A cent’anni dalla morte del cattolico conciliatorista gavoino Salvatore Daddi (1862-1913) di Angelino Tedde

GavoiRiportiamo il testo di una conferenza su Daddi svoltasi a Sassari nel 1998. Quest’anno che ormai è al tramonto cade il centenaraio della morte di questo illustre cattolico gavoino. Peccato che finora non mi risultino manifestazione su quest’uomo politico sardo, morto a Sassari e seppellito nel cimitero monumentale in una tomba di granito oscuro. Come oscura viene tenuta la sua storia di combattente per le idee cattoliche, morto prematuramente. Benemerito anche del suo paese Gavoi (Nuoro) per i beni culturali e per l’educazione dell’infanzia. A pié pagina i links di riferimento del librp su accademia sarda. (La redazione)

Nel 1913, a soli 51 anno, per una caduta da cavallo, moriva prematuramente il noto giornalista cattolico gavoese, Salvatore Daddi, notaio in Sassari, già consigliere comunale, assessore e sindaco di Gavoi, esponente di quella borghesia industriosa e potremmo dire industriale e illuminata del Nuorese e classe dirigente dell’epoca giolittiana. Sesto di undici figli di Pietro Antioco e di Maria Domenica Daddi, che nel grosso borgo di oltre 4000 abitanti, insieme ai Mureddu, Maoddi, Lavra, Marchi e Costeri, chiamati “vassallos”, si contendevano gli affari e le cariche pubbliche.

I Daddi avevano intrapreso, felicemente, la via del commercio comune a molti loro concittadini, possedevano inoltre alcuni mulini idraulici e alcune gualchiere. Il ricordo popolare della famiglia è legato soprattutto alla loro casa, sicuramente una delle più caratteristiche del paese: costruita su tre piani, con oblò e mansarda e intonacata all’esterno. Si affacciava su tre vie e dalla parte della via principale si trovava un grosso arco in granito che conduceva all’interno della casa attraverso un lungo selciato.

In questa casa patrizia, probabilmente alternando gli studi elementari alle attività dell’azienda familiare, Salvatore trascorse i suoi primi 13 anni.

Nel 1876, a 14 anni, lo ritroviamo al ginnasio di Nuoro col fior fiore della borghesia locale: i Ballero, i Deledda, i Musio i Serra e i Tola.

Andare a studiare a Nuoro per frequentare il ginnasio significava per i figli della borghesia agraria e commerciale degli sperduti villaggi della Barbagia porre le basi per il liceo e l’università di Sassari o di Cagliari, allora i più vivaci centri della vita economica, politica e culturale sarda.

Salvatore si appassiona agli studi ginnasiali tanto da meritare una lodevole votazione, ma altrettanto si interessa alla politica e forse matura la sua futura posizione di cattolico impegnato, grazie al vivace ambiente politico e culturale che in quel momento c’era a Nuoro. Ignoriamo presso chi abitasse nei primi tre anni del ginnasio, ma sappiamo che nell’ultimo anno resiedette nella casa di don Sebastiano Cambosu, zio della Deledda che certamente lo orientò da quel prete impegnato qual era, verso il cosiddetto partito cattolico.

E’ anche probabile che in questi anni si leghi all’altro futuro esponente del movimento cattolico nuorese Francesco Dore.

Del resto all’epoca, fortemente segnata dalla contrapposizione tra cattolici minoritari, “clericali” e laici giolittiani o “progressisti” antigovernativi, ai rampolli della classe dirigente nuorese non restava che schierarsi in uno o nell’altro versante. I Daddi, i Marchi i Marcello del resto annoveravano all’interno delle loro famiglie imparentate posizioni politiche differenti: cattolici intransigenti o conciliatoristi, giolittiani coccortiani o radical-repubblicani antigovernativi secondo l’esempio di G. Asproni.

Posizioni comuni del resto a tutta la borghesia sarda dell’epoca. Si pensi ai Satta-Branca, ai Soro-Pirino, ai Berlinguer, ai Moro, ai Garavetti da una parte, agli Abozzi, ai Zirolia, ai Dalziani, ai Filia di Sassari e agli omologhi della classe dirigente cagliaritana dei quali parla tanto G. Atzeni.

Nel 188I, a 19 anni, S. Daddi figura iscritto insieme a Giovanni Santus Deledda, alla prima classe del Regio Liceo Dettori di Cagliari ubicato nell’ex Casa Professa dei Gesuiti, presieduto dal prof. Stefano Bassi, membro del Consiglio scolastico Provinciale. Tra i suoi professori c’è anche il sacerdote Antioco Polla, esponente di maggior prestigio intellettuale del giobertismo isolano e uno dei pochi, irriducibili giobertiani sopravvissuti alle temperie filosofico-politica dell’ Italia postunitaria.

Regolare l’andamento degli studi nei primi due anni, qualche difficoltà nell’ultimo che comunque supera in modo ugualmente brillante. Pur ignorando la sua residenza, in questo periodo S. Daddi frequentò molti esponenti del Circolo Leone XIII ai quali si legò con forte amicizia e a quasi tutti i rampolli della classe dirigente isolana, mentre era in ascesa nazionale e governativa l’astro liberal democratico di F. Coco Ortu.

Nel 1885, a 22 anni, si iscrive all’Università di Cagliari in Giurisprudenza, conseguendo dopo il primo biennio il diploma notarile e la laurea dopo il secondo biennio. Dall’esenzione dalle tasse dei primi due anni e da quella parziale degli altri due deduciamo che il giovane tutto sommato si impegnò abbastanza e conseguendo la laurea con 1O7/110.

Questo periodo fu per il giovane assai esaltante sia dal punto di vista dottrinale sia dal punto di vista politico: la maggior parte dei suoi professori costituivano infatti la classe dirigente isolana: Ottone Bacaredda che per quasi un trentennio fu sindaco di Cagliari, Gavino Scano, massone e deputato, Giuseppe Todde, economista, Antonio Campus Serra, Battista Loy, Enrico Boy, e Giuseppe Picinelli tutti docenti, ma anche politici di primo piano nella vita politica cagliaritani e alcuni in quella nazionale.

La maggior parte di costoro, fatta qualche eccezione, furono di orientamento liberal democratico e spesso in posizioni avverse ai cattolici. Daddi saprà fare tesoro di questa esaltante esperienza cagliaritana che servì ad introdurlo direttamente nei temi maggiormente dibattuti allora a livello locale e nazionale.

Cominciavano nel periodo a costituirsi vari circoli cattolici compreso quello di San Saturnino. In questi circoli era vivace il dibattito fra intransigenti e conciliatoristi.

Col conseguimento dell’abilitazione all’esercizio di notaio, a 27 anni, siamo nel 1889, ha inizio al carriera notarile di S. Daddi, ampiamente documentata dai 20 libri di atti giacenti nell’Archivio Notarile di Sassari e attestanti l’esercizio della professione a Gavoi a Orani e nei paesi limitrofi.

Ciascun libro documenta i vent’anni di attività di questo polemico e focoso esponente del movimento cattolico sassarese ( e nuorese), documentano anche il fatto che l’uomo per quanto preso dalla passione politica e giornalistica non abbandonò il suo ambiente e il contatto costante con la quotidianità degli impegni professionali.

La sua carriera politica iniziò contemporaneamente a quella professionale e durò circa 18 anni dal 1889 al 1907, quando a causa di un matrimonio mancato con una sua cugina in attesa di un figlio che egli non volle riconoscere si apportò dalla vita politica.

Dovremmo ora chiederci quale fu l’itinerario politico di S. Daddi?

Innanzi tutto fu consigliere comunale, assessore e sindaco di Gavoi, fortemente avversato dalle fazioni liberal massoniche dei Satta-Carboni di Gavoi che lo combatterono senza tregua e senza esclusione di colpi.

Nello svolgimento dei suoi mandati comunali S. Daddi rivela un acume e un’apertura intellettuale degna non di un amministratore locale, ma di un avanzato politico nazionale, contiguo alle idee di Romolo Murri.

Dalla documentazione comunale emerge la sua particolare attenzione alla soluzione dei problemi culturali (scuole, biblioteca comunale, salvaguardia dell’archivio comunale, dei monumenti antichi e di pregio del paese, collegamenti ferroviari per i paesi esclusi del nuorese, e istituzione di un giardino d’infanzia froebeliano, ristrutturazione del comune con accorpamento in esso delle scuole elementari); di quelli economici legati al mondo pastorale per il quale sollecita e propone cooperative di affittanza.

Ciò che rese noto a livello regionale S. Daddi fu però la fondazione e direzione dell'”Armonia Sarda” primo quotidiano cattolico della provincia di Sassari che allora comprendeva anche oltre la metà della futura provincia di Nuoro.

Il primo numero del quotidiano uscì il 17 giugno 1904 e Daddi lo diresse fino all’11 novembre 1905, il quotidiano chiuse i battenti il 31 dicembre 1906.

La direzione di Daddi fu accesissima. I suoi strali colpirono con forti fendenti, peraltro contraccambiati, sia i due quotidiani sardi “La Nuova Sardegna”, antigovernativa e progressista sia la filogovernativa coccortiana “‘Unione Sarda”, ma al momento opportuno anche il quotidiano cattolico cagliaritano.

I “progressisti”, della “Nuova Sardegna” molti dei quali massoni dichiarati mal tolleravano il partito dei “clericali” che vedevano come il fumo negli occhi, che avevano osato fondare in città un loro quotidiano che osavano dibattere tematiche politiche, economiche, sociali in contrapposizione alle loro che detenevano in città tutto il potere possibile a livello comunale, ma che rischiavano grazie all’aiuto dei “clericali” di vedere sbarrata la strada al loro deputato Garavetti.

I loro timori si realizzarono nelle elezioni del 1905, grazie all’appoggio che i cattolici sassaresi dettero all’Abozzi che vinse su Garavetti.

Artefice di questa “conciliazione locale”, antesignana di quella nazionale, fu S. Daddi che in un incontro avuto a Roma con Leone XIII e d’accordo con l’arcivescovo di Sassari pare avesse avuto il permesso di sospensione del non expedit per Sassari.

Con questa scelta però S. Daddi si inimicò i cattolici intransigenti della Sardegna Cattolica di Cagliari che attaccarono le sue posizioni e ai quali egli rispose con pari veemenza polemica.

A conclusione di questo acceso dibattito durante il quale Daddi manifestò apertamente le sue posizioni dichiaratamente conciliatoriste lasciò la direzione del quotidiano che un anno dopo concluse la sua storia.

L’apertura delle idee di Daddi erano anticipatrici di quanto avverrà più tardi con Pio X, ma in quel momento apparvero ai cattolici sardi troppo avanzate per incoraggiarle.

S. Daddi del resto, dichiaratamente aperto alle novità delle idee che in campo nazionale andavano facendosi strada, in Sardegna sicuramente creò scandalo e scalpore tra i cattolici dominati dall’intransigentismo dei cagliaritani della Sardegna Cattolica.

Ignoriamo che cosa avvenne all’interno del quotidiano al quale collaboravano le più note personalità del mondo cattolico sassarese dallo Zirolia al Filia, a Dalziani a Branca e forse allo stesso Manzella. La prudenza dell’arcivescovo di Sassari, una retromarcia romana rispetto alle posizioni di Daddi, la forte influenza o addirittura le pressioni dei cattolici di Cagliari costrinsero il sindaco di Gavoi a lasciar perdere il campo, a fronte si disse di più alti incarichi romani.

Da rimarcare che a causa della contemporanea presenza del fratello esattore nel circondario di Gavoi, dell’altro fratello canonico parroco dello stesso comune, la presenza dei Daddi era forse eccessiva nei punti chiave del potere locale del centro barbaricino. Fu combattuto con una veemenza polemica senza limiti a Gavoi, a Sassari e a Cagliari e ciò che è peggio non solo da uomini delle altre parti politiche, ma anche all’interno dello stesso mondo movimento cattolico.

Forse tutto ciò intimorì gli amici e rese baldanzosi i suoi nemici ai quali purtroppo lo stesso Daddi col suo amore ancillare offrì il destro per le sue dimissioni da direttore del quotidiano cattolico del 1905, da sindaco di Gavoi e forse nelle intenzioni da una momentanea pausa di coinvolgi mento politico data la delicata situazione privata che lo penalizzava come cattolico e non poteva fargli onore e poteva offrire il destro ai suoi nemici.

“Costatiamo il confortante risveglio della coscienza del popolo intelligente e libero, intonante tremendo il dies irae contro questa caricatura di apostolo delle nuove genti, che è stata la più grave iattura che abbia potuto colpire un paese così buono così fecondo di operose energie e pure così disgraziato” così la Nuova del 18-19 agosto del 1907.

Era quel dies irae, un funesto presagio, che a distanza di sei anni doveva verificarsi.

S. Daddi, colto e aperto alle nuove idee del mondo cattolico, intelligente amministratore locale, contro tutti per le sue idee avanzate, amante della caccia e forse troppo sensibile al fascino femminile, ottimo cacciatore e cavallerizzo, doveva soccombere al crudele destino del suo cavallo imbizzarrito che lo scaraventò sugli spigoli dei gradino esterno della sua stessa abitazione in Orani doveva aveva contratto matrimonio con una ricca possidente.

L’amico Francesco Dore così lo ricordava al momento della sua tragica scomparsa: “Si è infranta un’anima nobile, una delle più esuberanti d’affetto e di generosità che palpitasse fra i miei amici (…). Fibra d’uomo di azione e nello stesso tempo spirito eletto di intellettuale, di studioso (…), era nato per le lotte positive e per le lotte ideali.”

Alcuni anni dopo, prematuramente, doveva scomparire anche il fondatore dell’azione cattolica sarda, Antonino Biddau.

La scomparsa prematura di queste stimolanti protagonisti d’impegno cattolico impoverì decisamente il movimento cattolico sardo che andrebbe studiato più approfonditamente in vista di una sintesi storica che a nostro avviso, data l’esiguità delle risorse a disposizione è molto lontana.

 Bibliografia

Sassari, 28 dicembre 1998 Conferenza svoltasi presso Camera di Commercio- Promossa dal Presidente dell’Associazione Culturale Alcide de Gasperi on. Nino Giagu Demartini.

Emma Linda Tedde, L’Armonia Sarda (1904-1906) in A: TEDDE ( a cura di) I Cattolici in Sardegna tra Otto e Novecento, Ass. Cult. Alcide De Gasperi, Sassari 1993

L’Armonia Sarda (1904-1906) di Emma Linda Tedde

http://www.accademiasarda.it/2011/07/salvatore-daddi-1862-1913-un-protagonista-del-movimento-cattolico-in-sardegna-tra-otto-e-novecento-di-sabrina-fara-e-

A. Tedde (a cura di), Salvatore Daddi, un protagonista del movimento cattolico in Sardegna tra Otto e Novecento di Sabrina Fara, Emma Tedde, Associazione Culturale Alcide Degasperi, Sassari 199 pp. 143

 

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