21 Novembre 2011 - Categoria: Il marchio dalla protòme taurina

VIII. L’Arma riprende le indagini per l’assassinio dell’archeologo Pedde di Ange de Clermont


Soddisfatte le richieste rituali del pretore di Vulvu, i carabinieri di Miramonti, cinque uomini ormai esperti del territorio, ritennero giunto il momento di riprendere le indagini sull’assassinio dell’archeologo. Si consultarono e concordarono di sentire le persone coinvolte o per bene o per male in quell’atroce delitto. In primo luogo pensarono di convocare  il pastore Mudulesu, domiciliato nei pressi del Nuraghe Aspru, con moglie, figli e servi,  successivamente sos teracos de pastoria, sos polcalzos, sos teracos dei bovini e, se del caso, anche i pastori dei pressi  del rio Filighesos. In seguito avrebbero sentito sos archeologos de su Cabu de Susu dei paesi vicini e da ultimo, a sorpresa, sos archelogos de Miramonti tra i quali, per ultimo, a sorpresa, per tenerlo in ansia, il sospettato Andria Galanu. Nel frattempo  due militi avrebbero perlustrato  sa Tanca de s’Ena, nei pressi del rio, e la località de su Cànnau. Altri due furono inviati nella vicina zona di Murtis e Laoru, ad intercettare persone che si aggiravano nelle sterrate e nei sentieri campestri.  Il piantone Rustico Fanelli  e il brigadiere Alessandro Carrigni  sarebbero rimasti nella stazione per dare inizio agl’interrogatori.

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17 Novembre 2011 - Categoria: lingua/limba

Una scheda del Condaghe di Bosove (1190) a cura di Giuseppe Meloni e di Andrea Dessì Fulgheri

 G. Meloni, A. Dessì Fulgheri, Mondo Rurale e Sardegna del XII secolo, Liguori Editore, Napoli 1994 pp.142-148, 162-164.

Regesto a cura di Tiziana Sotgiu

 Il Condaghe di Barisone II di Torres è un manoscritto in antico logudorese, tratto dagli Archivi della Primaziale di Pisa e relativo a una serie di operazioni che coinvolsero il giudice di Torres Barisone II e coloro che vendettero, permutarono e cedettero i loro beni quali servi, terreni o bestiame in rapporto alle esigenze dello stesso giudice. Tali operazioni economiche precedono nel tempo la donazione giudicale che avvenne nel 1190. Con il Condaghe il giudice lasciava ai posteri sostegno giuridico delle donazioni fatte dalla famiglia giudicale in favore dell’istituzione religiosa dell’Ospedale di San Leonardo di Bosove, affiliato a quello di san Leonardo di Stagno di Pisa.

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17 Novembre 2011 - Categoria: eventi straordinari

I primi della classe al governo del paese di Angelino Tedde

Prof. Mario Monti

Le opposizioni hanno tanto remato contro un governo uscito vittorioso dalle elezioni,ma sfilacciatosi in cammino da troppi limiti di ogni ordine e grado, per ottenere un governo dei primi della classe. D’altra parte l’opposizione a tutt’oggi non ha una maggioranza forte e coesa e formando un governo non potrebbe durare che tre giorni. Non si fa maggioranza contro qualcuno, la si fa se si ha un programma concordato e unitario, diversamente si va incontro a governi a  tempi stretti com’è stato l’ultimo governo del cattadulto Prodi, fatto saltare da Mastella, dopo le sparate di Giggino (leggi Demagistris, l’untorello), istrionico sindaco della capitale del sud (allora piemme rampante) che rischia tutti i giorni di affogare in un mare d’immondezza.

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15 Novembre 2011 - Categoria: Il marchio dalla protòme taurina

VII. I funerali di Antonio Pedde, l’archeologo assassinato a Miramonti di Ange de Clermont

Il giorno successivo alla perizia medico – legale, tiu Giuannandria Movimentu preparò una bara grezza, per il morto Antonio Pedde e con l’aiuto del becchino BIrrocu, alla presenza di un parente inchiodò il coperchio sulla bara. Alle 9 del mattino giunse il vicario dalla parrocchiale preceduto da un corteo di dieci chierichetti, in tonaca rossa e cotta bianca, il più grandicello, portava tutto pomposo la croce di legno nera, mentre dopo il vicario seguivano il prof. don Grixone, il vice vicario don Arica e i due chierici maggiori Lucio Foe e Matteu Pedde. Dietro il clero seguivano la moglie e le due figlie del defunto con le consorelle delle Vergine del Rosario e i confratelli della Santa Croce. Tutti rispondevano ai versi del Miserere intonato dalla stentorea voce di don Grixone.

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15 Novembre 2011 - Categoria: versos in limba

Cant’est bella Toiedda de Anghelu de sa Nièra

Cant’est bella Toiedda
Accerad’ a su balcone
At sa conca pili niedda
E sas laras che.i s’anzone.

 

Issa faeddat cun totu
cun betzos e cun bajanos
sena fagher abbulotu
saludende cun sas manos

 

Chie la cheret isposa
Chie la cheret teraca
Paret una mariposa
Totu la cherent a faca.

 

No si negat  a niunu
Forsis  pro educatzione
Ma non  nd’isposat mancunu
Nen teraca a su ricone.

 

Toiedda est che una mela
in sa punta de sa nae
est coment’una bandela
chi perunu tocat mae

 

 

Issa est cuntenta gai
At a restare bajana
E niunu andat mai
A fagher sa serenada.

 

Issa est bella che-i su sole
Dat a totu meda gosu
Ma de custu non si dole (t)
At sa paghe e su reposu.

 

 

Ischit solu chi sa vida
L’at fata pro s’accerare
In carrotza est naschìda
E non podet caminare.

 

 

 

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12 Novembre 2011 - Categoria: Il marchio dalla protòme taurina

VI. Le prime indagini sull’archeologo morto ammazzato a Miramonti nel 1889 di Ange de Clermont

Archivio Mario Unali

Appena il cielo iniziò a schiarire il pretore di Vulvu col brigadiere e con due militi lasciarono la caserma a cavallo diretti al rio Filighesos presso la domus sulla roccia rossastra per rimuovere il cadavere dell’archeologo miramontano Antonio Pedde, vegliato nella notte da un milite e dal pastore Mudulesu del Nuraghe Aspru. Ci vollero due ore di cammino per raggiungere la località, lanciando di tanto in tanto al trotto i cavalli. Passati davanti alla chiesa di Santa Maria Bambina, detta anche, de Aidos, raggiunto il rio Giunturas, che in altimetria degrada almeno duecento metri da quella del paese, posto a 450 metri sul livello del mare, giunsero a sa Punta de sas Tanchittas e via a spron battuto verso il rio Filighesos.

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12 Novembre 2011 - Categoria: cahiers de doléances

Osservate i gigli del campo di Padre Agostino da Las Plassas O. F. M.

Di fronte alla schizofrenia politica del mondo globale che va a picco; di fronte alla crescita della povertà ovunque; di fronte ll’ansia che provocano le borse altalenanti; di fronte alla mancanza di unità d’azione politica specie in Italia, di fronte all’arrembaggio dei posti di potere una volta cacciato Berlusconi, non si fa che litigare, che pensare al miglior profitto per la propria fazione politica: i cattocomunisti vogliono mettere finalmente le mani nel malloppo: D’Alema e Rosy Bindi, Bersani e Vendola, Franceaschini Panecipolla e Finocchiaro, dopo tanto digiuno di potere vogliono affogarsi di esso che, dopo aver campato a base di “Vattene Berlusconi!” ora hanno le soluzioni pronte per risanare l’Italia con Mario Monti.

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11 Novembre 2011 - Categoria: versos in limba

Non tiat tenner sensu di Giangavino Vasco a contivizu di Domitilla Mannu

Custa poesia de Giangavino Vasco at leadu su de 4 prèmios ex aequo in Otieri ocannu in sa setzione poesia sarda inèdita “Antoni Sanna”

Non tiat tenner sensu

 

 

Non creo chi sa morte

a tottu ponzat fine,

su pruine lassande innoghe ebbia.

No est  sa nostra sorte

in s’eternu mudine,

ca s’intendet, attesu, un’armonia

chi prenat cust’aera

cun su sonu ‘e s’ispera

chi nos narat ch’in punt’ ‘e agonia,

una lughe nos ferit

chi custos ojos torra nos abberit.

 

Non tiat tenner sensu

cust’umana esistèntzia,

cun gosos, penas, ódiu e amore.

In custu chelu immensu

s’intendet sa presèntzia

chi faghet baliare onzi dolore.

L’amos iscrittu in chizos

chi semus tottus fizos

de chie a nois est superiore.

Sensu non tia tenner

s’esistèntzia umana a la sustenner.

 

Tue, pitzinnu tristu,

ch’in cussa terra antiga

ses nàschidu po viver in debbadas,

mai as connotu a Cristu,

ne una ‘oghe amiga

t’at contadu sas folas cun sas fadas.

Ma cun ojos a chelu

poder bier s’anghèlu

ch’isperas regollinde t’est cuadas,

nàndedi a che sighire

a ube tue puru as a godire.

 

Non tiat tenner sensu

su viver tou solu po suffrire.

 

Giangavino Vasco

 

11 aprile 2011

                       

4°Premio ex aequo alla 52a Edizione del “Premio Ozieri” – OZIERI 25.09.2011

Traduzione in italiano

 

Non avrebbe senso

Non credo che la morte

ponga fine a tutto,

lasciando qui solo la polvere.

Il nostro destino non è

nel silenzio eterno,

perchè si sente, lontana, un’armonia

che riempie questo cielo

col suono della speranza

che ci dice che, al momento dell’agonia,

ci colpisce una luce

che apre nuovamente i nostri occhi.

 

Non avrebbe senso

l’esistenza umana,

con gioie, dolori, odio e amore.

In questo cielo immenso

si sente la presenza

che fa sopportare ogni dolore.

È scritto sulla nostra fronte

che siamo tutti figli

di chi è a noi superiore.

Non avrebbe senso

credere nell’umana esistenza.

 

Tu, bambino triste,

che in quell’antica terra

sei nato per vivere inutilmente,

mai hai conosciuto Cristo,

nè una voce amica

ti ha raccontato le fiabe con le fate.

Ma con gli occhi rivolti al cielo

puoi vedere l’angelo

che speranze, nascoste, sta per te conservando,

mentre ti dice di raggiungerlo

dove anche tu potrai gioire.

 

Non avrebbe senso

la tua vita solo per soffrire.

 

Altre poesie e il profilo biografico in www.luigiladu.it

 


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