Categoria : recensioni

Giuseppe Tirotto, La tuaglia ruia, recensione di Mauro Maxia

1.
Siamo con Giuseppe Tirotto per parlare della sua raccolta di racconti intitolata La tuaglia ruia,
edito  da Il Mio Libro dell’Espresso nel 2015.

Per quei pochi che ancora non lo conoscono diremo che Giuseppe Tirotto è uno dei maggiori scrittori sardi contemporanei. Non ho difficoltà a dire che è superiore ad altri scrittori sardi più reclamizzati e questo anche perché, al di là dello stile personale, Tirotto è uno scrittore bilingue. Cioè scrive la maggior parte delle sue opere in sardo-corso, anzi nella parlata di Castelsardo dove è nato nel 1954 e dove è sempre vissuto. Scrivere opere in una lingua locale, poco praticata, rappresenta una fatica doppia rispetto a chi scrive in italiano.

Tra le sue opere, in prosa e in poesia, scritte in castellanese sono da ricordare:

Lu bastimentu di li sogni di sciumma, 1997 (romanzo)

L’umbra di lu soli, 2001 (romanzo)

 Cumenti òru di nèuli, 2002 (romanzo)

 La forma di l’anima, 2004 (raccolta poetica)

 Lu basgiu di la luna matrona, 2007 (romanzo)

 La casa e la chisura, 2008 (raccolta poetica)

 E semmu andaddi cantendi…, 2012 (raccolta poetica)

 Cumentisisia t’avaràgghju amà, 2013 (raccolta poetica)

 La tuaglia ruja, 2015 (racconti)

Il fatto di scrivere nella sua parlata originaria non gli ha impedito di conseguire numerosi

riconoscimenti dal 1993 a oggi:

 1993 “Premio Ozieri”

 1995 “Premio Montanaru”

 1995 “Premio Gramsci”

 1995 “Casteddu de sa Fae”

 1999 “F. Modena – San Felice Panaro”

 1999 “Lions Duomo di Milano”

 2000 “Romangia”

 2002 “Premio Internazionale Nosside” di Reggio Calabria

 2002 “Premio Ozieri” (seconda volta)

 2002 “Casteddu de sa Fae” (seconda volta)

 2008 Premio San Leucio del Sannio

Oltre a racconti in castellanese Giuseppe Tirotto ha pubblicato delle opere anche in lingua italiana. Ricordiamo La rena dopo la risacca (2004), un romanzo noir, le raccolte poetiche Agra terra (2005) e Di geometria e d’amore (2014) e le traduzioni di alcuni dei suoi romanzi.

Qui parliamo di La tuaglia ruia, che rappresenta una raccolta di 20 racconti brevi. Come dice l’Autore, sono racconti di vita, di morte, d’amore e di libertà cuciti tra loro dal filo rosso dell’ideale e dei principi che danno sapore all’esistenza.

Uno dei racconti più brevi, poco più di 5 pagine, è appunto quello intitolato La tuaglia ruia e che dà il titolo all’intera raccolta. Dato che non dobbiamo fare una recensione, mi soffermerò a parlare proprio di questo testo. Mi ha incuriosito molto questo racconto prima di tutto perché – come anche altri racconti che compongono la raccolta – mi sembra autobiografico e, in secondo, perché l’Autore parla di un periodo particolare della sua vita quando Giuseppe un quarto di secolo fa era impegnato in politica. Mi ha interessato molto perché all’entusiasmo del giovane tutto preso dall’ideale politico si contrappone il disincanto del vecchio zu Tottoi Poréli che era stato un comunista della prima ora dato che aveva partecipato, quasi involontariamente, al congresso del Partito Socialista Italiano di Livorno del 1921 dal quale era nato il Partito Comunista Italiano. Questo breve racconto rappresenta un quadretto di storia paesana e di storia generale allo stesso tempo.

Altri racconti di questa raccolta non sono meno interessanti. Restando a Gramsci, mi ha colpito il racconto che inizia a pag. 52 e che si intitola Lèttara a un mastru. Uno pensa che si tratti di una lettera scritta a un vecchio maestro di scuola. E invece si tratta di una lettera scritta da un uomo dei nostri tempi a un maestro di vita e di ideali quale fu appunto Gramsci che ancora oggi, a 80 anni dalla morte, continua a costituire un modello per tutta una serie di aspetti anche minuti della nostra vita, sia sociale sia familiare.

In un altro breve racconto, intitolato Impianto 42, Tirotto racconta l’esperienza di un qualunque giovane sardo che si è dovuto recare sul Continente per trovare quel lavoro che la Sardegna anche allora negava a molti dei suoi giovani. Mi ha impressionato molto lo scontro di culture che sul posto di lavoro portava a contrapporre certi individui del Nord con certi giovani sardi. Questo racconto mi ha coinvolto anche più di altri perché mi ricorda un’esperienza analoga vissuta da me che, quando ero ancora un ragazzo, mi ero recato “in Continente” per trovarvi lavoro ma anche delle aspre contrapposizioni con la gente del posto.

Ne La tuaglia ruia di Tirotto colgo un punto di contatto con lo Scadaglio di Joan Adell di cui parleremo tra poco. Sono entrambi dei percorsi biografici, anzi dei tratti di percorso. Nella raccolta di Tirotto il percorso è fatto di piccole tappe che certamente marcano dei momenti importanti della sua vita se lui ha ritenuto di doverli raccontare in un libro.

Nella raccolta di Adell invece l’interesse è focalizzato su un unico episodio ma dal forte coinvolgimento che emerge ad ogni riga. Ma andiamo a vedere più da vicino questa sua opera.

2. Joan Elies Adell Pitarch, Escandall (traduzione italiana “Scandaglio”) Con la Sardegna ha uno stretto rapporto perché attualmente vive ad Alghero dove è coordinatore dell’ufficio della Delegazione del Governo della Catalogna in Italia.
Joan-Elies Adell è un poeta, traduttore e filologo spagnolo nato nel 1968. È stato professore di
Teoria della letteratura all’Universitat Oberta di Barcellona e visiting professor presso la
University of North Carolina.
Adell è uno dei più importanti poeti valenzani contemporanei. La sua statura emerge dai concorsi letterari tra i quali i seguenti

 Premis Literaris Baix Camp – Gabriel Ferrater de poesia, 1993: La matèria del temps

 Benvingut Oliver de poesia de Catarroja, 1994: Oceà immòbil

 Ciutat d’Elx de poesia, 1996: A curt termini

 Alambor d’assaig breu de Benicarló, 1996: Notes per a una redefinició dels estudis literaris

catalans

 Associació Foment de la Cultura Catalana d’assaig breu, 1997: Mètode i ideologia de la

historiografia literària catalana

 Ciutat de Sagunt – Jaume Bru i Vidal de poesia, 2000: Un mateix cel

 València Alfons el Magnànim de poesia, 2002: Encara una olor

 Crítica dels Escriptors Valencians de poesia, 2004: Encara una olor

 Flor Natural als Jocs Florals de Barcelona, 2004: La degradació natural dels objectes

 Premi Internacional de Poesia Màrius Sampere, 2005: Pistes falses

 XV Premi de Poesia Parc Taulí, 2012: Si no et tinc

Sue opere sono inserite in antologie e lavori collettivi come

anche diversi saggi di musicologia e cultura popolare.

Joan Elies ha pubblicato

Bengales en la fosca (1998), Dotze

poetes valencians (2000), Vint-i-un poetes del segle XXI (2001), Imparables (2004) e Medio siglo
de oro. Antología de la poesía contemporánea en catalán (2014). È curatore dell’antologia
poetica La Tercera Illa. Poesia catalana de l’Alguer (1945-2013).

Nel 2014 ha pubblicato per Meteora a Barcellona la raccolta di testi in prosa poetica intitolata Escandall. Questa raccolta è stata tradotta in italiano col titolo Scandaglio da parte di Antoni Coronzu ed è stata pubblicata proprio quest’anno dalle Edizioni Dall’Orso di Alessandria. Si tratta di un volume di circa 130 pagine; il costo di copertina è 16€.

Questo volume rappresenta il nono libro di poesia di Adell. Ho letto con molta attenzione questo suo lavoro, rima i testi in catalano e poi le traduzioni a fronte in italiano di Antoni Coronzu che ha anche scritto una breve introduzione. Il volume si articola in 5 parti (o cinque tempi) ciascuna delle quali contiene 10 brevi testi in prosa poetica.

Dico subito che condivido le impressioni e anche i sentimenti di Antoni Coronzu. Quando un testo – inteso come tessuto o trama di riflessioni e sentimenti – quando un testo propone dei temi che ci possono riguardare anche indirettamente finisce con il coinvolgerci in misura più o meno profonda. La profondità del coinvolgimento spesso dipende da quanto quello che viene narrato ci ricorda qualcosa che noi stessi abbiamo vissuto.

In questo caso specifico la com-mozione o la com-passione di Coronzu rispetto ad Adell è mossa dal fatto che anche lui, come Adell, ha vissuto un dramma familiare e personale rappresentato dalla devastante malattia che lo ha privato del padre. Malattia terribile che noi tutti, per un verso o per l’altro, conosciamo come Altzheimer.

Non a caso Adell apre la raccolta facendola precedere da una dedica al proprio padre e da una

assai pertinente citazione di Carles Camps Mundó che dice: “Aquesta dura malaltia / en què viure i morir / coexisteixen mentre / es van superposant” (‘Questa dura malattia / nella quale vivere e morire / coabitano mentre / si sovrappongono’).

Dunque questa raccolta di prose poetiche è anche un’autobiografia che definirei straordinaria perché in 50 brevi riflessioni riassume tutta la sofferenza, il rimpianto e, direi anche, la lotta
interna che agita l’autore per un inconfessato senso di colpa nei confronti del padre con cui solo ora, durante una visita che dura cinque giorni, ha occasione di intrattenersi in un muto dialogo con il genitore. Dialogo muto che, in realtà, diventa un “monologo dialogato” perché da un lato abbiamo Adell che vorrebbe dire tante cose al padre (e in effetti finisce col dirle non a parole ma scrivendole sulla carta). Dall’altro lato abbiamo il padre che a momenti sembra comprendere ciò che il figlio vorrebbe dirgli ma che il più delle volte oppone espressioni scoraggianti per il figlio che, anche se non lo dice mai apertamente, si sente oppresso da un sentimento di impotenza. Un’impotenza che, a mio avviso, è tanto più forte quanto più evidente appare l’inutilità dei tentativi di stabilire un contatto col genitore presente fisicamente ma assente spiritualmente.

Per qualche verso questa opera di Adell mi ricorda il muto rapporto col padre che Carlo Castellaneta descrive nel suo romanzo d’esordio, Viaggio col padre, ma con la sostanziale differenza che, dopo anni di silenzio, padre e figlio finiscono per riconciliarsi seppure dopo un aspro scontro. Qui invece Adell avrebbe preferito, suppongo, scontrarsi col padre pur di riuscire a ristabilire un rapporto che invece si è sfilacciato per sempre. Qui invece finisce che la trama di mute riflessioni si traduce in un’accorata sequenza di desideri inespressi che formano un canto monodico. Canto che, per dirla con Coronzu, diventa una sinfonia d’amore suggellata dalla frase “ti voglio bene” che infine il figlio riesce a rivolgere al padre.

La raccolta si apre con la prima riflessione che, in appena tre righe, offre un quadro di grande espressività che solo la grande poesia riesce a raggiungere: “I tot això esdevé inesperadament. Com aquesta pintada esborrada per la calç, que algu va escriure tants anys abans i que ara resorgeix, com un vell amor, i que est diu: t’estimo” (‘E tutto ciò succede inaspettatamente. Come questa scritta cancellata dalla calce, che qualcuno scrisse tanti anni fa e che adesso rinasce, come un vecchio amore, e che ti dice: ti voglio bene’).

La portata di questa prima riflessione-confessione può essere misurata, mi pare, attraverso la difficoltà che noi maschi latini in generale incontriamo nel dire una frase come “ti voglio bene”. Parlo per me, ma penso che questo pudore sia un fatto abbastanza comune per il semplice fatto che pochissime volte abbiamo sentito un uomo adulto dire “ti voglio bene” a un altro uomo, neppure al proprio padre o a un proprio fratello, se non in circostanze del tutto eccezionali o drammatiche.

Accostandomi a questo libro e al tema che tratta, mi viene in mente il proverbio sardo che dice “Si unu non cheret duos non brigant” che, parafrasando, potrebbe anche essere trasformato in “Si unu non narat, duos non faeddant”. Che poi è anche una sintesi, cruda quanto si vuole, di questa opera di Adell.

Il libro è una straordinaria galleria di immagini poetiche. Ne cito una che forse da sola riassume

lo sconforto dell’Autore ma, credo, anche dei parenti dei malati di Altzheimer: “Abans de tancar la porta, entre la llum exterior i l’obscuritat interna la nostra ombra es retalla durant alguns instants contra el sol. Pot provocar mes dolor la sensació de veure el reflex de algú que no existeix?” (‘Prima di chiudere la porta, tra la luce esterna e l’oscurità interna la nostra ombra si staglia per alcuni istanti contro il sole. Può provocare maggior dolore la sensazione di vedere un riflesso di qualcuno che non esiste?’).

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