26 Gennaio 2016 - Categoria: eventi straordinari

“Il coro degli animaletti domestici a San Matteo di Chiaramonti”di Simone Unali

Sant'Antonio Abate

Sant’Antonio Abate

Domenica 17 Gennaio scorso, presso la chiesa parrochiale di San Matteo in Chiaramonti, è stata celebrata dal parroco Don Paolo Tirotto la santa messa domenicale delle ore 11:00, ma con una eccezione alla regola: è stato permesso ai fedeli   di potersi recare nell’edificio sacro in compagnia dei propri animali domestici per la benedizione. L’evento  promosso dal sacerdote non è stato casuale. Infatti, domenica 17 Gennaio la Chiesa celebra Sant’Antonio Abate, protettore degli animali domestici, tanto da essere solitamente raffigurato con accanto un maialino che reca al collo una campanella. Il giorno la Chiesa benedice gli animali ponendoli sotto la protezione del santo.

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26 Gennaio 2016 - Categoria: lingua/limba, prosa

Ainnantis d’essere Zuighessa de Giuanne Chessa

http://www.luigiladu.it/contos/ainnantis_d%92essere_zuighessa.htm

Giovanni Chessa

Giovanni Chessa

“So morta ainnantis d’essere Zuighessa…. e oje so jeo chi mi cherzo accorrada in custu casteddu; in finitia e pro cantu apo addurare via!”
Paret oje! Ma ch’at coladu tempus dae cussa die cando su ‘entu colende in sos saltos niados de Campeda s’ifrittait e, currende intre sos buscos muliait ‘attende cussu dolu fintzas a sas badditas prus costuidas chi ripicaint dae sedda in sedda pagas paraulas in chentu cantigos… chi naraint “ ….e oje so jeo chi mi cherzo accorrada in custu casteddu…ainnantis so morta d’essere Zuighessa…!!” . Tragonaglia de ‘entu chi a furriu chinghiat su Casteddu de Goceanu e m’atuddiat sa carena, cun sos urulos intro ‘e sinu raidu de dolu marziat calesisiat isprindula ‘e sole chi s’accarait intre neulas graes, calcas, e manu manu ghelait in astrau su pessu…..
E oje… oje so torra inoghe in custu logu ue sas frinas caentes de tzelocco sunt ifriscadas, in su colare, dae frundas de suerzos e chercos e, su pessare meu est nebidu e ladinu, sena busillibos, illepiadu dae s’assulenu chi in custa die mi dait su connottu. Su connottu chi non connoschia, sa connoschentzia chi pessao mea e non tenia. Cale funt sas paraulas imprentadas e presumidas de connoschentzia chi m’aiant ‘atidu in custu logu, ue battor predas iscrodocadas sunt istadas su corrale e accorru de una Zuighessa malassortada… cun forzosu malu vadu cherfidu dae ateros poderes antigorios chi sunt costuidos in s’irmentigu de sas intragnas de custa terra…?
Oje tenzo in manu su trasticheddu de fagher sos retratos, cun sa sigurantzia chi non l’apo a impitare; peruna pintura est de ponnere a pare cun su chi tenzo in sentidu. No apo pore de pessare chi su Casteddu tenet bovetas chi niunu idet, istaulos e lozas, jannile cun liminares de predas ladas, trappas de iscalas ch’aunin aposentos…e aposentos cun foghiles, brajeris chi caentant ghelados mermeros. Non m’intendo atturdidu dae gralios chi mi intumbin sas urijas… Oje sun cantigos …sena su dolu chi sa die intendia, e tenzo oje fittianu… in s’ammentu rechente .

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26 Gennaio 2016 - Categoria: cultura

Costituzione dell’Istituto Sardo-Corso di Formazione Ricerca (in sigla ISCOFOR)

 

mauro-2È stato costituito l’Istituto Sardo-Corso di Formazione e Ricerca (in sigla ISCOFOR). Si tratta di una nuova realtà associativa la quale intende giocare un ruolo attivo nel contesto degli studi e ricerche di contenuto storico, linguistico, letterario e culturale con particolare riferimento alla Sardegna, alla Corsica e alle regioni del Mediterraneo occidentale. Tra le sue attività rientrano le iniziative di formazione, la progettazione, realizzazione e gestione di servizi relativi agli obiettivi statutari come l’organizzazione di corsi di studio e perfezionamento, master, alta formazione, aggiornamento e formazione di risorse umane, organizzazione di convegni, conferenze, dibattiti, stages, concorsi e manifestazioni culturali. Per raggiungere questi scopi l’associazione, oltre che realizzarli direttamente, potrà servirsi di convenzioni e protocolli con enti, istituzioni, associazioni e privati. L’Istituto svolgerà anche attività editoriali attraverso la pubblicazione e la diffusione di periodici, bollettini di informazione, giornali, materiale audiovisivo e libri per la diffusione e la divulgazione della sua attività e di quella dei suoi soci. Inoltre nei medesimi ambiti svolgerà attività di consulenza sia per privati che per enti pubblici. È previsto anche che l’Istituto possa assumere o impiegare docenti, ricercatori, conferenzieri, esperti o altro personale specializzato estraneo al sodalizio.

L’associazione è stata costituita per iniziativa di un gruppo di studiosi e scrittori di cui fanno parte Mauro Maxia (presidente), Giuseppe Tirotto (vicepresidente vicario), Alessandro Piga (segretario), Graziano Fois e Mario Scampuddu (vicepresidenti aggiunti). La sede è fissata a Perfugas, località bilingue che funge da cerniera storica tra l’area linguistica sarda e quella sardo-corsa (gallurese e sassarese) e si propone dunque come ideale punto di incontro tra la Sardegna e la Corsica.

L’Istituto intende svolgere un ruolo attivo anche per quel che riguarda le lingue minoritarie. La finalità è quella di elaborare democraticamente delle strategie condivise che portino tutte le lingue “minori” parlate in Sardegna a una giusta valorizzazione anche e soprattutto attraverso il loro insegnamento nelle scuole.

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22 Gennaio 2016 - Categoria: cahiers de doléances

Le unioni o le convivenze tra persone dello stesso sesso e i loro pretesi diritti di Angelino Tedde

Gay-Pride1Nel corso delle nostra vita, ormai sulla strada degli 80 anni, abbiamo avuto l’occasione  di conoscere convivenze tra signorine e signorini, tra madre e figlio, tra padre e figlia, tra zii e nipoti, insomma tra le più svariate persone. Non siamo andati ad indagare e ad esaminare i rapporti intimi di questi componenti in unionme che come tali, intimi debbono restare, a nostro avviso.

Dal famigerato sessantotto francese però (ragazzze minorenni in fila per la deflorazione in quel bordello delle università), uomini dello spettacolo, in primo luogo, aristocratici e borghesi, alfabetizzati e letterati e cattivi maestri universitari hanno sentito il bisogno di far diventare pubblico ciò che è privato, narrando ai quattro venti le loro tendenze intime, anzi organizzando cortei e adunate di fascistica memoria, nudi e  semivestiti, con approcci pubblici riservati alla sfera intima. Queste manifestazioni non ci sono piaciute, sono state di cattivo gusto, ma soprattutto si sono svolte con fare arrogante.
Si è inventata l’omofobia che spesso sconfina col bullismo con le persone più fragili e chissà quante altre fobie inventeranno ancora. Tutto questo non ci piace affatto. Sarebbe come mettere allo scoperto atti di sodomia, di orge, di zoorastria, di pederastia e di efebofilia e di cento altre  filie. Fatti salvi i diritti dei minori, ognuno nell’intimità, si comporti come meglio crede, possibilmente evitando contatti che producono malattie sessuali sia maschili che femminili  che per curarle si chiedono ingenti finanziamenti alla comunità nazionale.

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14 Gennaio 2016 - Categoria: c'est la vie

L’anima pettegola e blasfema di Chiaramonti di Ange de Clermont

il vecchioFinalmente, dopo tanto, mi si è presentata l’anima di Chiaramonti, con atteggiamento insolito: pettegolo e blasfemo. Stavo passeggiando lungo il marciapiede che guarda Putugonzu verso i tornanti che portano a Ispurulò. Mi godevo quei brevi raggi di sole che in quest’ìnverno fattosi freddo mi dava un pò di ristoro. Si è messa al mio fianco a forma di ombra stranissima e ha cominciato a sussurrarmi alle orecchie che cominciano a tratti a far cilecca. Lei deve averlo capito da quando mi sto trascinando lungo il sentiero degli ottant’anni.
-Parla, le ho detto, ti ascolto!-
-Allora posso parlarti di seguito, ma tu sta’ zitto e una volta tanto lasciami parlare senza paracadute.-
-Parla, ti ascolto!-

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9 Gennaio 2016 - Categoria: cahiers de doléances

Ricordando Pallino (2005-2015) nel I anniversario della sua partenza per l’Eden

Pallino (Sassari 2005-2015)

Pallino (Sassari 2005-2015)

Nel primo, maliconico, anniversario di Pallino, nobile e altero gatto nero.
“Caro Pallino, amato e viziato gatto nero, esigente nel mangiare e negli spazi, solitario nelle imprese, difensore del tuo spazio accanto al caminetto, da circa dieci anni membro con tutti i diritti della nostra famiglia, padrone del cuore dei tuoi cari; un anno fa, esattamente all’una del mattino, presso la clinica universitaria di Sassari, dov’eri ricoverato da 10 giorni tra la vita e la morte, hai ceduto alla morte e te ne sei andato nell’Eden riservato dal buon Dio alle sue creature. Il tuo corpo, sepolto a pochi metri da questo studiolo, giace sotto il corbezzolo, senza la lapide che un’artista della trachite, poi, infortunatosi, non ha portato a termine. A te povero e nobile gatto nero poco importa, ma importa al nostro cuore che di tanto in tanto si commuove al tuo ricordo. Parte dei tuoi nerissimi e lisci peli giacciono alle mie spalle, decorosamente conservati in una teca.
Dirti che ci manchi, ad un anno dalla tua partenza nel mistero, è poco. Come vedi non ti abbiamo dimenticato e tutti, da Emma, la tua tenera madre, ad Alice, la tua gioia, a Domitilla, la tua generosa dispensatrice di coccole e di cibo, a me, burbero, ma sempre alla difesa dei tuoi diritti, specie quando volevi passare la notte all’addiaccio in contemplazione della luna. Era bello accoglierti la mattina presto, quando chiedevi di rientrare a casa pe cibarti e passare la giornata sotto il letto, in un tuo regale tapetto, per immergerti nei sogni. Oh, sospirato Pallino, quanto ci manchi! Con te se ne sono andati i miei settant’anni, i sessanta di tua nonna, i cinquanta della tua padrona e i dieci della tua padroncina. Ora ci sentiamo più anziani e su di me, specialmente incombono gli ottant’anni, che domani alle 2,30 del mattino entreranno a far parte della mia vita giorno dopo giorno. Dovrò anch’io prepararmi alla partenza? Dimmi, camperò per intero i dieci anni che mi porteranno ai novanta? E poi, mi sarà concesso di camparne altri dieci per raggiungere lucidissimo i cento anni?. Dimmi, tu che ormai conosci il mistero oltre il cielo, camperò altri dieci anni dopo i cento? Pare che tu mi risponda di sì ed io li accetto. Ogni giorno continuerò a vigilare sulla tua tomba sotto il corbezzolo, narrerò agli amici le tue imprese, e tu dolce amato nobile gatto sarai conosciuto per generazioni di familiari. Tutti diranno, ah, quel nobile gatto nero, che solcava i muri libero e fiero, visse dieci anni con dignità e decoro. Pallino, terrore dei topini di campagna e amore dei suoi cari!”

Amici, non siate insensibili, lasciate al posto dell’obolo, almeno un pensiero gentile in occasione dell’anniversario della scomparsa del nostro amato micio, Paolo, Maria Teresa, Antonietta, Simonetta e tutti gli altri amici e amiche, lasciate un’espressione, una parola per il nostro amato nobil gatto ad un anno dalla scomparsa! Ah, ah che dolore, amato e stimato gatto nero!

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7 Gennaio 2016 - Categoria: c'est la vie, versi in italiano

Metto via… di Maria Teresa Inzaina

Maria Teresa Inzaina

Maria Teresa Inzaina

Maria Teresa e Antonio mi hanno telefonato, per tirarmi su con la vita che passa, ripetendosi, come ogni Natale e ogni Epifania. Questi versi sono per me personalmente, ma voglio condividerli con gli amici lettori che come noi in questi giorni mettendo via il presepe e i re Magi o altre storie, provano gli stessi sentimenti. La composizione è  circonfusa di malinconia come ogni cosa che passa ma si apre al luminoso ottimismo di un Natale eterno. (Ange de Clermont)

Metto via…
Metto via anche questo Natale
passato con l’anno vecchio ormai.
Già viviamo nel nuovo che cammina
con passo uguale a quello di prima.
Metto via anche l’Epifania
che non ha più le calze colorate
delle dolci sorprese per i figli
occhi stupiti allora nell’innocente gioco
e da tempo hanno smesso di giocare.
Il presepe.. un sospiro a ogni pezzo
che adagio spolvero e accarezzo
va tra le cose da mettere a dormire.
Stacco piano gli addobbi delicati
torna la tenerezza di quella me bambina
e li conservo col finto alberello
da anni sempre quello di molti inverni ormai:
ma so ridargli vita con fili colorati e luci nuove
intermittenze quiete e soporose.
Forme d’argento tolgo e ridispongo
sul giaciglio di ovatta e di pagliuzze
le tessere di un puzzle che compongo
e scompongo anche se qualche tessera
si logora ogni tanto o fragile si rompe
e non trovo il ricambio e spazi ciechi
restano: partenze assenze oggetti smarriti
e ricordi anche quelli un poco sbiaditi..
E piango piano per la malinconia
di quel che il tempo con sapiente regia
seguendo il suo copione si sta portando via.
Perché è una storia bellissima la vita
ma non ha un lieto fine se non la dipartita.
Riavvolgo sospirando infine
una lunga catena di lucine
che quasi per dispetto s’ingarbuglia.
e devo sbrogliare lentamente.
Come la vita forse ma ne vengo a capo
piano con la pazienza e la speranza ardente
che alla fine ogni cosa torni in pace
e ritrovi il suo posto ovunque sia.
Per riaccendersi ancora e brillare
in un candido eterno Natale.

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6 Gennaio 2016 - Categoria: cahiers de doléances

Anno nuovo, vita vecchia di Ange de Clermont

stancoAnno nuovo, vita vecchia, già, non è che a gennaio uno cambia pelle, stato d’animo, abitudini o habitus che dir si voglia. Ogni giorno ripetiamo tante azioni che ci accompagneranno per tutta la vita. Se uno appena si sveglia è abituato a sbadigliare, continuerà a farlo a gennaio come lo faceva a dicembre. Se alzandosi cade nello stress per le preoccupazioni che cominciano, continuerà ad essere stressato: uno stress è recarsi in bagno, idem lavarsi (da un pò di tempo mi passo soltanto un fiocco di cotone bagnato nell’acqua calda sulle palpebre per togliere eventuale cispa e per protesta non mi lavo, non vorrei consumarmi le mani) poi debbo togliere il pigiama e vestirmi, siccome questo mi comporta troppa fatica, lascio le cose come stanno e m’infilo sopra una calda tuta nella speranza che mia moglie non se ne accorga.

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