Categoria : letteratura sarda

Fra dieci anni, il 27 aprile 2037, saranno conto anni dalla morte del martire politico Antonio Gramsci.

Bisognerebbe cominciare a pensarci sia ai convegni sia alle manifestazioni  del grande intellettuale sardo Antonio Gramsci, fondatore del PCd’I e poi PCI.  Fisicamente provato dalle malattie fin da piccolo e tuttavia di una intelligenza vivissima. Il pensatore sardo che meriterebbe un monumento più prezioso dell’oro. Un’appassionato delle pari opportunità da dare agli uomini e alle donne, si, a tutti gli uomini e a tutte le donne. La passione di una vita che lo ha portato nelle carceri e confini fascisti, ma la tempo stesso a meditare su come nel migliore dei modi si potesse inventare una società egualitaria, giusta,  e noi diciamo davvero “cristiana”.  Un uomo che capì che non si modifica lo società con la violenza, ma col cambiamento del senso comune che porta alla giustizia vera. Il modo con cui gli apostoli veri inculturando le masse le portano al cristianesimo così la società civile con l’intellettuali organici e con la filosofia della prassi potranno cambiare non dall’alto non con la violenza ma con la formazione cambieranno la società che da ingiusta potrà diventare egualitaria e garantire a tutti pari opportunità.

Gramsci è stato un filosofo, un intellettuale, un martire a causa delle sue idee e la sua opera benché  ad appunti, a riflessioni, a critiche letterarie o di altro genere presenta un pensiero organico che guardando all’umanesimo esorta tutti noi a a cambiare mentalità a capire che occorre sstituire al senso comune capitalistico, settario al senso comune egualitario. Molte società, compresa la nostra, vanno alla ricerca attraverso la politica  a far crescere uomini e donne  e istituzioni, le cosiddette sovrastrutture  a creare una società in cui nessuno possa presumere di essere più uguale ad un altro, ma tutti come il primitivo cristianesimo dico io, dava a ciascuno secondo i propri bisogni e nessuno si faccia sfruttatore degli altri uomini o donne. Il vero comunismo per lui è questo, ma lo è stato alle origini anche il cristianesimo, un autentico e genuino comunismo. La meta pare utopistica, ma grazie a cloro che sono già illuminati, in questo caso l’intellettuali organici, ci si può arrivare con pazienza e con determinazione.

Qui riporto una commovente lettera di Gramsci alla madre già pubblicata in questo blog.

Carissima mamma,
sto per partire per Roma. Oramai è certo. Questa lettera mi è stata data appunto per annunziarti il trasloco. Perciò scrivimi a Roma d’ora innanzi e finché io non ti abbia avvertito di un altro trasloco.
Ieri ho ricevuto un’assicurata di Carlo del 5 maggio. Mi scrive che mi manderà la tua fotografia: sarò molto contento. A quest’ora ti deve essere giunta la fotografia di Delio che ti ho spedito una decina di giorni fa, raccomandata.
Carissima mamma, non ti vorrei ripetere ciò che ti ho spesso scritto per rassicurarti sulle mie condizioni fisiche e morali. Vorrei, per essere proprio tranquillo, che tu non ti spaventassi o ti turbassi troppo qualunque condanna siano per darmi.
Che tu comprendessi bene, anche col sentimento, che io sono un detenuto politico e sarò un condannato politico, che non ho e non avrò mai da vergognarmi di questa situazione.
Che, in fondo, la detenzione e la condanna le ho volute io stesso, in certo modo, perché non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione. Che perciò io non posso che essere tranquillo e contento di me stesso. Cara mamma, vorrei proprio abbracciarti stretta stretta perché sentissi quanto ti voglio bene e come vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente.
La vita è cosí, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini.
Ti abbraccio teneramente.
Nino
Ti scriverò subito da Roma. Di’ a Carlo che stia allegro e che lo ringrazio infinitamente.
Baci a tutti.

 

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