Statuti di istituzioni varie e “memoria del Rifugio a cura di Angelino Tedde

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Angelino Tedde, Protagoniste cattoliche di azione sociale in Sardegna tra Otto e Novecento, Il Torchietto, Sassari

Per meglio capire lo spirito che animava i promotori degli asili infantili e degli istituti educativi a Sassari e provincia ci è parso utile offrire la lettura degli statuti anche perchè in queste norme sono menzionati chiaramente i promotori, i fini e i beneficiari di queste strutture per l’infanzia.

Presso l’archivio storico comunale di Alghero sono stati rintracciati gli statuti dell’asilo infantile del 1870, quello del laboratorio Sonnino del 1874, lo statuto della locale Congregazione di Carità del 1875, nell’archivio storico dell’asilo infantile di Ozieri, invece, lo statuto della “Sezione di orfanelle” dello stesso asilo, presso l’archivio del Rifugio la “memoria storica del “Rifugio Gesù Bambino” di Sassari, stilata da una segretaria dello stesso Rifugio e successivamente da alcune Superiore delle Figlie della Carità che sulla scia della memoria delle suore anziane ne hanno tracciato annalisticamente le vicende più importanti.

Lo statuto organico dell’asilo infantile di Alghero del 1870.

 

  1. Irene Serra ha illustrato, in questo stesso volume, le vicende dell’asilo algherese ispirato da Ferrante Aporti, della sua laboriosa istituzione, della sua entusiasmante attività e della sua ingloriosa chiusura. In seguito nella città catalana l’iniziativa non fu lasciata soltanto ai privati, ma fu incoraggiata dall’organo comunale previsto dalla legge 3 agosto 1862 n. 753 e dal successivo regolamento del 27 novembre 1862.

L’asilo infantile è sorto per iniziativa della Congregazione di Carità, con il concorso del Comune e dei soci azionisti: ciò significa che l’ente locale non è insensibile a questa struttura dell’infanzia tuttavia l’iniziativa è supportata anche dai privati, la ricerca storica potrà meglio chiarirci l’entità dell’impegno di ciascuno di questi promotori. E’ indubbio che, dato il clima politico che si respirava in quegli anni, le finalità dell’asilo rivelano la matrice dei “soci azionisti”, lo scopo del corpo morale è infatti quello di “provvedere all’educazione intellettuale, morale, religiosa e fisica dei fanciulli dell’uno e dell’altro sesso” (art.2).

E’ prevista l’accoglienza di bambini a pagamento (art.3), sono esclusi i bambini affetti da malattie infettive (art. 7).

Le risorse finanziarie dell’asilo provengono da donazioni, lasciti, e da azioni di 6 lire, obbligatorie per cinque anni e da oblazioni di ogni genere. La direzione politica, economica e amministrativa è affidata alla Congregazione di Carità, mentre le ispezioni sono affidate ad una delegazione di sottoscrittori di azioni, la vigilanza educativa è affidata a turno a “Visitatrici” nominate tra gli azionisti: “acciò per turno mensile apportino la loro vigilanza sulle scuole infantili, sul modo di trattare i fanciulli, sulla loro nettezza, sulla qualità e quantità delle refezioni, sull’ assiduità e sull’opera delle istitutrici e delle inservienti facendo conoscere alla Congregazione di Carità quei difetti o miglioramenti che saranno del caso” (art.22). Alle maestre è affidata “la custodia, l’educazione e l’istruzione dei fanciulli”(art.23). E’ evidente come la struttura educativa abbia molteplici referenti educativi: visitatrici e maestre.

La mancanza del regolarmento interno ci impedisce di sapere di più sul metodo aportiano o froebeliano o misto seguito in questa struttura educativa dopo il fallimento nel 1849 di quella ispirata decisamente al metodo aportiano dalla maestra Luigia Sghia giunta appositamente da Cremona.

 Lo statuto organico del Laboratorio Sonnino del 1874

Il laboratorio, istituito con R.D. promulgato a Napoli da Vittorio Emanuele II il 29 dicembre 1874, è promosso direttamente dalla Congregazione di Carità del Municipio catalano: si tratta di “una scuola di lavori donneschi” (art.1) che ha per scopo primario di accogliere le fanciulle povere della città, dai sette anni in su, e “ istruirle nei lavori donneschi e massime in quelli di maglia, cucito, taglio ed ordinario ricamo riputati necessari ad ogni buona ed ordinata famiglia ”.

Sono tuttavia ammesse anche fanciulle di condizione agiata, con una retta mensile anticipata fissata dalla Congregazione.

Il fine primario di questo corpo morale è dunque quello di contribuire alla buona preparazione di future spose e madri di famiglia che sappiano provvedere al vestiario dei componenti il nucleo familiare poiché si ritiene, in questo delicato momento in cui si debbono formare gli italiani e le italiane che la famiglia borghese prefigurata sia non solo il luogo degli affetti, ma anche il luogo di produzione oltre che del cibo del vestiario dell’azienda familiare. Il laboratorio ha tuttavia un altro scopo: “Oltre all’educazione morale e religiosa, le fanciulle riceveranno giornalmente due ore di istruzione letteraria la mattina ed un’ora la sera, perchè si esercitino e perfezionino nel leggere, scrivere e numerare ” (art.2).

Persistono nell’Italia laica, che da tre anni ha per capitale Roma, gli scopi educativi morali e religiosi, ma si pone l’accento soprattutto sulla formazione letteraria per queste bambine che “non possono rimanere più nell’Asilo”; eppure dall’anno scolastico 1860-61 ha avuto inizio la scuola elementare comunale casatiana, resa obbligatoria per due anni, di essa non si fà alcun cenno, pare quasi che i componenti del consiglio civico di Alghero, da cui la Congregazione di Carità è largamente composta, e che gli altri membri benemeriti finanziatori dell’iniziativa, ignorino l’esistenza di essa per queste “fanciulle povere” e di famiglie agiate.

Le risorse finanziarie verranno dalle rendite di cedole del debito pubblico, buoni ordinari del tesoro ante litteram , offerte dal Presidente della Congregazione Antonio Sannino, da un sussidio annuo del Municipio, dai lavori delle stesse ragazze per conto terzi, dalle quote mensili “delle fanciulle di condizioni agiate” che frequentano il laboratorio, da donazioni, lasciti e altre oblazioni a favore del laboratorio provenienti da “generosi cittadini”.

Tralasciando la parte degli articoli che trattano degli impiegati, vediamo, invece quanto si prescrive intorno al personale docente, costituito da una maestra e da un’assistente, stipendiate senza alcun diritto alla pensione.

La maestra dovrà essere fornita di patente di scuola elementare, non si accenna se di grado inferiore o superiore, (quello conseguito cioé presso le Scuole Normali rispettivamente con la frequenza di due o di tre anni); esse dovranno attenersi al “ metodo di istruzione ed educazione che verrà loro prescritto in conformità ai programmi ministeriali per le Scuole Elementari femminili” (art.16).

Il Laboratorio, per concludere, ha un programma che ben configura la dotazione “professionale” di una diligente madre di famiglia che doveva ben conoscere i “lavori donneschi” accanto ad un minimo di istruzione “letteraria” del “leggere, scrivere e numerare”.

Quali siano stati gli esiti di questo laboratorio non è dato sapere allo stato attuale degli studi, tuttavia una ricerca mirata potrà fornirci elementi interessanti su questa “scuola di lavori donneschi” della città catalana.

Lo statuto organico della Congregazione di Carità di Alghero del 1875

Per meglio capire la promozione dell’asilo e del laboratorio Sonnino di Alghero ci pare utile riportare in questo volume lo statuto organico della Congregazione di Carità, rinnovato secondo i dettami della legge 3 agosto 1862 e del relativo regolamento del 3 novembre dello stesso anno.

Apprendiamo in tal modo che la costituzione della Congregazione di Carità di Alghero risale al Regio Edito del 24 dicembre 1836, più volte riformata e che “ trae la sua morale esistenza dalla legge 3 agosto 1862”.

La sua origine è chiaramente accennata nell’art. 3: affonda le sue radici nei Religiosi di San Giovanni di Dio, Fate Bene fratelli e nella Causa Pia Laicale, diretta dall’Autorità ecclesiastica. Si tratta di un’istituzione religiosa che con la fine dell’ancien régime lo Stato ha “laicizzato” affidandola all’ente locale. Il suo scopo: l’amministrazione delle Opere Pie: l’ospedale civile, l’asilo infantile, il laboratorio Sannino e provvedere ad ogni genere di povertà ed indigenza della città catalana.

Chi sono i poveri secondo l’art. 25 dello statuto? Gli orfani e le orfane, gli illegittimi, i figli dei carcerati, qualsiasi categoria di operai e artigiani con numerosi figli nell’impossibilità di allevarli. Vedove con figli, nubili o maritate con mariti in carcere o in ospedale. Ogni genere di minorati: ciechi, storpi, invalidi, vecchi senza assistenza. I colpiti da ogni genere di calamità e malattia: da incendi e inondazioni, da terremoti e da epidemie altri generi di sventure.

Per un ulteriore approfondimento anche per la Congregazione di Carità sarebbe necessario vedere gli esiti della sua lunga attività a favore dei poveri fino alla legge del 1890 e successivamente a quella del 1923.

Statuto della “Sezione di orfanelle” dell’asilo infantile di Ozieri del 1908

L’istituto sorge per iniziativa dei Signori e delle Signore della Conferenza di Carità e viene gestito come del resto l’asilo dalla Figlie della Carità. (art.XIV). Grazie alla disponibilità del regolamento interno è più agevole conoscere non solo gli scopi che esso si prefigge, ma anche il metodo di educazione impartito.

L’opera pia si propone di provvedere gratuitamente al ricovero, mantenimento, educazione morale e religiosa e fisica ed istruzione di orfane prive di mezzi della città di Ozieri.

Col pagamento di una retta potranno essere accolte anche orfane di altri comuni anche non povere. Le orfane accolte non debbono avere meno di sei anni e non più di tredici e potranno restare nell’orfanotrofio fino al compimento della maggiore età. Ad esse verrà impartita l’istruzione elementare nello stesso istituto ai sensi delle norme vigenti statali sull’istruzione pubblica. Inoltre saranno ammaestrate in tutti i lavori femminili, compresi quelli casalinghi necessari a“ provvide madri e solerti madri di famiglia” (art. V) con l’istituzione di un laboratorio.

Per quanto sarà possibile verranno tenute all’ aria aperta sia per gli esercizi ginnici si per la ricreazione e lavori che non richiedono “attrezzi fissi”.

“ Sarà loro inculcata la sincerità, il rispetto reciproco, l’ordine e l’amore al lavoro; il sentimento della propria responsabilità, la pulizia, insomma quanto concorre a formare il carattere civile morale e religioso.”

Altra annotazione si può fare sul capo V del regolamento interno in cui si afferma che l’educazione e l’istruzione delle orfane è affidata alle Figlie della Carità.

“Scopo principale dell’ educazione da darsi alle Orfanelle dev’essere quello di provvedere onestamente alla loro esistenza qualunque stato possa essere loro riservato. Sarà quindi cura delle Suore ispirare nelle giovani l’amore al lavoro – la coscienza che nel lavoro quando è inteso al bene, consiste principalmente la nobilitazione e la santificazione di una madre di famiglia. L’educazione delle orfane deve tendere insieme a farne delle donne timorate di Dio, aborrenti specialmente della bugia, amanti dei genitori; saranno perciò continuamente ricordati alle orfane il culto alla memoria dei genitori perduti, la gratitudine a quelli che sono stati loro conservati; – culto e gratitudine che devono essere tanto maggiori, quanto più i genitori furono, o sono poveri perchè più grandi in questo caso furono i sacrifizi per essere sostenuti.” (art. XII)

Seguono le indicazioni sui percorsi quotidiani con dettagli e minute prescrizioni che non è il caso di ripetere tuttavia occorre osservare come tutta l’educazione delle orfane tenda a farne delle buone madri di famiglia secondo la concezione della donna del tempo: madre e massaia.

“Memoria storica del Rifugio Gesù per le bimbe abbandonate” (1902-19081).

Nell’archivio del Rifugio è stata rintracciata questa “memoria storica”, (una specie di annotazione annalistica dei fatti più salienti dell’istituto, a cura della segretaria Sebastiana Vazzana dalle origini al 1972, in base alle testimonianze delle suore più anziane, successivamente le annotazioni annuali sono state compilate dal ‘72 al ‘74 dalla superiora suor Irene Mameli, dal ‘74 all’80 dalla superiora suor Maura Salaris, dall’80 all’ ‘81 dalla superiora suor Aurelia Piga) che abbiamo ritenuto utile ritrascrivere perchè completa quanto già detto in questo stesso volume, ma soprattutto perchè nella memoria viene dato spazio a quanto è stato fatto dai preti della missione con particolare riferimento a G.B. Manzella. Inoltre ci sembra corretto dare spazio anche alle fonti di storia orale.

1981 s.m. s.g., Sassari

“Memoria storica”, a cura della segretaria Sebastiana Vazzana dalle origini al 1972, in base alle testimoninaze delle suore più anziane, successivamente compilata dal ‘72 al ‘74 dalla superiora suor Irene Mameli, dal ‘74 all’80 dalla superiora suor Maura Salaris, dall’80 all’ ‘81 dalla superiora suor Aurelia Piga.

ARGBSS, Faldone dei Verbali del Consiglio di Amministrazione, coll. provv.

<Cronistoria del Rifugio Gesù Bambino per le bambine abbandonate >

Nel 1902, essendo la conferenza delle Dame della Carità di Sassari stabilita all’Ospizio S. Vincenzo da Paoli, il direttore Padre Bartolini, Superiore della Casa della Missione, ottenne per detta conferenza una Figlia della Carità nella persona di Suor Raiteri Agostina. Questa, nelle sue visite ai poveri della città, trovava spesso bambine denutrite con vestina a brandelli, abbandonate a sé stesse in ambienti corrotti. Ne parlò con la Superiora dell’Ospizio < San Vincenzo de’ Poli >, Suor Ragatzo, che con la Presidente della Conferenza, Donna Raimonda Usai, d’accordo col fondatore dell’Ospizio S. Vincenzo, avv. Carlo Rugiu, decisero di ritirare le due bambine più pericolanti. Si affidarono alla famiglia che aveva in custodia le stalle dove il municipio (vicino all’Ospizio) teneva gli ammalati sequestrati.

Fu una vera grotta di Bethlemme il ricovero di queste povere bambine, la denominazione dell’Istituto scaturì spontanea “RIFUGIO GESU’ BAMBINO”.

Poiché il numero delle piccole derelitte aumentava, nel 1904 il Presidente Avv. Rugiu, ottenne che le bestie sequestrate fossero portate altrove; si pensò quindi di far pulire le stalle e congedare la famiglia che ne aveva la custodia.

Con offerte e sacrifici, specialmente da parte della Presidente della Conferenza Donna Raimonda Usai, che generosamente si donava tutta a sollievo di queste bimbe infelici, si poté adattare tale ambiente formando un camerone che, con letti disuguali donati dall’Ospizio, servì da dormitorio.

Si aggiustarono i letti, si fabbricò una cisterna per raccogliere l’acqua che mancava completamente e provvederne la casetta per mezzo di una pompa. Aggiustando l’altra stalla e dividendo con una tenda il camerone, si ebbe un laboratorio ed un refettorio.

Le offerte ed il ricavato del lavoro delle piccole ricoverate, non bastavano per il mantenimento; si escogitò di avere gli avanzi dell’Albergo d’Italia, del Convitto Nazionale, del Seminario Arcivescovile; forniva gli aiuti anche il Presidente dell’Ospizio e … si andava avanti.

Le bambine aumentavano tutti i giorni; ben presto il locale divenne insufficiente: bisognava aver fiducia nella Provvidenza Divina, come sempre. Essa si manifestò con offerte varie in danaro e in derrate, da gentili persone sassaresi che guardavano con simpatia ed amore le care bambine del Rifugio. Va ricordata con speciale benemerenza la Nobildonna Cicina Ravizza Vallero che donò le prime diecimila lire. Con tale somma fu acquistata la casa del Padre Bonaventura (detto il frate ricco) per poter formare qualche altro ambiente e così il “Rifugio Gesù Bambino” ebbe la sua prima dimora; l’avv. Rugiu per il laboratorio fornì due telai ed altre attrezzature.

Si formò, nel 1906, il primo Consiglio Direttivo: era composto dalla fondatrice, Donna Raimonda Usai; fu nominata Presidente Donna Momina Dettori Manno, Tesoriera la signora Nicolina Madau, Segretaria la signora Eugenia Solinas Serra; degne Consigliere Donna Cicina Ravizza Vallero, Donna Rita Agnese ved. Queirolo; Donna Giuditta Sassu, Donna Lucia Riccio e Donna Antonietta Santinelli, Direttore-Assistente Padre Landi.

Suor Agostina Raiteri fu la prima Superiora dell’Opera; si prodigò con alto spirito di sacrificio e di abnegazione fino all’anno 1913. Suor Buscarino succedette a Suor Raiteri, ma per breve tempo perchè, per motivi di salute, rientrò alla Casa Provinciale di Torino e, al suo posto, fu inviata Suor Giuseppina Bava. Ottima Superiora, brava organizzatrice, intelligente educatrice e madre amorosissima di tutte le piccole ricoverate, vi rimase fino al 1939.

La generosa fondatrice, Donna Raimonda Usai, non poté godere della prosperità dell’Istituto perchè, il 31 marzo 1905, andava a raccogliere i bei frutti in Paradiso ed il meritato riposo e il premio del grande amore che profuse alle bimbe del Rifugio.

Il 7 agosto1907, la grande prima benefattrice Donna Cicina Ravizza Vallero, la raggiungeva anche lei ricca di meriti.

L’Opera pia del Rifugio fu benedetta dall’Arcivescovo di Sassari Mons. Emilio Parodi, animatore fervoroso delle Dame della Carità era allora Padre Manzella e certamente fu lui che incoraggiò queste benemerite signore a proseguire in un’opera così importante e benefica.

Risale a questo periodo una calda esortazione che Padre Manzella tenne forse a un gruppo di signore: “… l’opera della Fede: l’incredulo, il materialista assiste quasi stupito all’avanzarsi di un’opera grande, la quale progredisce senza capitali, senza rendite.

“C’è una bambina abbandonata? – Si faccia domanda al ricovero.- La Presidente e le suore si guardano in faccia… “La metteremo in corridoio… – E’ meglio in corridoio al Rifugio che nella sua casa non sicura… nella sua stalla… – Mah, i redditi per mantenere questa ricoverata dove sono? … I capitali, le cartelle, le rendite? … – Così si fa negli uffici della burocrazia, dei materialisti… Per il Rifugio spunta il sole ogni giorno!! … – Se non si potesse andare avanti? … Timori puerili. Le signore del Consiglio deliberano sui due piedi un prestito di ventimila lire, per allargare il fabbricato. La disputa più animata non fu già se si dovesse o no fare il prestito, ma dove andare a trovare tale prestito? … E’ una vera imprudenza!! … Fede! … Quanto sei grande!! … Incomprensibilia eloquia Tua, Domine! … Dio ha creato queste bambine e devono avere un tetto! … E’ Dio che provvederà. Avanti! … Avanti, o Signore del consiglio, nell’opera incominciata. E’ opera di Dio! … Quelle che non partecipano nella nostra confidenza nell’aiuto divino e si spaventano per l’avvenire dell’opera, siano, invece, le più generose e coraggiose a soccorrerla! Tempo delle opere eroiche! … Della pazienza! … In principio, i “menafrecce” scoraggiano … Altri chi semina, altri chi raccoglie e miete … Suo è il Rifugio e sue le bambine…!

Come direttore dell’Opera a Padre Landi succedette Padre Manzella. Nei primi anni di vita dell’Istituto troviamo altre insigni figure di Missionari: Padre Ramella, Padre Nicola, Padre Genta, Padre Pigoli e Padre Scotta. Nel 1905 il numero delle bambine è aumentato a 22.

Nell’ottobre 1905 ci fu l’inaugurazione del Rifugio. Per tale ricorrenza la Presidente, Donna Momina Dettori invitò le LL.A.R. la Principessa Letizia Bonaparte Duchessa d’Aosta, Eleonora d’Orleans Duchessa d’Aosta e Maria Clotilde Bonaparte che fecero pervenire le loro offerte; altre offerte pervennero da persone influenti della città fra cui il Conte Arborio Mella di Sant’Elia, cugino della Presidente, il Presidente della Deputazione Provinciale di Sassari al quale si chiese un sussidio annuale di £ 500. Altro generoso benefattore fu il Professore Giovanni Guglielmo della Facoltà di Fisica dell’Università di Cagliari; offerte cospicue furono fatte pervenire dalla Contessa Rosamond di Sant’Elia e, tramite Mons. Bonomelli, Vescovo di Cremona, si chiese l’interessamento della Regina Margherita di Savoia.

In occasione dell’inaugurazione fu indetta una fiera di beneficenza il cui ricavato, unitamente ad altre offerte, fu destinato all’ampliamento dei locali.

Fu l’ing. Manunta che studiò il progetto che prevedeva una spesa di £ 50.000. Nel 1906, terminati i lavori, i nuovi locali furono benedetti dall’Arc. Mons. Parodi che celebrò la Messa nella cappellina.

Per l’iniziativa della Presidente e del Consiglio furono invitate distinte signore sassaresi ad interessarsi dell’Opera e a contribuire con le loro offerte allo sviluppo dell’Istituto. Le signore benefattrici furono istituite Patronesse fra le quali vanno ricordate le signore Eufemia Fagiani, Sarina Mura, Donna Verina Riccio, etc. Risale al medesimo anno 1906 la recinzione del terreno adiacente al caseggiato adiacente dell’Istituto, terreno donato dal Comune di Sassari.

Tramite il segretario dell’Arc. Mons. Cugusi, il caseggiato e annessi furono legati all’Arc. di Sassari “Pro Tempore”. Nel 1907 dallo stesso Mons. Cugusi dietro le insistenze della Presidente, fu fatto l’atto di vendita a nome e per conto del “Rifugio”, della casa e del terreno acquistato dai Padri Cappuccini il 10/4/1906. Nello stesso anno 1907 ebbe inizio la scuola regolare delle bambine ricoverate che comprendeva le prime tre classi elementari.

Il caseggiato già a varie riprese ampliato è divenuto ormai ristretto per il numero crescente delle bambine. Il consiglio si premura di iniziare nuove pratiche per ottenere un mutuo di £ 20.000 per la costruzione di altri locali.

Fu eretta nell’anno 1908 l’associazione Interna delle Figlie di Maria.

Il 24 luglio 1909 si tenne in casa della Presidente una seduta straordinaria alla quale intervennero, oltre i componenti del Consiglio, una Commissione delegata dal Comitato Provinciale per le onoranze in memoria del Re Umberto I morto tragicamente a Monza il 29 luglio 1900. Questa Commissione si componeva del Colonnello Bertolotti, dell’ing. Manunta, dei sigg. Federico Costa ed Ugo Costa Queirolo.

La seduta fu indetta allo scopo di prendere una decisione sull’utilizzo delle somme raccolte nella provincia di Sassari per l’erezione di un monumento in memoria del defunto Re Umberto. Su proposta della Presidente del Rifugio si decise di destinare tali somme a beneficio del nascente Istituto ed intitolare il migliore dei suoi cameroni col nome di Re Umberto I apponendovi una lapide commemorativa ed un medaglione marmoreo col suo ritratto. Lo scoprimento della lapide ebbe luogo il 14 luglio 1910. Col crescente numero delle bambine è aumentato anche il numero delle Suore. Nel 1911 sono sei le Figlie della Carità che si prodigano per le numerose bambine.

Le sedute mensili del consiglio si tenevano normalmente in casa della presidente; tuttavia qualche volta troviamo che si sono svolte in casa di qualche consigliera. In una seduta tenutasi in casa di Donna Antonietta Santinelli, si discusse sull’opportunità di procurare un lavoro redditizio anche alle bambine al di sotto dei 12 anni. A Sassari era stata impiantata da un certo Piero Vincentelli una fabbrica di spazzole; si trattava di occupare le ricoverate al di sotto degli anni 12 in questo genere di lavoro: occupazione di per sè facile. Il consiglio vi aderì ma trovando non conveniente mandare le bambine in fabbrica, si stabilì di svolgerlo nella sede dell’Istituto sotto la guida di una Suora. Il lavoro procurava un’entrata non indifferente e le ragazze lo disimpegnavano con accuratezza procurando soddisfazione al direttore della fabbrica. Le altre assistite, oltre agli anni 12, si addestravano in lavori di cucito, ricamo, maglieria, tessitura.

Durante una visita del Senatore Parpaglia di Oristano, la presidente, Donna Momina, lo prega di voler compilare uno schema di Statuto sui criteri di quello già esistente. Si desidera che il “Rifugio Gesù Bambino” venga eretto in Ente Morale, e ciò per poter usufruire dei lasciti che già ha avuto e che in seguito avrà. Alcune consigliere non sono favorevoli all’erezione in Ente Morale, perchè allora si dovrebbe ridurre il numero delle ricoverate, non avendo il Rifugio entrate sufficienti a garantire il mantenimento di tante bambine e perchè – come Ente Morale- sarebbe necessaria la presenza di un ragioniere e di un cassiere cui spetterebbe il relativo stipendio. Un altro motivo per cui alcune consigliere non erano d’accordo sull’erezione dell’Istituto in Ente Morale, era la preoccupazione che il Governo, un giorno, avrebbe potuto prenderne possesso.

Nel periodo tra il 1912 e il 1913, si dà inizio ad un’altra bella opera: si apre nell’Istituto l’Asilo infantile: due aule ben attrezzate con servizi ed accessori, una piccola palestra e giardino. L’asilo fu frequentato dalle bambine interne e dai bimbi del rione; viene fornita la refezione calda gratuita per tutti. Le famiglie dei bambini abbienti pagano mensilmente una modesta quota.

Adiacente al “Rifugio” c’è un tratto di terreno che il Marchese Cugia di Sant’Orsola vorrebbe vendere all’Istituto per £ 4.000. Il Consiglio fa notare che notevoli debiti gravano già sul “Rifugio”, ma, tuttavia, non si lascia sfuggire la favorevole occasione e decide di aprire una sottoscrizione fra i benefattori, che fruttò una discreta somma ed il rimanente fu anticipato da una benefattrice. Si fece una scrittura privata intestata alla Presidente perchè ancora l’opera pia non era eretta in Ente Morale. L’atto d’acquisto fu rogato nel 1915; fu fatto a nome della consigliera Donna M. Laura Passino e tale terreno servì per costruire dei locali da adibirsi a infermeria. Nello stesso anno 1915 fu richiesta un’altra Suora; la visitatrice della provincia di Torino inviò Suor Scaravella, generosa piacentina che per 58 anni fu madre buona e paziente delle piccole ricoverate. Nel Consiglio d’Amministrazione del 1915, troviamo l’indimenticabile Padre Domenico Borgna, Superiore del Seminario Arcivescovile di Sassari. Il Padre Borgna si preoccupò delle sviluppo del “Rifugio”, ma fu particolarmente il Direttore Spirituale delle ragazze e, come medico, si preoccupò anche di custodirle fisicamente; quando era necessario le visitava anche durante la notte.

Nel 1916 le bimbe accolte sono già 76. Rimane l’assillo del mantenimento per l’aumento del numero. Ma la Provvidenza suscita sempre persone benefiche in aiuto alle figlie del buon Dio.

In quell’anno muore il dott. Adolfo Cocco, simpatizzante del Rifugio; fa il suo testamento lasciando la sua casa di via Brigata Sassari. Il Consiglio cerca una via d’uscita per poter aderire alla volontà del testatore, anche che il “Rifugio” non è eretto in Ente Morale e ritorna in causa la discussione. Il Padre Nicola fa rilevare i danni che possono derivare all’Istituto se non viene eretto in Ente Morale: primo fra tutti, il pericolo di perdere il caseggiato e le altre eredità dopo la morte di Mons. Parodi a cui figuravano intestate, oltre che a dover rinunciare a qualche altra eredità. Stavolta il consiglio si mostrò propensa ad iniziare le dovute pratiche per l’erezione dell’Istituto in Ente Morale.

Nel mese di dicembre muore la compianta tesoriera signora Nicolina Madau zelante ed attiva che si interessava tanto materialmente di tutte le bambine.

Nella seduta del 3 marzo 1917 presieduta dal direttore e consigliere padre Nicola, la maggioranza delle consigliere, con votazione segreta, diede parere favorevole per l’erezione dell’Opera Pia “Gesù Bambino” in Ente Morale. Erezione che ebbe luogo con R.D. il 1 luglio 1920, pubblicato il 6 agosto 1920 n° 1055.

Risale a questo periodo l’elezione di altre consigliere in sostituzione di quelle decedute o per l’aumentato numero in conformità allo Statuto. Troviamo i nomi della signora Gavina Pintus Carta, della N.D. Cristina Cugia, Hilda Gutierrez, Amelia Spada, Maria Nina Orrù Sequi, Luisa Spada, Maria Angelica Binna, Elisa Segni.

Nel 1921 si fecero le relative pratiche per l’accettazione del lascito Cocco-Pisano e delle altre eredità in sospeso. Altra eredità pervenne all’Istituto alla morte del benefattore N.H. Vittorio Martinez Quesada, eredità composta di terreni in località “La Nurra” di Olmedo denominati: “S’Aliderru” e “Sa Messa” di ettari 450 circa e di una casa al Corso che fu poi contestata ed ottenuta dai parenti.

Risale al 1925 le deliberazione di accettare le bambine di 3 anni figlie di genitori ignoti per conto della Provincia di Sassari.

Nel 1928 si inizia la costruzione di una nuova ala che comprende l’attuale caseggiato prospiciente viale Mameli fino alla scala centrale che comportò una spesa di £ 150.000.

Di pari passo allo sviluppo logistico e numerico dell’Istituto, dalle buone Suore e dai Missionari, veniva curata la formazione spirituale delle ospiti.

Nel 1929 fu formata l’Associazione interna di Azione Cattolica con tutte le ramificazioni per le diverse età.

Nel 1930 l’Onorevole avvocato Filippo Garavetti, Senatore del Regno, dispone per il “Rifugio” un lascito di £ 12.550.

Nel 1931 altre bimbe furono accolte all’Istituto in collaborazione e per conto dell’O.N.M.I., ma forse la loro presenza risale a parecchi anni prima.

Nel 1933 fu costruita, per allora, una moderna lavanderia e relativo stenditoio, ma certamente poco meccanizzato.

Il 18 marzo 1934 morì la più grande benefattrice del “Rifugio” la prima Presidente Donna Momina Dettori Manno. A lei si possono applicare le parole di San Vincenzo : “Vide senza spavento l’opera della morte perchè ha amato i poveri durante la vita”. Donna ricca di virtù, improntata alla carità più squisita che non conosceva ostacoli quando si trattava del bene delle bambine.

Il 18 luglio 1934 il Consiglio ad unanimità di voti elesse la nuova Presidente: Donna Ignazia Dettori, figlia della compianta Donna Momina. Anche Donna Ignazia fu la madre buona per le piccole ospiti del Rifugio, seguendo le tracce dell’indimenticabile Donna Momina.

Nel 1935, secondo le disposizioni testamentarie del benefattore del Rifugio, avv. Lodovico Satta Fara, fu eretto un monumento funerario con disegno e progetto dell’arch. Giovanni Clemente di Torino. La spesa complessiva fu di £ 16.887. Egli aveva lasciato al Rifugio una casa in via Carmelo-Largo San Sebastiano.

Negli anni 1937/1938 pervenne da parte del signor Sebastiano Deliperi da Castelsardo la donazione di un vigneto denominato “Li Paddini di Fora” ed una casa in via Nazionale “La Marina” in Castelsardo e un predio pascolativo di circa 1 ettaro denominato “Sant’Eremo-Monte Giudice”.

Nel 1939, per motivi di salute, Suor Giuseppina Bava, terza Superiora del Rifugio è chiamata dai Superiori. Per lunghi anni curò l’Opera con spirito di abnegazione e sacrificio. Anche lontana, il suo pensiero era sempre rivolto a tutte le bambine da lei teneramente amate. Nell’anno 1942, vivamente compianta lascia la patria terrena per quella celeste ed eterna.

Una delle prime tesoriere del nostro Ente, la Nobildonna Elisa Segni-Pettazzi, il giorno 10 luglio 1939, ricca di virtù e di meriti, muore; il Consiglio la commemora con commozione e rimpianto.

Nell’ultimo scorcio dell’anno 1939, suor Angela Lacelli succede alla compianta Suor Bava. Arrivata da Torino, dalla Casa Provinciale delle Figlie della Carità, giovane, colta e ardente. Tutte le ragazze del Rifugio, indistintamente erano da lei seguite con somma cura: le chiamava “i miei tesori”.

Il giorno 9 dicembre 1940, l’anima eletta di Eugenia Solinas-Serra è chiamata dal buon Dio per il Paradiso. Insegnante di musica, dopo le lezioni di pianoforte, tutto il suo tempo era dedicato al Rifugio. Il suo cuore, vigile e materno, vibrava all’unisono con quello dell’impareggiabile Donna Momina, fedelissima sua cooperatrice e segretaria. Fin dalla nascita dell’Istituto, cioè dall’anno 1902 al 1940, si pensi all’immenso bene e al lavoro complesso e difficile che si svolse: tutti i documenti di archivio di quell’epoca: conti, bilanci, verbali, lettere, etc. tutti elaborati e scritti dalle sue mani… a quell’epoca le macchine da scrivere al rifugio non esistevano. Lasciò all’Istituto un legato: una somma in denaro, il suo pianoforte con libri, portamusica e accessori.

1941 – anni di guerra … Si apre il doloroso problema: si deve sfollare? Oppure, come dicono gli Enti, rimandare le bambine nelle proprie misere case? … I piccoli centri dei Comuni vicini a Sassari, dove si decide di sfollare, rifiutano l’ospitalità… le bambine sono tante e piccole… rimandarle in famiglia? Era Impossibile perchè appartenenti a famiglie scompaginate, miseria materiale e morale… Fu penoso l’assillo di Suor Angela Lacelli; con piena fiducia nella provvidenza che le deve salvare, decide di tenere le bambine; ci deve pensare Gesù Bambino! Sono 120 tra grandi e piccine; anche il pane è razionato… Fischiano le sirene… Si scende in cantina e ci si sdraia bocconi a terra. I viaggi di Suor Lacelli su di un carretto sono frequentissimi esponendosi ai pericoli dei bombardamenti si recava a Nulvi, Borutta, Sorso, Porto Torres, per rifornimenti di generi alimentari. Anche le famiglie delle Suore del Rifugio, attraverso le loro figlie, aiutavano inviando ciò che potevano avere. Tutto è razionato: il fisico debole delle ricoverate esige qualche supplemento. Per sopperire alla indigenza di quel periodo, si pensò all’apertura di un piccolo pensionato per il periodo della guerra: “Pensionato Studenti” per 20 signorine frequentanti le scuole superiori. Le loro famiglie erano gratissime alla Superiora che si era sobbarcata anche questa responsabilità della custodia delle proprie figlie. Alla retta di pensione, le famiglie aggiungevano derrate alimentari che insaccavano nelle grandi valigie e spedivano alle loro figliole: farina, pane, zucchero, sapone, etc. da devolvere alle nostre ricoverate. Pensionato che si tenne solo negli anni di guerra.

Nel 1942 l’Istituto ebbe un’altra eredità di tre oliveti lasciati con testamento dal benefattore Luigi Tagliavacche, eredità ancora in possesso degli usufruttuari.

In questi anni fanno parte del Consiglio i Padri Luigi Bisoglio e Padre Angelo Maria Vellano; come vice presidente la consigliera Donna Maria Diez Corona.

Nel 1943 la N.D. Amelia Spada offre alle bimbe del rifugio la somma di £ 25.000.

1944 – La Presidente del Consiglio d’Amministrazione N.D. Ignazia Dettori, muore serenamente il 22 gennaio 1944. Esempio luminoso di grande generosità e amore per tutte le bambine, come la sua degna madre, Donna Momina. Con suo testamento olografo lascia all’Istituto la metà del suo patrimonio per un valore di £ 10.000.000. Un’altra distinta signora, Livia Frassetto Satta, fa parte attiva del Consiglio di Amministrazione.

Nel 1945 viene eletta presidente la N.B. Amelia Spada e, in sua vece, come segretaria la signora Anna Lintas e la N.D. Dolores Sussarello Grixoni coprì la carica di tesoriera, carica che tenne fino al 1972; è consigliera Donna Maria di Boyl, Direttore il Padre Giuseppe Manassero al quale succedette nuovamente il Padre Vellano.

Nel luglio 1945 morì una degna F.d.C.: Suor Teresa Ferrero, che per circa quarant’anni si dedicò con instancabile lavoro alle bambine e le aiutò moralmente e materialmente per mezzo della sua famiglia residente tuttora ad Alba.

1949 – Il giorno 17 giugno l’anima eletta di Suor Lacelli, la madre tenerissima di tutte le bambine, è chiamata a godere il meritato compenso eterno. La sua dipartita destò un profondo cordoglio e un rimpianto generale in tutta Sassari, che lo manifestò nei suoi funerali imponentissimi. Per non lasciare orfane le bambine in lacrime, il giorno 3 luglio arriva un’altra degna madre dell’orfano: Suor Angela Massari, in qualità di Superiora.

In questo anno fa parte del Consiglio d’Amministrazione Donna franca Orrù.

1950 – Suor Luisa Pozzoni, anche lei come Suor Ferrero, una delle colonne dell’Opera, vivamente compianta dalle Consorelle e dalle Orfanelle, va a raccogliere i meriti che seminò quaggiù.

1951 – Ebbe inizio il lavoro di ampliamento di una nuova ala con mutuo della Cassa DD. e PP. di £ 15.000.000.

Fa parte del Consiglio il Padre Valentino Piccoli e la N.D. Fanny De Vita.

Nel 1952 fa parte del Consiglio la signora Maria Pozzo.

Nel 1955, in sostituzione di alcuni membri che per motivi di salute si sono dimessi, furono elette come consigliere la dott. Giovanna Licheri e Donna Maria Pilo Repetto.

1956 – Improvvisamente, l’Istituto, è provato da un nuovo lutto: muore la Presidente, Amelia Spada. Anche lei come le altre Presidenti, amò e beneficò il Rifugio. Il 27 ottobre dello stesso anno fu eletta Presidente Donna Franca Orrù, con 13 voti su 14 votanti.

La cara Suor Angela Massari, con sentito unanime rimpianto, dai Superiori, è trasferita a Cagliari per far parte del Consiglio Provinciale delle F.d.C.

Il 2 ottobre 1957 arriva la nuova Superiora, Suor Rosa Torricella: anima angelica e generosa, per cinque anni si dedicò con senso materno alle bambine del “Rifugio”.

Nel 1959 finalmente si inaugura la nuova ala costruita per £ 15.000.000 col mutuo della Cassa Depositi e Prestiti e la rimanente spesa fu coperta dai grandi sacrifici delle Suore e dell’Amministrazione. L’Istituto sembra aver raggiunto la sua completezza.

L’Opera delle Dame della Carità, di Padre Manzella, delle figlie della Carità, di Donna Raimonda Usai e di Donna Momina è compiuta: ospita 150 bambine.

L’avv. Zirolia, in una commemorazione, fra l’altro poteva dire alle dame: “…ma era scritto che il Rifugio delle bambine abbandonate, assumesse più vaste proporzioni immediatamente, sicché tosto si rivelò in piedi e camminò come una vela nell’Oceano sotto prosperi venti, mentre al timone si poneva una delle socie più antiche, la N.D. Momina Dettori Mannu, sua prima Presidente”.

In altra occasione, lo stesso Avv. Zirolia, poteva bene esclamare con l’enfasi del penalista e l’ispirazione del poeta: “Voi lo sentite, signori, sul colle dei Capuccini, di fronte al Golfo dell’Asinara, tinte di sole splendono le caste trasparenze del cielo e spira una brezza appagante di carità. Sembra che dal mare e dalla mite giogaia della Nurra salga un alito grande a prolungare la vita del vegliardo che vuole reclinare il capo tra gli orfani suoi (il Presidente Rugiu) mentre più avanti sorridono e cantano questo sole di giugno le molte bambine… non più abbandonate”.

Nel 1961 viene trasferita la cara Superiora Suor Rosa Torricella ed arriva Suor Irene Mameli.

1962 – Per il compiuto quadriennio si ha la rielezione del Consiglio d’Amministrazione: molte consigliere sono state rielette e, in sostituzione di quelle dimissionarie per anzianità e motivi di salute, sono elette le signore: Dott. Niny Talu Cossu, Wanda Medas, Maria Lentino e Luisa Sanna Pintus; come Padre Direttore il Superiore del Seminario Arcivescovile di Sassari, Padre Ottavio Purino.

Dopo tante peripezie e resistenze sofferte, in questo stesso anno, fu regolarizzato con atto legale di donazione da parte del Comune di Sassari, la proprietà del terreno del Rifugio prospiciente la via Savoia.

1963 – Donazione da parte delle Figlie della carità, della Colonia Marina “Casetta S. Giuseppe”, nel Comune di Castelsardo.

In quello stesso anno si costruì una casa colonica nei terreni la Nurra, lavori seguiti dal tecnico dell’Istituto Dott. Nino Navarru dell’Università di Sassari.

Col ricavo della eredità della defunta Presidente Donna Ignazia Dettori di £ 10.000.000, nel 1965 si ripristinarono i locali di vecchia costruzione per una spesa di £ 13.685.000.

Nel 1966 rielezione del Consiglio d’Amministrazione: di questo Consiglio fanno parte: Gabriella Bozzo e Francesca Manca Binna.

1967 – Attuazione del campo sportivo di pallacanestro per una spesa di £ 6.000.000 con progetto del geom. Mario Caria, tecnico dell’istituto.

1968 – Per motivi di salute la segretaria Anna Lintas si dimette: la sostituisce la signorina Ninetta Marras.

Il 13 settembre 1968, alle ore tre del mattino, ci fu il pauroso crollo della nuova ala, costruita in gran parte col mutuo di £ 15.000.000 contratto con la cassa DD. e PP. ala che comprendeva al piano terra tutto il reparto Scuola Materna col salone ed il palco. Al primo piano il soggiorno Suore e tre soggiorni delle bambine, al secondo piano due dormitori con 45 posti letto ed i relativi servizi ai tre piani. Fu un vero miracolo se non avvenne un’ecatombe. Un buon numero delle bambine era ancora nella Colonia Marina; nell’Istituto c’erano solo 49 bambine, la sezione delle più piccole rientrate perchè ormai si faceva sentire il fresco del settembre. Parte di queste bambine, in quella notte, dormiva in una camera attigua al camerone crollato. La Suora che dormiva con le più piccole, svegliata al primo boato del crollo, corse spaventata a chiamare le consorelle che dormivano al lato opposto. Intanto continuava a crollare e fra il fumo dell’accecante polverone, trasportarono in braccio le bambine assonnate e spaventate. La sera precedente, le 49 bambine, giocavano tranquillamente in una di quelle sale crollate fino al pianterreno.

Chiamati immediatamente i Vigili del fuoco, diedero subito i primi soccorsi aiutando a sgomberare gli ambienti attigui. Alle prime ore del mattino, il Prefetto Sciaccalunga si recò personalmente all’Istituto e diede ordine che le bambine venissero trasportate alla Colonia Marina; alle otto del mattino le bambine arrivarono in colonia dove si fermarono anche nel mese di ottobre. Sua Eccellenza, il Prefetto, offrì subito un milione per i primi soccorsi; molte altre persone offrirono soldi, vestiario e generi alimentari; la Croce Rossa offrì materassi e coperte. Le perdite furono enormi: oltre il caseggiato, l’arredamento, il vestiario, etc.

Venne a conoscenza del disastro l’allora Assessore all’Igiene e Sanità il prof. Bachisio Latte; per suo interessamento, immediatamente fu disposto dalla regione un contributo di £ 30.000.000. Ma purtroppo la ricostruzione fu molto ostacolata a causa dei continui sovralluoghi per l’accertamento dei danni e delle cause che li avevano provocati. Perciò si pensò di ripristinare con urgenza i vecchi locali, adattandoli ed ammodernandoli nel miglior modo, così che poterono rientrare le bambine occupando anche il reparto suore e corridoi, sebbene allo stretto, si visse per circa tre anni. Si avverò il famoso proverbio: “Poco posto si tiene quando ci si vuol bene”.

Nel maggio del 1970 fu eletto il nuovo Consiglio d’Amministrazione: nuove Consigliere elette furono la prof. Caterina Accardo, la dott. Anna Grixoni e la signora Zolezzi Binna.

Siccome non arrivavano i milioni, nel 1971 si deliberò di vendere la proprietà avuta da Sebastiano Deliperi di Castelsardo per £ 20.000.000 che furono utilizzati per la ricostruzione ed il ripristino dell’ala crollata tranne il secondo piano dei dormitori, al posto dei quali si fece una grande terrazza.

Nello stesso anno 1971 si iniziarono i lavori per i nuovi dormitori con una nuova costruzione collegata al vecchio fabbricato da un corridoio coperto all’altezza del primo piano. Il tutto per una spesa di £ 36.500.000 più £ 3.000.000 per il collegamento con progetto dell’ing. Francesco Giancarlo Princivalle che ne diresse assiduamente i lavori.

Alla fine del 1972 si collaudarono a breve distanza l’una dall’altra, l’ala principale e la nuova costruzione.

Nel 1971 si procedette alla vendita dell’eredità Piga, cioè dell’oliveto “Cudina Biodda” per £ 5.000.000 che subito furono utilizzati per l’estensione dell’impianto di riscaldamento ai locali che ancora ne erano privi.

In questi anni si diede corso ai lavori di ammodernamento della Colonia Marina con una nuova costruzione consistente in due refettori, una cucina, una dispensa e l’appartamento per il custode ed i servizi igienici per una spesa di £ 9.066.000.

E’ da notare che le eredità sono sempre state utilizzate per il miglioramento dell’Istituto; non si sono mai accumulate per formare un patrimonio, ma, fidando nella Provvidenza, si pensò di ricorrere a queste per rendere sempre più accogliente e calda la casa delle bambine.

Il 13 marzo 1971 l’Istituto beneficò di un’altra eredità. Morì la signora Eufemia Pais, che lasciò all’Istituto un oliveto, un orto irriguo ed una casa posta in via Scanu, 5 della quale eredità l’oliveto fu venduto l’anno successivo per poter dar corso ai lavori del campo sportivo; col ricavato di quest’ultima vendita si faranno i campi di pallavolo, il lancio del peso, i salti, il campo per i giochi con le attrezzature per le piccine e la pista, per una spesa di £ 14.200.000; lavori che saranno attuati entro il 1973.

Altro lavoro di prossima attuazione sarà la costruzione della nuova Scuola Materna. Pratica preparata ed inoltrata dalle Consigliere Giovanna Licheri e dott. Niny Talu. Pratica benevolmente accolta dal Ministero della Pubblica Istruzione, che ha concesso un contributo per il 60% della spesa; cioè su £ 90.000.000 di spesa, concesse un contributo di £ 54.000.000; perciò £ 36.000.000 rimarrà come quota a carico.

Nel dicembre 1971, l’infaticabile Presidente, dott. Franca Orrù, per motivi di salute presenta le sue dimissioni. Dimissioni forzatamente accolte perchè era troppo evidente, che la sua salute non reggeva più all’imponente lavoro dell’Istituto. Descrivere l’opera compiuta in 15 anni di Presidenza da Donna Franca Orrù, non è facile; ella difese la proprietà dell’Istituto con una forza d’animo non comune. Passava le intere giornate sbrigando i lavori d’ufficio per preparare e studiare le pratiche. Viaggi a Cagliari e a Roma; di tanto in tanto si recava personalmente a visitare le proprietà terriere dell’Istituto. Contatti continui con la Prefettura, col legale, con gli ingegneri e con gli Enti; ma specialmente fu la mamma comprensiva e vigilante per le bambine che conosceva tutte per nome. Fu di conforto, di sostegno, di incoraggiamento alle Suore delle quali apprezzava la dedizione e la collaborazione. Il Signore la ricompensi con la salute e tanto conforto, quanto ne ha dato a tanta povera gente.

Nel dicembre del 1971 elezione della Presidente N.D. Anna Grixoni che continua con tanta dedizione l’opera benefica di chi l’ha preceduta.

E’ lei che realizzerà il campo sportivo, la Scuola Materna e il secondo lotto dei dormitori; la casa famiglia e altre sistemazioni previste nei vecchi locali. Tutto il tempo che la scuola le lascia libero, lo dedica al Rifugio; le telefonate della superiora e della segretaria, signorina Silvia Vazzana, la disturbano sovente. Per poter avere la disponibilità della quota a carico per la Scuola Materna, si stanno effettuando alcune vendite di appartamenti poco redditizi della casa di via Scanu.

Il 12 novembre 1972 muore come visse, da vero angelo, la cara Suor Maria Scaravella che per 58 anni si era dedicata al bene delle bambine in cucina, nella lavanderia, nella guardaroba, nell’orto, nel pollaio, in colonia…

Attualmente nel personale religioso abbiamo alcune Suore di vecchia data: suor Agnese Zichi, che dal 1932 si dedica con amore alle bambine dell’Istituto; Suor Giovanna Castoldi, che vi lavora con instancabile zelo. Per lunghi anni diresse i cori cantarini delle bambine e insegnò musica e dattilografia. Negli anni di guerra diresse il “Pensionato”. Sempre fu ed è tuttora di prezioso aiuto nell’Amministrazione.

1974 – Durante l’anno si completano i lavori nell’ala nuova e viene ultimato il secondo piano, dove possono trasferirsi le ragazze.

Vengono accolte nell’Istituto 34 ospiti, ma 37 vengono dimesse dagli Enti perchè hanno raggiunto l’età fissata per la dimissione.

La media delle ospiti si mantiene sulle 100-110 presenze.

1975 – Il progetto di ampliamento e di rifacimento di buona parte della colonia viene in parte attuato anche se con molta spesa (40 milioni). L’edificio, così ristrutturato, ha un aspetto imponente, anche se la facciata è rimasta com’era e la statua di S. Giuseppe troneggia nel bel mezzo, quasi a proteggere le villeggianti da ogni pericolo.

L’ambiente è accogliente e lindo e le piccole e le ragazze vi stanno volentieri godendo il mare per circa tre mesi.

La media delle presenze è ancora sulle 110. Hanno lasciato l’Istituto 15 ragazze e ne sono entrate 26.

Da diversi anni mancava la Suora insegnante della Scuola Materna e, dopo reiterate richieste, viene mandata Suor Luisa Luzzu, che ha già al suo attivo lunghi anni di insegnamento. A ottobre si nota l’incremento delle iscrizioni che salgono a 170. I locali sono però vecchi ed inadeguati e si pensa a riprendere in mano il progetto per la costruzione della nuova scuola.

1976 – Dopo aver superate alcune difficoltà, si dà inizio ai lavori della nuova suola materna. Si lavora anche nei locali di via Enzo per ripristinare ambienti vecchi, che sono diventati arieggiati ed accoglienti camerette, dove si sistema una parte delle ragazze.

Si dà il via ad un secondo lotto dei lavori in colonia per una spesa complessiva di 46.000.000. Occorrerebbero anche suppellettili nuove, ma le ingenti spese affrontate per i lavori di questo e dello scorso anno, non lo permettono.

Vengono ammesse nell’Istituto 12 ragazze, ma 16 vengono dimesse dagli Enti. Le presenti sono 100.

In gennaio viene trasferita Suor Sabino e sostituita da Suor Marongiu Angelina.

1977 – Il Consiglio di Amministrazione, dopo aver interpellato persone competenti sia della Regione Sarda che del mondo del lavoro, redige il “Regolamento interno del personale”, che viene approvato dalla Regione.

Entrano in Istituto 10 ragazze, ma le dimesse sono 26 per cui alla fine dell’anno sono solo 90.

In agosto viene trasferita Suor Mura Anna Rosa e sostituita da Suor Teresa Dessì e viene Suor Marina Corda, insegnante di scuola materna.

1978 – La costruzione della scuola materna è a buon punto.

All’apertura dell’anno scolastico si inaugurano i locali moderni e rispondenti alle esigenze attuali. Per le molte richieste si apre il parcheggio che accoglie i piccoli dai 2 ai 3 anni. Ciò permette ai genitori di recarsi serenamente a lavoro.

Le ultime dimissioni portano il numero delle ospiti a 70. Ne vengono ammesse 7, ma le dimesse sono 32. Diminuisce sensibilmente il numero delle presenze anche per gli interventi delle assistenti sociali e del Tribunale dei minorenni che, dove è appena possibile, riaffidano alle famiglie le bambine e le inseriscono, con l’adozione speciale od ordinaria, in nuclei familiari che ne fanno richiesta.

1979 – Si vede la necessità di fare qualche lavoro in Colonia e si provvede alla recinzione del fabbricato con una spesa di £ 6.000.000, mentre la pavimentazione del cortile richiede la spesa di £ 8.000.000. Le spese di manutenzione anche della Colonia sono sempre alte, ma le bambine ne traggono notevole vantaggio morale e fisico, per cui si affrontano per loro spese e sacrifici.

Alla fine dell’anno le presenti sono solo 65. Vengono accolte 15 bambine, ma ne partono 19.

La scuola materna invece, è fiorente e le iscrizioni sono in aumento.

1980 – Sono in aumento le domande per l’ammissione al parcheggio ed il Consiglio di Amministrazione decide di adibire all’uopo, nuovi locali che però devono essere ristrutturati. In ottobre la superiore, Suor Salaris, termina il suo mandato e riparte per La Maddalena dove venne quasi sette anni or sono. Con lei parte per La Maddalena anche la cara Suor Maria Superina, che in questi anni ha profuso le sue belle doti di mente e di cuore fra le bambine, che seguiva con amore più che materno. Non si dimenticheranno facilmente i bei canti che ha insegnato, e la sua maestria nell’accompagnare coll’organo i canti nelle belle funzioni religiose in Cappella. Viene mandata a sostituire la superiora Suor Miriam Piga.

Alla fine dell’anno le minori sono 43.

Nella scuola materna si inserisce l’insegnante dell’inglese e della danza classica. A settembre viene trasferita Suor Harima Corda e parte per Porto Torres. A ottobre parte, trasferita per Cagliari, Suor Teresa Dessì.

1981 – Mentre la scuola materna ed il parcheggio sono sempre fiorenti, l’Istituto ha un calo notevole. Le presenze a fine anno sono 28.

I locali da adibire a parcheggio sono stati ristrutturati con notevole spesa (£ 34.000.000). La pavimentazione del cortile dell’Istituto lo rende più ordinato ed accogliente anche se la spesa è rilevante: £ 11.000.000. Ad agosto viene trasferita Suor Margherita Carta e destinata a Sorso, a settembre viene mandata a Cagliari Suor Doro, che però è sostituita da Suor Maria Pisanu. Parte, trasferita a La Maddalena Suor Angela Marongiu.

1982 – Nel mese di marzo viene eletta la nuova Presidente: la signora Marisa Solinas e la signorina Anna Grixoni lascia l’incarico dopo aver lavorato per 10 anni con generosità e dedizione per il bene delle bambine e dell’Istituto. A lei va il grazie riconoscente delle Consigliere, delle Suore e delle bambine che non dimenticheranno la sua dedizione disinteressata che ha ricalcato la bontà delle sua genitrice, per lunghi anni tesoriera del Rifugio.

A maggio scade il Consiglio di Amministrazione e vengono rielette la maggior parte delle uscenti e quattro nuove Consigliere: la signora Bertino, la signora Pinna Vistoso, la signora Lacana, la signora Lentino che è stata rieletta dopo soli quattro anni di assenza dall’Istituto.

In maggio giunge la richiesta di poter usufruire della Colonia, da parte del Sindaco, per i bambini di Pattada. Presi gli accordi necessari, vengono accolti minori e personale, per il mese di ottobre.

Al termine del turno, Sindaco e Giunta, venuti in Colonia per visitare i minori, chiedono di poter mandare i piccoli pattadesi anche per il prossimo anno e prenotano per due turni, non più per uno. Le nostre bambine hanno simpatizzato subito con gli ospiti ed il divertimento li ha ancor più uniti specie nelle partite di calcio e nelle gare di nuoto.

Per aderire alle richieste di alcuni genitori si apre il semi convitto per alcune bambine che hanno frequentato la scuola materna e per altre mandate dagli Enti.

Alla fine dell’anno, le presenti sono 22.

1981 s.m. s.g., Sassari

 

“Memoria storica”, a cura della segretaria Sebastiana Vazzana dalle origini al 1972, in base alle testimoninaze delle suore più anziane, successivamente compilata dal ‘72 al ‘74 dalla superiora suor Irene Mameli, dal ‘74 all’80 dalla superiora suor Maura Salaris, dall’80 all’ ‘81 dalla superiora suor Aurelia Piga.

ARGBSS, Faldone dei Verbali del Consiglio di Amministrazione, coll. provv.

<Cronistoria del Rifugio Gesù Bambino per le bambine abbandonate >

Nel 1902, essendo la conferenza delle Dame della Carità di Sassari stabilita all’Ospizio S. Vincenzo da Paoli, il direttore Padre Bartolini, Superiore della Casa della Missione, ottenne per detta conferenza una Figlia della Carità nella persona di Suor Raiteri Agostina. Questa, nelle sue visite ai poveri della città, trovava spesso bambine denutrite con vestina a brandelli, abbandonate a sé stesse in ambienti corrotti. Ne parlò con la Superiora dell’Ospizio < San Vincenzo de’ Poli >, Suor Ragatzo, che con la Presidente della Conferenza, Donna Raimonda Usai, d’accordo col fondatore dell’Ospizio S. Vincenzo, avv. Carlo Rugiu, decisero di ritirare le due bambine più pericolanti. Si affidarono alla famiglia che aveva in custodia le stalle dove il municipio (vicino all’Ospizio) teneva gli ammalati sequestrati.

Fu una vera grotta di Bethlemme il ricovero di queste povere bambine, la denominazione dell’Istituto scaturì spontanea “RIFUGIO GESU’ BAMBINO”.

Poiché il numero delle piccole derelitte aumentava, nel 1904 il Presidente Avv. Rugiu, ottenne che le bestie sequestrate fossero portate altrove; si pensò quindi di far pulire le stalle e congedare la famiglia che ne aveva la custodia.

Con offerte e sacrifici, specialmente da parte della Presidente della Conferenza Donna Raimonda Usai, che generosamente si donava tutta a sollievo di queste bimbe infelici, si poté adattare tale ambiente formando un camerone che, con letti disuguali donati dall’Ospizio, servì da dormitorio.

Si aggiustarono i letti, si fabbricò una cisterna per raccogliere l’acqua che mancava completamente e provvederne la casetta per mezzo di una pompa. Aggiustando l’altra stalla e dividendo con una tenda il camerone, si ebbe un laboratorio ed un refettorio.

Le offerte ed il ricavato del lavoro delle piccole ricoverate, non bastavano per il mantenimento; si escogitò di avere gli avanzi dell’Albergo d’Italia, del Convitto Nazionale, del Seminario Arcivescovile; forniva gli aiuti anche il Presidente dell’Ospizio e … si andava avanti.

Le bambine aumentavano tutti i giorni; ben presto il locale divenne insufficiente: bisognava aver fiducia nella Provvidenza Divina, come sempre. Essa si manifestò con offerte varie in danaro e in derrate, da gentili persone sassaresi che guardavano con simpatia ed amore le care bambine del Rifugio. Va ricordata con speciale benemerenza la Nobildonna Cicina Ravizza Vallero che donò le prime diecimila lire. Con tale somma fu acquistata la casa del Padre Bonaventura (detto il frate ricco) per poter formare qualche altro ambiente e così il “Rifugio Gesù Bambino” ebbe la sua prima dimora; l’avv. Rugiu per il laboratorio fornì due telai ed altre attrezzature.

Si formò, nel 1906, il primo Consiglio Direttivo: era composto dalla fondatrice, Donna Raimonda Usai; fu nominata Presidente Donna Momina Dettori Manno, Tesoriera la signora Nicolina Madau, Segretaria la signora Eugenia Solinas Serra; degne Consigliere Donna Cicina Ravizza Vallero, Donna Rita Agnese ved. Queirolo; Donna Giuditta Sassu, Donna Lucia Riccio e Donna Antonietta Santinelli, Direttore-Assistente Padre Landi.

Suor Agostina Raiteri fu la prima Superiora dell’Opera; si prodigò con alto spirito di sacrificio e di abnegazione fino all’anno 1913. Suor Buscarino succedette a Suor Raiteri, ma per breve tempo perchè, per motivi di salute, rientrò alla Casa Provinciale di Torino e, al suo posto, fu inviata Suor Giuseppina Bava. Ottima Superiora, brava organizzatrice, intelligente educatrice e madre amorosissima di tutte le piccole ricoverate, vi rimase fino al 1939.

La generosa fondatrice, Donna Raimonda Usai, non poté godere della prosperità dell’Istituto perchè, il 31 marzo 1905, andava a raccogliere i bei frutti in Paradiso ed il meritato riposo e il premio del grande amore che profuse alle bimbe del Rifugio.

Il 7 agosto1907, la grande prima benefattrice Donna Cicina Ravizza Vallero, la raggiungeva anche lei ricca di meriti.

L’Opera pia del Rifugio fu benedetta dall’Arcivescovo di Sassari Mons. Emilio Parodi, animatore fervoroso delle Dame della Carità era allora Padre Manzella e certamente fu lui che incoraggiò queste benemerite signore a proseguire in un’opera così importante e benefica.

Risale a questo periodo una calda esortazione che Padre Manzella tenne forse a un gruppo di signore: “… l’opera della Fede: l’incredulo, il materialista assiste quasi stupito all’avanzarsi di un’opera grande, la quale progredisce senza capitali, senza rendite.

“C’è una bambina abbandonata? – Si faccia domanda al ricovero.- La Presidente e le suore si guardano in faccia… “La metteremo in corridoio… – E’ meglio in corridoio al Rifugio che nella sua casa non sicura… nella sua stalla… – Mah, i redditi per mantenere questa ricoverata dove sono? … I capitali, le cartelle, le rendite? … – Così si fa negli uffici della burocrazia, dei materialisti… Per il Rifugio spunta il sole ogni giorno!! … – Se non si potesse andare avanti? … Timori puerili. Le signore del Consiglio deliberano sui due piedi un prestito di ventimila lire, per allargare il fabbricato. La disputa più animata non fu già se si dovesse o no fare il prestito, ma dove andare a trovare tale prestito? … E’ una vera imprudenza!! … Fede! … Quanto sei grande!! … Incomprensibilia eloquia Tua, Domine! … Dio ha creato queste bambine e devono avere un tetto! … E’ Dio che provvederà. Avanti! … Avanti, o Signore del consiglio, nell’opera incominciata. E’ opera di Dio! … Quelle che non partecipano nella nostra confidenza nell’aiuto divino e si spaventano per l’avvenire dell’opera, siano, invece, le più generose e coraggiose a soccorrerla! Tempo delle opere eroiche! … Della pazienza! … In principio, i “menafrecce” scoraggiano … Altri chi semina, altri chi raccoglie e miete … Suo è il Rifugio e sue le bambine…!

Come direttore dell’Opera a Padre Landi succedette Padre Manzella. Nei primi anni di vita dell’Istituto troviamo altre insigni figure di Missionari: Padre Ramella, Padre Nicola, Padre Genta, Padre Pigoli e Padre Scotta. Nel 1905 il numero delle bambine è aumentato a 22.

Nell’ottobre 1905 ci fu l’inaugurazione del Rifugio. Per tale ricorrenza la Presidente, Donna Momina Dettori invitò le LL.A.R. la Principessa Letizia Bonaparte Duchessa d’Aosta, Eleonora d’Orleans Duchessa d’Aosta e Maria Clotilde Bonaparte che fecero pervenire le loro offerte; altre offerte pervennero da persone influenti della città fra cui il Conte Arborio Mella di Sant’Elia, cugino della Presidente, il Presidente della Deputazione Provinciale di Sassari al quale si chiese un sussidio annuale di £ 500. Altro generoso benefattore fu il Professore Giovanni Guglielmo della Facoltà di Fisica dell’Università di Cagliari; offerte cospicue furono fatte pervenire dalla Contessa Rosamond di Sant’Elia e, tramite Mons. Bonomelli, Vescovo di Cremona, si chiese l’interessamento della Regina Margherita di Savoia.

In occasione dell’inaugurazione fu indetta una fiera di beneficenza il cui ricavato, unitamente ad altre offerte, fu destinato all’ampliamento dei locali.

Fu l’ing. Manunta che studiò il progetto che prevedeva una spesa di £ 50.000. Nel 1906, terminati i lavori, i nuovi locali furono benedetti dall’Arc. Mons. Parodi che celebrò la Messa nella cappellina.

Per l’iniziativa della Presidente e del Consiglio furono invitate distinte signore sassaresi ad interessarsi dell’Opera e a contribuire con le loro offerte allo sviluppo dell’Istituto. Le signore benefattrici furono istituite Patronesse fra le quali vanno ricordate le signore Eufemia Fagiani, Sarina Mura, Donna Verina Riccio, etc. Risale al medesimo anno 1906 la recinzione del terreno adiacente al caseggiato adiacente dell’Istituto, terreno donato dal Comune di Sassari.

Tramite il segretario dell’Arc. Mons. Cugusi, il caseggiato e annessi furono legati all’Arc. di Sassari “Pro Tempore”. Nel 1907 dallo stesso Mons. Cugusi dietro le insistenze della Presidente, fu fatto l’atto di vendita a nome e per conto del “Rifugio”, della casa e del terreno acquistato dai Padri Cappuccini il 10/4/1906. Nello stesso anno 1907 ebbe inizio la scuola regolare delle bambine ricoverate che comprendeva le prime tre classi elementari.

Il caseggiato già a varie riprese ampliato è divenuto ormai ristretto per il numero crescente delle bambine. Il consiglio si premura di iniziare nuove pratiche per ottenere un mutuo di £ 20.000 per la costruzione di altri locali.

Fu eretta nell’anno 1908 l’associazione Interna delle Figlie di Maria.

Il 24 luglio 1909 si tenne in casa della Presidente una seduta straordinaria alla quale intervennero, oltre i componenti del Consiglio, una Commissione delegata dal Comitato Provinciale per le onoranze in memoria del Re Umberto I morto tragicamente a Monza il 29 luglio 1900. Questa Commissione si componeva del Colonnello Bertolotti, dell’ing. Manunta, dei sigg. Federico Costa ed Ugo Costa Queirolo.

La seduta fu indetta allo scopo di prendere una decisione sull’utilizzo delle somme raccolte nella provincia di Sassari per l’erezione di un monumento in memoria del defunto Re Umberto. Su proposta della Presidente del Rifugio si decise di destinare tali somme a beneficio del nascente Istituto ed intitolare il migliore dei suoi cameroni col nome di Re Umberto I apponendovi una lapide commemorativa ed un medaglione marmoreo col suo ritratto. Lo scoprimento della lapide ebbe luogo il 14 luglio 1910. Col crescente numero delle bambine è aumentato anche il numero delle Suore. Nel 1911 sono sei le Figlie della Carità che si prodigano per le numerose bambine.

Le sedute mensili del consiglio si tenevano normalmente in casa della presidente; tuttavia qualche volta troviamo che si sono svolte in casa di qualche consigliera. In una seduta tenutasi in casa di Donna Antonietta Santinelli, si discusse sull’opportunità di procurare un lavoro redditizio anche alle bambine al di sotto dei 12 anni. A Sassari era stata impiantata da un certo Piero Vincentelli una fabbrica di spazzole; si trattava di occupare le ricoverate al di sotto degli anni 12 in questo genere di lavoro: occupazione di per sè facile. Il consiglio vi aderì ma trovando non conveniente mandare le bambine in fabbrica, si stabilì di svolgerlo nella sede dell’Istituto sotto la guida di una Suora. Il lavoro procurava un’entrata non indifferente e le ragazze lo disimpegnavano con accuratezza procurando soddisfazione al direttore della fabbrica. Le altre assistite, oltre agli anni 12, si addestravano in lavori di cucito, ricamo, maglieria, tessitura.

Durante una visita del Senatore Parpaglia di Oristano, la presidente, Donna Momina, lo prega di voler compilare uno schema di Statuto sui criteri di quello già esistente. Si desidera che il “Rifugio Gesù Bambino” venga eretto in Ente Morale, e ciò per poter usufruire dei lasciti che già ha avuto e che in seguito avrà. Alcune consigliere non sono favorevoli all’erezione in Ente Morale, perchè allora si dovrebbe ridurre il numero delle ricoverate, non avendo il Rifugio entrate sufficienti a garantire il mantenimento di tante bambine e perchè – come Ente Morale- sarebbe necessaria la presenza di un ragioniere e di un cassiere cui spetterebbe il relativo stipendio. Un altro motivo per cui alcune consigliere non erano d’accordo sull’erezione dell’Istituto in Ente Morale, era la preoccupazione che il Governo, un giorno, avrebbe potuto prenderne possesso.

Nel periodo tra il 1912 e il 1913, si dà inizio ad un’altra bella opera: si apre nell’Istituto l’Asilo infantile: due aule ben attrezzate con servizi ed accessori, una piccola palestra e giardino. L’asilo fu frequentato dalle bambine interne e dai bimbi del rione; viene fornita la refezione calda gratuita per tutti. Le famiglie dei bambini abbienti pagano mensilmente una modesta quota.

Adiacente al “Rifugio” c’è un tratto di terreno che il Marchese Cugia di Sant’Orsola vorrebbe vendere all’Istituto per £ 4.000. Il Consiglio fa notare che notevoli debiti gravano già sul “Rifugio”, ma, tuttavia, non si lascia sfuggire la favorevole occasione e decide di aprire una sottoscrizione fra i benefattori, che fruttò una discreta somma ed il rimanente fu anticipato da una benefattrice. Si fece una scrittura privata intestata alla Presidente perchè ancora l’opera pia non era eretta in Ente Morale. L’atto d’acquisto fu rogato nel 1915; fu fatto a nome della consigliera Donna M. Laura Passino e tale terreno servì per costruire dei locali da adibirsi a infermeria. Nello stesso anno 1915 fu richiesta un’altra Suora; la visitatrice della provincia di Torino inviò Suor Scaravella, generosa piacentina che per 58 anni fu madre buona e paziente delle piccole ricoverate. Nel Consiglio d’Amministrazione del 1915, troviamo l’indimenticabile Padre Domenico Borgna, Superiore del Seminario Arcivescovile di Sassari. Il Padre Borgna si preoccupò delle sviluppo del “Rifugio”, ma fu particolarmente il Direttore Spirituale delle ragazze e, come medico, si preoccupò anche di custodirle fisicamente; quando era necessario le visitava anche durante la notte.

Nel 1916 le bimbe accolte sono già 76. Rimane l’assillo del mantenimento per l’aumento del numero. Ma la Provvidenza suscita sempre persone benefiche in aiuto alle figlie del buon Dio.

In quell’anno muore il dott. Adolfo Cocco, simpatizzante del Rifugio; fa il suo testamento lasciando la sua casa di via Brigata Sassari. Il Consiglio cerca una via d’uscita per poter aderire alla volontà del testatore, anche che il “Rifugio” non è eretto in Ente Morale e ritorna in causa la discussione. Il Padre Nicola fa rilevare i danni che possono derivare all’Istituto se non viene eretto in Ente Morale: primo fra tutti, il pericolo di perdere il caseggiato e le altre eredità dopo la morte di Mons. Parodi a cui figuravano intestate, oltre che a dover rinunciare a qualche altra eredità. Stavolta il consiglio si mostrò propensa ad iniziare le dovute pratiche per l’erezione dell’Istituto in Ente Morale.

Nel mese di dicembre muore la compianta tesoriera signora Nicolina Madau zelante ed attiva che si interessava tanto materialmente di tutte le bambine.

Nella seduta del 3 marzo 1917 presieduta dal direttore e consigliere padre Nicola, la maggioranza delle consigliere, con votazione segreta, diede parere favorevole per l’erezione dell’Opera Pia “Gesù Bambino” in Ente Morale. Erezione che ebbe luogo con R.D. il 1 luglio 1920, pubblicato il 6 agosto 1920 n° 1055.

Risale a questo periodo l’elezione di altre consigliere in sostituzione di quelle decedute o per l’aumentato numero in conformità allo Statuto. Troviamo i nomi della signora Gavina Pintus Carta, della N.D. Cristina Cugia, Hilda Gutierrez, Amelia Spada, Maria Nina Orrù Sequi, Luisa Spada, Maria Angelica Binna, Elisa Segni.

Nel 1921 si fecero le relative pratiche per l’accettazione del lascito Cocco-Pisano e delle altre eredità in sospeso. Altra eredità pervenne all’Istituto alla morte del benefattore N.H. Vittorio Martinez Quesada, eredità composta di terreni in località “La Nurra” di Olmedo denominati: “S’Aliderru” e “Sa Messa” di ettari 450 circa e di una casa al Corso che fu poi contestata ed ottenuta dai parenti.

Risale al 1925 le deliberazione di accettare le bambine di 3 anni figlie di genitori ignoti per conto della Provincia di Sassari.

Nel 1928 si inizia la costruzione di una nuova ala che comprende l’attuale caseggiato prospiciente viale Mameli fino alla scala centrale che comportò una spesa di £ 150.000.

Di pari passo allo sviluppo logistico e numerico dell’Istituto, dalle buone Suore e dai Missionari, veniva curata la formazione spirituale delle ospiti.

Nel 1929 fu formata l’Associazione interna di Azione Cattolica con tutte le ramificazioni per le diverse età.

Nel 1930 l’Onorevole avvocato Filippo Garavetti, Senatore del Regno, dispone per il “Rifugio” un lascito di £ 12.550.

Nel 1931 altre bimbe furono accolte all’Istituto in collaborazione e per conto dell’O.N.M.I., ma forse la loro presenza risale a parecchi anni prima.

Nel 1933 fu costruita, per allora, una moderna lavanderia e relativo stenditoio, ma certamente poco meccanizzato.

Il 18 marzo 1934 morì la più grande benefattrice del “Rifugio” la prima Presidente Donna Momina Dettori Manno. A lei si possono applicare le parole di San Vincenzo : “Vide senza spavento l’opera della morte perchè ha amato i poveri durante la vita”. Donna ricca di virtù, improntata alla carità più squisita che non conosceva ostacoli quando si trattava del bene delle bambine.

Il 18 luglio 1934 il Consiglio ad unanimità di voti elesse la nuova Presidente: Donna Ignazia Dettori, figlia della compianta Donna Momina. Anche Donna Ignazia fu la madre buona per le piccole ospiti del Rifugio, seguendo le tracce dell’indimenticabile Donna Momina.

Nel 1935, secondo le disposizioni testamentarie del benefattore del Rifugio, avv. Lodovico Satta Fara, fu eretto un monumento funerario con disegno e progetto dell’arch. Giovanni Clemente di Torino. La spesa complessiva fu di £ 16.887. Egli aveva lasciato al Rifugio una casa in via Carmelo-Largo San Sebastiano.

Negli anni 1937/1938 pervenne da parte del signor Sebastiano Deliperi da Castelsardo la donazione di un vigneto denominato “Li Paddini di Fora” ed una casa in via Nazionale “La Marina” in Castelsardo e un predio pascolativo di circa 1 ettaro denominato “Sant’Eremo-Monte Giudice”.

Nel 1939, per motivi di salute, Suor Giuseppina Bava, terza Superiora del Rifugio è chiamata dai Superiori. Per lunghi anni curò l’Opera con spirito di abnegazione e sacrificio. Anche lontana, il suo pensiero era sempre rivolto a tutte le bambine da lei teneramente amate. Nell’anno 1942, vivamente compianta lascia la patria terrena per quella celeste ed eterna.

Una delle prime tesoriere del nostro Ente, la Nobildonna Elisa Segni-Pettazzi, il giorno 10 luglio 1939, ricca di virtù e di meriti, muore; il Consiglio la commemora con commozione e rimpianto.

Nell’ultimo scorcio dell’anno 1939, suor Angela Lacelli succede alla compianta Suor Bava. Arrivata da Torino, dalla Casa Provinciale delle Figlie della Carità, giovane, colta e ardente. Tutte le ragazze del Rifugio, indistintamente erano da lei seguite con somma cura: le chiamava “i miei tesori”.

Il giorno 9 dicembre 1940, l’anima eletta di Eugenia Solinas-Serra è chiamata dal buon Dio per il Paradiso. Insegnante di musica, dopo le lezioni di pianoforte, tutto il suo tempo era dedicato al Rifugio. Il suo cuore, vigile e materno, vibrava all’unisono con quello dell’impareggiabile Donna Momina, fedelissima sua cooperatrice e segretaria. Fin dalla nascita dell’Istituto, cioè dall’anno 1902 al 1940, si pensi all’immenso bene e al lavoro complesso e difficile che si svolse: tutti i documenti di archivio di quell’epoca: conti, bilanci, verbali, lettere, etc. tutti elaborati e scritti dalle sue mani… a quell’epoca le macchine da scrivere al rifugio non esistevano. Lasciò all’Istituto un legato: una somma in denaro, il suo pianoforte con libri, portamusica e accessori.

1941 – anni di guerra … Si apre il doloroso problema: si deve sfollare? Oppure, come dicono gli Enti, rimandare le bambine nelle proprie misere case? … I piccoli centri dei Comuni vicini a Sassari, dove si decide di sfollare, rifiutano l’ospitalità… le bambine sono tante e piccole… rimandarle in famiglia? Era Impossibile perchè appartenenti a famiglie scompaginate, miseria materiale e morale… Fu penoso l’assillo di Suor Angela Lacelli; con piena fiducia nella provvidenza che le deve salvare, decide di tenere le bambine; ci deve pensare Gesù Bambino! Sono 120 tra grandi e piccine; anche il pane è razionato… Fischiano le sirene… Si scende in cantina e ci si sdraia bocconi a terra. I viaggi di Suor Lacelli su di un carretto sono frequentissimi esponendosi ai pericoli dei bombardamenti si recava a Nulvi, Borutta, Sorso, Porto Torres, per rifornimenti di generi alimentari. Anche le famiglie delle Suore del Rifugio, attraverso le loro figlie, aiutavano inviando ciò che potevano avere. Tutto è razionato: il fisico debole delle ricoverate esige qualche supplemento. Per sopperire alla indigenza di quel periodo, si pensò all’apertura di un piccolo pensionato per il periodo della guerra: “Pensionato Studenti” per 20 signorine frequentanti le scuole superiori. Le loro famiglie erano gratissime alla Superiora che si era sobbarcata anche questa responsabilità della custodia delle proprie figlie. Alla retta di pensione, le famiglie aggiungevano derrate alimentari che insaccavano nelle grandi valigie e spedivano alle loro figliole: farina, pane, zucchero, sapone, etc. da devolvere alle nostre ricoverate. Pensionato che si tenne solo negli anni di guerra.

Nel 1942 l’Istituto ebbe un’altra eredità di tre oliveti lasciati con testamento dal benefattore Luigi Tagliavacche, eredità ancora in possesso degli usufruttuari.

In questi anni fanno parte del Consiglio i Padri Luigi Bisoglio e Padre Angelo Maria Vellano; come vice presidente la consigliera Donna Maria Diez Corona.

Nel 1943 la N.D. Amelia Spada offre alle bimbe del rifugio la somma di £ 25.000.

1944 – La Presidente del Consiglio d’Amministrazione N.D. Ignazia Dettori, muore serenamente il 22 gennaio 1944. Esempio luminoso di grande generosità e amore per tutte le bambine, come la sua degna madre, Donna Momina. Con suo testamento olografo lascia all’Istituto la metà del suo patrimonio per un valore di £ 10.000.000. Un’altra distinta signora, Livia Frassetto Satta, fa parte attiva del Consiglio di Amministrazione.

Nel 1945 viene eletta presidente la N.B. Amelia Spada e, in sua vece, come segretaria la signora Anna Lintas e la N.D. Dolores Sussarello Grixoni coprì la carica di tesoriera, carica che tenne fino al 1972; è consigliera Donna Maria di Boyl, Direttore il Padre Giuseppe Manassero al quale succedette nuovamente il Padre Vellano.

Nel luglio 1945 morì una degna F.d.C.: Suor Teresa Ferrero, che per circa quarant’anni si dedicò con instancabile lavoro alle bambine e le aiutò moralmente e materialmente per mezzo della sua famiglia residente tuttora ad Alba.

1949 – Il giorno 17 giugno l’anima eletta di Suor Lacelli, la madre tenerissima di tutte le bambine, è chiamata a godere il meritato compenso eterno. La sua dipartita destò un profondo cordoglio e un rimpianto generale in tutta Sassari, che lo manifestò nei suoi funerali imponentissimi. Per non lasciare orfane le bambine in lacrime, il giorno 3 luglio arriva un’altra degna madre dell’orfano: Suor Angela Massari, in qualità di Superiora.

In questo anno fa parte del Consiglio d’Amministrazione Donna franca Orrù.

1950 – Suor Luisa Pozzoni, anche lei come Suor Ferrero, una delle colonne dell’Opera, vivamente compianta dalle Consorelle e dalle Orfanelle, va a raccogliere i meriti che seminò quaggiù.

1951 – Ebbe inizio il lavoro di ampliamento di una nuova ala con mutuo della Cassa DD. e PP. di £ 15.000.000.

Fa parte del Consiglio il Padre Valentino Piccoli e la N.D. Fanny De Vita.

Nel 1952 fa parte del Consiglio la signora Maria Pozzo.

Nel 1955, in sostituzione di alcuni membri che per motivi di salute si sono dimessi, furono elette come consigliere la dott. Giovanna Licheri e Donna Maria Pilo Repetto.

1956 – Improvvisamente, l’Istituto, è provato da un nuovo lutto: muore la Presidente, Amelia Spada. Anche lei come le altre Presidenti, amò e beneficò il Rifugio. Il 27 ottobre dello stesso anno fu eletta Presidente Donna Franca Orrù, con 13 voti su 14 votanti.

La cara Suor Angela Massari, con sentito unanime rimpianto, dai Superiori, è trasferita a Cagliari per far parte del Consiglio Provinciale delle F.d.C.

Il 2 ottobre 1957 arriva la nuova Superiora, Suor Rosa Torricella: anima angelica e generosa, per cinque anni si dedicò con senso materno alle bambine del “Rifugio”.

Nel 1959 finalmente si inaugura la nuova ala costruita per £ 15.000.000 col mutuo della Cassa Depositi e Prestiti e la rimanente spesa fu coperta dai grandi sacrifici delle Suore e dell’Amministrazione. L’Istituto sembra aver raggiunto la sua completezza.

L’Opera delle Dame della Carità, di Padre Manzella, delle figlie della Carità, di Donna Raimonda Usai e di Donna Momina è compiuta: ospita 150 bambine.

L’avv. Zirolia, in una commemorazione, fra l’altro poteva dire alle dame: “…ma era scritto che il Rifugio delle bambine abbandonate, assumesse più vaste proporzioni immediatamente, sicché tosto si rivelò in piedi e camminò come una vela nell’Oceano sotto prosperi venti, mentre al timone si poneva una delle socie più antiche, la N.D. Momina Dettori Mannu, sua prima Presidente”.

In altra occasione, lo stesso Avv. Zirolia, poteva bene esclamare con l’enfasi del penalista e l’ispirazione del poeta: “Voi lo sentite, signori, sul colle dei Capuccini, di fronte al Golfo dell’Asinara, tinte di sole splendono le caste trasparenze del cielo e spira una brezza appagante di carità. Sembra che dal mare e dalla mite giogaia della Nurra salga un alito grande a prolungare la vita del vegliardo che vuole reclinare il capo tra gli orfani suoi (il Presidente Rugiu) mentre più avanti sorridono e cantano questo sole di giugno le molte bambine… non più abbandonate”.

Nel 1961 viene trasferita la cara Superiora Suor Rosa Torricella ed arriva Suor Irene Mameli.

1962 – Per il compiuto quadriennio si ha la rielezione del Consiglio d’Amministrazione: molte consigliere sono state rielette e, in sostituzione di quelle dimissionarie per anzianità e motivi di salute, sono elette le signore: Dott. Niny Talu Cossu, Wanda Medas, Maria Lentino e Luisa Sanna Pintus; come Padre Direttore il Superiore del Seminario Arcivescovile di Sassari, Padre Ottavio Purino.

Dopo tante peripezie e resistenze sofferte, in questo stesso anno, fu regolarizzato con atto legale di donazione da parte del Comune di Sassari, la proprietà del terreno del Rifugio prospiciente la via Savoia.

1963 – Donazione da parte delle Figlie della carità, della Colonia Marina “Casetta S. Giuseppe”, nel Comune di Castelsardo.

In quello stesso anno si costruì una casa colonica nei terreni la Nurra, lavori seguiti dal tecnico dell’Istituto Dott. Nino Navarru dell’Università di Sassari.

Col ricavo della eredità della defunta Presidente Donna Ignazia Dettori di £ 10.000.000, nel 1965 si ripristinarono i locali di vecchia costruzione per una spesa di £ 13.685.000.

Nel 1966 rielezione del Consiglio d’Amministrazione: di questo Consiglio fanno parte: Gabriella Bozzo e Francesca Manca Binna.

1967 – Attuazione del campo sportivo di pallacanestro per una spesa di £ 6.000.000 con progetto del geom. Mario Caria, tecnico dell’istituto.

1968 – Per motivi di salute la segretaria Anna Lintas si dimette: la sostituisce la signorina Ninetta Marras.

Il 13 settembre 1968, alle ore tre del mattino, ci fu il pauroso crollo della nuova ala, costruita in gran parte col mutuo di £ 15.000.000 contratto con la cassa DD. e PP. ala che comprendeva al piano terra tutto il reparto Scuola Materna col salone ed il palco. Al primo piano il soggiorno Suore e tre soggiorni delle bambine, al secondo piano due dormitori con 45 posti letto ed i relativi servizi ai tre piani. Fu un vero miracolo se non avvenne un’ecatombe. Un buon numero delle bambine era ancora nella Colonia Marina; nell’Istituto c’erano solo 49 bambine, la sezione delle più piccole rientrate perchè ormai si faceva sentire il fresco del settembre. Parte di queste bambine, in quella notte, dormiva in una camera attigua al camerone crollato. La Suora che dormiva con le più piccole, svegliata al primo boato del crollo, corse spaventata a chiamare le consorelle che dormivano al lato opposto. Intanto continuava a crollare e fra il fumo dell’accecante polverone, trasportarono in braccio le bambine assonnate e spaventate. La sera precedente, le 49 bambine, giocavano tranquillamente in una di quelle sale crollate fino al pianterreno.

Chiamati immediatamente i Vigili del fuoco, diedero subito i primi soccorsi aiutando a sgomberare gli ambienti attigui. Alle prime ore del mattino, il Prefetto Sciaccalunga si recò personalmente all’Istituto e diede ordine che le bambine venissero trasportate alla Colonia Marina; alle otto del mattino le bambine arrivarono in colonia dove si fermarono anche nel mese di ottobre. Sua Eccellenza, il Prefetto, offrì subito un milione per i primi soccorsi; molte altre persone offrirono soldi, vestiario e generi alimentari; la Croce Rossa offrì materassi e coperte. Le perdite furono enormi: oltre il caseggiato, l’arredamento, il vestiario, etc.

Venne a conoscenza del disastro l’allora Assessore all’Igiene e Sanità il prof. Bachisio Latte; per suo interessamento, immediatamente fu disposto dalla regione un contributo di £ 30.000.000. Ma purtroppo la ricostruzione fu molto ostacolata a causa dei continui sovralluoghi per l’accertamento dei danni e delle cause che li avevano provocati. Perciò si pensò di ripristinare con urgenza i vecchi locali, adattandoli ed ammodernandoli nel miglior modo, così che poterono rientrare le bambine occupando anche il reparto suore e corridoi, sebbene allo stretto, si visse per circa tre anni. Si avverò il famoso proverbio: “Poco posto si tiene quando ci si vuol bene”.

Nel maggio del 1970 fu eletto il nuovo Consiglio d’Amministrazione: nuove Consigliere elette furono la prof. Caterina Accardo, la dott. Anna Grixoni e la signora Zolezzi Binna.

Siccome non arrivavano i milioni, nel 1971 si deliberò di vendere la proprietà avuta da Sebastiano Deliperi di Castelsardo per £ 20.000.000 che furono utilizzati per la ricostruzione ed il ripristino dell’ala crollata tranne il secondo piano dei dormitori, al posto dei quali si fece una grande terrazza.

Nello stesso anno 1971 si iniziarono i lavori per i nuovi dormitori con una nuova costruzione collegata al vecchio fabbricato da un corridoio coperto all’altezza del primo piano. Il tutto per una spesa di £ 36.500.000 più £ 3.000.000 per il collegamento con progetto dell’ing. Francesco Giancarlo Princivalle che ne diresse assiduamente i lavori.

Alla fine del 1972 si collaudarono a breve distanza l’una dall’altra, l’ala principale e la nuova costruzione.

Nel 1971 si procedette alla vendita dell’eredità Piga, cioè dell’oliveto “Cudina Biodda” per £ 5.000.000 che subito furono utilizzati per l’estensione dell’impianto di riscaldamento ai locali che ancora ne erano privi.

In questi anni si diede corso ai lavori di ammodernamento della Colonia Marina con una nuova costruzione consistente in due refettori, una cucina, una dispensa e l’appartamento per il custode ed i servizi igienici per una spesa di £ 9.066.000.

E’ da notare che le eredità sono sempre state utilizzate per il miglioramento dell’Istituto; non si sono mai accumulate per formare un patrimonio, ma, fidando nella Provvidenza, si pensò di ricorrere a queste per rendere sempre più accogliente e calda la casa delle bambine.

Il 13 marzo 1971 l’Istituto beneficò di un’altra eredità. Morì la signora Eufemia Pais, che lasciò all’Istituto un oliveto, un orto irriguo ed una casa posta in via Scanu, 5 della quale eredità l’oliveto fu venduto l’anno successivo per poter dar corso ai lavori del campo sportivo; col ricavato di quest’ultima vendita si faranno i campi di pallavolo, il lancio del peso, i salti, il campo per i giochi con le attrezzature per le piccine e la pista, per una spesa di £ 14.200.000; lavori che saranno attuati entro il 1973.

Altro lavoro di prossima attuazione sarà la costruzione della nuova Scuola Materna. Pratica preparata ed inoltrata dalle Consigliere Giovanna Licheri e dott. Niny Talu. Pratica benevolmente accolta dal Ministero della Pubblica Istruzione, che ha concesso un contributo per il 60% della spesa; cioè su £ 90.000.000 di spesa, concesse un contributo di £ 54.000.000; perciò £ 36.000.000 rimarrà come quota a carico.

Nel dicembre 1971, l’infaticabile Presidente, dott. Franca Orrù, per motivi di salute presenta le sue dimissioni. Dimissioni forzatamente accolte perchè era troppo evidente, che la sua salute non reggeva più all’imponente lavoro dell’Istituto. Descrivere l’opera compiuta in 15 anni di Presidenza da Donna Franca Orrù, non è facile; ella difese la proprietà dell’Istituto con una forza d’animo non comune. Passava le intere giornate sbrigando i lavori d’ufficio per preparare e studiare le pratiche. Viaggi a Cagliari e a Roma; di tanto in tanto si recava personalmente a visitare le proprietà terriere dell’Istituto. Contatti continui con la Prefettura, col legale, con gli ingegneri e con gli Enti; ma specialmente fu la mamma comprensiva e vigilante per le bambine che conosceva tutte per nome. Fu di conforto, di sostegno, di incoraggiamento alle Suore delle quali apprezzava la dedizione e la collaborazione. Il Signore la ricompensi con la salute e tanto conforto, quanto ne ha dato a tanta povera gente.

Nel dicembre del 1971 elezione della Presidente N.D. Anna Grixoni che continua con tanta dedizione l’opera benefica di chi l’ha preceduta.

E’ lei che realizzerà il campo sportivo, la Scuola Materna e il secondo lotto dei dormitori; la casa famiglia e altre sistemazioni previste nei vecchi locali. Tutto il tempo che la scuola le lascia libero, lo dedica al Rifugio; le telefonate della superiora e della segretaria, signorina Silvia Vazzana, la disturbano sovente. Per poter avere la disponibilità della quota a carico per la Scuola Materna, si stanno effettuando alcune vendite di appartamenti poco redditizi della casa di via Scanu.

Il 12 novembre 1972 muore come visse, da vero angelo, la cara Suor Maria Scaravella che per 58 anni si era dedicata al bene delle bambine in cucina, nella lavanderia, nella guardaroba, nell’orto, nel pollaio, in colonia…

Attualmente nel personale religioso abbiamo alcune Suore di vecchia data: suor Agnese Zichi, che dal 1932 si dedica con amore alle bambine dell’Istituto; Suor Giovanna Castoldi, che vi lavora con instancabile zelo. Per lunghi anni diresse i cori cantarini delle bambine e insegnò musica e dattilografia. Negli anni di guerra diresse il “Pensionato”. Sempre fu ed è tuttora di prezioso aiuto nell’Amministrazione.

1974 – Durante l’anno si completano i lavori nell’ala nuova e viene ultimato il secondo piano, dove possono trasferirsi le ragazze.

Vengono accolte nell’Istituto 34 ospiti, ma 37 vengono dimesse dagli Enti perchè hanno raggiunto l’età fissata per la dimissione.

La media delle ospiti si mantiene sulle 100-110 presenze.

1975 – Il progetto di ampliamento e di rifacimento di buona parte della colonia viene in parte attuato anche se con molta spesa (40 milioni). L’edificio, così ristrutturato, ha un aspetto imponente, anche se la facciata è rimasta com’era e la statua di S. Giuseppe troneggia nel bel mezzo, quasi a proteggere le villeggianti da ogni pericolo.

L’ambiente è accogliente e lindo e le piccole e le ragazze vi stanno volentieri godendo il mare per circa tre mesi.

La media delle presenze è ancora sulle 110. Hanno lasciato l’Istituto 15 ragazze e ne sono entrate 26.

Da diversi anni mancava la Suora insegnante della Scuola Materna e, dopo reiterate richieste, viene mandata Suor Luisa Luzzu, che ha già al suo attivo lunghi anni di insegnamento. A ottobre si nota l’incremento delle iscrizioni che salgono a 170. I locali sono però vecchi ed inadeguati e si pensa a riprendere in mano il progetto per la costruzione della nuova scuola.

1976 – Dopo aver superate alcune difficoltà, si dà inizio ai lavori della nuova suola materna. Si lavora anche nei locali di via Enzo per ripristinare ambienti vecchi, che sono diventati arieggiati ed accoglienti camerette, dove si sistema una parte delle ragazze.

Si dà il via ad un secondo lotto dei lavori in colonia per una spesa complessiva di 46.000.000. Occorrerebbero anche suppellettili nuove, ma le ingenti spese affrontate per i lavori di questo e dello scorso anno, non lo permettono.

Vengono ammesse nell’Istituto 12 ragazze, ma 16 vengono dimesse dagli Enti. Le presenti sono 100.

In gennaio viene trasferita Suor Sabino e sostituita da Suor Marongiu Angelina.

1977 – Il Consiglio di Amministrazione, dopo aver interpellato persone competenti sia della Regione Sarda che del mondo del lavoro, redige il “Regolamento interno del personale”, che viene approvato dalla Regione.

Entrano in Istituto 10 ragazze, ma le dimesse sono 26 per cui alla fine dell’anno sono solo 90.

In agosto viene trasferita Suor Mura Anna Rosa e sostituita da Suor Teresa Dessì e viene Suor Marina Corda, insegnante di scuola materna.

1978 – La costruzione della scuola materna è a buon punto.

All’apertura dell’anno scolastico si inaugurano i locali moderni e rispondenti alle esigenze attuali. Per le molte richieste si apre il parcheggio che accoglie i piccoli dai 2 ai 3 anni. Ciò permette ai genitori di recarsi serenamente a lavoro.

Le ultime dimissioni portano il numero delle ospiti a 70. Ne vengono ammesse 7, ma le dimesse sono 32. Diminuisce sensibilmente il numero delle presenze anche per gli interventi delle assistenti sociali e del Tribunale dei minorenni che, dove è appena possibile, riaffidano alle famiglie le bambine e le inseriscono, con l’adozione speciale od ordinaria, in nuclei familiari che ne fanno richiesta.

1979 – Si vede la necessità di fare qualche lavoro in Colonia e si provvede alla recinzione del fabbricato con una spesa di £ 6.000.000, mentre la pavimentazione del cortile richiede la spesa di £ 8.000.000. Le spese di manutenzione anche della Colonia sono sempre alte, ma le bambine ne traggono notevole vantaggio morale e fisico, per cui si affrontano per loro spese e sacrifici.

Alla fine dell’anno le presenti sono solo 65. Vengono accolte 15 bambine, ma ne partono 19.

La scuola materna invece, è fiorente e le iscrizioni sono in aumento.

1980 – Sono in aumento le domande per l’ammissione al parcheggio ed il Consiglio di Amministrazione decide di adibire all’uopo, nuovi locali che però devono essere ristrutturati. In ottobre la superiore, Suor Salaris, termina il suo mandato e riparte per La Maddalena dove venne quasi sette anni or sono. Con lei parte per La Maddalena anche la cara Suor Maria Superina, che in questi anni ha profuso le sue belle doti di mente e di cuore fra le bambine, che seguiva con amore più che materno. Non si dimenticheranno facilmente i bei canti che ha insegnato, e la sua maestria nell’accompagnare coll’organo i canti nelle belle funzioni religiose in Cappella. Viene mandata a sostituire la superiora Suor Miriam Piga.

Alla fine dell’anno le minori sono 43.

Nella scuola materna si inserisce l’insegnante dell’inglese e della danza classica. A settembre viene trasferita Suor Harima Corda e parte per Porto Torres. A ottobre parte, trasferita per Cagliari, Suor Teresa Dessì.

1981 – Mentre la scuola materna ed il parcheggio sono sempre fiorenti, l’Istituto ha un calo notevole. Le presenze a fine anno sono 28.

I locali da adibire a parcheggio sono stati ristrutturati con notevole spesa (£ 34.000.000). La pavimentazione del cortile dell’Istituto lo rende più ordinato ed accogliente anche se la spesa è rilevante: £ 11.000.000. Ad agosto viene trasferita Suor Margherita Carta e destinata a Sorso, a settembre viene mandata a Cagliari Suor Doro, che però è sostituita da Suor Maria Pisanu. Parte, trasferita a La Maddalena Suor Angela Marongiu.

1982 – Nel mese di marzo viene eletta la nuova Presidente: la signora Marisa Solinas e la signorina Anna Grixoni lascia l’incarico dopo aver lavorato per 10 anni con generosità e dedizione per il bene delle bambine e dell’Istituto. A lei va il grazie riconoscente delle Consigliere, delle Suore e delle bambine che non dimenticheranno la sua dedizione disinteressata che ha ricalcato la bontà delle sua genitrice, per lunghi anni tesoriera del Rifugio.

A maggio scade il Consiglio di Amministrazione e vengono rielette la maggior parte delle uscenti e quattro nuove Consigliere: la signora Bertino, la signora Pinna Vistoso, la signora Lacana, la signora Lentino che è stata rieletta dopo soli quattro anni di assenza dall’Istituto.

In maggio giunge la richiesta di poter usufruire della Colonia, da parte del Sindaco, per i bambini di Pattada. Presi gli accordi necessari, vengono accolti minori e personale, per il mese di ottobre.

Al termine del turno, Sindaco e Giunta, venuti in Colonia per visitare i minori, chiedono di poter mandare i piccoli pattadesi anche per il prossimo anno e prenotano per due turni, non più per uno. Le nostre bambine hanno simpatizzato subito con gli ospiti ed il divertimento li ha ancor più uniti specie nelle partite di calcio e nelle gare di nuoto.

Per aderire alle richieste di alcuni genitori si apre il semi convitto per alcune bambine che hanno frequentato la scuola materna e per altre mandate dagli Enti.

Alla fine dell’anno, le presenti sono 22.

Commenti

  1. che emozione leggere la storia del Rifugio Gesù Bambino che è stata la mia casa per 23 anni. scoprire che, il camerone che noi bambine abbiamo sempre chiamato Carlo Alberto in realtà si chiamava Umberto I è sorprendente.
    ma la cosa che più mi esalta è ritrovare il nome di alcune suore che io ho conosciuto e voluto molto bene. suor Maria Scaravella, non sapevo fosse arrivata la rifugio nel 1915, è stata la suora del pollaio e con lei ho trascorso molte serate mentre affascinata ascoltavo i suoi racconti. la mia cara suor Giovanna Castoldi che mi ha fatto da mamma. nel racconto, quando si dice che insegnava canto è stata confusa con suor Chiara Lintas che faceva anche lezioni di piano. suor Giovanna si occupava della sezione delle mezzane e precedentemente era sta in cucina. suor Ferrero era parente (credo sorella) del fondatore della nota fabbrica di cioccolati e a noi ragazze, anche dopo la morte della sorella, la Ferrero non ci ha mai fatto mancare le sue leccornie. grazie Angelino di tutta questa storia che hai voluto raccontare.

    ELEONORA ORTU
    aprile 7th, 2017

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