Categoria : eventi culturali

Il Museo degli studenti e della goliardia (Meus) a Bologna

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In continente per motivi familiari non ho potuto fare a meno di accettare l’invito del prof. Gian Paolo Brizzi a visitare il “Museo degli studenti e della goliardia”.

E’ risaputo che l’Università di Bologna vanta fin dal 1088 una popolazione studentesca universitaria considerevole. Si sa anche che l’universitas bolognese è stata l’universitas discipulorum i quali godevano di un apposito stato giuridico e che il rettore era uno studente, mentre i professori venivano dagli stessi assoldati per insegnare. Il Meus, organizzato con la migliore tecnica informatica, segue i momenti salienti del processo di sviluppo dell’Università degli studenti, dai riti dell’iniziazione studentesca, ai costumi, dai formulari dei vari riti ai vademecum lungo la peregrinatio studiorum da una università europea all’altra, fino al liber amicorum sulle  cui pagine  sono segnate le tappe e le formule amicali o morali che amici e professori si degnavano di vergare.

L’itinerario del Meus è fascinoso e appagante. Per meglio gustarlo non basta descriverlo occorre visitarlo. Per me e per il collega col quale ci siamo spostati da Milano a Bologna è stata una bella esperienza culturale, tra l’altro, avendo  come guida il prof. Gian Paolo Brizzi che con tanta cortesia e competenza ci ha illustrato l’itinerario museale che va dal 1088 al 1968. La progettazione del Meus ha avuto inizio una decina d’anni fa. Le acquisizioni dei reperti ha visto interessate tutte le città universitarie europee e gli oggetti, i ritratti, i testi, i costumi, le stampe le divise riguardano gli studenti universitari di ogni nazione europea. Gli studenti viaggiavano con “guide” predisposte appositamente per affrontare tutte le difficoltà che avrebbero incontrato nel loro lungo peregrinare a piedi, a cavallo ad un somaro o ad un equini, a seconda delle disponibilità finanziarie di ognuno.

Nell’archivio digitale dell’Archivio Storico, a giusto titolo sta scritto:

“Nessuna città meglio di Bologna può vantare titoli maggiori per ospitare un tale museo. La città che si fregia degli attributi di dotta, di Alma Mater Studiorum, può considerarsi a buon diritto come “città degli studenti”: non solo perché da dieci secoli qui si raccolgono, anno dopo anno, migliaia di giovani, ma anche perché molti secoli fa proprio a Bologna gli studenti si diedero comuni regole di convivenza, fissarono nei propri statuti una precisa disciplina interna, idearono rituali e cerimoniali che divennero altrettanti elementi fondanti la propria identità di gruppo.”

E ancora
“La mobilità del mondo studentesco che oggi, dopo qualche secolo di pausa, torna a connotare le peculiarità della formazione degli intellettuali, costituì un veicolo naturale della diffusione di questi costumi e comportamenti, da un’università all’altra, per l’intera Europa.
Grazie a quei giovani, prendeva corpo quell’Europa degli intellettuali il cui patrimonio di pensiero e di ideali costituisce ancor oggi la base più solida nella costruzione dell’Europa dei popoli.”

In questa breve cronaca del fausto evento non possiamo che ringraziare il prof. Gian Paolo Brizzi sia per il contributo dato alla realizzazione del Museo sia per la cortesia dell’accoglienza.

 

Angelino Tedde

 

 

 
   

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