisa quando vennero in possesso della nostra Baronia. Si pensa che abbiano acquistato la Baronia di Misilmeri subito dopo del Caltagirone, cioè verso la metà del 1300. I Chiaramonti erano allora una delle Famiglie più Nobili e più potenti della Sicilia, Manfredi I Chiaramonte specialmente spicca tra tutti per la sua munificenza. Si costruì nel 1307 quasi una reggia a Piazza Marina, chiamata tutt’oggi il Palazzo dello “Steri”, dal latino “Hosterium”, ossia Palazzo fortificato, oggi Aula Magna dell’Università di Palermo.  Costruì anche molte Chiese e Conventi a Palermo e nei suoi molti Stati. Inoltre ingrandì ed abbellì il Castello dell’Emiro. I suoi Nobili Cavalieri Crociati di ritorno dai luoghi santi, portarono la devozione particolare di S. Antonio Abate, Fondatore del Monachesimo Orientale. Come a Palermo accanto allo “Steri” sorse la cappella di S. Antonio Abate, così altrettanto ne dedicarono una allo stesso Santo nel loro Castello di Misilmeri.

13 maggio 2017 - Categoria: eventi straordinari

“Francesco e Giacinta Marto, a cento anni dalle apparizioni della Vergine a Fatima, sono stati iscritti nel canone dei santi della Chiesa cattolica” a cura di Ange de Clermont

Con una cerimonia toccante, alla presenza di almeno 50o mila fedeli, provenienti da 55 paesi del mondo, a Farima, Papa Francesco ha inserito, oggi 13 maggio 2017, nel canone dei santi della Chiesa i due veggenti minorenni, morti di broncopolmonite a due anni dalle apparizioni. Il miracolo considerato è stato quello della guarigione inspiegabile di Luca, 5 anni, brasiliano, il quale caduto da un balcone di 6 metri, ha sbattuto la testa e ha subito un terribile trauma cranico con versamento di materia cerebrale. Entrato in coma irreversibile,  e dato per spacciato, dopo l’invocazione ai due beati, senza una possibile spiegazione scientifica, il bimbo si è risvegliato e la materia cerebrale riassorbita. Appena si è ridestato ha chiesto della sorellina e due settimane dopo è stato dimesso dall’ospedale completamente guarito
La chiesa ha atteso tre anni prima di prendere in esame l’evento e visto che il bimbo è davvero guarito completamente, ha riconosciuto il miracolo dei due fratelli oggi canonizzati e insieme invocati. Francesco e Giacinta, nonostante la minore età, seguendo i consigli della Vergine di Fatima, pregavano incessantemente, si privavano anche del cibo, ritenendo così di salvare le anime dei peccatori. La Vergine aveva mostrato loro l’inferno dove i peccatori precipitavano nutrendosi d’odio con bestemmie verso Dio e l’umanità, da ciò il costante impegno per salvare con la preghiera e  la penitenza le anime che potrebbero dannarsi. A Fatima i pellegrini pregano trascinandosi in ginocchio fino alla cappella della statua della Vergine. Sia a Lourdes sia a Medjugorje la Vergine raccomanda ai veggenti: preghiera, penitenza, lettura quotidiana della Sacra Scrittura. Noi, in questa circostanza, non esitiamo a pubblicare gli ultimi tre messaggi mariani dati ai veggenti di Medjugorje. Per meglio leggerli li pubblichiamo ricorrendo a composizioni concettuali, quasi si trattasse di poesie a versi sciolti.
Sappiamo già che molti sorrideranno, ma riteniamo che rida bene chi ride per ultimo.

Messaggio di Medjugorje, 2 maggio 2017 – Apparizione a Mirjana

“Cari figli,
vi invito a pregare non chiedendo,
ma offrendo un sacrificio:
sacrificando voi stessi.
Vi invito all’annuncio
della verità e dell’amore misericordioso.
Io prego mio Figlio per voi,
per la vostra fede,
che sta sempre più diminuendo
nei vostri cuori.
Lo prego di aiutarvi
con lo Spirito Divino,
come anch’io desidero
aiutarvi con spirito materno.
Figli miei,
dovete essere migliori!
Solo coloro che sono puri,
umili e ricolmi d’amore
sostengono il mondo,
salvano loro stessi e il mondo.
Figli miei,
mio Figlio è il cuore del mondo:
bisogna amarlo e pregarlo,
e non tradirlo sempre di nuovo.
Perciò voi, apostoli del mio amore,
fate crescere la fede nel cuore degli uomini
col vostro esempio,
con la vostra preghiera
e con l’amore misericordioso.
Io vi sono accanto, io vi aiuterò.
Pregate affinché i vostri pastori
abbiano quanta più luce possibile,
per poter illuminare tutti coloro
che vivono nelle tenebre.
Vi ringrazio! “

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