“Voglia di emozioni forti e sprezzo del pericolo” di Sarah Savioli

Sono una donna ardita e con lo sprezzo del pericolo.
Quindi quando ho voglia di emozioni forti, vado a fare la spesa alle 8.33.
Alle 8.30 non ce la faccio nemmeno io: ho troppa paura di restare schiacciata fra le porte ancora chiuse e i carrelli degli anziani che dalle 8.23 ce li sbattono contro tentando di entrare lo stesso.
Comunque da subito il gioco si fa duro.
Il banco della frutta…c’è da prendere le zucchine fresche, mica quelle spalpognotte del giorno prima che le mettono in alto, ma tu hai la saggezza inside e conosci i trucchi del mestiere.
Ecco però, parte la sfida. La bisnonna con il carrettino trotta dalla sinistra, il marito dell’anziana a casa con la sciatica che se lui torna con una zucchina con il lupo ammuffito son tzika veri, in ultima posizione io con il carrello che sono la più lenta perché ho il mal di schiena.
Poi, un fortunato diversivo! Stanno mettendo fuori il macinato fresco.
Lì, tananananaaaanaaaa (musica di Momenti di Gloria)…i miei concorrenti deviano. Orde umane verso la macelleria che c’è da mettere su il ragù che con 38 gradi a luglio va comunque bene.
E mentre i vecchiotti sono distratti dal macinato, afferro le zucchine e continuo la spesa con continui colpi di astuzia e salti di corsia. Ce la posso fare, anche se so che la prova vera deve ancora arrivare.
La cassa! E lì è una questione di istanti!
Che la cassiera deve avere dei bei batticuori quando vede arrivare tutti arcigni, con vari tipi di carrello e cariolino, un po’ come se tirasse fuori la lattuga in un allevamento di tartarughe.
Lì uso l’astuzia per ovviare al mal di schiena. Poso il piede sul carrello e ZAC, vai di scivolata.
Tiè, quasi un record personale: sono seconda dopo una ragazza che ha un thè freddo e un sacchetto di pomodori in mano.
Dietro di me, un tenero nonnino che comincia a sbattermi metodicamente il cestello contro le caviglie con la stessa meccanica del carrello e della porta del negozio.
Dopo di lui si ammucchia rapidamente dell’altra carrellanza più o meno carica e sbuffante.
“Ha la tessera signorina?”
“No.”
Da dietro tutto un pfufff,…una dilettante.
Ragazza mia, ma per venire a far la spesa a quest’ora ci vuole del professionismo!
E intanto l’anziano continua a sfracassarmi le caviglie con il cestello e si mette a caricare le sue robine sul rullo praticamente sopra e in mezzo alle mie.
“Grrrrrr” gli ringhio. Lui “Caiii caiiii” arretra di cinque centimetri.
Poi, il disastro.
“Signorina, ma non ha pesato i pomodori?!”
Momenti di panico. Non ha pesato le tomacche.
Dai, dì alla cassiera che li lasci lì che questi qua sennò ti sbranano che neanche gli zombi di Romero…
“Non li ho pesati…li devo pesare?”
Tensione palpabile. Sguardi di sconcerto sui giovani d’oggi, che ai loro tempi non era così.
La cassiera è del mestiere, chiama un collega e poi saggiamente comprende il rischi di tumulti da sedare con l’idrante e chiama un’altra cassa.
Gruppo di tartarughe verso altro mucchietto di insalata, ma l’anziano permane e continua a scavigliarmi che oramai penso di avere le ossa esposte.
E ancora la roba sul carrello addosso alla mia.
“Grrrrrrr” “Caiii Caiii”
Finalmente la ragazza paga, io da vera virtuosa insacchetto in tempo reale con una velocità che solo doti innate unite a sudata pratica possono dare, poi vado alla macchina fiera di me. Ho acquistato pure un paio di tre x due che non mi servivano a nulla, ma fanno curriculum.
A casa metto a posto il mio eroico bottino e rifletto.
Anch’io un giorno ero una giovinetta che non pesava i pomodori…poi l’esperienza, la saggezza…ma ancora un po’ e sarò quella che sbattacchia il carriolino contro il prossimo…
Poi guardo in una delle borse e “Ma noooooooo! Ma vedi a continuare a mettere la roba vicino alla mia?! La mela frullata a me, tzoca, nooooooo!”

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