15 gennaio 2018 - Categoria: eventi luttuosi

Raimondo Turtas (Bitti,1931-Sassari,2018) il più grande storico contemporaneo della Chiesa Sarda ci ha lasciati, mentre concludeva la revisione della sua opera magna di Storia della Chiesa in Sardegna dalle origini al Duemila.

Riportiamo il necrolgio della famiglia in lingua sarda per la scomparsa del grande storico

TURTAS RAIMONDO
Sassari, 15 gennaio 2018

Su trèichi de jannàgliu , dopo una vita de istùdiu e apostolatu, nos at lassatu Rimundhu Turtas padre gesuita, professore universitàriu, istòricu de sa creja in Sardigna, vrate e tziu istimatu. Lu partètzipan Bustianu chin Pupolina, sos nepotes Antonietta, Pasquale, Pietro, Lucia, Lia, Valeria, Gloria e Elena chin sas famìglias issoro. Totu ringratzian a Nikola pro sas curas e s’aiutu in sos ùrtimos meses de vita. Lu cherimus ammentare chin totu sos chi l’an chèrfitu vene lunis a sas ùndhichi e cuartu in Tzàtzari in sa creja de Santu Pàule e a sas tres de orta ‘e die in Bitzi in sa creja de Santu Jogli.
In Italiano
Il treedici gennaio,dopo una vita di studio e apostolato, ci ha lasciati Raimondo Turtas, padre gesuita, professore universitario, storico della Chiesa in Sardegna. Lo partecipano Sebastiano con Pupolina i nipoti Antonietta, Pasquale,Pietro, Lucia, Lia, Valeria, Gloria e Elena con i loro familiari.
Tutti ringraziano Nicola per le cure e l’aiuto negli ultimi mesi di vita.
Lo vogliamo ricordare con tutti quelli che gli han voluto bene. Alle undici e un quarto in Sassari nella chiesa di San Paolo e alle tre del pomeriggio in Bitti nella chiesa di San Giorgio.
ANGELINO TEDDE CON TUTTI I COLLABORATORI DELL’ ACCADEMIA SARDA DI STORIA DI CULTURA E DI LINGUA  RICORDA RAIMONDO TURTAS, PADRE GESUITA E EMINENTE STUDIOSO DI STORIA DELLA CHIESA DELL’UNIVERSITA’ DEGLI STUDI  DI SASSARI, NONCHE’ AMICO DA UNA VITA  DEL COORDINATORE E COLLABORATORE DI QUESTO BLOG . POSSA IL SIGNORE DARGLI IL PREMIO PER LE FATICHE APOSTOLICHEE E DI STUDIO REALIZZATE PER LA GLORIA DELLA CHIESA UNIVERSALE E  DI QUELLA SARDA IN PARTICOLARE.
UN RINGRAZIAMENTO PARTICOLARE VA ANCHE A RAIMONDO DA PARTE DEI CULTORI E PARLANTI DELLA LINGUA SARDA PER LE FATICHE IVI PROFUSE SIA NEI CONVEGNI E NEI SEMINARI SIA NELLE PREDICHE DOMENICALI E NEGLI SCRITTI IN VARIE RIVISTE.
UN FORTE ABBRACCIO AL FRATELLO SEBASTIANO E A TUTTA LA SUA FAMIGLIA.
PER NOTIZIE PIU DETTAGLIATE SUGLI STUDI DI RAIMONDO TURTAS SI VEDANO SU ACCADEMIA SARDA LE PAGINE A LUI DEDICATE.
10 gennaio 2018 - Categoria: c'est la vie, narrativa

“Soliloquio di un gatto governante di tre umani” di Sarah Savioli

Dicono: “Prendi un umano, ti fa compagnia, se lo allevi bene non sporca neanche”.
E io, dai che ci casco: mica uno, no. Che son furbo… Mi faccio intenerire: prendo due umani, una coppietta. Carucci, bellini.
Impegnativi, però… Impegnativi!
Ma fatta la minchiata mica si torna indietro.
Li ho presi, li terrò.
E le pappe apposta, e la cuccetta loro, e fagli tagliare il pelo della testa ogni tanto, e paga il dottore… sono pure una spesa.
Poi vivaci, sempre vivaci questi due… Diciamo pure incontenibili da mattina a sera.
E falli giocare, e fuori e dentro, e via a portarmi altri umani a casa… e io a faticare a sbatterli fuori alla sera perché poi vogliono farsi adottare anche loro…
Per non parlare dell’ansia ogni volta che i due mi rientrano tardi.
Sempre con la preoccupazione che me li abbia stirati una macchina, che la femmina si azzoppi o che il maschio un giorno mi torni con una palla sola. Ma poverelli è la natura loro andar fuori ogni tanto…
Insomma sono una grana e anche un po’ tonti, ma ci s’affeziona, poco da dire.
Allora dicono: “Falli figliare che così si calmano”.
E io dai che li faccio figliare.
Che calmarsi si sono calmati. Questi appena s’appoggiano dormono, più che calmi direi che sono quasi morti.
In compenso il cucciolo pare assatanato. E ce l’ho sul groppone pure lui che lo vorrei regalare, ma secondo me la femmina che è rancorosa di indole poi mi distrugge il divano con le unghie.
E allora tieni pure il cucciolo… Che a riempirgli la pancia mi ci vuole un capitale, che magna come una tarma in un armadio di cappotti.
E dicono: “Guarda che belli che sono, in salute, si vede che li tieni bene”
E io certo che sì, mica sono un buzzurro: li ho presi, li tratto come si deve.
Ma questo 2018 sarà l’anno della svolta, adesso basta perché non ce la faccio più.
Maschio, femmina e piccoletto. Tutti e tre.
Si devono dare una tranquillizzata.
Li faccio sterilizzare e morta lì.

7 gennaio 2018 - Categoria: memoria e storia

“Michele Montesu,(1892-1989), mio bisnonno, copia del suo manuale del Genio Militare della prima guerra mondiale” di Simone Unali

“I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza”. Correva l’anno 1918 e, più precisamente, era il 4 novembre quando il capo di stato maggiore del Regio Esercito Italiano, generale Armando Diaz, annunciò la vittoria italiana nel primo conflitto mondiale e la sconfitta dell’impero austro-ungarico. Un conflitto lungo e sanguinoso, che causò in tutto il mondo la morte di circa dieci milioni di soldati e quasi sette milioni di civili. Il mondo e l’Europa si rialzarono a stento, con il desiderio che un conflitto del genere non si verificasse mai più. E invece, circa vent’anni dopo, scoppiò una nuova guerra mondiale, più efferata della prima, che si era dimenticata troppo in fretta. O si era fatto finta di dimenticare. L’Italia della vittoria, nel biennio 1918/19, doveva fare i conti con i danni causati dalla guerra, all’industria ma soprattutto all’agricoltura; doveva fare i conti specialmente con la fame. Il paese si rialzò comunque, pronto a voltare pagina. Questo 2018 è appena cominciato (solo quattro giorni fa le capitali di tutto il mondo hanno salutato il nuovo anno), eppure il pensiero corre già verso il 1918. Riecheggiano le parole del Capo dello Stato Sergio Mattarella nel suo discorso di fine anno agli italiani: “I giovani nati nel 1999 voteranno per la prima volta per eleggere le nuove Camere. Quelli nati cent’anni prima, nel 1899, andarono in guerra e molti di loro morirono: non dimentichiamolo”. In un secolo i progressi sono stati tanti, a partire dal più lungo periodo storico di pace in Europa, così come le conquiste sociali e le innovazioni. Per andare avanti però, per perseguire gli obbiettivi che ci siamo posti e continuare a percorrere la via del progresso e dell’evoluzione della specie umana è necessario voltarsi, guardare il passato e discernere ciò che può essere recuperato e ciò che invece deve essere abbandonato completamente, combattuto, sconfitto. Nel primo centenario dalla fine del primo conflitto mondiale ricordare è un dovere, ricordare sopratutto le tante vittime, ma anche i tanti gesti eroici di sacrificio compiuti da chi nel quotidiano o sul campo di battaglia combatteva la propria guerra. La storicizzazione di quegli anni è indispensabile per comprenderli fino a fondo, per poter trarre oggi le conclusioni in vista del futuro.

Qualche giorno fa, frugando in un cassetto, mi è capitato fra le mani libretto dalla copertina sbiadita e consumata dal tempo appartenuto a mio bisnonno Michele Montesu, che, come tanti altri chiaramontesi, combattè in quegli anni caldi. Aperto l’opuscoletto, nel frontespizio, per fortuna ancora integro, lessi l’intestazione: “Ministero Della Guerra, Comando del corpo di stato maggiore – Ufficio istruzioni e Manovre” e più in basso: “Istruzione sui lavori del campo di battaglia”. A piè pagina, poi, compariva lo stemma del Regio Esercito e l’editrice: “Voghera Enrico, tipografo editore del giornale militare – Roma, 1913”. Scorrendo le pagine e osservando le numerose illustrazioni, che presentavano misurazioni precise e dati sui materiali da impiegare, capì immediatamente che si trattava di un manuale destinato al Genio Militare, del quale mio bisnonno fece parte, inquadrato nella 23esima compagnia del Primo Reggimento Genio Zappatori, che aveva il compito di costruire e fortificare le strutture difensive di prima linea, le trincee per l’appunto. Pochi giorni fa, ascoltando le parole del presidente, il mio pensiero non potè che tornare a quel libretto che tanto mi aveva incuriosito, datato 1913, pochi anni prima dell’entrata in guerra dell’Italia. Secondo le norme e le istruzioni riportate in quelle pagine i soldati italiani costruirono le proprie trincee, le proprie postazioni per le mitragliatrici, i propri ripari; seguendo quelle pagine posarono le proprie linee telegrafiche di comunicazione e, sempre secondo quelle pagine, combatterono la propria guerra. Il libretto è suddiviso in quattro capitoli: Scopo e caratteri dei lavori nell’offensiva, Scopo e caratteri dei lavori nella difensiva, Scopo e caratteri dei lavori nelle operazioni della cavalleria e dei ciclisti, Esame e descrizione dei lavori del campo di battaglia. Riporto ora alcuni estratti del libricino, perchè, come in ogni altro manuale di guerra, possano rendere la dimensione del campo di battaglia, le strategie e le tecniche utilizzate da chi quella guerra la combattè veramente fra il 1915 e il 1918.

1 gennaio 2018 - Categoria: eventi straordinari, letteratura sarda

Entriamo nel decimo anno del nostro blog (2008-2018) di Angelino Tedde

Possiamo dividere questo periodo in due tempi (2008-2014) (2014-2018), Nel 2014, infatti, dopo sei anni d’intensa attività si è rotto il disco rigido del server che faceva capo alla ditta Noelis di Ittiri, successivamente al server di Ittiri, ma collegato strettamente ad Aruba it. A conclusione dei primi sei anni lo choc della scomparsa improvvisa del blog e il grosso dispiacere durato altre un mese della scomparsa e della ricostruzione con la perdita di due importanti capitoli del romanzo La maschera dalla protome taurina oltre ad alcuni articoli dedicati a colleghi che erano scomparsi. Se ne andò per la verità anche il morboso attaccamento al blog che costituiva  il più importante impegno quotidiano. Si può dire che presi atto che un simile attaccamento era eccessivo e così ebbe inizio il secondo periodo di maggior distacco. Continuai tuttavia ad interessarmene moderatamente anche perché subito dopo un amico con cui eravamo quasi associati si aggravò e non mi parve giusto approfittare della sua malattia per cogliere articoli dal suo blog mentre lui non stava bene. Ci lasciarono anche alcuni amici contrariati dalle nostre posizioni contro le pale eoliche e roba del genere. Le scelte politiche a volte dividono, ma io essendo assai poco impegnato in politica per un pessimismo congenito per la politica forse sono stato frainteso, d’altra parte il nostro blog puntava su problematiche storiche, culturali e linguistiche per cui non era il caso di prendersela. Dopo il trauma ho ripreso, ma con maggior distacco e con più lentezza oltretutto perché con vivistats potevo ancora contare le visite e le pagine viste. Successivamente è scomparso il contatore vivistats e quindi quella piccola soddisfazione quotidiana di vedere visite e visitatori è scomparsa. Più tardi il nostro web master lo ha sostituito con un contatore che ha ripreso a contare, ma si tratta di un contatore meno ricco di vivistats e allora pace e bene. Negli ultimi due anni sono comparsi altri collaboratori che hanno potenziat0 la parte culturale più di quella storica . e linguistica.  Gestire da solo un blog non è facile e la mia vista va anche a farsi opaca sebbene con una audace operazione sono riuscito a recuperare qualche grado in più.

Non so per quanti anni ancora potrò gestire il blog e già penso di cederlo gratuitamente  a qualche amante della cultura e di internet che beneficerebbe dell’indicizzazione che nel corso di quasi un decennio si è diffusa nel web.
Ad ogni modo continuiamo pazientemente ad andare avanti con gli attuali collaboratori in attesa di individuare
colui o colei che avra il piacere di affaticarsi e di dilettarsi col blog. Ad occhio e croce ad oggi possiamo contare nel corso degli anni circa 500 mila visite e 1 milione di pagine viste. Il 20% delle visite sono estere e l’80% italiane specie dalle più grosse città della Sardegna e del Continente. Come di consueto resta misterioso sia il tempo delle letture, dell’utilità che da libri e articoli possono ricavarsi. Tra le persone più interessanti che hanno consultato il nostro blog c’è da segnalare una studiosa dell’emancipazione delle donne ebraiche e di tanti altri studiosi ai quali abbiamo dato risposta. Molto letti anche gli articoli di Paolo Amat di San Filippo sulla storia dell’industria in Sardegna e di altri illustri storici. Ricercati gli articoli di Massimo Pittau e di Mauro Maxia sulla filologia sarda. Il discorso sarebbe lungo, ma io non ho alcuna voglia di proseguire. Debbo sottolineare che tra le tante recenti scoperte ci sono gli articoli di Sarah Savioli e di Mario Nieddu,ma anche di Eleonora Ortu.
Gli altri non sto a menzionarli, ma tutti contribuiscono a far si che il blog venga letto e seguito.
Andremo avanti per quanto possiamo, ma nel frattempo andiamo cercando la persona alla quale cederlo.

 

31 dicembre 2017 - Categoria: cultura

Chiaramonri: le chiese e i cimiteri di Simone Unali e di Francesco Dettori scheda a cura di Simone Unali.

Simone Unali e Francesco Dettori; le chiese i cimiteri di Chiaramonti, nuova Stampa Color, Muros 201  pp. 160 euro.15
Distribuito gratuitamente il giorno 30 dicembre dopo la presentazione ufficiale a circ< 100 presenti.

Il libro “Chiaramonti: Le chiese e i cimiteri” illustra le chiese e i cimiteri di Chiaramonti (urbane e rurali), proponendosi come una prima introduzione all’argomento. Il testo è suddiviso in quattro sezioni: le chiese del centro abitato, le chiese dell’agro, resti o ruderi di chiese medioevali e moderne e i cimiteri della circoscrizione comunale di Chiaramonti. Ciascuna scheda illustrativa delle chiese contiene, in breve, informazioni relative alla storia del monumento e allo stile architettonico, ma anche alle festività tradizionali a esse collegate e alle agiografie dei santi cui gli edifici sacri sono dedicati. All’interno del capitolo dedicato al Cimitero Comunale di Chiaramonti l’attenzione si focalizza sulle tombe monumentali della prima area cimiteriale (realizzate a cavallo fra il XIX e il XX secolo da scultori come G. Sartorio, A. Usai, L. Caprino), descritte per la prima volta, anche grazie alla collaborazione con la cultrice di storia dell’arte dott.ssa Tiziana Sotgiu. Sono poi presenti tre appendici: epigrafica (con le trascrizioni di alcune epigrafi dei vari menti), innografica (con un raccolta di gosos) iconografica con foto a colori  e in bainco e nero a cura di Lucio Dettori.
La presentazione è avvenuta nella sala coniliare del comune di Chiaramonti a cura di Angelino Tedde, Carlo Patatu, Gian Luigi Marras, Tiziana Sotgiu e Vincenzo Falchi. Erano presenti circa 100 persone tra chiaramontesi, studenti del Liceo Scientifico Giovanni Spano e professori degli autori. Hanno fatto i loro interventi tra il pubblico il dirigente scolastico Gianni Marras e il prof. d’arte CLaudio Coda, il primo ha messo in rilievo le buone radici scolastiche degli autori e il secondo con la solita acribia che lo contraddistingue in ogni occasione di questo genere ha rimarcato dei punti in cui, a suo parere,  potevano esservi delle imprecisioni o degli sviluppi.Dopo la presentazione è seguito un gradevole buffett.

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