VIII. L’Arma riprende le indagini per l’assassinio dell’archeologo Pedde di Ange de Clermont


Soddisfatte le richieste rituali del pretore di Vulvu, i carabinieri di Miramonti, cinque uomini ormai esperti del territorio, ritennero giunto il momento di riprendere le indagini sull’assassinio dell’archeologo. Si consultarono e concordarono di sentire le persone coinvolte o per bene o per male in quell’atroce delitto. In primo luogo pensarono di convocare  il pastore Mudulesu, domiciliato nei pressi del Nuraghe Aspru, con moglie, figli e servi,  successivamente sos teracos de pastoria, sos polcalzos, sos teracos dei bovini e, se del caso, anche i pastori dei pressi  del rio Filighesos. In seguito avrebbero sentito sos archeologos de su Cabu de Susu dei paesi vicini e da ultimo, a sorpresa, sos archelogos de Miramonti tra i quali, per ultimo, a sorpresa, per tenerlo in ansia, il sospettato Andria Galanu. Nel frattempo  due militi avrebbero perlustrato  sa Tanca de s’Ena, nei pressi del rio, e la località de su Cànnau. Altri due furono inviati nella vicina zona di Murtis e Laoru, ad intercettare persone che si aggiravano nelle sterrate e nei sentieri campestri.  Il piantone Rustico Fanelli  e il brigadiere Alessandro Carrigni  sarebbero rimasti nella stazione per dare inizio agl’interrogatori.

Ad una settimana dalla sepoltura bussò  al portone della Caserma di buon mattino il convocato Giommaria Mudulesu. Il piantone Fanelli gli aprì e, salutatolo, lo accompagnò  nell’ufficio del brigadiere, lo fece accomodare e si sedette come testimone per il verbale dell’interrogatorio.

– Sig, Mudulesu – cominciò il brigadiere Carrigni- Mi relazioni come si sono svolti i fatti del ritrovamento del morto ammazzato Antonio Pedde.-

-Brigadie’, però questa chiamata quasi mi offende, proprio a me che vi ho dato la notizia, volete interrogare?-

-Sig. Mudulesu, stia tranquillo, questa è la regola, ma non pensiamo manco lontanamente che ad ucciderlo sia stato lei. Noi però dobbiamo fare il nostro lavoro.-

-Va bene, allora comincio, dunque, compare Antonio, buonanima, il giorno prima, è passato a casa, per salutarci e dare la strenna al figlioccio Luigi. Gli abbiamo offerto un bicchierino di rosolio e un papassino e poi ci ha salutato dicendoci che avrebbe dato uno sguardo alla domus de janas de sa Rocca Ruja presso la valle del rio Filighesos e che in serata sarebbe passato a salutarci, prima di tornare a Miramonti.-

-Oltre a sua moglie e a suo figlio chi c’era in casa sua quando è venuto a trovarla?-

-C’erano gli altri tre figli e qualche porcaro che entrava e usciva, ricordo Zulianu e Larentu, che gli hanno pure stretto la mano e fatto compagnia col rosolio, perchè io non bevo che me l’ha proibito su duttore.-

-Bene, prenda nota Fanelli, e dopo, quando ha visto che la sera non è passato a casa come mai non è andato a vedere subito la domus?-

-Brigadiere, mica ho pensato al male. Ho detto a mia moglie, compare Antonio se n’è andato subito in paese, solo la mattina, quando è passato a casa l’archeologo Andria Galanu, gli ho chiesto se avesse visto compare in paese, avendomi detto lui che non l’aveva visto, allora ho pensato al male e sono corso alla Rocca Ruja, sono salito alla domus e lì ho trovato morto in croce mio compare.-

-Dopo che cosa ha fatto?-

– Non ci ho pensato due volte, sono corso a casa, ho detto a mia moglie di sellare il cavallo, mi sono cambiato e sono corso in paese da voi.-

– Chi ha incontrato mentre veniva da noi?-

-Dunque, mi lasci pensare, a sa Punta de sas Tanchittas ho salutato il vecchio Canale che stava pastorigando sa roba, le pecore; prima di attraversare il rio Giunturas ho salutato e accennato al morto a Franziscu e Nigoletta Leseri in Silicaru, poi, in cima a sas Coas ho visto Nicolau Mitraglia che mi ha chiesto perché andavo così in fretta e gli ho riposto: -Brutte notizie! Infine, a Santa Maria de Aidos, davanti alla chiesa ho salutato comare Giorgetta Montiju che stava dicendo il Rosario, in Punta de Bona Note c’era compare Biglianu Uzas che stava sistemando un muro a secco e poi non ho incontrato più nessuno e sono arrivato in caserma!-

-Va bene, disse il brigadiere, l’interrogatorio è finito. Metta qui una croce e può tornare al lavoro.-

– Grazie, bigadie’ ma io so mettere la firma!-

-Allora firmi qui, buongiorno e grazie!-

Mudulesu uscì rasserenato anche se diceva tra sé: – Cando istas mudu, niunu ti chircat, si faeddas ti ponent in rughe!-

-Il brigadiere disse al milite presente: -Domani mandiamo due colleghi a verificare gli alibi, venga sentita la moglie, il figlioccio, i porcari menzionati, Franziscu e Nigoletta Leseri in Silicaru, il vecchio Canale a sas Tanchitas, e Nicolau Mitraglia, Biglianu Uzas,  a visitare Giorgetta Montiju, appena rientrano i militi andiamo noi due.-

A mezzogiorno rientrarono in caserma gli altri quattro militi che dichiararono di non aver visto niente di irregolare sia nel territorio di Murtis e Laoru sia a Sassu Altu. Non c’erano movimenti strani di greggi e di uomini e i pastori interrogati non avevano visto nessuno, non si erano accorti di niente, salvo i conoscenti che andavano e tornavano da e a  Miramonti a macinare il frumento o a vendere del formaggio. Tanto la moglie, quanto il  figlio Luigi Mudulesu, i porcari Zulianu e Larentu, confermarono quanto detto in caserma, così anche il vecchio Canale, i due fratelli Leseri  di Silicaru e Nicolau Mitraglia confermarono i fatti.  

In paese, nel botteghino di Piatta, c’era il solito ciarra ciarra, ma nessuno parlava più dell’ucciso. Le donne continuavano a portare da mangiare alle donne in lutto e i notabili, quando s’incontravano, si guardavano bene dall’accennare all’archeologo.  Il vicario, tutti i giorni, durante la messa, continuava a commemorare il defunto al quale in qualità di confratello della Santa Croce spettavano trenta messe di suffragio.

Solo tiu Nanneddu diceva apertamente che sos archeologos erano una manica di bugiardi, figli bastardi di Giuanne Ispanu, e che si sarebbero ammazzati tra di loro, visto che erano alla ricerca di chissà quale tesoro. I preti sguazzavano sui loro misteriosi incontri dal momento che alcuni archeologos portavano loro le statuette da benedire. Lui non credeva a niente e a niente avrebbe mai creduto, anzi credeva agl’ingranaggi degli orologi, ai portenti della macchina fotografica, ai risultati che otteneva con gli alambicchi mescolando olio di lentisco con quello d’oliva e di olivastro. A tiu Nanneddu, che secondo le santiche aveva ceduto la sua anima al diavolo, non dava credito nessuno, se si eccettua un ragazzino che con gli occhi sgranati ammirava l’uomo per il suo modo trasgressivo, pensando che da grande  gli sarebbe piaciuto essere come tiu Nanneddu, ma se ne guardava bene da dirlo al parroco in confessione. Intanto continuava a fare il chierichetto pavoneggiandosi ogni volta che si recava in processione o a qualche viatico oppure a benedire le case portando il secchiello dell’acqua santa. 

Andria Galanu, per una settimana, non era uscito di casa, ma poi, insieme a Giuanne Malta, altro archeologo miramontano riprese ad uscire in perlustrazione, non tanto a Sassu Altu, quanto a Sassu Giosso nella necropoli  de su Murrone, a circa un’ora di cammino da Chirralza dov’era successo il fattaccio.

Qualcuno però, percorrendo il corso del fiume Filighesos, che scendeva in località Bados de Lové e giungeva a su Murrone, si aggirava tra tanche di cisto e macchie di lentisco gigante, non visto, per conseguire un altro maniacale piacere di marchiare la fronte di qualcuno de sos archeologos de su Cabu de Susu. L’anonimo individuo, che si muoveva veloce come una lepre tra  macchie di cisto e di lentisco , pensava in cuor suo di far fuori tutti sos archeologos de su Cabu de Susu.

Il brigadiere col milite Fanelli, lasciati gli altri quattro militi in caserma, si recò verso la stradetta che conduceva a s’Arcu, non lontano dalla chiesa parrocchiale, dietro il Comune nei cui pressi in una modesta casetta abitava l’eternamente nubile Giorgetta Montiju. La donna al vederli prese uno spavento, fatti entrare in casa i militi, offrì loro il caffé d’orzo e, si fece dire il motivo della visita:

-Una semplice domanda, disse il brigadiere, il giorno tal dei tali siete stata a dire il Rosario presso la chiesetta di Santa Maria de Aidos?-

La donna rispose di si e che vi era andata per sciogliere un voto per grazia ricevuta.

-Mentre stavate pregando è passato di lì per caso, a cavallo, Giommaria Mudulesu, il pastore de Nuraghe Aspru?- 

La donna rispose di sì, aggiungendo che correva come una furia e che a stento l’aveva salutata.

-Va bene, concluse il brigadiere, volevamo sapere solo questo.-

Salutarono la donna e tornarono tranquilli in caserma.

A Miramonti le giornate si allungavano man mano e maggio col profumo delle rose dei giardini se ne stava andando. Le ragazze si recavano nelle campagnette vicine al paese a cogliere asparigi, finocchietti selvatici e tarassi. L’assiolo  mentre scendeva la sera faceva sentire il suo canto monotono e le ragazze da marito osavano chiedergli:

– Cucu bellu de cantare cantos annos bi cheret a mi cojuare?-

Attendevano la risposta contando i numeri dei cucù del volatile, felici quando questi erano in numero ridotto, sconciando il gioco quando l’uccello non la finiva più di cantare senza prendersi pause. 


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