10 Settembre 2019 - Categoria: memoria e storia

“Don Enea ” di Mons. Pietro Meloni Vescovo emerito di Nuoro

Un suggestivo e commosso profilo di Don Enea Selis (questo dell’amico Vescovo Pietro Meloni) che anch’io sia pure per un anno conobbi come ospite beneficato del pensionato universitario della FUCI in via Arvivescovado, 7 in Sassari da lui presieduto. Qualcosa per me dava il Comune di Sassari, a mezzo l’assessora Eufemia Sechi, il resto dovevo completarlo effettuando i versamenti in banca e sostituendo sig. Giuseppe alla portineria per un’ora. Io, tuttavia,  spesso me ne andavo all’uscita delle magistraline  lasciando la portineria incustodita. Don Enea se ne accorgeva a mi diceva:-Angelino, Angelino…- ma niente più. Mi chiese di unirmi ai fucini e lo feci saltuariamente, partecipai alle Sante Messe celebrate da lui a San Michele per i fucini. Fu il mio primo anno da laico, essendo prima seminarista liceale filosofo  del PIME, quasi un approdo dopo un mese, settembre 1959, di estrema povertà, senza alloggio e senza vitto, senza parenti disposti ad accogliermi. Don Enea accolse l’invito dell’avv. Battista Falchi,  mio “santo” protettore.
Dopo l’anno ivi trascorso, frequentai il I anno di. Giurisprudenza, fui chiamato nel mio paese per un posto di avventizio in Comune, un vero e proprio imbroglio, perché dopo cinque mesi mi ritrovai sul lastrico e non ebbi il coraggio di tornare a chiedere un appoggio, un posto, quello già lasciato. Mi campai con 13 ore di ripetizioni al giorno.
Il ricordo dell’accoglienza di don Enea non l’ho mai dimenticato e tutto quello che di buona ho respirato con i colleghi fucini. Sono stato testimone del suo impegno per costruire l’albergo della Madonnina. Era arrivato addirittura un sottosegretario che gli disse francamente durante il pranzo nella casa della Noce che non poteva fare niente. Don Enea non si turbò ne insistette. Io avrei lasciato quel signore a fare autostop nella strada da San Leonardo a Cugliari, dopo il pranzo, in quella giornata piovosa, ma don Enea fu cortese e lo fece accompagnare, tornati a Sassari, cortesemente  all’Aeroporto di Fertilia. 
Un uomo e un sacerdote eccezionale che accanto alla ricchezza culturale di laico e di sacerdote seppe formare la classe dirigente cattolica sassarese con impegno e guardando in alto e avanti! (A.T.)

Don Enea di Mons. Pietro Meloni

“Dilatentur spatia caritatis”. Il motto di un vescovo è l’icona della sua personalità spirituale e della sua aspirazione pastorale. È la voce di una vita illuminata dalla risposta alla vocazione di Dio. Il motto scelto da Don Enea esprimeva con le parole di Sant’’Agostino il rinnovato proposito di amare Dio e il prossimo con una carità senza confini. Il “motto” era incastonato nello “stemma”, nel quale ardevano tre fiaccole sovrastate da una croce. E nello scudo i gigli erano immagine di Maria, che è madre dei sacerdoti, e di tutti i cristiani ed a maggior ragione dei vescovi.

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4 Settembre 2019 - Categoria: storia

Un martire senza altare il padre Giovanni Domenico Aresu, gesuita terteniese (XVII SEC.) di Tonino Loddo

 

1 – Al padre generale lo aveva scritto tante volte di voler andare a offrire il proprio servizio sacerdotale in terra di missione. E si era talmente affezionato a questo desiderio da considerare l’esaudimento della sua richiesta come «don y gracia que major no posso recibir de V[uestra] P[aternida]d y de ninguno de sus hijos»1. Rimasta inascoltata la prima richiesta, il padre Giovanni Domenico l’aveva reiterata almeno una seconda volta 2 specificando che il suo non era un generico desiderio di missione che

ra di Bruno Anatra e Giovanni Murgia, Roma 2004, pagg. 403-424.2 «Otras vezes pedida», ribadisce nella lettera del 1639, affermazione che – per essere al plurale – ri- chiama appunto una pluralità di richieste di cui, però, non ci è pervenuta traccia al di fuori di quelle so- praddette del 1638 e del 1639. 

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24 Agosto 2019 - Categoria: narrativa

“Parabola del buon Catamarano” di Mario Nieddu

Nomi tipici del Continente Africano

Abasi Abayomi Abimbola

Addo Ade Adisa

Adjatay Adofo Ajene

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23 Agosto 2019 - Categoria: Chiaramonti e dintorni

“L’aspirante comandante Simone Unali, chiaramontese, appena maturato, muove i passi verso l’Accademia Navale di Livorno” di Angelino Tedde


A partire dal mese di febbraio di quest’anno, secondo il bando di concorso, per l’arruolamento di 110 comandanti della Marina Militare Italiana di Livorno, il nostro giovane studente del V anno del Liceo Scientifico Giovanni Spano di Sassari, si è sottoposto alle difficili prove per l’ammissione all’Accademia Navale di Livorno:

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14 Agosto 2019 - Categoria: cristianesimo, eventi straordinari

“Omaggio alla Vergine Maria Assunta in Cielo in anima e corpo” a cura di Angelino Tedde

Vergine Madre figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura
termine fisso d’eterno consiglio
tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti si, che ‘l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese l’amore
per lo cui caldo ne l’etterna pace
così è germinato questo fiore.
Qui se’ a noi meridiana face
di caricate, e giuso, intra’ i mortali
se’ di speranza fontana vivace.
Donna se’ tanto grande e tanto vali
che qual vuol grazie e a te non ricorre
sua disianza vuol volar senz’ali.
La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda; ma molte fiate
liberamente domandar precorre.
In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura e di bontate.
Or questi che dall’infima lacuna
dell’universo in fin qui ha vedute
le vite spirituali ad una ad una
supplica a te, per grazia di virtute
tanto, che possa con li occhi levarsi
più alto verso l’ultima salute.
E io che mai per mio voler non arsi
più c’i’ fo per lo suo, tutti i miei preghi
ti porgo, e prego che non siano scarsi,
perché tu ogni nube li disleghi
di sua mortalità co’ preghi tuoi
si che il sommo piacer li si dispieghi.
Ancor ti prego, regina, che puoi 
ciò che tu vuoli, che conservi sani
dopo tanto veder li affetti suoi.
Vinca tua guardia i movimenti umani:
vedi Beatrice con quanti beati
per li miei preghi ri chiudon le mani!»
Li occhi da Dio diletti e venerati
fissi nell’oratore ne dimostraro
quanti i devoti preghi le son grati;
indi all’etterno lume si drizzaro,
nel qual non si dee creder che s’invii
per creatura l’occhio tanto chiaro
E io ch’al fine di tutt’ i disii
appropinquava si com’io dove
l’ardo del desiderio in me finii.

Dante Alighieri dal XXXIII
Canto del Paradiso

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