Quando la letteratura diventa oggetto del desiderio. A cura di Giovanna Elies e Pier Bruno Cosso.

Salvator Ruju, poeta scrittore, critico.

I nostri confini, cullati dal mare, rinserrano un universo che è solo nostro, finito e al contempo infinito, per quanto spazia, scruta e vede. Nel microcosmo della letterarietà, le nostre “prendas”, una per una costituiscono quel tessuto originale e mai uguale di segni, sogni e di gloria, naturali e giusti quando il lontano orizzonte traccia un cerchio magico …di nulla.
Il mare chiude e stringe i nostri fianchi, dall’alba al tramonto, in una sequenza irripetibile, dolce e amara, di giorni, anni e secoli. Poi, nelle sequenze individuali, il salto oltre i confini è quasi d’obbligo, per capire ed affermare le ragioni delle proprie emozioni, tendenze e valori, nei sentieri letterari che non hanno confini, né muri, compresi quelli che si snodano tra rocce orchitiche, tra massi di calcare grossolano bianco e campi di cicoria e malva, come i nostri.
Così l’avventura del poeta si tinge di sardo anche a Roma e probabilmente si rafforza nella cordialità con la Deledda.

Giacché, a quei tempi, rompere l’isolamento non significava dimenticare origini e lessico –come usa oggi- piuttosto rafforzare quel mondo variegato di usi, credenze popolari e religiose che fanno di Sandalion una terra unica.

“ Che cos’è un’isola in una vastità di mare?…. ( E. Espa), si è domandato a suo tempo lo scrittore. Di sicuro non è uno scrigno, una peta (impronta), un sandalo e neppure una fucina in cui coltivare, in segreto, tradizione, sogni, sapori, linguaggi, storia. I sentieri dell’isola sono spesso variegati “Sardegna quasi un continente” ci ricorda Marcello Serra e forse un continente lo è davvero: nei linguaggi, nel vestiario tradizionale, nella poetica, nei talenti.
Infatti, molto spesso nei 377 paesi dell’isola, se pur selezionati e divisi per aree geo-linguistiche, il lessico dialettale può assumere numerose e diversificate varianti. E non solo, anche il vestiario tradizionale, tradizione orale, càntigos e pregadorìas assumono connotazioni proprie che nulla hanno a che vedere con le stesse dell’area e/o regione in cui il paese è inserito.
Lo scrittore-poeta non è immune da atteggiamenti che tendono ad impreziosire le specifiche qualità di “ogni villaggio”, come hanno scritto i –tanto decantati- visitatori e/o viaggiatori, per ricordare i quali alcune testate hanno sprecato fiumi di inchiostro. Sorvolando sul fatto che quando uno scrittore decide di accostare il proprio talento al lessico del dialetto, solo allora e in linea con se stesso, con le origini, con la vita di ogni giorno, col sudore dei lavoratori, con le regole e problematiche della socialità. Ma oramai l’inchiostro è terminato per altre nugae (dal latino, leggi “nuge”), resta poco per chi in silenzio lascia una traccia di sé. Scrittore e poeta, dal particolare e attraverso il particolare accede all’universale.
Salvator Ruju, poeta di Sassari e della sassareseria, deve aver compreso bene il ruolo dell’isola, come anche il ruolo delle tante piccole “isole linguistiche” di questa nostra terra.
Sassarese “ in ciabi”, di una Sassari ben disposta ad accogliere e cullare il talento, il fermento intellettuale, lo scambio di opinioni, il rispetto per la parte avversa, la convinzione che l’essere branco non giova.
Una Sassari, dunque, ancora molto lontana dai limitanti effetti della globalizzazione, che gli concede assenso e notorietà.
Una piazza ed un concorso letterario lo ricordano. Troppo poco forse: briciole!
Briciole di notorietà, per un talento che ha contribuito ad animare la vita culturale della città per oltre mezzo secolo.
Sassari, “capo di sopra” città importante nell’Alto come nel Basso Medioevo, inserita in un “continente-regione a Statuto speciale” che dalla metà del Novecento (come ha ben documentato il nipote Sandro Ruju,1) ha imboccato quel particolare sunset Boulevard, che non prevede direzioni alternative. Non un testo, un’antologia che documenti e racconti nelle scuole i nostri scrittori, la nostra Storia, le nostre peculiarità. Tutto il nostro “esprit” si concentra in sfilate, balli, cavalcate e quant’altro. Esattamente come le Antille, anche la Sardegna può vantare un Nobel, con la differenza che Derek Walcott, non solo è noto universalmente ma principalmente letto e studiato in “casa propria”
Accade!
Giovanna Elies

1) La Nuova Sardegna ai tempi di Rovelli di Sandro Ruju, EDES

Quando un poeta non è solo un poeta.

Irrequieto, appassionato fin dentro l’anima come se la passione fosse un torrente impetuoso in cui buttarsi senza nessuna prudenza. Me lo immagino così: con una cultura profonda e inquieta, e quella fame di capire la vita, con quello slancio indomabile di voler insegnare e imparare quasi per destino assegnato, con uno spirito reattivo, malinconico ed ironico e quell’aria sempre un po’ scanzonata. Sì, forse scanzonato anche nei modi, perché lui, se voleva, poteva anche prendersi gioco di ciò che rispettava.
Lui, che aveva stretto la mano a grandi scrittori e poeti come lui; lui, che aveva tutta la stima di grandi scrittori e poeti come lui. Lui, che forse questo suo immenso patrimonio culturale se l’avrebbe giocato per partire per un’avventura ricca solo d’ideali. Lui, me lo immagino così: Salvator Ruju, un grandissimo autore sassarese che ha caratterizzato la vita culturale sarda e italiana nella prima metà del Novecento.
Amava la sua città, Sassari, visceralmente, e ne era un infaticabile studioso. Nelle sue poesie in sassarese apriva lampi di luce sulle manie e le passioni dei suoi conterranei. Sapeva essere allusivo, dissacrante se occorreva, perché lo spirito sassarese è l’essenza dell’ironia corrosiva, e lui la sapeva interpretare dal di dentro. Spiritoso, giocoso, ma poi, e forse sono le poesie che io amo ancora di più, arrivavano quei versi con venature crepuscolari. Sapeva descrivere con poche parole quella malinconia beata che ti può far struggere per un amore, per un fiore, per un ricordo o per un suono di chitarra che accende il fuocherello di una serenata romantica.
Nelle sue parole vedi tutto raccontato come in un piano sequenza, con la velocità delle immagini che ti portano davanti a quadretti deve ti incanti. È particolare quel ritmo con la velocità delle visioni, ma col fermo immagine delle emozioni. Non c’è una tecnica, è potenza espressiva.
Sorprende ancora quella sintesi folgorante nelle sue parole che, ancora prima di coniugarle insieme, trasmettono già un’emozione forte. Le sue poesie in sassarese sembrano versi facili, semplici, ma sono ricercati, pur apparendo casuali. Ecco, questo giocare con la semplicità per esprimere le sensazioni più intricate danno la cifra di un autore immenso.
La malinconia è lì, dietro l’angolo, è tua amica e ti accompagna in punta di piedi dentro un ricordo che non sai più se sia del poeta o tuo. Ma è solo grande poesia che contagia.
Qui un nostro patrimonio culturale di cui andare fieri e perfino gelosi. È importante ricordarlo, studiarlo, e approfondirlo perché quel color seppia che domina nelle pagine è come un tuffo dentro le nostre origini. Cosa siamo noi oggi? È la domanda eterna, e forse non c’è risposta, ma dobbiamo provare a capire partendo da quello che siamo stati. È l’unica strada: andare avanti partendo dalle nostre origini.
Ecco Salvator Ruju ce le regala in lettura. Portatelo nelle scuole, per il bene delle scuole, per il bene dei ragazzi.
Salvator Ruju non era solo un poeta! Nel senso che nei suoi versi ci trovi molto più della sua poesia, ma anche nel senso che la sua produzione letteraria è stata tanto grande e importante che non si può rinchiudere tutto dentro i pur vasti confini della poesia.
Sassari ricorda questo grandissimo suo figlio in una piazza, piazza Salvator Ruju, appunto, dove nel 1980 è stata posata una stele ispirata allo scultore Gavino Tilocca. Era stato quasi un regalo della città al suo grande poeta, perché l’iniziativa era partita dal basso, dai sassaresi, appassionati delle sue opere, che coordinati da un cultore della letteratura sassarese, Francesco Cosso, si erano riuniti in un comitato per dare pieno significato alla piazza con una statua. Come se la città, da sola, lo volesse fissare nella sua memoria.
Questa, e molte altre notizie si possono trovare nella biografia di Salvator Ruju scritta da Caterina Ruju, e pubblicata in un bellissimo sito internet che comprende praticamente tutto sul nostro poeta scrittore:
https://www.salvatorruju.it/
Ne consiglio la visita proprio per ricordare, per rivivere, nella poesia e nella letteratura le nostre origini. Per rivedere, grazie alla tecnologia, un passato incontaminato con la magia di una scrittura ispirata.

Pier Bruno Cosso

Salvator Ruju Poeta e scrittore (1878 – 1966) Indice La biografia Le carte e la donazione L’epistolario Il poeta in italiano Il poeta in sassarese Le novelle Saggi e articoli di critica letteraria e artistica Salvator Ruju giornalista Saggi, articoli, poesie, caricature e ritratti dedicati a Sal…
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