Schiavismo cinese: morire di buona economia – Li Chunmei, operaia cinese che lo sfruttamento ha assassinato


Durante le elezioni comunali tenutesi recentemente in diverse città italiane, poteva capitare di sentir dire da qualche politicante che voleva assicurare i cittadini sulla propria intelligente moderazione, che la strada migliore da percorrere nell’affrontare i problemi del mondo del lavoro, è quella che sa trovare un giusto equilibrio fra diritti sociali e… buona economia.

Ora, se evidentemente per diritti sociali si intendono quei diritti che dovrebbero tutelare gli interessi dei lavoratori, allora per buona economia si deve intendere una politica economica che consente a chi investe i capitali di perseguire il profitto senza essere troppo ostacolato da leggi e vincoli che hanno a che fare, appunto, con la tutela sociale degli sfruttati.

Ahimè. Per il momento, dunque, agli occhi del sensibile ma intelligente moderato, bisognerà accontentarsi di una discreta economia, giacché la buona economia è ancora costretta a trovare un compromesso con i diritti sociali. Magari però, un domani, venendo meno il bisogno di questo palloso equilibrio, potrà finalmente dispiegarsi in tutta la sua rigogliosa… bontà!

Come in Cina, ad esempio, dove la buona economia è così libera di esprimersi che riesce a generare ritmi di sfruttamento capaci di uccidere.

Li Chunmei era un’operaia di 19 anni che lavorava in una fabbrica di giocattoli a Songgang, città satellite di Shenzhen, ‘zona economica speciale’ nel sud della Cina. Era una dei centinaia di milioni di migranti che continuano ad abbandonare le regioni dell’interno, sempre più povere, per cercare lavoro nelle aree urbane della costa. Aveva cominciato a lavorare a 15 anni come ‘staffetta’ in una fabbrica di giocattoli: “correre da un punto all’altro per portare i componenti alle varie fasi di lavorazione. Una corsa defatigante in ambienti malsani e surriscaldati, che cominciava alle 8 del mattino, si fermava a mezzogiorno per 90 minuti, e riprendeva fino alle 17.30; 30 minuti per la cena, e poi via per gli straordinari fino a mezzanotte e oltre. Per 12 centesimi di dollaro all’ora, che alla fine del mese potevano diventare 65 dollari.” (Il Manifesto,14 maggio ’02)

Il salario minimo a Songgang sarebbe 30 centesimi l’ora, e gli straordinari non dovrebbero superare le 36 ore al mese, ma quando la buona economia funziona, questi non sono grossi problemi: molti funzionari locali sono ‘amici’ dei manager delle imprese, e chiudere un occhio è ben remunerato…

Poi Li Chunmei fu trasferita in un altro impianto dove le condizioni di lavoro peggiorarono ulteriormente. Erano passati circa due mesi, quando una notte di novembre dell’anno scorso disse alla propria compagna di stanza che non ce la faceva più e che voleva tornare a casa.

Furono le sue ultime parole. Iniziò a tossire e a sputare sangue, e poi morì. “Meno di una settimana prima di schiantarsi, chiese una tregua di un giorno, che le fu negata. Se la prese lo stesso e fu punita con tre giorni di trattenute su una paga che da due mesi non le davano.” (Il Manifesto, ibid.)

È bene sapere che le ‘zone economiche speciali’ come quella in cui si è consumato l’assassinio di Li Chunmei, ospitano industrie che fabbricano capi di abbigliamento, scarpe sportive, giocattoli, apparecchi elettronici e diversi altri prodotti destinati all’esportazione, per conto di società dei paesi forti, ossia, principalmente, Stati Uniti, Europa e Giappone. Per cui non rappresentano il caso limite, la mela marcia dell’economia mondiale, ma, al contrario, uno dei suoi pilastri essenziali; forse il non plus ultra dell’economia capitalistica.

E lo squallido figuro incravattato che ciancia di diritti sociali e buona economia, a ben guardare ha proprio ragione, perché nel capitalismo è questa la buona economia, l’economia vincente, che funziona, che sbaraglia i concorrenti e fa impennare i profitti. Quelli che vengono chiamati diritti sociali, insomma, devono essere del tutto subordinati alle sante leggi del capitalismo, altrimenti l’economia borghese – che tra l’altro è morsa da una profonda crisi mondiale – va a rotoli. È questo che i riformisti di ogni risma non vogliono capire. Noi, invece, che siamo comunisti, vogliamo spazzare via la buona economia capitalistica e tutta la violenza assassina che inevitabilmente porta con sé. E lo vogliamo fare anche in nome di Li Chunmei.

Battaglia Comunista
Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

 

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