Categoria : cultura, recensioni

“Il matrimonio di mio fratello” di Brizzi dott. Enrico a cura di Ange de Clermont

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  • BolognaIl dottore mi ha scritto, rimproverandomi d’essere stato impreciso sia circa le mogli sia circa il numero dei figli, pare che l’unica cosa che io abbia azzeccato è che si trova in completa trucia per dirla alla toscana, vale a dire in miseria come ha dimostrato recandosi alla discussione della laurea in blue gens e con un panama comprato da un venditore senegalese sotto i portici di San Luca per 5 euro dove lo attendeva l’antenato per fornirgli gli ultimi suggerimenti sulla discussione della tesi di laurea in Scienze della Comunicazione dal titolo “La comunicazione tra un marito divorziato e la ex moglie”. Pare che nella tesi, a quanto mi ha comunicato un amico che gliel’ha letta a voce alta, si trovasse per cento volte l’espressione “sangue freddo” e per contrappeso cento volte “testa calda”, la prima pronunciata dal coniuge maschio e l’altra pronunciata dal coniuge femmina.Le pagine della tesi erano circa 250, fronte retro, e l’appendice iconografica, con trenta riprese, descrive in che modo si possa, a colpi di borsetta o dalla finestra, umiliare il coniuge transfuga. Nel romanzo “Il matrimonio di mio fratello”, si può dire ancora caldo di stampa, il nostro Brizzi dott. Enrico, parla delle peripezie a cui va incontro il fratello del narrante (in pratica l’io narrante) che si chiama Max, mentre il narrante si chiama Teo.
    Di famiglia per bene dove in genere la madre è sempre ansiosa, il padre come di consueto, “casello, casello, Milano-Bologna, lavoro, guadagno e quindi pretendo”.
    Max, contrariamente a Teo, non vuol sentire d’iscriversi all’Università e quindi potete immaginare quanto ne combina con…ragazze, visto che ha sex appeal, corporatura atletica e audacia. Il padre, il dott. Lombardi, s’infuria, dando pensieri alla moglie, il fratello non riesce a capacitarsi, essendo secondo nato non fa storia, la sorella è oggetto dei vezzeggiamenti per  tutti. Con queste premesse potete immaginare che pace possa regnare in una famiglia seria.
    La madre fa l’assicuratrice e quindi ogni giorno si può dire si riduca a casa-ufficio, ufficio – casa con funzione di semaforo per evitare che i tre uomini di famiglia si scontrino passando col rosso. La piccola, prima cinguetta, e poi tenderà, crescendo, a parteggiare per il fratello ribelle che è quasi costretto a smammare e a lavorare per procurarsi da vivere.
    Si tratta di un atleta della mente e del cuore per cui pur di fare ciò che gli piace s’imbarca in tante situazioni rischiose.
    Ma, vi sto descrivendo il romanzo di sana pianta, no, andatevelo a leggere spendendo 9,90 euro in ebook se siete pidocchiosi e volete leggerlo col viso attaccato al PC, 18, 00 euro se v’interessa il cartaceo a domicilio, leggendovelo da seduti o meglio, se siete sposati e se avete litigato con la moglie, direttamente a letto, possibilmente dando le spalle alla consorte alla quale avete fatto qualche sgarbo. Se poi siete separati o divorziati, allora apprenderete come bisogna reagire con una moglie che vuol ridurvi in braghe di tela.
    Il mio consiglio è che, se non avete fatto qualche danno biologico con l’amante e non volete perdere niente né dal punto di vista patrimoniale né stipendiale, ritorniate a casa e rientriate in possesso del patrimonio, se avete combinato dei danni, allora rassegnatevi a perdere stipendio, casa e annessi, dormite in un ostello della Caritas, e se in città esiste, andate a pranzo in una mensa comunale, rassegnandovi a diventare volenti o nolenti francescani del terzo ordine a meno che non vogliate diventare barboni.
    Mi pare che il titolo del libro dica molto, ma la lettura dica tutto. Eh, tempi duri per chi non si sposa, ma anche più duri, benché riparabili, per chi si sposa. Non vi parlo delle peripezie del povero Max, con un matrimonio fallito alle spalle, con convivenze interrotte, con altri fallaci amori in vista e col carico di figli addosso. Un poveraccio eroico, perché non impara mai, finendo per inguaiarsi e nutrendosi con oboli sotterranei da parte della famiglia che ne soffre, ma capite che questa non può svenarsi pagando per gli errori commessi da un ribaldo giovane dei nostri giorni con Renzi, sì Renzi, che governa con polso fermo e pugno d’acciaio le intemperanze della Merkel in fase d’invecchiamento.
    Se vi dico che a tratti il romanzo vi fa fremere, alzare, correre dalla consorte e dirle il fatto vostro. Riabbracciate i mobili e la casa che non avete perso, ma Max, quel tontolone, rischia di scomparire…con la figlia e il figlio. No, non posso dire altro se non ricordarvi che se siete benestante potete comprare il romanzo del dr. Enrico Brizzi a 22,00 euro in libreria. L’editore è Mondadori, non un editorello qualsiasi.
    Se nel primo romanzo (diciamolo sfacciatamente, autobiografico) Jack Frusciante eccetera, l’imberbe Enrico, non titolato, risentiva ancora elle intemperanze di una comunità liceale sfiancata dai piccoli bagordi di fine settimana, incapace di terminare una frase, un pensiero, una passione, in quest’ultimo (ad oggi) si esprime benissimo, in modo corretto, (se l’è fatto leggere tre volte a voce alta), direi, quasi musicale, l’avrete capito che si tratta di un romanzo-concerto. Se siete così barboni da non volerlo comprare vi state perdendo l’unica occasione della vostra vita, per apprendere come si tratta con la mamma, col papà, col fratello minore e come si finisce se, sposati, vi lasciate incantare da una giovinetta che vi promette più felicità di vostra moglie, vi usa come CONCEPITOR e poi vi manda la richiesta di autorizzazione a prelevare mensilmente una buona fetta dei vostri guadagni. Sciocchi, non perdete l’occasione per apprendere la difficile arte del vivere, a meno che non vogliate finire barboni in qualche vecchio capannone del Nord dove il commendatore si è dovuto tirare il collo perché le banche gli hanno tolto ogni credito. Oppure, se abitate nel Sud, siate costretti a ritirare il sacchetto con dentro un pollo, un litro di latte, un chilo di zucchero, due panini dalla Caritas e a dormire sotto qualche ponte tra lucertole, ranocchi e rospi!
    Insomma, il Brizzi dottor Enrico, cantante, giocoliere, camminatore, insegnante di scrittura, passionale al punto da avere il conto in rosso, come Sant’Agostino dopo gli ozi di Cartagine, con appresso il figlio, la compagna in monastero, lo scrittore si converte… lo fanno pure vescovo,  e ne vien fuori questo romanzo che naturalmente consiglio agli adulti, non è roba per ragazzi. Lo scrittore ha superato ormai l’età sinodale e potrebbero affidargli qualche parrocchia in Africa come diacono permanente, ovviamente con un indirizzo sconosciuto.
    Buona lettura! (III fine).

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