13 Aprile 2019 - Categoria: cultura

“Quando la narrativa attraversa i sentieri della Verità.” di Giovanna Elies


Don Ciotti, nella prefazione al testo “Il costo della verità” del giornalista Ottavio OIlita, cita il Vangelo di Giovanni “ la verità vi farà liberi”. No che,, per usare le parole di Montale  “siamo di quelli che restiamo a terra”, cercheremo di capire l’operazione dell’autore, a cui- evidentemente- non basta che la verità resti chiusa nei faldoni dei Tribunali  ma, con pazienza ed abnegazione, intende concorrere ad eliminare quegli strani archetipi che tendono a celare  la  verità, appiattendola a bene personale piuttosto che  considerarla   bene comune e di inestimabile valore.

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20 Aprile 2019 - Categoria: cristianesimo

Pensieri e riflessioni in attesa della Pasqua di Ange de Clermont

Ieri sera la Via Crucis al Colosseo mi ha commosso commentata da una suora che ha passato passa le notti a confortare le prostitute e dar loro qualche conforto materiale e, se disposte, ad accoglierle, nelle case protette per rifarsi una vita.
Mi sono piaciuti i pensieri di quella suora che ha meditato sui migranti e su queste povere ragazze comprate per produrre soldi ai loro aguzzini.
Noi non ci pensiamo, ma il calvario ha una continuazione negli esseri umani. Cristo ha sofferto, è morto e risorto circa 2019 anni, ma il suo calvario continua. in questa povera umanità senza riposo.
Tutti gli uomini, al di là del loro professato credo, sono portati dal fatto stesso di esistere, volenti o nolonti, a percorrere il loro calvario con le flagellazioni, le fustigate, le cadute e, infine, con la morte la crocifissione non metaforica, ma reale sul proprio corpo. Non valgono stati sociali, ricchezze, benessere per evitare il calvario. Direi che è quasi una legge di natura. Cristo, tuttavia, con la risurrezione ci ha dato speranza sia per il vivere sia per il morire. Questo ci deve confortare nel ciclo del tempo e della vita. Questo ci deve consolare dalla nascita alla morte. Cristo con la risurrezione ci ha dato la speranza che va alimentata e accolta, solo chi muore come Giuda, disperato, è senza speranza né su questa terra né nella dimensione spirituale.
Come ci dai l’anima per respirare, Signore, donaci la speranza per percorrere i difficoltosi sentieri della nostra vita.
Come ci dai lo spettacolo incantevole dei paesaggi terrestri e marini, donaci un cuore che sappia sperare in una vita migliore per questa tormentata umanità.

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18 Aprile 2019 - Categoria: letteratura sarda

” Solu una Mente Divina!” de Anghelu de sa Niéra

Solu una Mente
Divina 
podiat immaginare
de nos lassare
isse e totu
su sambene
cun su corpu
e s’anima
cun su coro.

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16 Aprile 2019 - Categoria: letteratura sarda

“Il lunedì e il martedì santo di Parigi, della Francia, dell’Europa e del Mondo: Notre Dame brucia” di Ange de Clermont

Ho visitato sei o sette volte Notre Dame ed era mia preoccupazione che anche le universitarie che accompagnavo spesso in Francia la visitassero e ne conoscessero la storia. Mi sono avvicinato ad essa con un misto di appassionato cultore di storia e di cattolico, di ammiratore della Francia e particolarmente di Parigi. Nel 1993, con mia moglie, siamo andati a spasso per Parigi, non tralasciando i più illustri monumenti e musei: Notre Dame, les Invalides, le Sacré Coeur de Jesus, Montmartre, Louvre e le Que d’Orsais. Ogni nome apre suggestioni nel cuore e nella mente. Immagini che passano, emozioni che suscitano e desiderio di vedere e di rivedere le meraviglie del mondo. Notre Dame, il meraviglioso capolavoro gotico, tante volte rivisitato, ma sostanzialmente risalente al XII secolo. L’armonioso monumento alla Vergine Maria, a Nostra Signora, alla Madre Divina che mai ha abbandonato nel peccato questo mondo pieno di miserie e di peccati, dove Satan, da principe delle tenebre scorrazza, cercando di rovinare gli uomini dopo aver rovinato eternamente sé stesso. Mi sono anche confessato, ho pregato la Vergine, ma anche San Vincenzo de Paul, il padre degli orfani. Gli archi, le volte, le vetrate mi hanno incantato. Mi ha incantato l’altare su cui i blasfemi rivoluzionari hanno fatto danzare un’impudica ballerina. Son passati, ma Notre Dame, resta e resterà dopo quest’ultimo tentativo di Satan per distruggerlo. C’è tutta la storia di Francia sopra e sotto quel monumento, c’è la nascita di Parigi e la Senna che la circonda con un abbraccio amoroso. Si sosta dentro e fuori nella piazza di contemplazione della storia, della grande storia di Francia e dell’Europa.

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13 Aprile 2019 - Categoria: recensioni

“Nasciamo, viviamo e moriamo. E poi restiamo come scie, ombre, echi sempre più lievi nei ricordi degli altri… “di Sarah Savioli


A tavola mio nonno, mio zio generale che era suo fratello minore e mio padre sembravano fatti con lo stampino.
Tutti e tre con gli occhi di un celeste dall’intensità irreale, la struttura vagamente taurina, il tono di voce tonante, il colorito tipico di quelli che passano da allegro a incazzato in 0,00001 secondi.
Mio nonno a capotavola che con un sorriso fiero guardava a noi tre nipoti che facevamo gli idioti borbottando divertito “Ignuranti”, mio zio che proseguiva con “Permettimi, ma io che ho studiato mi sento di dare il mio apporto ai ragazzi dicendo che decisamente non capiscono nulla”, mio padre che ridacchiava nella speranza di non essere tirato in mezzo da quei due fratelli, anche a più di 50 anni e dirigente di una USL con lo stesso timore che aveva da adolescente, ma poi finiva regolarmente che mio zio lo centrava in pieno con “Ma tesoro, ne ho anche per te che sennò poi dici che non ti penso: anche tu sappi che capisci veramente poco”.
Una sera capitò che dormissero tutti e tre sotto lo stesso tetto e che io, allora sarò stata al primo anno di università, avessi la fortuna di esserci. Erano dei russatori leggendari, sembrava che qualcuno stesse tagliando con una sega circolare le fondamenta della casa ogni tanto dandoci giù pure un colpo di compressore. Le tre mogli avvezze al concerto non facevano una piega ormai rassegnate a un destino di notti passate di fianco a dei cinghiali, io invece dopo un’ora di agonia presi il cuscino e andai a dormire sula macchina parcheggiata nel cortile maledicendoli e dicendomi che se avessi sposato uno che russava così, gli avrei tagliato la gola nel sonno.
Alla mattina mio nonno vedendomi che stropicciata come un fazzoletto di carta usato scendevo dalla macchina, dalla finestra cominciò a cantarmi una serenata con “rose, cuori e amori”, poi ovviamente gli andò dietro mio zio e mio padre pure. Gli stronzi… io risposi arruffata con lo sguardo arcigno e il dito medio alzato. Loro continuarono a cantare per poi evolvere come al solito con una roba da osteria che parlava di una qualche Carlona busona e degli imbriaghi e cose così. 
Una compagnia così erano, quei tre…
Al funerale di mio padre, mio cugino, mio zio ed io ci mettemmo a dare il meglio della nostra stupidità irridente di tipico marchio Savioli… il fanculo spassionato tipico nostro a un diritto al dolore che non ci siamo mai concesso.
Al momento di andare via, lo zio generale mi disse “Bambina, tu sei una delle persone più forti che io conosca”. E detto da un uomo di famiglia perdutamente maschilista e nei confronti di una nipote sempre fuori da regole e schemi, fu un’ammissione incredibile che mi emozionò come poche altre cose nella mia vita perché so che per lui fu dolorosa quanto darsi una martellata sulle palle. Una rivalutazione ampia di tanti tanti convinzioni e sicurezze, roba da aver coraggio vero.
Mio nonno e mio padre non ci sono più da un po’. Mio zio generale è andato via ieri sera…
Nasciamo, viviamo e moriamo. E poi restiamo come scie, ombre, echi sempre più lievi nei ricordi degli altri… e poi in chi non ci ha conosciuto mai, al più ricostruzioni nei racconti che non rendono mai onore alle nostre profondità, nel bene e nel male. 
Ma è così che va, che alla fine siamo fatti per passare, increspare appena la superficie dell’acqua. 
Eppure c’è dell’incredibile poesia nel sentirsi esseri umani così minuscoli nel tempo e nello spazio e allo stesso momento essere capaci di contenere così tanta malinconica dolcezza e l’incrollabile certezza dell’eternità degli affetti…

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