Categoria : politologia

Komorowski Presidente della Polonia una vera svolta? di Serena Giusti

Bronisław Komorowski, il candidato del partito liberale Piattaforma civica (PO), il partito di maggioranza di governo, ha vinto il ballottaggio presidenziale in Polonia con il 53 % delle preferenze contro il 47% di Jarosław Kaczyński, candidato di Diritto e Giustizia (PiS) e gemello del defunto presidente Lech, morto il 10 aprile, insieme a sua moglie Maria ed altre 94 persone, alti esponenti dell’apparato statale e militare, in un incidente aereo a Smolensk in Russia.

Lech si stava recando a Katyn per celebrare i 70 anni dal massacro perpetrato segretamente nella primavera del 1940 dalla polizia segreta di Stalin (crimine negato dai sovietici fino alla coraggiosa ammissione di Gorbaciov nell’aprile 1990) contro decine di migliaia di ufficiali polacchi prigionieri di guerra. Se non fosse stato per quel tragico incidente le elezioni presidenziali, che erano state fissate per il prossimo autunno, non sarebbero state così avvincenti fino a tenere una lunga notte i polacchi con il fiato sospeso in attesa dell’esito finale. Con la scomparsa del presidente Kaczyński, pronto a scendere nell’agone per essere riconfermato nella propria carica, il clima elettorale è d’improvviso diventato rovente. La candidatura di suo fratello Jarosław, già primo ministro dal 2005 al 2007, ha portato una ventata di incertezza proprio quando il candidato Komorowski era dato vincente da tutti i sondaggi di opinione. Nonostante in Polonia il presidente, anche se eletto direttamente dal popolo, non abbia poteri forti se non quello di veto sulla legislazione e nonostante in autunno si tengano le elezioni locali e nell’ottobre 2011 quelle legislative, la campagna elettorale è stata politicamente molto connotata. Due fattori hanno ulteriormente contribuito ad una articolazione più strutturata e differenziata dei programmi politici dei principali avversari. Appena un mese dopo dal dramma nazionale di Smolensk, il paese è stato colpito da gravi inondazioni. In seguito a piogge torrenziali i due fiumi principali, la Vistula e l’Oder, sono straripati allagando intere città e paesini e causando la morte di 20 persone. Non è stata risparmiata neanche la capitale Varsavia. L’opinione pubblica polacca è stata profondamente toccata da questi ancora tragici eventi.

L’altro elemento saliente della campagna elettorale è stata la politica estera, con particolare attenzione alle relazioni della Polonia con Russia e Germania. Kaczyński si è spostato su posizioni più a sinistra promettendo, come presidente, di porre il veto su riforme che possano mettere a rischio lo stato sociale e garantendo “ricchezza per tutti”, anche se molti ricordano che fu proprio il governo di Jarosław ad abolire, per esempio, la tassa sulle eredità che permise a vari oligarchi (molti dei quali post-comunisti e ufficialmente osteggiati da Kaczyński) di ereditare o donare ai parenti case, immobili e risparmi. Sul piano internazionale il candidato del PiS ha ammorbidito i toni anti-tedeschi e anti-russi che avevano caratterizzato il suo governo. Kaczyński ha tuttavia mostrato un inalterato attaccamento ai valori più tradizionali del paese ed è per questo che la Chiesa cattolica polacca si è schierata compatta al suo fianco (K. Wiśniewska, Kościół po wyborach, Gazeta Wyborcza, 6-7-2010). Komorowski si è proposto invece come presidente liberale e modernizzatore, pronto a sostenere le quote rosa (seppure limitate al 35%) e, concorde con il primo ministro e presidente del partito del PO Donald Tusk, a ridurre il deficit di bilancio al 3% (dal 7% registrato lo scorso anno) del Pil entro il 2012, per consentire alla Polonia di accelerare l’ingresso nell’euro, e a riprendere con decisione il processo di privatizzazione. In politica estera Komorowski, in sintonia col primo ministro, propugna una riconciliazione con la Russia ed un avvicinamento strategico alla Germania e sostiene il ritiro quanto prima dei soldati polacchi dall’Afghanistan. In termini di sicurezza, il rapporto preferenziale con gli Stati Uniti rimane tuttavia la priorità, nonostante le tensioni in seguito alla revisione del progetto di scudo spaziale da parte di Obama. Non è forse un caso che alla vigilia del ballottaggio il Segretario di Stato Hillary Clinton fosse a Cracovia per prendere parte alla conferenza sul 10th anniversary of the Community of Democracies, organizzata dal ministro degli Esteri Radosław Sikorski, e che firmasse col governo polacco l’accordo per l’installazione di uno scudo difensivo antimissile nel paese. Gli Stati Uniti hanno quindi ancora un’influenza determinante sulla politica interna polacca. La distribuzione geografica delle preferenze dei polacchi che hanno espletato il loro diritto di voto all’estero ha evidenziato la spaccatura generazionale ed ideologica che si consuma ancora nel paese post-comunista e su cui il nuovo presidente, come da lui stesso ammesso appena avuta conferma della propria elezione, dovrà lavorare per donare al paese unità e stabilità. I polacchi residenti negli Stati Uniti, molti emigrati ancora in clima di Guerra Fredda, hanno sostenuto il conservatore e tradizionalista Kaczyński, mentre i giovani emigrati post-comunisti, che hanno scelto come meta l’Europa ed in particolare la Gran Bretagna, hanno preferito il liberale ed europeista Komorowski, la cui elezione tuttavia, almeno per ora, non li convincerà a rientrare in patria. Anche all’interno del paese c’è stata una divisione: Komorowski ha vinto nelle province dell’ovest e del nord, inclusa la capitale, mentre Kaczyński ha trionfato nel sud e all’est, nelle aree più depresse in cui il settore agricolo continua a prevalere, l’urbanizzazione è meno cospicua e la vicinanza russa è percepita con maggior timore (Małopolska wolała Kaczyńskiego, Rzeczpospolita, 5-7-2010). La percentuale di partecipazione al voto si è attestata, sia nel primo che nel secondo turno, intorno al 55% con un lieve incremento rispetto alle legislative del 2007 (54%), che diventa invece consistente rispetto alle presidenziali del 2005 (40%) quando la vittoria di Lech Kaczyński fu attribuita in parte anche all’astensionismo. La vera rivelazione di queste elezioni è stata però l’affermazione, nel corso del primo turno, del giovane candidato di Alleanza della Sinistra Democratica (SLD) Grzegorz Napieralski, che è arrivato al terzo posto raccogliendo il 13,7% delle preferenze (Komorowski ne aveva ricevute il 41,2% e Kaczyński il 36,7%). Napieralski è stato prescelto da SLD dopo che il candidato ufficiale, l’ex ministro della Difesa Jerzy Szmajdzinski, è deceduto a Smolensk. La ripresa di SLD, votato soprattutto dai giovani attratti dal socialismo liberale e dall’anticlericalismo, è un fatto positivo. Per la dialettica politica interna è vitale avere un’opposizione di nuovo legittimata dopo gli scandali che avevano travolto negli ultimi anni il partito ed un’opposizione generazionalmente rinnovata che non ha avuto adiacenze dirette con il comunismo. Al ballottaggio Napieranski, che avrebbe potuto approfittare della fluidità politica per maturare crediti nei confronti del PO da riscattare eventualmente alle legislative del 2011, ha preferito non schierarsi ufficialmente a favore di uno dei due candidati (si calcola che il 76% degli elettori di sinistra abbia sostenuto Komorowski e appena il 24% Kaczyński), mostrando così di essere restio a compromessi e torbide macchinazioni. Grazie al successo, seppure di misura, nelle elezioni presidenziali il PO potrà scegliere esponenti politici “leali” in posti chiave (si veda la recente nomina di Marek Belka, vicino al governo, a governatore della Banca nazionale) e dominare così la scena politica polacca. La fine della coabitazione agitata e polarizzante Kaczyński-Tusk e l’inizio di una fase più armoniosa con la coppia Komorowski–Tusk potrebbero dare l’avvio ad una nuova stagione riformista nel paese. Ci sono tuttavia alcuni fattori che rischiano di rendere impervio questo percorso. In vista delle elezioni legislative dell’autunno 2011, in concomitanza con la presidenza di turno della UE, il governo non sarà disposto ad adottare misure impopolari, rimandando l’attuazione delle riforme più strutturali al dopo elezioni (teoria del ciclo politico). Inoltre il margine ristretto della vittoria alle presidenziali sconsiglia di imbarcarsi in trasformazioni radicali che potrebbero avere ricadute negative sui ceti più deboli, bacino elettorale di riferimento del PiS. Infine, uno scandalo di corruzione, il cosiddetto “Blackjack-gate”, emerso nell’ottobre 2009 che portò alle dimissioni di alcuni esponenti del PO senza tuttavia causare la caduta del governo, potrebbe sortire ora effetti negativi in concomitanza con la conclusione dell’inchiesta parlamentare (B. Wildstein, Afera hazardowa. Instrukcja obsługi, Rzeczpospolita, 9-2-2010). La decisione di Tusk di non candidarsi alla presidenza potrebbe essere vista come una mossa per tenere il governo saldo nonostante gli scandali (M. Młocka, Tusk obudził potwora – swoją partię, Rzeczpospolita, 15-2-2010). La vera svolta per la Polonia potrebbe quindi arrivare con le elezioni politiche del 2011, qualora il PO riuscisse ad affermarsi con una certa misura sui rivali. Nel frattempo l’attuale leadership dovrebbe essere in grado di gestire i postumi della crisi economica e rilanciare la crescita. la Polonia è il paese che all’interno della UE registra la crescita più sostenuta, essendo stato più resiliente e meno vulnerabile degli altri nuovi membri orientali rispetto agli effetti del contagio della crisi finanziaria di fine 2008 (P. Lellouche, Polska wzorem dla Europy, Gazeta Wyborcza, 5-5-2010). In vista dell’esercizio della presidenza di turno della UE, è auspicabile che la Polonia perseveri in una politica estera proattiva e duttile e che sia promotrice di una nuova fase anche nei rapporti Bruxelles-Mosca, con effetti benefici sull’intera sicurezza europea.

Serena Giusti (con la collaborazione di Anna K. Zareba)

http://www.europressresearch.eu/html/focus.php?id=52

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