17 Dicembre 2018 - Categoria: memoria e storia

“Mons. Masia e don Era, parroci, don Carboni, viceparroco della Parrocchia di San Giuseppe in Sassari” di Pietro Meloni

Mons. Pietro Meloni, vescovo emerito di Nuoro, ma già professore presso la Facoltà di Magistero di Sassari, va tracciando dei profili biografici dei parroci della Parrocchia di San Giuseppe, consacrata nel 1888 e come usava un tempo con parroci perpetui che hanno lasciato una profonda traccia del loro operato in quella che fu la chiesa di molti uomini e donne illustri dai Segni ai Berlinguer, dai Cossiga ai Giagu-Demartini, dai Parisi ai Meloni, compreso l’autore di questi profili.
Sorta nel quartiere in cui si era insediata la borghesia cittadina con case e palazzi liberty e con le scuole Medie e Superiori di una certa importanza culturale come l’Istituto Magistrale, la monumentale Scuola Elementare di San Giuseppe, di stile razionalista, frequentata dalla nota scrittrice Elena Pitzorno, dagli stessi locali della GIL, Gioventù Italiana del Littorio in epoca fascista, senza dimenticare la vasta Piazza d’Armi utilizzata sia per le adunate sia per le manifestazioni ginniche del regime. Né vogliamo dimenticare l’associazione cattolica Robur et Virtus nelle cui palestre si formò quella classe media delle arti e mestieri d’ispirazione cattolica e dello stesso Istituto d’Arte e Mestieri alla cui istituzione contribui uno degli esponenti più attivi del movimento cattolico sassarese il nobile Carlo Rugiu Tealdi. Si aggiunga l’Ospedale Civile ultimato dall’arcivescovo Varesini nel 1848 che risulta quasi a ridosso della Scuola Elementare di San Giuseppe. Le figure rievocate sono Mons. Giovanni Masia nel venticinquesimo della morte, quella di don Era nel quinto anno della sua scomparsa e quella di don Carboni nel trentacinquesimo della sua morte. (Nota della Redazione)”

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14 Dicembre 2018 - Categoria: memoria e storia, narrativa

“Allora sparami. Però fallo mentre guardi fisso negli occhi.” di Sarah Savioli

Guardatele.
Ma guardatele queste sorelle nostre.

C’era una donna piccola, segaligna, con occhi neri come la pece.
Si chiamava Giuseppa, dirigeva una fabbrica di conserva anche se a farlo sarebbe dovuto essere suo marito che firmava, prendeva paga, ma che di fare quel lavoro non ne era proprio capace.
C’era la guerra e con la scusa del non sprecare gli avanzi sul fondo dei recipienti, a merenda tutti i figli degli operai venivano al tavolaccio della fabbrica e avevano una fetta di pane con olio e passata di pomodoro in estate, marmellata in inverno. Alle volte per loro l’unico pasto di una intera giornata, per il quale lei li ringraziava uno ad uno per averla aiutata a finire quella roba che avrebbe sennò dovuto smaltire…
In casa si era tirata due ragazzini trovati in strada come cagnetti randagi ai quali dispensava cibo, vestiti e sberle, molte sberle e anche qualche calcio nel culo, esattamente come ai tre figli suoi di pancia.
E i due maschi di pancia entrarono nella resistenza, uno per volere e credo, uno per puro caso.
Un giorno nel cortile della fabbrica entrarono i fascisti tronfi come galli cedroni e un gruppo di soldati tedeschi.
Lei mandò tutti gli operai dentro e andò loro incontro con le mani sui fianchi.
Le dissero di confessare dove fossero nascosti i figli. Lei rise.
L’ufficiale tedesco le puntò addosso la pistola dicendo che se non avesse parlato le avrebbe sparato lì, nel cortile della fabbrica.
Lei allora gli andò proprio di fronte, gli prese la mano che teneva l’arma, la sollevò e si appoggiò la canna contro la fronte.
Poi disse: “Allora sparami. Però fallo mentre mi guardi fisso negli occhi.”
L’ufficiale abbassò l’arma. Tedeschi e fascisti andarono via.

Giuseppa era la mia bisnonna, aveva un numero imprecisato di gatti e li chiamava tutti “Oh, Pansa grassa” e l’ultima volta in cui l’ho vista aveva 85 anni, erano i primi di gennaio e rideva perché stappando lo spumante a Capodanno, aveva lavato interamente il muro della cucina…

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12 Dicembre 2018 - Categoria: memoria e storia

“Giovanni Arghittu (Pattada,1880-Sassari,1958) sacerdote di viva pietà e grande zelo, confessore apprezzato e uomo di soda dottrina” di Pietro Meloni

Il Vescovo emerito di Nuoro, Mons. Pietro Meloni, a 60 anni dalla morte, traccia un breve profilo, del sacerdote sassarese, oriundo di Pattada, Giovanni Arghittu, dottore in Sacra Teologia e per 44 anni vicario parrocchiale in San Giuseppe (1914-1936), chiesa ultimata nel 1888 intitolata a San Giuseppe, già titolare del Collegio Universitario Gesuitico di cui nella sagrestia si conservano retabli lignei e dipinti. (Nota della Redazione)

Sessant’anni fa il 22 settembre 1958 si spegneva nella sua casa di Sassari il sacerdote Dott. Giovanni Arghittu, che fu “vicario parrocchiale” nella Parrocchia di San Giuseppe per quarantaquattro anni, dal 15 giugno 1914 al 31 marzo 1936 con il parroco Dott. Pietro Chessa e poi con il parroco Dott. Giovanni Masia dall’8 dicembre 1936 fino alla morte. E nel breve periodo tra la partenza di Don Chessa e il giorno dell’ingresso di Don Masia fu “vicario amministratore” della Parrocchia.

       Giovanni Arghittu era nato a Pattada il 15 maggio 1880 dal babbo Pietro e dalla mamma Mariangela Uleri, donna di grandissima fede e preghiera. Un mese dopo nacque a Cologne di Brescia Andrea Mazzotti, che nel 1931 sarebbe diventato il suo arcivescovo Mons. Arcangelo Mazzotti. Giovanni, il primo di sei figli, frequentò le Scuole Elementari con grande diligenza nel suo paese, poi gli studi ginnasiali a Ozieri e gli studi liceali a Sassari. Giovane fervente nella preghiera, ascoltò la voce di Dio che lo chiamava al sacerdozio e fu accolto nel Seminario Diocesano di Ozieri. Nel 1901 fu chiamato al servizio militare, che espletò nell’Ospedale dell’Esercito Italiano del Celio a Roma.

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8 Dicembre 2018 - Categoria: memoria e storia

“Lettera di un figlio dimenticato ad un padre negato” di Mario Vali

Ai primi di dicembre è arrivata in redazione questa lettera firmata, a cui diamo per riservatezza un nome di comodo. La pubblichiamo perché essa al di là della persona che ce l’ha mandata rappresenta la crudeltà di tanti uomini che concepiscono una donna e poi l’abbandonano al suo destino – e questa è la prima vittima-, ma la scelleratezza di questi uomini, migliaia, purtroppo, colpisce anche il concepito-ed è la seconda vittima-. Due destini buttati al vento tempestoso della vita da uomini incuranti delle sofferenze che vengono inflitte a due essere umani: la madre concepita e il figlio o la figlia concepita. Dolori che si portano appresso nonostante passino gli anni. Questi drammi ho potuto verificarli più volte  in vicini e lontani, in parenti ed amici. Padri senza capo né coda che soffocando la coscienza vivono nell’indifferenza verso chi hanno concepito e verso colei che è stata concepita. La tragedia si accresce, ma non è questo caso, quando oltre il padre anche la madre abbandona il figlio o la figlia, scomparendo nel nulla. Una legge crudele che aristocratici e borghesi hanno fatto su misura dei loro disordinati ardori.
Per fortuna, quando recitiamo il “Padre Nostro” scopriamo che un Padre l’abbiamo sempre e che la Provvidenza pensa sempre anche agli abbandonati.

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5 Dicembre 2018 - Categoria: eventi luttuosi

Nino Fois (1934-2018), il grande poeta e uomo esemplare se n’è andato.

Angelino Tedde e tutti i collaboratori di accademiasarda.it prendono parte al lutto dei familiari e di tutti gli amici per la morte di Nino Fois, già insegnante elementare, ma soprattutto grande poeta. Nino ha partecipato assiduamente al momento della nascita di questo blog con le sue composizioni poetiche e le sue traduzioni di vario genere.
Abbiamo appreso la notizia da Facebook e facciamo ai parenti e agli amici le più profonde condoglianze.

Dal blog di Luigi Ladu segue un profilo biografico-letterario

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4 Dicembre 2018 - Categoria: cristianesimo, lingua/limba

Sa Bibbia in sardu – capitulu 19 di Maria Sale

SABIENTZIA – CAPITULU 19

Settimu contrapassu: su Mar Rosso

1) Subra sos malos si ‘etteit, fintzas a sa fine, unu disdignu chena coro, ca Deus prevediat fintzas s’insoro tempus benidore,

2) chi cheret narrere, pustis de lis àere permissu de si che andare e de los àere fatos partire in presse, mudadu propositu, los aian apidos pessighidos.

3) Mentres chi, difatis, fin ancora occupados in sos luttos e pianghian subra sas tumbas de sos mortos, an leadu un’atera detzisione chena cabu, e pessighein comente fuidores sos chi gia aian

pregadu pro partire.

4) Los ispinghiat a-i custu puntu estremu unu destinu meritadu, chi los betteit in s’olvidu de sas cosas sutzessas, pro chi congruein sa punitzione, chi ancora mancaiat a sos turmentos insoro,

5) e mentres chi su populu tou s’incaminaiat in-d’unu ‘iazu istraordinariu, issos attoppein una morte singulare.

6) Tota sa creassione leaiat dae comintzu, in sa manera sua, una fromma noa, ponzende mente a sos cumandos tuos, pro chi fizos tuos esseren istados preservados sanos e salvos.

7) S’ideit sa nue coberrere de umbra s’accampamentu, terra sicca cumparrere inue innanti bi fit s’abba, un’istrada libera s’abberzeit in su Mar Rosso e una piana birde in giambu de sas abbas abbolotadas.

8) Inie passeit totu su populu tu, sos amparados dae sa manu tua, ispetadores de prodigios istupendos.

9) Che caddos in sa tanca, che anzones gioghende, cantaian innos a tie, Segnore, chi los aias liberados.

10) Ammentaian ancora sos fatos de s’esiliu insoro, comente sa terra, in giambu de bestiamine, produeit tzintzula, comente su riu, in giambu de pisches, batteit un’ammassu de ranas.

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25 Novembre 2018 - Categoria: eventi luttuosi

Dott. Sandro Accorsi (Bologna 1954-Rovigo 2018), esperto del settore sanitario per la Cooperazione Italiana allo Sviluppo Ministero degli Esteri, è prematuramente scomparso.

La redazione di accademiasarda di storia di cultura di lingua e i suoi collaboratori, in particolare Angelino Tedde e la moglie Domitilla Satta, partecipano al dolore degli amici fraterni Maria Luisa Accorsi e Gian Paolo Brizzi e di tutti i familiari, in particolare la moglie Nicoletta e la figlia Marianna, per la prematura scomparsa e per la grave perdita del fratello e cognato, del marito e padre, e di un uomo che come medico, esperto di malattie tropicali, si è votato allo sviluppo sanitario dei paesi poveri dell’Africa, del Medio Oriente, dell’America Latina con competenza e impegno assoluti.
Con lui la Cooperazione Italiana allo Sviluppo perde una risorsa impareggiabile.


Profilo Biografico

Nasce a Bologna nel 1954, si laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Bologna, in seguito si specializza in Medicina Tropicale presso l’Institut de Médecine Tropicale Prince Léopold (Anversa, Belgio) e in Medicina del Lavoro presso l’Università di Verona. Nel 1991 ottiene il Master of Public Health presso la Johns Hopkins University (Baltimora, USA).

Dal 1988 lavora come esperto in Burkina Faso e in altri paesi dell’Africa Occidentale (del Mali, Togo, Benin, Ghana, Costa d’Avorio, Guinea, Sierra Leone e Senegal) in qualità di epidemiologo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Dal 1991 lavora come esperto del settore sanitario per la Cooperazione Italiana allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri, seguendo numerosi progetti in Cile, Senegal, Territori Palestinesi, Ghana.

Specializzato nella realizzazione e valutazione di sistemi informativi sanitari, sviluppo di sistemi di sorveglianza epidemiologica, definizione, sviluppo e valutazione di programmi e strategie di sanità pubblica e monitoraggio della  performance di sistemi sanitari, dal 2005 è assunto in qualità di esperto dalla Cooperazione Italiana nell’ambito dell’Iniziativa “Contributo Italiano al Programma di Sviluppo del Settore Sanitario” in Etiopia.

 

 

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22 Novembre 2018 - Categoria: narrativa

“L’emigrazione di una gatta incivilita dal vicino di casa da basso al nostro belvedere” di Ange de Clermont

Da tempo avevamo tre gatti: la gatta madre e due figlie femmine, capitate un giorno nel nostro piccolo appezzamento-belvedere di 40 mq. Mia moglie, impietosita, ha cominciato a nutrirli ed essi si sono affezionati. Essendo selvatici non si sono mai lasciati toccare. Oltre alla selvatichezza dimostravano una timidezza patologica. Un destino baro ha voluto che la madre fosse graffiata agli occhi da qualche pretendente innamorato e da lei respinto, l’altra figlia fosse uccisa da un autista distratto e l’ultima è rimasta bianchissima e sola, visto che la madre non si è fatta più vedere.

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