Categoria : narrativa

Domani si va in montagna! di Ange de Clermont

 

p1060227Ai tempi dei tempi, in una città della penisola delle martore, viveva uno storico che, arroccato in una mansarda del Cinquecento, dalla mattina alla sera non faceva che leggere, scrivere, correggere e poi ancora leggere, scrivere e correggere. Alle pareti della mansarda non c’erano che libri, sulle sedie, libri, per terra, libri: l’uomo era prigioniero dei libri a tal punto che questi senza che lui desse prima la parola si mettevano a parlare; egli li ascoltava per un po’ e poi li zittiva e continuava imperterrito il suo lavoro.
Quando scendeva la sera abbandonava la mansarda, ma mentre chiudeva la porta i libri cercavano inutilmente di trattenerlo dicendo:
-Passa la notte con noi.-
L’uomo si fermava, salutava , rispondendo deciso:
-Una notte può darsi che mi fermi con voi, ma stasera no.-

p1060260Il ciclo del tempo procedeva col cambiamento delle quattro stagioni. Per lo studioso non c’erano distrazioni, bisognava leggere, scrivere e correggere. Spesso si dimenticava anche di pranzare e le volte che l’appetito si faceva sentire esclamava:

– Quando i miei colleghi scienziati riusciranno ad inventare le pillole nutrizionali? Gran massa di sfaticati, stanno a trastullarsi sui cani e sulle pecore e non si preoccupano d’inventare i pasti pillolari!-

I colleghi non potevano sentirlo anche perché l’uomo se ne stava tutto il giorno in mansarda.
Ogni tanto si alzava dalla sedia, guardava oltre l’abbaino, non c’era che qualche nuvola a spasso. Lo studioso solitario iniziò a riconoscerle e ogni tanto intesseva qualche chiacchiera con qualcuna di loro alle quali aveva dato un nome: una la chiamava Grigina, l’altra Bianchina, la terza Rosetta.
A volte le nuvole non comparivano per settimane e allora l’uomo si rattristava e intanto continuava a leggere, a scrivere e a correggere.
p1060235Quando tornava a casa riusciva a male pena a prepararsi in cinque minuti un sughetto con gli spaghetti per sé e per la sua Beatrice che lo compativa per l’ immane fatica, anzi più di una volta le aveva detto flebilmente:
– Senti, lascia i libri per qualche giorno, e andiamo in montagna, sapessi com’è bello passeggiare in mezzo alla neve, prendere il sole, respirare aria pulita, invece te ne stai a respirare aria di mansarda, aria di libri, aria di carta.-
Niente da fare, l’uomo dopo aver sentito per due o tre volte la stessa raccomandazione si rabbuiava e rispondeva a Beatrice:
-Va’, se vuoi andare, io sto bene in mansarda tra i miei libri. Essi mi parlano, mi salutano la sera, anzi ti confesso che spesso m’invitano a dormire con loro. Non è detto che prima o poi non mi compri una cuscia e passi la notte da loro.-

Beatrice, disperata, taceva, partiva da sola, marciava sulla neve pensando al suo uomo che se ne stava quieto in mansarda a parlare con i libri e con le tre nuvolette.

Il ciclo della vita dell’uomo procedeva con il ciclo del tempo e lo storico si era mangiata la primavera della vita e quasi l’estate. Ammonticchiava libri su libri, articoli su articoli, musei su musei, mostre su mostre senza che nessuno riuscisse a distoglierlo dal suo lavoro.

p10602661Un giorno d’estate però l’uomo, preso dalla fatica e dal caldo, si addormentò e sognò niente di meno di camminare sulla neve bianchissima, tra monti a picco, respirando un’aria così fresca e limpida che mai avrebbe sognato. Beatrice procedeva sempre più in alto e lui la seguiva preso dall’euforia che la neve gli faceva venire. L’uomo era raggiante e rivolgendosi a Beatrice, esclamava:
-Perché non costruiamo qui una baita, tu stai giù ed io con i miei libri sto su, in mansarda.-
Detto ciò continuò a marciare sulla neve tutto radioso, ad un certo punto, sollevò lo sguardo verso il cielo e, meraviglia, vide le tre nuvolette con le quali parlava spesso dalla mansarda: Grigina, Bianchina e Rosetta.
– Anche voi qui- esclamò.
– Si, risposero, quando tu non ci vedi noi veniamo qui a sostare un po’.-
– Davvero?- rispose l’uomo che si era fermato a parlare con le nuvolette.-
– Erasmo!- sussurrò una voce di donna.
– Beatrice, sei qui!-
– Vuoi trascorrere la notte in mansarda?-
– No- rispose l’uomo- Domani si va in montagna!-

Beatrice s’illuminò col sorriso più bello del mondo. Dopo trent’anni aveva vinto la sua battaglia di figlia della neve.p1060247

 

 

 

 

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