“Serenità e fiducia nella scienza e nella generosità dei ricercatori, dei medici e di tutto il personale paramedico che assiste i contagiati. Chi poi ha fede: preghiera e fiducia in Dio.” di Ange de Clermont

In mezzo al vero e proprio stordimento che arriva dai mezzi di comunicazione di massa, condivido l’atteggiamento della ricercatrice trentatreenne che è rimasta a Wuan col figlio di tre anni. Ragionando dice che se si fosse messa in viaggio avrebbe corso più rischi lei e il figlio. Fa la sua quarantena nella città vivendoci serena e osservando le famose regole per evitare il contagio. Ha gran fiducia nei medici curanti e in tutti quelli che si prodigano per migliorare le condizioni di vita dei contagiati e per salvare coloro che possono salvare, per un verso, pregando, secondo la tradizione bimillenaria della Chiesa, perché questo flagello abbia una fine.


Io condivido quanto lei scrive in un’intervista che in sostanza è quello che ho scritto.
Ammiro tutti i soccorritori che di certo non creano allarme, prego perché il Signore ci aiuti ordinariamente a far cessare questa peste.
L’umanità del resto è vissuta tra una peste e l’altra fin dalla storia antica, anzi da Omero, basti dare uno sguardo ai lavori di Jean Noel Biraben e, per la Sardegna,all’opera di Francesco Manconi e ne leggeremmo delle belle. Pensiamo a tanti santi morti assistendo gli appestati, ricordo solo il giovane chierico Luigi Gonzaga.
Non parliamo dei vari tipi di malaria: io l’ho avuta da bambino fino a 10 anni, con cicli di una settimana con la febbre a 39-40. [Forse per questo ho qualche barlume d’intelligenza]. Che dire della sifilide, della gonorrea che ha seminato morte tra uomini e donne.
L’uomo grazie agli studi ha debellato pure la malaria che ha inciso non poco sulla storia della popolazione sarda e mediterranea genere. E adesso, abituati a star meglio, veniamo colpiti con le mani nella marmellata del benessere e subito ci spaventiamo.
Viviamo sereni sia che prendiamo il contagio sia che guariamo sia che moriamo. Haec est condicio vivendi! Si vive rischiando la morte. Per chi crede non ci dovrebbero essere problemi perché si passa ad una vita eterna beata che, paragonata alla vita sulla terra, non teme confronti e chi continua a vivere continui a rischiare.
Scienza e Fede sono le armi che possiamo utilizzare.
A cent’anni e passa a tutti gli amici visitatori e lettori!

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