15 Novembre 2011 - Categoria: Il marchio dalla protòme taurina

VII. I funerali di Antonio Pedde, l’archeologo assassinato a Miramonti di Ange de Clermont

Il giorno successivo alla perizia medico – legale, tiu Giuannandria Movimentu preparò una bara grezza, per il morto Antonio Pedde e con l’aiuto del becchino BIrrocu, alla presenza di un parente inchiodò il coperchio sulla bara. Alle 9 del mattino giunse il vicario dalla parrocchiale preceduto da un corteo di dieci chierichetti, in tonaca rossa e cotta bianca, il più grandicello, portava tutto pomposo la croce di legno nera, mentre dopo il vicario seguivano il prof. don Grixone, il vice vicario don Arica e i due chierici maggiori Lucio Foe e Matteu Pedde. Dietro il clero seguivano la moglie e le due figlie del defunto con le consorelle delle Vergine del Rosario e i confratelli della Santa Croce. Tutti rispondevano ai versi del Miserere intonato dalla stentorea voce di don Grixone.

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15 Novembre 2011 - Categoria: versos in limba

Cant’est bella Toiedda de Anghelu de sa Nièra

Cant’est bella Toiedda
Accerad’ a su balcone
At sa conca pili niedda
E sas laras che.i s’anzone.

 

Issa faeddat cun totu
cun betzos e cun bajanos
sena fagher abbulotu
saludende cun sas manos

 

Chie la cheret isposa
Chie la cheret teraca
Paret una mariposa
Totu la cherent a faca.

 

No si negat  a niunu
Forsis  pro educatzione
Ma non  nd’isposat mancunu
Nen teraca a su ricone.

 

Toiedda est che una mela
in sa punta de sa nae
est coment’una bandela
chi perunu tocat mae

 

 

Issa est cuntenta gai
At a restare bajana
E niunu andat mai
A fagher sa serenada.

 

Issa est bella che-i su sole
Dat a totu meda gosu
Ma de custu non si dole (t)
At sa paghe e su reposu.

 

 

Ischit solu chi sa vida
L’at fata pro s’accerare
In carrotza est naschìda
E non podet caminare.

 

 

 

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12 Novembre 2011 - Categoria: Il marchio dalla protòme taurina

VI. Le prime indagini sull’archeologo morto ammazzato a Miramonti nel 1889 di Ange de Clermont

Archivio Mario Unali

Appena il cielo iniziò a schiarire il pretore di Vulvu col brigadiere e con due militi lasciarono la caserma a cavallo diretti al rio Filighesos presso la domus sulla roccia rossastra per rimuovere il cadavere dell’archeologo miramontano Antonio Pedde, vegliato nella notte da un milite e dal pastore Mudulesu del Nuraghe Aspru. Ci vollero due ore di cammino per raggiungere la località, lanciando di tanto in tanto al trotto i cavalli. Passati davanti alla chiesa di Santa Maria Bambina, detta anche, de Aidos, raggiunto il rio Giunturas, che in altimetria degrada almeno duecento metri da quella del paese, posto a 450 metri sul livello del mare, giunsero a sa Punta de sas Tanchittas e via a spron battuto verso il rio Filighesos.

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12 Novembre 2011 - Categoria: cahiers de doléances

Osservate i gigli del campo di Padre Agostino da Las Plassas O. F. M.

Di fronte alla schizofrenia politica del mondo globale che va a picco; di fronte alla crescita della povertà ovunque; di fronte ll’ansia che provocano le borse altalenanti; di fronte alla mancanza di unità d’azione politica specie in Italia, di fronte all’arrembaggio dei posti di potere una volta cacciato Berlusconi, non si fa che litigare, che pensare al miglior profitto per la propria fazione politica: i cattocomunisti vogliono mettere finalmente le mani nel malloppo: D’Alema e Rosy Bindi, Bersani e Vendola, Franceaschini Panecipolla e Finocchiaro, dopo tanto digiuno di potere vogliono affogarsi di esso che, dopo aver campato a base di “Vattene Berlusconi!” ora hanno le soluzioni pronte per risanare l’Italia con Mario Monti.

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11 Novembre 2011 - Categoria: versos in limba

Non tiat tenner sensu di Giangavino Vasco a contivizu di Domitilla Mannu

Custa poesia de Giangavino Vasco at leadu su de 4 prèmios ex aequo in Otieri ocannu in sa setzione poesia sarda inèdita “Antoni Sanna”

Non tiat tenner sensu

 

 

Non creo chi sa morte

a tottu ponzat fine,

su pruine lassande innoghe ebbia.

No est  sa nostra sorte

in s’eternu mudine,

ca s’intendet, attesu, un’armonia

chi prenat cust’aera

cun su sonu ‘e s’ispera

chi nos narat ch’in punt’ ‘e agonia,

una lughe nos ferit

chi custos ojos torra nos abberit.

 

Non tiat tenner sensu

cust’umana esistèntzia,

cun gosos, penas, ódiu e amore.

In custu chelu immensu

s’intendet sa presèntzia

chi faghet baliare onzi dolore.

L’amos iscrittu in chizos

chi semus tottus fizos

de chie a nois est superiore.

Sensu non tia tenner

s’esistèntzia umana a la sustenner.

 

Tue, pitzinnu tristu,

ch’in cussa terra antiga

ses nàschidu po viver in debbadas,

mai as connotu a Cristu,

ne una ‘oghe amiga

t’at contadu sas folas cun sas fadas.

Ma cun ojos a chelu

poder bier s’anghèlu

ch’isperas regollinde t’est cuadas,

nàndedi a che sighire

a ube tue puru as a godire.

 

Non tiat tenner sensu

su viver tou solu po suffrire.

 

Giangavino Vasco

 

11 aprile 2011

                       

4°Premio ex aequo alla 52a Edizione del “Premio Ozieri” – OZIERI 25.09.2011

Traduzione in italiano

 

Non avrebbe senso

Non credo che la morte

ponga fine a tutto,

lasciando qui solo la polvere.

Il nostro destino non è

nel silenzio eterno,

perchè si sente, lontana, un’armonia

che riempie questo cielo

col suono della speranza

che ci dice che, al momento dell’agonia,

ci colpisce una luce

che apre nuovamente i nostri occhi.

 

Non avrebbe senso

l’esistenza umana,

con gioie, dolori, odio e amore.

In questo cielo immenso

si sente la presenza

che fa sopportare ogni dolore.

È scritto sulla nostra fronte

che siamo tutti figli

di chi è a noi superiore.

Non avrebbe senso

credere nell’umana esistenza.

 

Tu, bambino triste,

che in quell’antica terra

sei nato per vivere inutilmente,

mai hai conosciuto Cristo,

nè una voce amica

ti ha raccontato le fiabe con le fate.

Ma con gli occhi rivolti al cielo

puoi vedere l’angelo

che speranze, nascoste, sta per te conservando,

mentre ti dice di raggiungerlo

dove anche tu potrai gioire.

 

Non avrebbe senso

la tua vita solo per soffrire.

 

Altre poesie e il profilo biografico in www.luigiladu.it

 


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10 Novembre 2011 - Categoria: cahiers de doléances

Torniamo all’economia del porco: pane fatto in casa, formaggio di pecora e uova di galline! Acqua di sorgente, cenere per lavare i panni, candele ad olio, asini e cavalli per muoverci. Riempiamo i paesi vuoti! Fuga dalla città! Baratto!

Forse i due nostri collaboratori non hanno torto. Torniamo al mondo contadino e lasciamo perdere supermarcati, farmacie, luce elettrica, telefono (ci parliamo con i fuochi) e moriamo quando è ora senza quelle terribili terapie che ci fanno soffrire e morire dopo aver fatto spendere alla comunità un pacco di soldi così! (la Redazione)

La sincerità e, a quanto pare, la deontologia medica vuole che al malato si dica la verità sul suo stato di salute. Un tempo era anche corretto, ma oggi l’ammalato, a meno che non sia un uomo di fede, non ha che da disperarsi e la disperazione accresce l’angoscia dell’ultimo addio al mondo.

La grassa borghesia italiana, in questi giorni in cui fantasmi neri si aggirano tra le borse, invece di stare zitta, mugugna, alza la voce e sbraita come una lavandaia alla quale si rinfaccino i peccati di sesso. Tra queste locuplete borghesi ce n’è una che si comporta in modo tale da spingere gli operatori di borse a  gettar via i titoli italiani e i venditori ad impiccarsi.

Ci sembra che nel corpo di questa logorroica donna si nasconda l’anima bella di Ugo La Malfa che è stato una vita a dire di non accrescere il debito pubblico, ma gli altri non lo ascoltavano o al massimo battendogli la mano sulla spalla gli rispondevano: -Stai buono Ugo, vedrai che la situazione migliorerà!-

Ora il suo spirito è entrato nel cuore, nella mente e nelle viscere della Mercegaglia che non fa che sbraitare dalla mattina alla sera per scoraggiare i compratori ad acquistare i titoli italiani. La donna è spaventata e teme anche lei il ritorno all’economia del porco. Il premier ha annunciato le dimissioni, fra qualche giorno, appena il diktat dei maghi di Bruxelles  e per nostra fortuna del Presidente Napolitiano, sarà approvato da un Parlamento querulo, sgrammaticato, e non logorroico, ma diarroico.

Questi mille “porci ingrassati” come direbbe Obama, sono lì a guardarsi allo specchio, ad ascoltarsi come erano usi fare Peppone e don Camillo. A mio avviso non hanno capito che siamo all’ultima spiaggia e che occorre energia, rapidità di decisione e soprattutto fattività. Fra qualche giorno, l’asso della manica sarà un famoso tra gli addetti, Mario Monti, ma ignorato dalla stragrande maggioranza dei milioni d’Italiani.

Sinceramente mi ricorda il cavallo di Caligola fatto senatore e il prete per gli ultimi conforti al moribondo avaro che apprezza il crocifisso d’argento. Questi cialtroni non hanno capito che bisogna dimezzare il Parlamento, trasformare in museo mezzo Quirinale, licenziando la ventina di cuochi a 10 mila euro e passa al mese, ridurre lo stesso Parlamento ad una sola camera e il resto museizzarlo e cominciare a tagliare da lì per abbattere il debito pubblico.

L’austerità va praticata a cominciare da lì, tornando a togliere liquidazioni da capogiro ai vari Profumo delle banche (pensate che il poveretto che ora rischia la galera) oltre ad aver fregato il fisco, se n’è andato come “un porco ingrassato” con una liquidazione di 40 milioni di euro! Poveraccio non avrà tempo per goderseli, morrà sicuramente prima di averli consumati.

Per farla breve, riduciamoci pure all’economia del porco che non è poi così infame (pane e lardo a colazione, pane e formaggio a pranzo, un minestrone selvatico con qualche fagiolo la sera, una rapida buona notte e a nanna), torniamo alla stearica  e noi  aggiungiamo torniamo alle vigne, ai campi da coltivare a grano duro, ai pane fatto in casa come c’insegnano le nicchie contadine, all’allevamento degli animali da cortile. Signora Mercegaglia da lì veniamo e lì torneremo, mica siamo diversi dai falliti socialismi reali!

L’Italia è un paese da socialismo reale e sta implodendo, gridi pure che siamo alla buccia, si venda i migliori capi e torni alle gonne di lana di sua nonna con tanto di telaio in casa. Ma che ci frega della borsa se rientriamo nel mondo contadino da dove siamo scappati via troppo presto. La vita dell’uomo è breve e con la sobrietà lo attende la gloria eterna, così come stiamo vivendo, campiamo cent’anni a medicine costose, arricchiamo la classe medica che evade più di ogni altra categoria e, per le liti, facciamo opera di pace tra i litiganti, che anche gli avvocati, evasori quanto i medici, debbono tornare a ruspare per i campi.

Facciamo capire all’Europa che non ce ne frega nulla d’essere la sesta o la settima potenza del mondo che fa acqua da tutte le parti. Un sorso di buon vino non ci mancherà se ci daremo davvero all’economia del porco come fa un povero padre, nostro compaesano, che per campare una numerosa prole ci appesta con la brezza suina le ferie, brezza che sopportiamo, quando penso che su quella brezza suina ci campano i nipotini perché i figli o i generi sono una filiera di pelandroni, perciò a camparli ci pensa il nonno a pane e lardo , a salsicce a uova calde.

Fulgenzio Saetta e Rustico Cipolla

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7 Novembre 2011 - Categoria: cahiers de doléances

I tre polli e i due trebbiatori all’arrembaggio di una crisi voluta dal nano ungaro-franco e dalla crucca veterocom. di Fulgenzio Saetta

Pur non condividendo le sparate del nostro collaboratore, verbalmente intemperante, con piglio quasi profetico, accogliamo il suo sfogo, dove tra tante castronerie, qualcosa di vero dice. (La redazione)

Non fermiamoci a parlare troppo dei tre polli, ben cresciuti, ben pasciuti per via matrimoniale e suocerile; non parliamo nemmeno dei due affamati trebbiatori: il matrimonio tra la suina emiliana e il cinghiale abbruzzese, partoriranno solo l’economia dei tempi di sussistenza.

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7 Novembre 2011 - Categoria: versos in limba

S’ischiazis o frades di Antoneddu Bazzu de Tàtari a cura di Domitilla Mannu

Custa poesia at leadu su de 4 premios ex aequo in Otieri 2011 in sa setzione poesia sarda inedita ” Antoni Sanna”

…andat lenu su sero,
sumende sàmbene,
a truncare sas trobeas
de sa notte.

Drommit sa ‘idda
chen’ischire, bisende
folas crèttidas beras.

In sos chercos muinat su ‘entu
e i sa luna riet chena sonnu
ilgiarinde riu
e muros burdos
in sa tanca.

Deris at faeddadu
unu sàbiu pilicanu
e su ‘entu at ispérdidu
sas peràulas suas
de lentore.
Cras
àteras dies
chen’ispera!
A cando s’interru
de sa rejone?

E duncas sa notte
at a esser pro semper?

S’ischiazis o frades
cantas isperas istrumadas
dae sa duda ‘e su seru
m’attruman su coro!
E cantu
e cantu cun s’isperu e s’indellettu,
“malgré la merde”  ( 1)
galu ispero!

primu de ‘ennarzu de su 2011

(1)”Malgré la merde, je crois ” Con questo ottimistico sberleffo Maurice Bérjart uno dei maggiori commediografi del XX secolo chiudeva una sua intervista sul pessimismo.

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