“I laureati ritrovati dal 1754 al 1764 dell’Ateneo Turritano di Gianni Vulpes.” Recensione di Gian Paolo Brizzi
Gianni Vulpes, I laureati dell’Univer-sità di Sassari (1754-1764). Saggi biografici di un ceto egemone, Sassari, Magnum, 2025, 429 pp. (Gian Paolo Brizzi)
L’autore di questo libro è un appassionato cultore di storia della Sardegna che si è misurato in passato con la rivolta antifeudale che percorse l’isola nell’ultimo decennio del XVIII secolo, avendo al suo centro la figura carismatica di Giovanni Maria Angioy. Lo studio dei protagonisti che animarono quelle vicende indusse Vulpes ad approfondire le genealogie di numerose famiglie del centro e nord Sardegna, orientando le sue ricerche sugli Archivi di Stato, su quelli ecclesiastici e comunali disseminati nel territorio.
Questo nuovo lavoro di Vulpes scaturisce da un caso fortuito: impegnato a compulsare nell’Archivio Storico comunale di Sassari la serie dei registri degli scrutini del grano, l’autore incappò in un registro che avrebbe dovuto essere collocato in altra serie archivistica: la circostanza richiamò non solo la sua attenzione, ma lo indusse a mutare il programma delle sue ricer- che. Il registro in questione contiene Las feès de la aprobacione de grados que comienzan en el año 1754, protraendosi fino al 1764, cioè alla vigilia della riforma degli ordinamenti universitari turritani promulgati dal ministro Bogino. Il registro è composto da 156 fogli redatti dal segretario comunale dell’epoca, Giovanni Antonio Arimondo, sui quali sono annotate 168 dichiarazioni di addottoramento conseguite da 165 soggetti, tre dei quali ottenne- ro, nel periodo qui considerato, una doppia laurea: in Diritto civile e canonico e, in altra data, in Filosofia e Teologia. Non si tratta dei verbali che ogni Collegio dottorale faceva redigere dal proprio notaio al termine dell’esame cui erano sottoposti i laureandi: manca infatti il richiamo al privilegio che concedeva al Collegio il potere di addottorare un can- didato, non viene annotato il superamento della prima parte della prova finale, che si te- neva di prassi il giorno che precedeva l’esame pubblico, né l’elenco dei nomi dei testimoni presenti. La registrazione affidata al segretario comunale Arimondo rappresentava un atto legale con valore pubblico che il neodottore avrebbe potuto esibire per concorrere a soste- nere uffici pubblici o incarichi all’interno del Regno. È questa una precisazione necessaria: gli atti trascritti da Vulpes consentono tutta- via di ricostruire l’attività formativa assolta dallo Studio, sia pure per un periodo di soli 11 anni, una documentazione importante se consideriamo che si tratta di un ateneo a lun- go ignorato sia nelle descrizioni dell’orbis aca- demicus edite nel XVII e XVIII secolo, sia per un disinteresse della storiografia negli anni in cui l’ateneo turritano rischiò ripetutamente di essere soppresso. Le registrazioni del segreta- rio Arimondo consentono di ricavare un dato sulla domanda di istruzione di quanti, conclu- dendo il percorso del curriculum degli studi, lo sanzionarono con la prova finale e il con- seguimento del dottorato: i 168 laureati che l’autore ha registrato nel corso di soli 11 anni, superano di gran lunga quelli che nello stes- so periodo sono registrati nelle università di Ferrara (61), Macerata (97), Modena (115), smentendo una diffusa opinione che «el reyno por su cortedad no era capas de dos universi- dades», un pregiudizio che la corte spagnola aveva manifestato e che resistette assai a lun- go. Nel caso di Sassari toccò ai Gesuiti aggira- re l’ostacolo: ciò che non arrivava da Madrid poteva essere ottenuto a Roma. Nel 1612 il preposito Claudio Acquaviva concesse l’ap- plicazione al Collegio di Sassari del privilegio pontificio in virtù del quale la Compagnia poteva conferire gradi accademici in filosofia e in teologia, privilegio confermato nel 1617 da Filippo III ed esteso dal suo successore a tutte le scienze, creando quindi un compiu- to Studio generale affidato al governo della Compagnia di Gesù. Mancava tuttavia, per quanti avevano ricostruito la storia di quell’e- sperienza, la possibilità di poter documentare l’effettivo esercizio di quel privilegio: si consceva l’insofferenza manifestata in più occa- sioni dagli esponenti del governo cittadino e dall’arcivescovo per essere esclusi dal governo di quell’istituzione che i Gesuiti dichiaravano quale «alma universitas generalis Turritana Sardiniae primaria», primato che si basava sulla fondazione nel 1562 del Collegio della Compagnia di Gesù e che Alessio Fontana, consigliere di Carlo V, aveva generosamente dotato. Tornando alla ragione di questo li- bro, cioè al registro compilato dal segretario comunale, è opportuno fare alcune precisa- zioni: l’esistenza di questo documento che Gianni Vulpes ha voluto pubblicare era stata segnalata, un secolo prima, da Enrico Costa sia nel terzo volume della sua opera dedicata alla storia di Sassari (p. 1622) sia nella descri- zione dell’Archivio del Comune di Sassari (p. 259). La notizia era stata rilanciata dallo storico del diritto Luigi Siciliano Villanueva (1911), incaricato dall’Ateneo di Sassari di tracciare una sintetica memoria della storia dell’Ateneo per ottemperare alla richiesta del ministro Luigi Rava, che raccolse e fece pubblicare una serie di sintetiche monografie degli atenei italiani attivi in quegli anni. Suc- cessivamente Antonio Era (1942) e Ginevra Zanetti (1982) ebbero modo di richiamarlo ma fu quella l’ultima volta che ne fu segnalata l’esistenza, nonostante la ricca produzione di studi storici sull’Ateneo di Sassari promossa nel 1997 dal Centro interdisciplinare per la storia dell’Università di Sassari (Cisus), un fatto che si spiega con le circostanze con cui lo ha reperito Gianni Vulpes. Nella Prefazionedi Giuseppe Doneddu è illustrata l’importanza che questo documento assume per la storia so- ciale del territorio. Una prima osservazione ci consente di accertare che la domanda preva- lente era rivolta agli studi di Diritto: i letrados rappresentano infatti l’80% dei graduati, una percentuale non dissimile da quanto si osserva nel medesimo periodo in numerose università della Penisola, mentre i neodottori che si lau- rearono in Medicina rappresentano il 15% e, quelli in Teologia, il 5%. Vulpes accompagna ogni scheda con un’articolata appendice che offre una sovrabbondante documentazione per ciascuno dei neodottori: dati biografici che scorrono dalla composizione della fami- glia di origine a quella dallo stesso creata, suc- cessi professionali, incarichi pubblici sostenu- ti ed episodi salienti della biografia. Oltre a questi dati, sufficienti per una prosopografia
Vulpes «attivissimo membro dell’Associazione Araldica Genealogica della Sardegna», arricchisce ogni scheda con un sorprendente profluvio di informazioni sempre accuratamente documentate, estese alla rete parentae: atti di matrimonio, inventari, testamenti, atti di pacificazione, sempre annotati con la precisa collocazione archivistica, il cui scopoè quello richiamato nel titolo del libro Saggi biografici di un ceto egemone. I 165 laureati del registro Alimondi si affiancano e integrano precedenti liste di neo-dottori pubblicate da Angelo Rundine, Eugenia Tognotti e Francesco Obinu, ma si tratta delle sole a noi pervenute per il periodo in cui lo Studio turritano fu diretto dai Gesuiti.