Chiaramonti nella breve descrizione di Luciano Baldassarre (1806-1863) a cura di Simone Unali

Fra le opere letterarie ottocentesche riguardanti la Sardegna, spesso resoconti di viaggi nell’isola e redatte in molti casi sulla scia dell’enciclopedismo settecentesco, quella di Luciano Baldassarre (1806-1863), dal titolo Cenni sulla Sardegna, ovvero usi e costumi, amministrazione, industria e prodotti dell’isola, ornati di 26 tavole miniate e compilati dal dottore Baldassarre Luciano ed edita per la prima volta da Carlo Schiepatti a Torino nel 1841, ha ricoperto per lungo tempo un ruolo di secondo piano nella ricostruzione storiografica sarda, oscurata da opere di maggiore approfondimento e dimensioni di trattazione pubblicate sia precedentemente (partendo dal famoso Voyage en Sardaigne del 1826 di Alberto della Marmora, fino al Voyage en Corse, à l’Ile d’Elbe et in Sardaigne di Antoine-Claude Pasquin, noto con lo pseudonimo di “Valery”, del 1835) sia successivamente (ricordo The Island of Sardinia, di John Warre Tyndale, del 1849 e Dei costumi dell’isola di Sardegna, di Antonio Bresciani, del 1850). Specialmente l’opera del Bresciani, pubblicata soltanto sette anni dopo la diffusione della seconda edizione di Cenni sulla Sardegna, trattò più ampiamente la parte etnologica abbracciata da Luciano Baldassarre, divenendo il testo di riferimento sulla materia per il primo Ottocento. Più recentemente, con il sorgere dell’esigenza di ricostruire gli aspetti etnologici, che affascinano maggiormente rispetto agli stessi aspetti storici o sociali e rendono icasticamente le diversificazioni delle varie realtà locali dell’Isola, essendo spesso peculiari di ristretti e determinati territori comunali, il lavoro etnografico del Baldassarre è stato rivalutato, specialmente per l’attenzione rivolta verso le 26 tavole miniate, che rappresentano una finestra aperta (come per il resto anche le tavole delle collezioni Luzzietti e Cominotti) sull’Ottocento sardo. D’altronde, lo stesso Baldassarre scrive nella sua conclusione che il suo lavoro non deve essere inteso come diretto a risolvere “discussioni sulle antiche controversie di origini, di nomi o di fatti, come intrapresero e porsero egregiamente a fine eruditissimi scrittori”, che cita successivamente (Della Marmora, Manno, Mimaut, Valery, Cetti), “ma volto unicamente a mettere in mostra e a rilevare le più rinomate costumanze del giorno, le foggie più originali del vestire, le forme dei sistemi odierni di pubbliche cose e le tante produzioni proprie a particolari luoghi”. Dalle pagine 111 e 112 della sua opera riporto di seguito per intero la breve descrizione che Luciano Baldassarre fa di Chiaramonti nel 1841:“Chiaramonti. Separate da molti gruppi di strade irregolari sono le case che compongono l’eminente villaggio di Chiaramonti d’assai salutevole temperatura, e d’onde l’occhio ampiamente si spazia. Felici crescono le vigne nelle vallette e si distinguono in molte specie le uve bianche, le quali hanno grido di squisitezza e moltiplicansi in modo da potersene distribuire ai vicini villaggi. Nel territorio giganteggia il monte Sassu sovrastando qual padre ai minori Montozastru, Cochile, Montardu, Eleghia ed altri, nido e rifugio un tempo di terribili briganti di cui non rimangono presentemente che le funeste istorie. Annidano nelle entrostanti regioni boscose cervi, daini, cinghiali, lepri, volpi e martore, e tra i volatili tortore, merli e pernici. In piccola distanza giacciono verso levante le vestigia del villaggio di San Giuliano, e quelle dell’Ervanana a tramontana. Varii degli antichi norachi, credute sepolture dei giganti abitatori favolosi della Sardegna, si riscontrano in queste parti: alcuni hanno una strettissima entrata, e ristanno accanto ad una sorgente: in altri furono ritrovati enormi scheletri ed istrumenti di rame”.

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