Categoria : memoria e storia

Ricordando Vanda Erre, già ottima docente di francese e di sostegno all’Istituto d’Arte di Sassari di Angelino Tedde

UnknownVanda, una donna di carattere, un’amica affabile, una professoressa preparata e impegnata, ci ha lasciati il 22 del gennaio scorso dopo un quadriennio di cure intensive, con pause di speranza, lasciando desolata la madre di 96 anni, le due sorelle e il fratello e tutti i parenti, gli amici di studi, i colleghi (si era congedata alcuni anni fa dalla scuola) e gli stessi amici e conoscenti del condominio dove abitava.

Era nata a Sassari il 16 novembre del 1948, cresciuta in una famiglia numerosa e vivace, tre ragazze e un ragazzo, aveva avuto modo di socializzare vivacemente tanto in casa quanto nel suo quartiere del Monte Rosello. Successivamente la famigliola rimase orfana del capo famiglia e la generalessa Vincenzina non andava tanto per il sottile nel richiamare e correggere le figliole e il figlio.

Da figlia minore doveva seguire l’esempio delle sorelle maggiori sia nell’educazione come anche negli studi.

Frequentate le scuole elementari e medie s’scrisse  all’Istituto Magistrale Margherita di Castelvì, conseguendo brillantemente l’abilitazione magistrale che le aprì le porte della Facoltà di Magistero dell’Università degli Studi di Pisa nel corso di lingue straniere dove in quattro anni, potè conseguire brillantemente la laurea in lingua Francese. Di quel periodo ci ha dato un esemplare ricordo uno dei compagni di studi Salvatore Patatu, scrittore e studioso di lingua sarda anche lui laureato in Francese a Pisa mettendone in chiara lucee il serio impegno negli studi e la puntualità nel dare gli esami e nel laurearsi.

Rientrata a Sassari si era data da fare per l’insegnamento che svolse a Ozieri, Nughedu San Nicolò, e in vari paesi della Gallura tra cui Monti, altri centri, ma soprattutto Oschiri.


A 26 anni (1974) si sposò felicemente con Franco Mura, un bravo giovane che svolgeva le mansioni di Capostazione presso le Strade Ferrate Sarde di Sassari. Non nacquero figli, ma da quando i coniugi acquistarono la casa nel caseggiato con due palazzine gemelle di via Mastino la famigliola era allietata di continuo dal nipotino Sergio, l’ultimogenito della sorella Alba,abitante nell’altra palazzina, che ebbe per la zia e per lo zio un amore filiale. Non c’era giorno che il piccolo dalla casa paterna emigrasse verso quella di zia Vanda e di zio Franco al punto da farsi notare dagl’inquilini e lo scrivente, coinquilino della palazzina, spesso, scherzando, ebbe a richiamarlo dicendogli che lui non era della palazzina, ma il bambino esclamava sicuro:-Vado da zia Vanda.- E correva a suonare il campanello per abbracciare la zia e lo zio e starsene a lungo in casa loro come un figlio autentico, Vanda lo seguì negli studi, gli fu sempre vicina ed oggi il giovanotto oltre che collaborare con l’Università di Cagliari, dove ha svolto il dottorato di ricerca, esercita la professione di ingegnere elettrico a Cagliari. Inutile dire quanto la zia fosse orgogliosa del nipote che era riuscito a darle grandi soddisfazioni in studi così difficili.

La carriera di docente di Vanda non si arenò nell’insegnamento nei paesi della Gallura e del Logudoro, ma come capita a molti insegnanti, ci fu finalmente la fine del viaggiare tutti i giorni, essendo diventata titolare di cattedra a Sassari. Il suo desiderio di maternità la spinse negli ultimi 15 anni d’insegnamento a dedicarsi al sostegno dei ragazzi esistenzialmente svantaggiati presso l’Istituto d’Arte di Sassari, mentre collaborava anche in Provveditorato nella gestione dell’anagrafe degli studenti medi inferiori e superiori diversamente abili di Sasari e Provincia.

Questo lavoro di collaborazione continuò anche dopo il pensionamento.

I suoi interessi culturali non si fermavano soltanto alla routine scolastica, all’aggiornamento continuo delle discipline predilette, ma era amantissima della lettura, della musica e non si perdeva con le sorelle le stagioni operistiche e teatrali. Altra passione era la Natura, al punto da partecipare ai viaggi organizzati dal fratello Bruno con le escursioni nelle località più caratteristiche dell’Isola, per apprezzarne la flora e la fauna. Non per niente l’ultimo quaderno fotografico pubblicato dal fratello, che tratta degl’insetti e dei minerali è dedicato “ “Alla mia cara amata sorella Vanda. Tanto amavi , come me, la natura e ad essa sei tornata. Volevi vedere la mia presente “opera”, ma il destino ha deciso di presentartela nel cielo. Un dolce ricordo da tutti noi.”

Vanda non ha mai trascurato l’aggiornamento continuo nelle discipline da lei predilette, viaggiando in Italia e all’estero per allargare gli orizzonti culturali. Una coppia di sposi affiatata, credente e praticante, e sempre disponibile a dare una mano a chi aveva avuto di meno.

Ammalatosi il marito, lo assistette con grande dedizione al punto che, alla sua morte, quasi non si reggeva in piedi ed era scomparso quel sorriso vitale che la contraddistingueva.

Erano passati appena tre anni dalla scomparsa prematura del caro Franco e Vanda continuò a dedicare il suo tempo al volontariato presso la parrocchia di San Paolo.

In quello stesso periodo si è ammalata di quella malattia che almeno al 50% oggi viene contrastata positivamente, ma per il 50% purtroppo fa soccombere chi la contrae.

In questi ultimi quattro anni lei ha alternato periodi di impegno e di cura con una serenità e una voglia di vivere eccezionale al punto che tutti coloro che le stavano vicino parenti e amici avevano sperato che fosse riuscita a battere il male. Nel dicembre dello scorso anno dovette ricoverarsi, invano ricercata dalle amiche e dagli amici che si chiedevano dove fosse partita, dal momento che aveva dato l’ordine alle sorelle di mantenere l’aggravamento del suo male nella massima riservatezza. Non rispondeva più all’email e il suo diario su face book, ricco di tante fotografie sulla nevicata dello scorso anno, sui fiori che coltivava nel suo terrazzo, si era arenato. Gli amici temevano il peggio.

Ad una mia email, spedita per gli auguri di Natale, non diede risposta, ma nella penultima del 25 ottobre, tra l’altro, essendomi ammalato anch’io in paese, mi aveva risposto: “ Non ti preoccupare, il condominio passa in secondo piano, la salute è quella che in questo momento ci interessa!!!!!!”.

All’ospedale civile di Sassari dove era ricoverata era seguita spiritualmente dal cappellano e continuò quella vicinanza a Cristo che aveva contraddistinto la sua intera esistenza nella gioia e nel dolore.

Si è spenta il 22 gennaio del nuovo anno lasciando nel dolore e nella costernazione i familiari non solo, ma i numerosi amici e amiche che la stimavano e le volevano un gran bene.

A noi non resta che ricordarla al Signore, insieme al defunto consorte, perché questa coppia di sposi bene assortita, ma prematuramente scomparsa, abbia Lassù quella gioia che il Signore dà a chi lo segue impegnandosi nel lavoro professionale, dimostrando chiaramente la sua fede e impegnandosi per gli ultimi. Vanda, nella sua vivacità e fermezza nelle sue convinzioni, lascia non solo il rimpianto nei familiari, ma in tutte le persone che le hanno voluto bene e che oggi la ricordano con immenso affetto.

Chena sonu s’es campana de Angelu de sa Niéra

Chena sonu s’est campana, pro sa morte de un’amiga
tue non sonas, oh campana, ca non ses in campanile.
Pro te b’est sa zente ch’est pranghende Vanda bella
Fit ancora galana e amada, gherrende/ cun su male cun risos e carignos
Bugliaias cun sos pilos chi perdias dae conca, ponende·ti sa parruca
-Vanda pruite ti ses fata ruja, naraio, chena ischire cuss’arcanu.
Una die, riende si nche l’at boga, nende·mi:
-As a bìdere chi torrant a crèschere e tando benzo e ti los apo a mustrare.
Unu mese fit coladu, benit a mi visitare e fit tota niedda e cana:
-As cambiadu sa parruca, l’apo nadu immantinente!
-Tocca, tocca e tira forte sunt sos mios chi sunt crèschidos!
Li ponio sa manu in conca e proaio a los tostare chena pius bi resessire.
-Sunt sos mios, macarrone, non bides chi sunt sos mios?
Si poniat tando a rìere cun sas laras e sos ojos e pariat una pitzinna chi cheret torrare a giogos.
Totu nos fimus illusos chi su male fit coladu/ e sa gherra fit finida.
Una die, in ascensore, l’apo bida unu pagu trista e luego l’apo nadu:
-Nara, gioia, it’est sutzessu?
Una làgrima est falada dae sos ojos de rubinu:
-Depo cumintzare torra a istare in su letinu pro sa chèmio, pro su male.
-Tue bi resessis torra a bìnchere custu male!
-Chie l’ischit, fetat Deus segundu sa voluntade!
Sunt colados duos meses e niunu in su palatu l’at intesa rie·rie.
Eris sero l’apo ida, intro a una barca a vela, lija fit che.i. sa ghera, chena risu e chena boghe.
Sos ojos de rubinu fint serrados in eternu.
– Amada Vanda, adiosu, si pigada ses in Chelu, prega tue pro totu  nois
e si ses in Purgadòriu gia pregamus pro a tie , ma tue prega pro a nois!
Ista mudu campanile, mannu e vanu chena tocu!
Vanda gia si nch’est bolada che tùrture in beranu.
Ti giutant sos angheleddos innanti a su tronu ‘e Deus!
Vanda, nàschida pro risos de ojos umpare a laras.
Vanda ojos de rubinu! Como in paghe tue reposa, ma a cua, a beranu,
bola torra in su giardinu ch’as salvadu,  che una giara mariposa…

Traduzione in Italiano a cura dell’autore

Senza suono sei, campana, per la morte d’un’amica
Tu non suoni, o campana, ché non sei nel campanile.
Al tuo posto c’é la gente che prega per Vanda bella:
Era ancora graziosa e amata, lottando contro il male
con sorrisi e carezze:
Scherzavi coi capelli che perdevi, mettendoti la parrucca.
-Vanda perché hai  i capelli rossi-le chiedevo-ignorando il suo male.
Un giorno sorridendo si è tolta la parrucca.
-Vedrai che tornano a crescere e te li farò vedere.-
Trascorso un mese , venne a trovarmi coi capelli brizzolati.
-Hai cambiato la parrucca le ho subito detto.-
-Mettimi la mano in testa sono i miei che stan crescendo.-
Provo a tirarle i capelli senza riuscire a strapparglieli.
-Sono i miei, scemotto, sono i miei che son cresciuti!-
Sorrideva con gli occhi e con le labbra come fanciulla che vuol giocare.
C’eravamo proprio illusi che il male fosse vinto e la lotta terminata.

Un giorno nell’ascensore ho notato ch’era triste e le ho chiesto:
-Dimmi, bella, come va? Che succede?-
Una lacrima è sfuggita dai suoi occhi di rubino.
-Debbo ricominciare  a stare a letto, per la chemio contro il male.-
-Vedrai che ce la farai, di certo vincerai la battaglia.-
-Chi lo sa, faccia Iddio, secondo la sua volontà.-

Son trascorsi due mesi e nessuno nel condominio l’ha udita.
Ieri l’ho vista dentro una barca a vela era bianca come cera
senza sorriso e voce.
I suoi occhi di rubino erano chiusi per sempre.
Vanda amata, se sei salita in Cielo, prega per tutti noi!
E se sei in Purgatorio pregheremo per te, ma tu prega per noi.
Taci campanile, alto e vano senza suono.
Vanda se n’è andata come tortora in primavera.
Ti portino gli angeli davanti al trono di Dio.
Vanda nata per sorridere con gli occhi e con le labbra.
Vanda occhi di rubino, adesso riposa in pace, ma  di nascosto, a primavera
vola di nuovo, nel giardino che hai salvato, come bianca farfalla!

Commenti

  1. Zio Angelino,
    grazie infinite per questo bellissimo gesto, mi ha fatto sentire ancora più orgoglioso di aver amato la mia dolce zia così bella e di portarla con immensa gioia nel mio cuore.
    Un abbraccio.

    Sergio
    febbraio 22nd, 2013

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